Scienza è potere

“E facciamo anche questo: teniamo consultazioni su quali delle scoperte e degli esperimenti fatti debbano essere pubblicati, e quali no; e prestiamo tutti giuramento di segretezza per celare quelli che crediamo giusto tenere segreti, anche se alcuni di questi li riveliamo talvolta allo stato e altri no.”

Francesco Bacone, filosofo, La nuova Atlantide

I “fatti” sono parole

«I fatti non sono frammenti puri e incontaminati di informazione; anche la cultura influenza che cosa vediamo e come lo vediamo. Le teorie, inoltre, non sono inesorabili induzioni dai fatti. Le teorie più creative sono spesso visioni fantasiose imposte sui fatti: anche la fonte di immaginazione è fortemente culturale»

S. J. Gould, scienziato evoluzionista, Intelligenza e pregiudizio, p. 19

Tutto ha senso se..

” dato che non potrei sopportare l’idea che le persone a cui ho voluto più bene siano veramente scomparse per sempre, che senza la fede nella Resurrezione di Cristo e l’attesa della Resurrezione dei morti, non saprei dare un significato alla mia vita ed al mio stesso lavoro scientifico “

E. De Giorgi , matematico, Premio Wolf, Premio Presidente della Repubblica della Accademia dei Lincei, Valore sapienziale della matematica,
Urbaniana University Press, Città Nuova 2002, Vol 1, 841–848

L’ego è immateriale

Come sa, io ho opinioni non ortodosse su molti argomenti. Due di esse sono pertinenti alla sua situazione attuale: 1) non credo che alcuna diagnosi medica sia certa al cento per cento; 2) l’affermazione che il nostro ego consiste di molecole di proteine mi sembra una delle più ridicole mai sentite. Spero che lei condivida almeno la mia seconda opinione.

K. Godel, logico-matematico, lettera a A. Robinson, ammalato di malattia terminale, 20/3/1970

Niente sesso, siamo moderni

Pubblicato da Berlicche

Sono sposato. Posso vestirmi in qualunque modo voglia.
Larry David

Negli ultimi tempi ho letto statistiche da differenti paesi che indicano come, oggi, si faccia parecchio meno sesso di ieri. A quanto pare le probabilità di essere andato a letto con qualcuno nel corso degli ultimi mesi erano decisamente più alte negli anni ’70 del secolo scorso rispetto ad adesso.

Ma come? Non siamo in un’epoca in cui non ci sono più tabù, ed in cui la morale corrente ha sdoganato qualsiasi tipo di rapporto? In cui, se si ha qualche curiosità, basta aprire internet e si può accedere ad ogni tipo di immagine che illustra graficamente non solo i rapporti per così dire convenzionali ma per persino quelle che, in altri tempi, erano chiamate devianze? Non come eravamo noi, tenuti nell’ignoranza da un moralismo repressivo.

Sì, appunto.

Alcuni commentatori affermano che le cause di questo calo sarebbero proprio il ripudio delle antiche tradizioni.
Ci si sposa molto, molto meno; i matrimoni finiscono spesso in divorzi; e, nonostante le convivenze siano vertiginosamente aumentate, il loro numero non compensa i matrimoni mancanti. Il numero di figli al di fuori da una convivenza stabile, in alcuni stati hanno superato quelli nati all’interno del vincolo coniugale.

Non ci si sposa perché si ha paura che non duri. Ma le statistiche sono impietose: chi convive ha una percentuale molto maggiore di fallimento rispetto a chi si sposa. Il risultato di queste unioni mancate è una povertà diffusa, perché i single hanno meno forza economica delle famiglie, specie quelli con figli; e, di conseguenza, anche di figli se ne fanno molti meno. Gli sposati, a parità di altri fattori, hanno anche una vita più lunga, più in salute, con più probabilità di migliorare socialmente.

Sapete cosa cala pure? La felicità. Chi è sposato è statisticamente più felice di chi non lo è, e fa sesso molto più spesso. E sì, c’è correlazione.
Secondo l’Università di Chicago, negli USA i giovani sposati hanno il 75% in più di probabilità di dire ce sono “molto felici” rispetto ai loro coetanei non sposati; ma la percentuale degli sposati è caduta dal 59% nel 1972 al 28% nel 2018.

Un’altra causa della situazione attuale è proprio il diffondersi di una pornografia che fornisce all’immaginario modelli fasulli e irraggiungibili. La realtà non potrà che essere deludente, e l’infelicità aumentare.

In altre parole, la rivoluzione sessuale di cinquant’anni fa e i suoi mentori ci hanno propinato una montagna di menzogne. Abolendo l’antica morale ci avevano promesso più sesso, più felicità. E’ accaduto il contrario. Per usare un paragone chestertoniano, la morale cattolica era un muretto, ma che sorgeva sul ciglio di un precipizio. Adesso che è stato distrutto più nessuno ha il coraggio di avventurarsi vicino all’orlo.

Sapete cos’altro si è dimostrato una menzogna?
La stessa fonte di prima attesta che coloro che frequentano spesso funzioni religiose si dichiarano del 40% più felici di coloro che non sono religiosi per niente. Il calo della percentuale di devoti è parte del calo generale di felicità. Ma anche questo non si può dire.
Al cinema, alla televisione, su tutti i media continuiamo a vedere che il modello proposto è quello del singolo a-religioso sessualmente attivissimo e felice.
Ma si sa, quelle sono opere di fantasia. Lontanissime dalla realtà.

Non si vede,quindi esiste

SE DIO SI VEDESSE, NON SAREBBE DIO Se si potesse entrare in un computer, non avrebbe senso dire: ”Guarda, nel computer non c’è nessun uomo e quindi il computer si è fatto da sé”

di Francesco Agnoli

Quando si parla di filosofia, e soprattutto di storia della filosofia, accade talvolta che qualche alunno, dopo che il divino è comparso sotto varie forme (l’archè di qualche filosofo presocratico, i numeri divini di Pitagora, il Motore Immobile di Aristotele, il “daimon” di Socrate, il Dio-Verità e Amore di Agostino, il Sommo Musico di Keplero…) chieda candidamente: “In filosofia si parla tanto di Dio, di anima, di spirito… ma sono tutte realtà che non vediamo… Cosa serve tutto ciò?”. E magari aggiunge: “Io non credo in Dio, né nell’anima, perché non li ho mai visti. La filosofia non mi interessa, perché si occupa di cose astratte”.

Foto E. Caldaresi

È un concetto che si sente dire spesso. Eppure, nella sua apparente logicità, è, in verità, infondato. Non è solo una questione dei “filosofi”, che debbono pur salvare il loro “mestiere”. E’ una questione di profondità. Quante sono le cose che facciamo molta fatica a vedere, eppure esistono? La storia della scienza è piena di ripensamenti, dovuti alla impossibilità di poter prendere per certo ciò che si vede a prima vista. Non è stato forse assai difficile per millenni “vedere” che la Terra ruota su se stessa e gira intorno al Sole? O che l’Universo, lungi dall’essere immobile ed eterno, nasce e cresce? Che le galassie si allontanano? Che la materia è in verità convertibile in energia e l’energia in materia? Che il cosiddetto “vuoto” pullula di entità particellari (quanti) in movimento? Non è stato forse difficile vedere per secoli un intero mondo fisico che sfugge allo sguardo umano: il mondo delle onde, dell’energia, dei campi e delle particelle? E il campo geomagnetico che flette l’ago di una bussola? Non è forse vero che si vedono gli effetti, ma la sorgente, la causa di questo campo è per noi invisibile?

SE DIO SI VEDESSE, NON SAREBBE DIO
Ma torniamo a Dio. Anzitutto, se Dio si vedesse, non sarebbe Dio: anzitutto perché sarebbe qualcosa che è parte del mondo materiale, e che, come tale, non potrebbe essere Creatore del mondo materiale stesso; in secondo luogo perché sarebbe qualcosa che diviene, deperisce, occupa un tempo ed uno spazio, sottomesso alle leggi della fisica e della chimica. Ma se Dio esiste, ed è veramente Dio, cioè l’Onnipotente, Egli è il Creatore e il Signore della materia e delle leggi della fisica e della chimica: è dunque altro da esse, così come l’uomo è altro dai manufatti che costruisce, e di cui è, analogamente, “creatore” e signore.
Se si potesse entrare in un computer, non avrebbe senso dire: «Guarda, nel computer non vi è nessun uomo, significa che si è fatto da sé”, perché è evidente che il computer è stato assemblato e reso funzionante da qualcuno di esterno ad esso: analogamente è bizzarro ritenere di poter trovare, dentro l’universo creato da Dio, non le sue tracce, ma Dio stesso, contenuto, racchiuso-rinchiuso nella sua creazione!
L’essenziale è invisibile agli occhi. Proprio sulla base di questi e di altri analoghi ragionamenti un gigante della scienza come Isaac Newton (1642-1727) riteneva che l’universo fosse retto e governato da Dio, «ente eterno, infinito, assolutamente perfetto», «onnipotente e onnisciente», che «dura dall’eternità in eterno e dall’infinito è presente nell’infinito; regge ogni cosa e conosce ogni cosa che è e che può essere. Non è l’eternità o l’infinità, ma è eterno e infinito; non è la durata e lo spazio, ma dura ed è presente. Dura sempre ed è presente ovunque…, è completamente privo di ogni corpo e di ogni figura corporea, e perciò non può essere visto, né essere udito, né essere toccato…».

L’ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI
Un evidente motivo per il quale la frase “Non credo in Dio, nell’anima… perché non li ho mai visti” non si sostiene è dunque perché “non vedo” significa molto poco. Infatti, come insegnava Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944), “l’essenziale è invisibile agli occhi“. Del resto gli occhi fisici non sono unicamente lo strumento di una capacità di vedere molto più profonda, non tangibile e non misurabile, quella dell’intelligenza e del cuore? Se apriamo un corpo, non troviamo la vita; se osservo un cadavere, vedo che è ben diverso da un uomo vivo, però non vedo nulla che sia venuto a mancare, benché sia evidente che qualcosa non c’è più.
Se il chirurgo apre un cervello, non trova dei pensieri: eppure il nostro pensiero lo sperimentiamo ogni istante. Basta chiudere gli occhi, per sentirlo “lavorare”; basta aprirli, per vedere che il nostro corpo obbedisce ai nostri pensieri, alla nostra, invisibile, volontà. Se l’anatomista disseziona un cuore, non trova emozioni e sentimenti, ma solo un muscolo. Eppure i sentimenti agitano tutto il mio corpo, fanno arrossire la mia faccia, generano sorrisi o lacrime.
Se guardo un’ azione di un’altra persona, vedo dei fatti, ma non scorgo il movente di quell’ azione: ma senza quel movente, non ci sarebbe neppure quell’ azione… Dunque ciò che non si vede è ancora una volta la causa di ciò che si vede. Così se osservo un bel quadro, vedo pigmenti, tracce materiale di colore, ma quel quadro non è solo quel colore, quei pigmenti, è soprattutto la fantasia, la creatività, la bravura intangibile, eppure efficace, del pittore

K. Godel

LE INVISIBILI LEGGI DELLA FISICA
Ora il mio sguardo si allarga, e osservo i cieli e i pianeti: ma il loro movimento, il loro ordine, è dato dalle invisibili leggi fisiche. Come ci insegnano i matematici, da Pitagora in poi, tutta la natura visibile è regolata dai numeri, invisibili, incorporei, astratti, cioè colti con gli “occhi” della mente, fuori del tempo e dello spazio. I numeri e le leggi (invisibili, universali, permanenti, sempre identiche a se stesse), regolano realtà fisiche visibili, specifiche, transeunti, e le determinano, così che la materia non fa altro che obbedire. Ciò significa che mentre vediamo materia specifica (questo o quell’oggetto, questa o quella galassia, questo o quel fiore), che cresce, invecchia e si dissolve, non vediamo ciò che fa sì che tutto questo accada!
Per questo motivo i grandi matematici sono sempre stati dei metafisici: Cogito ergo sum (“penso dunque sono”), diceva Cartesio (1596-1650); i numeri e le leggi dei pianeti sono “pensieri di Dio”, suggeriva Keplero (1571-1630); “Non c’è nessun dubbio che gli spiriti costituiscano la parte più importante del mondo e che i corpi esistano solo per stare al loro servizio”, scriveva Leonardo Eulero (1707-1783); “L’affermazione che il nostro ego consiste di molecole di proteine mi sembra una delle più ridicole mai sentite…”, affermava Kurt Gödel (1906-1978), mentre la scoperta della matematica fu per Albert Einstein (1879-1955) una vera rivelazione: “Mi parve una rivelazione del Sommo Artefice; non me lo dimenticherò mai“.

[Estratto dal libro: Dieci brevi lezioni di filosofia, Francesco Agnoli, ed. Gondolin]   Titolo originale: La ragionevolezza dell’InvisibileFonte: Libertà e Persona, 14/11/2018 Pubblicato su BastaBugie n. 586

Idee iperboliche

Colpisce l’immaginazione il titolo di un articolo recente di Le Scienze: ” Un meteorite di un’altra stella colpì la Terra nel 2014?” Titolo affascinanante, nessuna sostanza. Basta infatti leggere un po’ per capire che i risultati dello studio che ne è alla base sono inficiati da un altissimo grado di incertezza. La conclusione di Avi Loeb ed Amir Siraj che la terra sarebbe stata colpita da un bolide interstellare in Papua Nuova Guinea nel 2014, è infatti estrapolata da una banca dati che non è nata allo scopo. Di più, come afferma Lindley Johnson della NASA, l’inaffidabiklità dei dati e dei calcoli è tale da porre lo studio oltre ” il punto di rottura della credibilità.”

E allora perchè parlarne? Perchè si può catturare l’attenzione dei lettori con un titolo ad effetto e soprattutto si può riparlare della minestra riscaldata della “panspermia”: l’idea centrale è che un oggetto possa arrivare da un’altra stella sulla terra inseminandola di batteri nati altrove. E se vi chiedete perchè cercare spiegazioni tanto “esose”, l’articolo stesso chiarisce che la comparsa della vita sul nostro pianeta si è verificato con una “rapidità scioccante” , inspiegabile con le nostre conoscenze. Da qui la tentazione di spostarne altrove la sua origine. Ma tali ipotesi poco credibili e meno ancora dimostrabili. Colpiscono l’immaginazione, distogliendola dalla consapevolezza che il mistero delle origini sia dannatamente impenetrabile.

BBC in salsa progressista

Per una società progressista servono media progressisti e tra questi la BBC, la TV pubblica inglese, merita un posto di rilievo. Già, perchè, da almeno un decennio è tra gli strumenti di disinformazione che più si batte contro il credo cattolico, visto evidentemente dai suoi vertici come simbolo di una cultura da superare.

Ecco nel 2011 la triste missione di voler cambiare la definizione delle date, basata normalmente su a.C. e d.C., prima e dopo Cristo. Il richiamo religioso non piacque ai sudditi si Sua Maestà e decisero che da quel momento in poi la nostra era si sarebbe chiamata “era comune”. Il riferimento alla nascita di Cristo non era piaciuto neanche ai rivoluzionari francesi, che tentarono di far coincidere l’anno ed il giorno zero con il 14 luglio 1789, anno della presa della Bastiglia. Sarà poi Lenin a fissarlo per l’URSS al 1917, data della rivoluzione d’Ottobre. Infine, e più modestamente , il Duce volle affiancare al calendario cattolico quello dell’Era Fascista. Tutti questi tentativi fallirono miseramente ma nessuno avvisò la BBC che vide a sua volta inesorabilmente rovinare anche il suo tentativo. Ma la crociata anticattolica dell’emittente britannica continua anche ai nostri giorni.

Non ci credete? Il rogo di Notre Dame è stato trattato in maniera asettica come se bruciasse un ” museo“. Di certo «nessuna di queste parole è stata citata: cristiano, cristianesimo, cattolico, adorazione, adoratori, sacro, messa, settimana santa», afferma Catherine Utley, ex giornalista dell’emittente. Di più, la BBC è talmente schierata da ignorare sistematicamente il cattolicesimo ad eccezione dello scandalo degli abusi sessuali. E l’impegno del colosso mediatico si è rivolto recentemente contro gli uomini bianchi, visti anch’essi, evidentemente, come residui di un passato patriarcale da eliminare. «Chiunque abbia uno scroto, se la può scordare. Semplicemente non danno più lavoro ai maschi», ha chiarito coloritamente un presentatore messo da parte per una donna. Più sconcertante il rassegnato commento di un altro “trombato”: « c’è stato un monopolio maschile per lungo tempo e dunque cosa c’è di male in un monopolio femminile? … Come uomini, dobbiamo accettare che il nostro tempo è passato» . Una simile reazione da parte di un uomo che ama la carriera almeno come le donne può solo suggerire l’ipotesi che il nostro abbia in mente di raccogliere a breve qualche mollica caduta dal tavolo dell’emittente, oggi saldamente femminista.

Uomini cattolici avvisati..

Dalì, il cattolico

Nasceva oggi a Figueres, centoquindici anni fa Salvador Dalì. A pochi personaggi della storia come all’artista spagnolo calzò la definizione: “genio e sregolatezza”. Tutti conoscono di questo artista l’incredibile immaginazione e l’impareggiabile intraprendenza artistica. Caratterialmente eccentrico e narcisista, di sé diceva : “L’unica differenza tra un pazzo e me, è che io non sono pazzo!” ma anche : «Ogni mattina svegliandomi, sperimento un piacere supremo che oggi scopro per la prima volta: quello d’essere Salvador Dalì”. La sua arte attraversò come spesso avviene diverse fasi: fantastica, dadaista, surrealista fino ad approdare alla fase meno conosciuta ai più, che corrispose alla riscoperta del religioso. Proprio così, chi lo avrebbe mai detto che l’inquietante Dalì, il dissacratore de “Il grande masturbatore”, si sarebbe ad un certo punto della vita rituffato nella spiritualità cattolica?

L’ascensione di Cristo

Chi potrebbe mai immaginare che tale figlio dello sbandamento dei tempi si sia sottoposto ad un esorcismo e che abbia regalato una sua opera al prete, in segno di ringraziamento? Chi potrebbe immaginare che un’artista che viaggiò molto sia morto in un appartamento di fronte alla chiesa in cui fu celebrato il suo funerale ed in cui fu battezzato?

C’è da stupirsi ma non troppo. Leggendo il “Dio è morto!” di Nietzsche ebbe a dire: “Ma come! Avevo appena imparato che Dio non esiste, e adesso qualcuno mi partecipava il suo decesso! Mi si affacciavano i primi dubbi. ” Dipinse opere di chiara ispirazione religiosa come il “Concilio ecumenico”, l’ “Ascensione di Cristo” e la “Visione d’Inferno”; e pare che proprio la visione della dimensione dannata di Suor Lucia di Fatima abbia prodotto la conversione dell’artista. Nel 1959 richiese ed ottienne udienza dallo stimato Papa Giovanni XXIII.

Qualcuno avrebbe potuto informarci della vena spirituale del nostro a patto di non avere un impegno di tipo modernista, per il quale solo le bizzarrie di una persona hanno rilevanza, mentre i suoi aspetti più profondi e umani vanno dimenticati ed occultati.

Non basta

“Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho capito che anche questo è un correre dietro al vento. Infatti: molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere aumenta il dolore”.

Qoelet, I,17-18

L’ideazione suicida avviene più di frequente negli adolescenti con una performance cognitiva superiore che nelle loro controparti meno performanti “. E’ quanto afferma un recente studio di cui parla Popular Science. Lo studio analizza i coefficienti intellettivi (QI) dei giovani, fascia di popolazione nella quale il suicidio è la seconda causa di morte, e li mette in relazione con i tentativi anticonservativi. Il risultato chiarisce che l’intelligenza non protegge affatto.

E allora cosa fare? Quale additivo aggiungere alla crescita dei figli perchè non si perdano nel gorgo dell’insoddisfazione. La cultura dei media e della scuola, evidentemente, non aiutano, anzi. Traboccanti di nichilismo, edonismo, relativismo, contribuiscono in maniera decisiva a deprimere chi cresce, ma non solo: gli stessi genitori, spesso irretiti dal “nulla consumistico”, non riescono a trasmettere modelli alternativi.

A quale roccia aggrapparsi per salvarsi dal turbinio di confusione che invade l’Occidente?

Ti ringrazio, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose
ai grandi e ai sapienti
e le hai fatte conoscere ai piccoli

Mt, 11:25

Fonte wikipedia

Il brano del Vangelo ci dice innanzitutto che esiste la Verità. Ed è scioccante dirlo in un tempo in cui tutte le menzogne hanno diritto di cittadinanza. Immerso nella stessa cultura materialista di cui ci nutriamo oggi, Pilato chiese: ” Cosa è la verità?”, ma non aveva orecchi per intendere. Ed il Cristo non rispose. Abbiamo un assoluto bisogno di Verità, come punto di partenza ma anche come Stella Polare per la nostra vita emotiva e le nostre azioni. E poi? Cosa ancoreremo a questa roccia?

La seconda cosa che ci dice il brano è che i “grandi”, i potenti, i ricconi, i famosi, insomma tutti coloro che hanno creato di sé un idolo e lo hanno imposto agli altri, non possono conoscere la verità. La superbia è la loro zavorra. E non possono farlo neanche i “sapienti”, che in questo caso non sono coloro dotati di sapienza ma gli acculturati, coloro che hanno accumulato dati su dati, senza criterio. Tali sono gli scientisti, che hanno vivisezionato l’universo senza più comprenderne il senso, persi come erano nella ricerca del dettaglio. E’ chiaro che quei “piccoli” di cui si parla sono i semplici di spirito, gli unici capaci di vedere oltre la confusione, gli unici capaci di “sentire” il Vero, senza calcoli o secondi fini, gli unici capaci di accontentarsi di un “poco” meraviglioso per stupirsi di tutto, alla ricerca perpetua di nessi profondi.

Si spera che i genitori riscoprano verità,semplicità e stupore, per poi poterli trasmettere ai più giovani.