L’armonia dal caos

Peter Higgs

I cosmologi coi loro calcoli possono mandare indietro la storia del cosmo come una moviola fino a una frazione microscopica di secondo dopo il Big Bang usando le equazioni di Albert Einstein e i cinque parametri (numeri indipendenti che abbiamo visto essere aggiustati ad arte), della costante lambda, della densità di materia ordinaria, della Materia Oscura e di Energia oscura, coniugandole con delle fluttuazioni quantistiche dell’universo iniziale. Continua..

Topi a guardia del formaggio

Lo studio dei media è utilissimo per capire l’entroterra culturale del politicamente corretto. Andando a ritroso, ad esempio, ci si imbatte nella trasmissione di Rai3 “Che tempo che fa”, quella in cui, nel dicembre 2011, un tonico Massimo Gramellini affermava che la teoria dell’evoluzione darwiniana funge da antidoto del razzismo: “i razzisti non sono pazzi, sono ignoranti, perché non sanno che la legge dell’ evoluzione umana è l’incrocio”.  In realtà però la teoria della selezione naturale, così chiamata originariamente, si basa su mutazioni casuali e selezione del più adatto. Darwin stesso aveva infatti intitolato il suo libro più famoso : “L’origine delle specie” o “La conservazione delle razze favorite nella lotta per la vita“. La lotta per la sopravvivenza è quindi il mezzo per preservare la “razza”, cosa da sempre piaciuta ai razzisti, più o meno consciamente debitori dell’ideologia darwiniana. L’ “incrocio” come dice Gramellini, pur aumentando la variabilità genetica, non è il “centro” della teoria.

Gramellini imperterrito continuava: “ma perché nelle scuole non le insegniamo queste cose qui? Perché c’è ancora gente che crede nel 2011 che il razzismo sia una cosa vera, appartenente alla natura umana … è esattamente l’opposto della legge di natura“. Abbiamo già avuto modo di occuparci di questa “falla” del pensiero politicamente corretto a cui sfugge che la teoria di Darwin sancisce anche il diritto naturale del più forte (per caso più forte) su chi è (per caso) più debole, meno adatto alla vita. E’ proprio il tribunale naturale che in questo caso elimina il più debole, senza possibilità d’appello. Ma se l’uomo è semplicemente un animale evoluto grazie al caso ed alla necessaria selezione, come facciamo a difendere la dignità umana o, in particolare, un individuo od un’etnia più debole?  Si può immaginare il fraintendimento alla base di tali idee: è possibile che la comune origine dell’umanità (se tale dato sarà ancora confermato in futuro) nel continente nero possa mitigare lo strisciante disprezzo nei confronti degli africani odierni;  e poi il “rimescolamento” genico porta a migliorare la salute degli individui, siamo d’accordo,  ma tali vantaggi sono poca cosa in confronto al rischio di avallare, concedendole un “fondamento biologico”, una guerra per la sopravvivenza dei popoli.

E non era proprio l’Inghilterra di Darwin una delle nazioni che più sfruttò la tratta degli schiavi tra l’Africa e le Americhe? Il darwinismo in tutto questo non forniva una giustificazione a quanto era accaduto? Il più forte domina il più debole e lo sottomette, perchè avere per questo la coscienza in subbuglio? Vogliamo rischiare di ripulire coscienze anche oggi, resuscitando fantasmi del passato? La “competizione” è ormai stata accettata e digerita anche dalla sinistra mondiale in campo economico con la consacrazione del “libero mercato”. Fermimoci qui. Insomma, combattere il razzismo col darwinismo è come combattere una polmonite con un’influenza od affidare ai topi la guardia di una dispensa piena di formaggi. La cosa è pericolosa, oltre che inutile.

Finemente equilibrato

Si deve ammettere che l’argomento del “fine tuning” trattato nella precedente puntata non è un argomento risolutivo rispetto alla necessità di una “mente” superiore che indirizza il corso del cosmo. Chi non accetta tale impostazione può infatti uscire dall’angolo ribattendo che noi viviamo nell’unico universo fra i tanti fra quelli che ne esistono in cui ci sono proprio quelle condizioni che rendono possibile la nostra esistenza. Staremmo insomma scambiando causa con effetto. Leggi tutto…

Il Big Bang ed il “fine tuning”

G. Lamaitre

Iniziamo questa ennesima puntata di approfondimento sulla natura dell’universo con una domanda che può apparire fuori luogo: perchè il cielo di notte è scuro? In pochi ci pensano ma dalla risposta deriva una grande verità. All’inizio dell’800 se lo chiese anche l’astronomo tedesco Heinrich Wilhelm Olbers: con l’universo infinito e pieno di infinite stelle il cielo sarebbe dovuto essere zeppo di luce di stelle e non scuro. Fu stranamente uno un letterato, Edgar Allan Poe a mettere in dubbio che l’universo fosse infinito, leggi tutto..

Dimenticare noi stessi

L’OCCIDENTE CHE SI ODIA RIMUOVE LE CROCI E LE STATUE DI COLOMBO
Le battaglie di libertà, o in nome di diritti, o per l’autodeterminazione, nascondono la volontà di colpire un solo obiettivo, cioè la presenza di Dio nel mondo
da Berlicche

Lo sapete, è una mia idea un po’ fissa. Cioè che tante di quelle battaglie che qualcuno chiama “di libertà”, o in nome di “diritti”, autodeterminazione e così via, nascondano in realtà la volontà di colpire un singolo obbiettivo, cioè la presenza reale di Dio nel mondo. Che siano, detto altrimenti, dei travestimenti per le zanne e gli artigli di un potere occulto e maligno. Come in un certo libro e ora film di successo, dove il male si traveste da clown che dona palloncini. Sfortunato, e imbecille, chi cade nella trappola.
Così, ad esempio, tutto il movimento iconoclasta che ha piede ora negli Stati Uniti. Credevate che si fermasse alle statue dei generali confederati, scrittori, esploratori come Colombo? No: il prossimo bersaglio sono le croci. Come quella che campeggia su un memoriale a soldati caduti nella prima guerra mondiale, che qualcuno vorrebbe abbattere in nome di una pretesa laicità; sostituendola, cioè, con il nulla di cui quel qualcuno è rappresentante. Un Nulla ben preciso, ovviamente.
C’è da dire che chi volesse difendere quella croce in nome di valori o tradizioni sbaglierebbe in maniera altrettanto decisiva; anzi, in fondo si schiererebbe con il nemico. La croce che campeggia su quelle lapidi, o su quelle tombe, non è una pia tradizione, un segno scaramantico, una bandiera da difendere; rappresenta la memoria di cosa è l’uomo, il senso stesso della sua vita e della sua morte. Senza di quella croce non ci sarebbe ragione di ricordare quei caduti, perché ci sarebbe solo il presente, un perenne istante fuggevole senza significato, in cui ci si sbrana vicendevolmente. Definirla valore o tradizione è averla già abbattuta nel proprio cuore.
La croce proclama che ogni vita vale qualcosa. Così anche le leggi come quelle sull’aborto o come quella sul fine vita attualmente in discussione al Parlamento non sono altro che tentativi di colpire la vita per distruggere la croce. Quando si obbligheranno anche gli ospedali cattolici e i medici ad ammazzare i pazienti, quella croce dovrà essere tolta dalle corsie e dai cuori, se non si vorrà perderla. E dopo scopriremo quanto quella libertà, quei diritti, quella autodeterminazione valgano davvero per chi si riempie di essi la bocca. Già lo potremmo, se volessimo.
Ma dovremmo volere vedere oltre il travestimento.

Per capire quale situazione trovarono gli europei che arrivarono in America si può vedere Apocalypto, il film capolavoro di Mel Gibson.
Per tutte le informazioni sul film e per vedere il trailer, clicca nel link.

Titolo originale: Il travestimento
Fonte: Berlicche, 27/10/2017
Pubblicato su BastaBugie n. 531  con diversa iconografia e con una nota riguardante la Nuova Bussola quotidiana

Jurij non lo disse mai

Jurij Gagarin

Jurij Alekseevic Gagarin (Klušino 1934 – Kirzac 1968) è  un “mito”. Il suo volo nello spazio, il primo della storia,  durò solo 1′ e 48″.  Un breve lasso di tempo in cui la capsula Vostok 1, alla velocità di più di 27 000 Km/h gli fece compiere un’orbita ellittica intorno alla terra, fino all’altezza massima di 302 Km.  Con quelle due ore scarse  iniziò l’avventura dell’uomo nello spazio e l’astronautica ebbe il suo battesimo. In piena guerra fredda il mito andava sfruttato e la propaganda sovietica si mise al lavoro. Così venne attribuita al cosmonauta la celebre frase: “Non vedo nessun Dio quassù“. Veniva così celebrata la vittoria della scienza e della tecnica contro l’Occidente e di ogni forma di religione. Ma Gagarin non disse mai quelle parole, come confermano le registrazioni. L’astronauta era infatti credente,  festeggiava regolarmente Natale e Pasqua, battezzava i figli e si battè per restaurare la Cattedrale di Cristo Salvatore, come hanno testimoniato suoi amici, un colonnello dell’Accademia Aereonautica Militare,  Valentin Vasil’evich Petrov ed un’altro astronautaAleksej Archipovic Leonov. In realtà quelle circa l’assenza di Dio nello spazio erano parole simili a quelle pronunciate da Nikita Krusciov, capo del PCUS,  durante lo svolgimento del Politburo in cui  si discusse su come utilizzare il successo di Gagarin a fini antireligiosi. E quella frase andò in pasto ai giornali di tutto il mondo messa in bocca proprio al “mito”, per annunciare la “buona novella”: la scienza ha accertato che Dio non esiste.

«Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo» Mc, 7, 14-15

La Disney si “s-forza”

Il maestro Yoda

Negli ultimi anni i fan più attenti, ma anche quelli che seguono la serie per puro svago e passione hanno notato un grande cambiamento nell’universo di Star Wars. E’ iniziato da quando la Walt Disney si occupa di ampliarne l’universo cinematografico con una nuova trilogia o semplicemente con delle storie alternative alla trama principale. Questo cambiamento riguarda principalmente il concetto della “Forza” e soprattutto come viene vista ed esercitata dai personaggi principali della trilogia contemporanea. Per sottolineare le novità, tengo a introdurre che la forza è la capacità di controllo della materia esterna all’individuo, una capacità che rende superiori chi la esercita, e da qui nasce la figura del cavaliere Jedi, che regge secondo i principi cavallereschi e del bene l’equilibrio nella galassia. Se la forza non viene controllata, od utilizzata per scopi egoistici l’individuo dall’animo corrotto e debole passa a quello che dai Jedi è chiamato “Il lato oscuro”.

Negli ultimi film si ha una totale mancanza di quello che è il percorso formativo del soggetto che possiede la forza, la totale mancanza di un maestro che insegna all’allievo come praticare e come far crescere la forza con fine spirituale. Negli ultimi film troviamo una Rey totalmente capace di brandire un’arma come la spada laser o di avere la meglio in uno scontro di controllo mentale con un Sith di livellio come Kylo Ren , nonostante la protagonista non possieda un’insegnamento o una benché minima sorta di addestramento nel combattimento.

Ma quest’ultimo non è l’unico cambiamento che stravolge il’uso della “Forza” negli ultimi film. Il contrasto tra il “Bene” e il “Male” vacilla quando vediamo degli sviluppi della trama che portano la protagonista e l’antagonista a unirsi per combattere quello che è un personaggio assolutamente secondario. Nell’ultimo film possiamo notiamo lo scontro tra l’istituzione imperiale e quella neo-repubblicana ma anche un continuo collaborare tra il bene e il lato oscuro della forza, facendo cadere tutto in un profondo relativismo, cancellando tutta la morale della “forza” e della sua etica. Questo si può ritrovare nello stravolgimento dei tratti che hanno sempre avuto personaggi sensibili alla forza come Luke o il maestro Yoda. Quest’ultimi sembrano non essere mai stati paladini della giustizia ma semplici falliti che non hanno mai perseguito una morale ben designata.

Così mi scrive un giovane amico circa la saga di Sar wars, e io concordo. Allineandosi al relativismo assoluto dei media e degli intellettuali progressisti, anche la più bella favola fantascientifica della storia si è piegata al “pensiero unico”. Ha smesso così di avere una rilevanza morale per le nuove generazioni, facendo passare il  messaggio che bene e male sono solo due modi di vedere le cose, che per migliorarsi non bisogna fare fatica, che si può scendere a patti col male. Spero sinceramente che nell’ultimo episodio della trilogia tutto venga ricomposto, non per uno mio sterile desiderio manicheo, ma affinchè si possa ancora usare la saga per quello che è, una fantasmagorica favola con messaggio educativo.

Opinionisti opinabili

In Italia  l’intellighentzia ha perso la bussola, e da tempo. Di più, sono proprio gli intellettuali ad  aver cagionato il deragliamento del pensiero moderato vomitando qualsiasi idea che passasse a tiro delle loro gengive. Facciamo qualche esempio? A destra, devi districarti col macete nella selva del turpiloquio di Vittorio Feltri per arrivare, tra un segno dell’ombrello ed una sbuffata, ad affermazioni figlie del suo collaudato equilibrio: “che c***o me ne fotte a me degli immigrati? Io, tra l’altro, se arriva qualche nero che viene a lavorare e casa mia per poche lire sono anche contento“(La7, In Onda, 17/7/2017). E se pensate che la destra non è nuova a pensieri e manifestazioni “rozze” sappiate che anche la sinistra si difende benissino, eruttando assurdità di una sottigliezza criminale: l’eroe anticamorra dei due mondi, Roberto Saviano infatti, tra un selfie impreziosito dal dito medio eretto ed una capatina all’attico di New York, sostiene che «i cattolici non possono influenzare o boicottare nuove leggi. Questo è profondamente ingiusto» ed a nessuno può essere concesso di«fermare il diritto a sognare di avere una famiglia e dei figli, nonostante la propria omosessualità». (L’espresso,Lasciate che i gay adottino bambini, 21/1/2013). Intolleranza, volgarità, pensiero illiberale, mancanza di equilibrio, queste le qualità che deve possedere un “intellettocrate” perchè possa essere osannato da una platea che si ciba d’immondizia.

Buon appetito, Italiani.

 

 

 

Crociate: la fiera delle falsità

Goffredo di Buglione

In quest’ultima pagina ci occuperemo di ricapitolare i falsi miti sulle Crociate, stimmatizzando come essi vengano usati a scapito dell’Occidente tutto.  Si assite infatti, contro il parere degli storici, ad una pelosa demonizzazione di questi eventi, col mal celato  scopo di accollare una insanabile colpa alla cultura cristiana, fondamento di quella europea.

Le Crociate erano illecite e gratuite. Falso. Le crociate arrivarono dopo quattro secoli di invasioni e vessazioni islamiche in territorio cristiano. Era perfettamente lecito riconquistare i territori sottratti alla Cristianità con la violenza dai Maomettani. Era ancor più lecita la riconquista di Gerusalemme, sede del Sepolcro di Cristo, ed il supporto ai pellegrini che vi si volevano recare pura autodifesa. «Ma le crociate non erano soltanto guerre giuste. Erano guerre sante, non per il loro obiettivo ma per il sacrificio dei Crociati. […] Non si può mai capire le crociate senza capirne il carattere penitenziale» chiarisce Jonathan Riley-Smith, docente di Storia Ecclesiastica di Cambridge. Persino Francesco di Assisi si aggregò ad esse e mai gli Islamici negarono nei loro scritti il diritto dei Cristiani a combattere per riconquistare le proprie terre.

Le Crociate nacquero per fare bottino. E’ falso. E’ innegabile che qualcuno in Occidente si unisse ai ranghi crociati per ottenere vantaggi personali, ma gli scopi delle spedizioni furono soprattutto spirituali, di difesa dei pellegrini e di riconquista delle terre sottratte con la forza. Gli altri territori riconquistati al nemico in Oriente dovevano essere riconsegnati ai legittimi proprietari dell’Impero Bizantino.  A differenza dell’antecedente avanzata islamica, puramente fondata sulla brama di potere e vantaggi materiali, le crociate furono soprattutto un fenomeno a sfondo religioso: «non è stato colui che non aveva nulla da perdere a partecipare alle crociate, quanto piuttosto colui che ne aveva di più(prof. T. Madden, “New Concise History of the Crusades”, 2005, pag. 12) e alcuni rischiarono «persino la bancarotta pur di recarsi in Terrasanta». ( R. Stark, Gli eserciti di Dio)

I crociati si comportarono con gli abitanti di Gerusalemme in maniera indegna. Falso. Le regole dell’assedio assedio in vigore nel Medio Evo (valevoli per tutte le parti in guerra indistintamente) prevedevano il diritto da parte dell’assediante, in caso di mancata resa della città, di eliminarne tutta la cittadinanza, una volta questa fosse stata espugnata. Chi non era già fuggito in previsione dell’assedio (la maggioranza) sapeva a quale destino andava incontro in caso di sconfitta.

Uno degli scopi era lo sterminio degli Ebrei. Falso. La Chiesa non avallò mai azioni come quelle del Conte antisemita Emich di Leiningen, che fu anzi osteggiato dalla gerarchia locale. San Bernardo di Chiaravalle ribadì nella Seconda Crociata la posizione ufficiale cattolica: «Gli ebrei non devono essere perseguitati, né uccisi, né costretti a fuggire! » (Epistolae)

Sono stati commessi enormi crimini in nome di Dio. E’ purtroppo vero ma contro la volontà della Chiesa: essa tollerò solo la violenza per l’atodifesa dei territori cristiani e del Santo Sepolcro. Taluni però, come Reinaldo de Châtilon, con decisione assolutamente personale e violando i patti in vigore, presero ad assaltare i pellegrini in viaggio per La Mecca. Un tale comportamento che strumentalizzava il nome dell’Eterno, oltre ad infrangere il secondo Comandamento, provocò grave danno agli stessi interessi della Chiesa, inducendo il Saladino alla controffensiva. Si ricordi inoltre che i Musulmani, per secoli, avevano fatto dell’assalto ai pellegrini cristiani in visita a Gerusalemme una scontata abitudine.

Per tali motivi, in nessun modo le Crociate possono essere considerate la causa dell’avversione che il mondo islamico prova nei contronti dell’Occidente, tanto che le fonti arabe ne parlano solo recentemente, scimmiottando le autolesioniste campagne occidentali: «non sono le Crociate che hanno insegnato ad attaccare l’Islam e l’odio verso i cristiani. […] Piuttosto, è l’Occidente che ha insegnato all’Islam ad odiare le crociate», ha spiegato lo storico Paul Crawford. In nessun modo poi, possono essere accomunate al terrorismo islamico, cosa che ha fatto, si spera per ignoranza, lo stesso presidente americano Obama: i crimini commessi in nome di Dio sono contro il Vangelo, mentre la Jihad islamica rispetta alla lettera i dettami del Corano.

In conclusione, se si eccettua la strumentalizzazione che ne fanno le milizie del terrore islamico, i pregiudizi sulle Crociate, cosiderati verità dalla gente comune grazie ad una strumentale propaganda mediatica, rappresentano un armamentario ad esclusivo appannaggio del neo-illuminismo giacobino che impervrsa in Occidente. Il suo vero scopo è colpire il passato cristiano dell’Europa, minandone le fondamenta culturali per aprirsi al relativismo, al laicismo ateo, ed al nichilismo.

 

 

 

Il tempo è illusione

Inauguriamo con questo post la categoria “Citazioni” in cui i più grandi pensatori della storia potranno regalarci le loro “chicche di saggezza”

«Ecco che ancora una volta mi ha preceduto, seppur di poco, nell’abbandonare questo strano mondo. Tutto questo non ha nessun valore. Per noi fisici credenti  la distinzione tra passato, presente e futuro si equivale ad una illusione, per quanto essa sia ostinata.»

(A. Einstein, due mesi prima di morire scrive ai familiari dell’amico appena mancato Michele Besso, e al defunto si riferisce nella frase; Lettera alla famiglia Besso, 21/3/ 1955)