Scomodi antenati cinesi

National Geografic ha pubblicato recentemente un articolo su uno studio che sconquassa le nostre conoscenze sulla evoluzione uomana. Si tratta della scoperta di un centinaio di manufatti in pietra venuti alla luce nel sito di Shangchen, in Cina. I reperti hanno un’età che varia dai 2,1 agli 1,3 milioni di anni. Per capire la portata della scoperta si invita, armati di pazienza e di attenzione, alla lettura delle pagine di approfondimento della serie “Homo“.

Realmente sdrammatizzando

Concedetemelo questa volta. Solo ‘sta volta. Il presidente Trump non si è impegnato molto finora per risultare simpatico ed è, al di là di come fa il politico,  un personaggio tra i più impopolari nel mondo. Non ci piove. Devo però ammettere che aver fatto aspettare mezz’ora sotto al sole nientepopodimeno che sua maestà la Regina d’Inghilterra, averla salutata con una bella stretta di mano tipo “trattoria der magnaccio” ed averle dato le spalle “oscurandola”  durante la rassegna delle truppe, gli ha fatto guadagnare un bel po’ di punti, almeno per me. Esilerante il momento in cui, essendole passato davanti, si guarda intorno e par che dica: “Ma dove cacchio è quella nana?”.

#Io sto con Chicco

Non ci crederete, ma questo video ha creato l’indignazione di molti politically correct. E’ solo una pubblicità, ci sono imprecisioni  e Chicco lo fa solo per soldi. D’accordo. Ma che c’è di male ad invitare a fare all’amore e quindi figli? Lo si diceva pure nel ’68: “fate l’amore e non la guerra!” Pure questo è messo ora in discussione in un paese afflitto da denatalità? Qualcuno si offende a causa dell”indottrinamento della teoria gender“? Pazienza, i bambini nascono normalmente quando uomini e donne fanno l’amore!

Infinitamente Margherita

M. Hack

L’astronoma Margherita Hack, da buona comunista, radicale, garante scientifica del CICAP, presidente del UAAR, era atea fino al midollo. Invitata in ogni salotto mediatico, con la sua ruvida cadenza toscana e la sua faccia da contadinotta d’altri tempi, ammettiamolo,  bucava lo schermo parlando di universo, stelle e pianeti. Lusingata da continui elogi ed additata come bandiera della scienza nazionale, Margherita Hack ammetteva candidamente: «È un onore, ma non credo di meritarlo, non ho scoperto nulla». Già, non scoprì mai nulla, in compenso con un mare di libri difese il suo “credo” ateo  mantenendo viva una teoria morta e defunta negli anni settanta, quella dell’universo eterno ed infinito. Ma perchè una tale scienziata avrebbe dovuto sostenere fino alla morte sopraggiunta nel 2013 una teoria ormai abbandonata da tutto il mondo scientifico?

Ma prima di rispondere, per capire, facciamo un passo indietro, fino alla Agrigento di venticinque secoli fa; qui infatti visse il filosofo greco Empedocle che, tra le altre cose, si occupò di fisica sostenendo quello che dopo di lui nessuno ha più osato mettere in dubbio e cioè che in natura nulla viene dal nulla ma tutto si trasforma. Chiaro no? Qualcosa di esistente deve [pro]venire da qualcos’altro di esistente. Con l’affermazione del cristianesimo in Occidente, molti pensatori cristiani si misero in testa di sfruttare tale “dogma” filosofico per dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio. L’universo poteva essersi creato da sé stesso? Pareva di no. Era quindi per loro necessario un creatore, una causa non causata perchè qualcosa esistestesse invece che il nulla. Il fatto è che, a rigor di logica, l’universo non deve necessariamente essere “creato” in quanto potenzialmente eterno. In questo caso esisterebbe in sè e si trasformerebbe a partire da sé stesso.

W. of Ockham

L’assenza della necessità logica di un creatore, peraltro sostenuta da Tommaso D’acquino, era un concetto ben chiaro al frate francescano inglese William of Ockham, tanto che, il suo “rasoio” dissuadette molti credenti a sostenere l’esistenza di Dio con una tale scivolosa teoria: se abbiamo due possibili soluzioni per un problema, a parità di fattori(che siano plausibili ambedue) si dovrà preferire quella più semplice. Quindi alla domanda delle domande: “perchè esiste il cosmo invece che nulla?” si può rispondere:

a) il cosmo è infinito, esiste da sempre (risposta non teista)

b) il cosmo è finito e fu creato Dio che è eterno ed infinito (risposta teista)

La seconda risposta introduce un termine in più e quindi il “rasoio di Ockham”la mette da parte perchè meno semplice. Tale principio ebbe grande successo nell’Illuminismo, non solo per chiudere la bocca ai credenti ma anche per far progredire la conoscenza in maniera sana. Che il modo di ragionare  fosse  diventato uno dei pilastri della scienza moderna lo sapeva bene anche il famoso matematico ateo Bertrand Russel che, in una famosa tenzone radiofonica del 1948, capitalizzando il vantaggio regalatogli dal “rasoio”, azzittì il gesuita Coplestone: “L’universo è lì, e questo è tutto“. In quegli anni, infatti, il mondo della cosmologia assisteva allo scontro tra la visione “classica” di un universo infinito(stazionario) e quella”rivoluzionaria” di un universo con un inizio (il Big Bang, evolutivo). Quest’ultima teoria, e qui torniamo alla Hack, sembrò un’inaccettabile assurdità” a molti scienziati[fra i quali lei stessa], soprattutto a quelli che lo vedevano come un ritorno al fiat lux della Bibbia.[..] Si divisero praticamente in due fazioni, a seconda delle loro credenze – atei ed agnostici più favorevoli al modello stazionario, i credenti a quello evolutivo”.(  M. Hack, Il mio infinito, 2011, pp.123-4 ).

A. Penzias

La situazione però si risolse nel 1967 quando i premi Nobel Arno Penzias e Robert Woodrow Wilson scoprirono la prima prova della teoria del Big Bang: la radiazione cosmica di fondo. Gli atei così persero il loro vantaggio filosofico: una delle due risposte alla domanda sul cosmo non era più vera (l’universo aveva avuto un inizio!) e rimaneva in piedi solo la seconda risposta: Dio ha creato l’universoNaturalmente molti, e tra questi la Hack, rifiutarono la realtà ideando ” vie di fuga influenti che cercano di preservare lo status quo nonteista”. ( A. Flew-R.A. Varghese, There is a God, 2007 ).  Nonostante sia «consolidata l’osservazione[…] di una fase primordiale calda dell’universo»( M. Bersanelli, astrofisico dell’Agenzia Spaziale Europea), e cioè di un inizio del cosmo,  la  Margherita nazionale continuò a difendere l’universo infinito ed eterno con affermazioni del tipo: «sarebbe tutto più semplice se fosse così». Commovente “fede” atea.

Ma la dura realtà del Big Bang ed il suo scopritore, il padre gesuita Georges Lamaître, incombono tutt’oggi sulle fantasiose speranze scientiste: il fatto che“che gli astronomi abbiano identificato l’evento della creazione mette veramente la cosmologia vicino al tipo di teologia naturale medioevale che ha cercato di trovare Dio identificando la causa prima». (A. Sandage, astrofisico, citazione da“Solo lo stupore conosce”, BUR 2003, pag. 337).

 

L’idiozia che avvolge tutto

Mi arrendo, spengo la TV. Non la voglio più vedere, non la voglio più sentire.   Come è difficile rimanere in apnea nuotando immersi in un oceano di idiozie mediatiche. Voglio respirare, mi manca l’aria.

Ma è mai possibile che non si possa più imbastire un discorso senza cadere negli estremismi? E’ possibile che l’Occidente non riesca a vedere oltre i suoi errori? E’ possibile che ogni concetto venga strumentalizzato, che lo stereotipo sia la regola? Se sono bianco e non mi sento in colpa non sono per forza un razzista! Se sono contento di essere eterosessuale questo non fa di me un omofobo! Se credo questo non mi porta ad essere automaticamente un bacchettone! Se desidero una politica “morale” non sono populista! Se difendo la mia patria, la mia cultura e ci sono affezionato, non sono di conseguenza xenofobo! Se nego diritti a chi non li merita non sono un fascista! Se ho deciso di non votare a sinistra non significa che io sia egoista!

I progressisti e gli ultrà della sinistra occidentale devono finalmente realizzare che c’è al mondo anche chi la pensa diversamente da loro: il non politicamente corretto viene additato o come il male assoluto o, nel migliore dei casi, come un rozzo troglodita da chi sui media fa pesare una  supposta superiorità ideologica. Si oppongano col rispetto che si deve ad ogni uomo, non cedendo alla facile mistificazione, altrimenti sarà difficile per i più mantenere una posizione moderata, finendo schiacciati tra estremismi acritici. Che Dio salvi l’Occidente dalla sua miopia.

 

Agli albori dell’uomo

Caricatura ottocentesca di C. Darwin

Imbattutomi  in un curioso articolo del 2011 di Oggiscienza che trattava dell’evoluzione umana ho deciso di parlarne anche su Sapiens. Nell’articolo un professore di un liceo romano, durante una lezione in cui spiega l’evoluzione,  viene interrotto da uno studente scettico: “Prof, ma queste cose non sono superate? A me risulta che secondo le ultime scoperte sul DNA l’uomo non sia imparentato con alcun ominide preesistente. È scritto nel nostro libro di storia”. Mi sono incuriosito, lo confesso. Ricordo che alle scuole medie mi divertivo, oltre che a prendere a calci il pallone, anche con lo studio della paleontologia, in particolare di quella umana e sull’argomento portai una ricerca all’esame finale, con tanto di disegni a mano libera. Le mie conoscenze sono attuali? Constatando di ricordare pochissimo, ho deciso di ritrattare l’argomento in questa sede, un occasione per aggiornarci con le nuove scoperte. Le pagine delle varie “puntate” saranno disponibili col nome di Homo# seguito da un numero progressivo.

Homo #1                                                                          Homo #5

Homo #2                                                                          Homo #6

Homo #3

Homo #4

Si sottolinea che tali approfondimenti si possono assimilare ad una review di letteratura scientifica, quindi trattasi non proprio di una lettura “leggera”. Uomo avvisato..

Non sono radical chic!

È abitudine della trasmissione di Rai3 Agorà Estate che alla fine della stessa venga intervistato un ospite, solitamente di sinistra , che, a tu per tu con la conduttrice e senza l’ombra di contraddittorio, elargisce liberalmente il suo oracolo ai telespettatori. Questa mattina il ruolo della guest star è toccato all’attrice Monica Guerritore. Applauso di rito.

La signora ha manifestato fin da subito uno sdegnato rifiuto dell’etimologia con cui viene sottolineato l’attuale scollamento della sinistra dal sentire della gente comune: in particolare, ha attaccato termini come “PDioti”(esecrabile indubbiamente), “radical chic” e “salotti bene”. La nostra attrice ha sostenuto che radical chic e salotti bene siano termini senza significato oltre che invenzioni dei populisti. Insomma, una cosa tipo: “non esistono vampiri ma solo persone che succhiano il sangue”. Devo confessare che avevo un’idea abbastanza vaga su questo tipo di ambienti ma dopo l’intervento della nostra per me tutto è diventato più chiaro.
Bisogna innanzitutto dire che tali espressioni sono state coniate per mettere in evidenza come la sinistra in tutto l’Occidente sia sostenuta ormai da ambienti d’alta borghesia i cui interessi sono in rotta di collisione con le classi disagiate che una volta difendeva. Così la decimata classe operaia (scomparsa completamente per l’attrice) assieme alla parte della borghesia che più ha sofferto la crisi e la globalizzazione in questi ultimi anni, ha trovato nelle destre di ogni tipo una sponda apparentemente più coerente per difendere i propri diritti. Naturale quindi una sorta di antipatia per intellettuali “progressisti” che vivono in dimore lussuose e si spostano in aereo od in elicottero, ma che parlano nei talk show come se fossero filantropi con le scarpe bucate. Di più, il loro sostegno incondizionato alla globalizzazione ed all’emigrazione incontrollata di folle di poveracci verso d’Occidente, risulta addirittura irritante per coloro che riescono a malapena a sbarcare il lunario. Ecco che la Guerritore, con le sue idee e con la sua storia, rappresenta perfettamente il prototipo del radical chic.

L’attrice, da sempre fornita di indubbia bellezza, capacità artistiche e disinvoltura, ha impreziosito di memotabili ed immedesimate interpretazioni film erotici come Sensi e Scandalosa Gilda;  ha quindi sul petto il distintivo del political correct, sicuramente  incline come è alla morale “aperta” che tanto piace all’area Lgbt. Di più, anche grazie ai suoi matrimoni ha scalato la piramide sociale fino a divenire moglie dell’ex direttore della Rai e parlamentare PD Roberto Zaccaria. Quindi, quando la signora dice che non ci sono radical chic ma normali persone che uscite dallo studio televisivo pensano alla vita di tutti i giorni, appare poco credibile, in quanto sembra solo volersi mimetizzare nella folla di “inferiori” di fantozziana memoria. E quando afferma che le critiche al governo di quelli come lei riguardo all’immigrazione sono solo idee di “intellettuali che pensano” (notata la mal celata ostentazione di superiorità ontologica? ), come non tenere conto che lei stessa è sposata con uno che è passato dalla presidenza RAI a quella di una ONG? Non starà forse parlando per difendere la sua posizione? È solo il suo libero e progressista pensiero? Andreotti diceva che a pensar male si commette peccato ma spesso ci si azecca. Decodiamo di ospendere il giudizio ma dopo l’intervista si ha più chiaro il motivo della nascita di tanti epiteti urticanti nei confronti di tali intellettuali. Da parte mia un grosso grazie a Monica, è stata illuminante. Ad altri l’ardua valutazione su quanti voti ha fatto perdere alla sinistra italiana una simile performance.

Crociate: chi ha cominciato?

Quando qualcuno oggi vuole mettere in difficoltà un credente gli parla dei casi di pedofilia dei preti, dello IOR e, se vuole andare indietro nella storia, delle Crociate.
Inizieremo oggi a parlare proprio di queste guerre partendo dal motivo del contendere. La narrazione popolare su di esse dice che un bel giorno, intorno all’anno mille, la Chiesa costrinse tutte le corone europee a sottomettere i pacifici musulmani per conquistarne le terre e depredarne i tesori. Tale offesa, perpetrata a casa dei musulmani ed in nome del Vangelo (ma celante solo avidità), fu la fonte primaria del diffuso risentimento arabo verso tutto l’occidente. Una sorta di peccato originale della cristianità nei confronti del mondo islamico. Ma è così veramente?

Illustrazione di battaglia della seconda crociata. Fonte wikipedia
La “terra santa” e il Jiad

E’ bene innanzitutto sottolineare che la Israele, la cosiddetta “terra santa”, è stata dai tempi di Mosè terra degli ebrei (per i quali era la “terra promessa”), divenendo la terra di Davide. Con la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d. C. e la loro cacciata ad opera dell’imperatore Adriano, nel 146 d.C. ne furono “eredi” i Cristiani (Cristo era ebreo) che ne presero il controllo: divenuta provincia romana e rinominata Palestina, divenne per essi la “terra santa” in quanto luogo di nascita e di morte del Figlio di Dio Gesù Cristo. Nel 380, quando Teodosio decretò la religione cristiana come religione ufficiale dell’impero, la Palestina fu di conseguenza associata politicamente e religiosamente ad esso.

Nel 476 d.C., caduto l’Impero Romano, questa nazione rimase nell’orbita delle terre cristianizzate dell’Impero Romano d’Oriente. Nel VII secolo d.C. con una violenta e sanguinaria conquista da parte dei seguaci di una nuova religione, l’Islam, cade in mano dei seguaci del Corano. In questo testo Maometto, e per volere di Dio stesso, lancia il Jihad, la “guerra santa” contro gli infedeli. Secondo questo principio, tutto il Medio oriente e le coste dell’Africa settentrionale vengono conquistate manu militari ed assoggettate all’Islam. Ma i seguaci del Corano non si fermarono alla conquista delle coste dell’Africa mediterranea, ormai in buona parte cristiane: caddero infatti in loro mano buona parte dell’Impero Romano d’Orente, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica ed il sud della Spagna fino quasi ai Pirenei. Poco o nulla ci si sofferma sui libri scolastici sulla crudeltà e sui delitti interpretati da questi conquistatori, nè tanto meno sulle sofferenze che i Cristiani dovettero partire in quei bui secoli. Con la conquista della Sicilia in particolare, caduta dopo un estenuante periodo di incursioni e razzie iniziate nell’814, i pirati saraceni avevano il completo controllo dell’ex mare nostrum: «I cristiani non possono far galleggiare sul mare neanche una tavola», aveva l’orgoglio di scrivere lo storico arabo ibn Khaldun. Le torri di avvistamento dette “saracene” che circondano ancora oggi le nostre coste furono proprio un tentativo di risposta a questa minaccia incombente. Ma le scorribande islamiche arrivarono ben oltre le coste, come a Lione, alla Svizzera e persino al centro stesso della cristianità, Roma. La città fu saccheggiata due volte, nel IX secolo, e anche S. Pietro venne depredata. Nel 1009 si ebbe la devastazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme, con “la riduzione in povertà dei cristiani che impiegano 40 anni a restaurarlo” (M. Meschini, Il jihad & la crociata, Ares).

Quindi la storia delle crociate inizia il modo del tutto diverso da quello normalmente propagandato, con quattro secoli buoni di angherie subite dai Cristiani ad opera dell’Islam. La prossima puntata vedremo la situazione della Cristianità minacciata e la sua prima risposta.

Ciechi in bicicletta

R. Saviano

A giudicare dalla presenza nei talk show, dove vengono regolarmente santificate, le idee di sinistra e progressiste dovrebbero essere largamente maggioritarie in questo paese. E invece assistiamo ad una ascesa leghista, e meno dei 5Stelle, inarrestabile. Sospendendo per ora il giudizio su queste formazioni politiche, non si può fare a meno di rilevare come i guru del politically correct siano completamente scollati dalla realtà. Certo, difendono posizioni di comodo e, nel farlo, questi lungimiranti intellettuali, nonostante la continua discesa nei consensi, propongono ancora di soppiantare i cosiddetti “populisti” oggi con una politica intrisa di ideologie ormai ampiamente usurate dalla storia. Insomma, chi ha una grave miopia sull’oggi dovrebbe tornare al comando con idee di ieri. Ma si può chiedere alla gente salire di su un autobus il cui conducente è cieco e che, prima della cecità ha studiato una mappa sbagliata della città? La notizia buona è che il club di intellettuali che ha controllato l’informazione dell’intero Occidente dal ’68 ad oggi, non è più in grado di orientare le masse. E’ la realtà stessa a confutare le sue tesi aprendo la strada ad un mondo nuovo. E’ un’opportunità da cogliere in maniera responsabile: se sarà un mondo migliore dipenderà da tutti noi, non certo da loro.

Chi controlla gli algoritmi?

Un algoritmo è un procedimento logico-matematico che, grazie ad una serie finita di istruzioni o regole, conduce ad una risoluzione di un problema. Più semplicemente, è una “macchina” matematica che, inseriti dei dati, fornisce risposte. I programmi del computer sono basati su algoritmi. Oggi sono ovunque: regolano i social ed il mercato finanziario, prevedono il tempo meteorologico, costituiscono il nerbo dei software dei computer e dei robot, guidano gli aerei, le navi, e le automobili lo saranno a breve. Esistono dei rischi nell’affidare l’intero pianeta ad un mucchio di calcoli matematici? A questa ed ad altre domande tenta di rispondere Ed Finn, ricercatore dell’Università dell’Arizona in un libro intitolato ”Che cosa vogliono gli algoritmi”. Dal titolo traspare addirittura la possibilità che i calcoli possano portare ad una intenzionalità. “Non abbiamo prove per sostenere che gli algoritmi abbiano intenzionalità, creatività o qualsiasi altro tratto che consideriamo necessario per l’immaginazione” conclude l’americano, caldeggiando comunque lo sviluppo di una nuova disciplina scientifica che indaghi il problema: una sorta di scienze umane sperimentali. Naturalmente tale idea poggia sulla fede che la coscienza sia un fenomeno ”fisico”, cosa ad oggi non dimostrabile. E nonostante molti ritengano che, come conseguenza dei teoremi di Gödel, la “cosci

K. Godel

enza artificiale” sia impossibile, alcuni ritengono possibile che la sofisticazione dei calcoli algoritmici, per inciso capaci di creare algoritmi a loro volta, ad un certo punto possa sfuggire al controllo della mente umana: chi potrebbe controllare se un risultato di un mega-calcolatore è giusto o sbagliato quando chi lo ha creato non è in grado di verificare le istruzioni che il calcolatore stesso ha rielaborato a partire da quelle originarie? Ricordate “Al” di 2001 Odissea nello Spazio? Ecco, il problema esiste ma la soluzione proposta da Finn lo è ancora di più: come antidoto alla paura, altra fredda scienza, numeri che controllano numeri. Algoritmi controllori di algoritmi, inquietante. Pensiamo ad un’altra soluzione prima di finire schiavi in un mondo governato da una sorta di “Matrix”.

Aristotele antifascista

L. Canfora

Qualche giorno fa La Repubblica ha riportato che il professor Luciano Canfora, commentando la versione di greco somministrata ai maturandi del liceo classico, si è così espresso: “è davvero un’ottima scelta perché è stata pensata per fare un dispetto al pessimo ministro dell’Interno che attualmente abbiamo[…] Aristotele era un uomo che la sapeva lunga; bravi. Al ministero hanno scelto un brano che da inizio alla resistenza contro il nuovo fascismo“. Orbene, qualcuno di destra potrebbe arrabbiarsi per il fatto che il noto grecista esprima il suo plauso ad un’operazione di indottrinamento scolastico, per orientare migliaia di studenti. Ma andiamo oltre. Canfora ci informa candidamente che il ministero(ora in mano grillina?) fa politica. Si dovrebbe avere pudore a dire ciò, ma non siamo ipocriti, sappiamo che  la cultura si schiera e fa politica. Non strappiamoci le vesti. Di più, ogni stato usa la cultura per difendere le sue fondamenta. La scuola quindi è, e lo sarà sempre, uno strumento di indottrinamento a sostegno del pensiero prevalente(di sinistra, in questo caso).

Quello che lascia invece interdetti è la scelta di un filosofo per nulla adatto allo scopo. Non è stato naturalmente scelto un brano “qualunque” , il rischio sarebbe stato grosso: Aristotele fu infatti, ed il prof. Canfora lo sa, il precettore di Alessandro Magno, sostenitore di una famiglia rigidamente patriarcale (Politica 1.2-3 e 1.5), teorico come altri filosofi greci, della superiorità degli Elleni rispetto a tutti gli altri popoli, sostenitore, grazie a questa presunta superiorità razziale (Pol 7.7), dell’ l’invasione dell’Asia persiana. Arrivò il nostro a teorizzare giustezza della schiavitù per “natura”. Non ci credete? Ecco il testo: “In realtà, l’essere che può prevedere con l’intelligenza è capo per natura, è padrone per natura, mentre quello che può col corpo faticare, è soggetto e quindi per natura schiavo” (Pol 2 . 1). Siamo forse oltre il nazismo, con lo sguardo moderno. E’ stato somministrato invece un brano sull’amicizia, cosa in generale, assolutamente encomiabile . Si spera che gli studenti, per farsi un’idea complessiva sull’autore, conoscano il resto della filosofiia aristotelica ed il suo pensiero politico che non può certo essere considerato agli antipodi rispetto a quello fascista. Insomma, ammesso e non concesso che quello di Salvini lo sia(non esiste una magistratura che in questo caso dovrebbe intervenire?)  il brano, non solo è stato utilizzato in maniera sfacciatamente strumentale ma, dato il pensiero politico di Aristotele, anche il fine  di  combattere contro ipotetici rigurgiti fascisti è stato clamorosamente mancato. Canfora infondo ci scalda col ghiaccio. O forse no, perché la sparata del professore confida nell’ignoranza degli Italiani.

Il paradosso del “Paradoxus”

Più che un animale, un rebus ” Questo è l’inizio di un articolo di Telmo Pievani su Le Scienze del giugno 2018, riguardante una specie tanto bizzarra quanto interessante, l’ornitorinco, Ornithorhinchus anatinus. E’ un animale dell’ Oceania che pare essere un vero e proprio scherzo di natura: coperto di pelliccia e con una cosa come un castoro, depone le uova e ha un becco simile ad un uccello; alla schiusa però la madre allatta i cuccioli da pori del ventre come fa un mammifero; non usa gli occhi sott’acqua e caccia le sue prede grazie ad elettrorecettori del becco. Appartiene al gruppo di mammiferi ovipari, i monotremi, e basta da solo a mettere in difficoltà l’intera teoria dell’evoluzione. L’animale infatti era già nell,’800 un problema per la sua difficoltosa classificazione, tanto da essere stato rinominato con Il nomignolo di paradoxous. L’articolo di Le Scienze, che aveva nelle sue intenzioni quella di rendere più co

Ornithorhinchus anatinus, fonte Wikipedia

mprensibile l’origine per selezione naturale di una tale specie, nei fatti enuncia solo le differenze tra le sottopopolazioni, la loro distribuzione geografica e l’età di comparsa del primo ornitorinco. Ma la sua situazione tassonomica e’ rimasta la stessa di quando, giovane studente universitario, mi interessavo di evoluzione naturale e zoologia.  Piovani infatti non risponde all’enigma di come tale complessità biologica sia sorta senza antecedenti e si sia concentrata in una specie che pare un assemblaggio di altre “classi” zoologiche. Il primo ornitorinco compare infatti dal nulla circa 15 milioni di anni fa in Australia. Neanche la sequenziazione del suo DNA, che pure ci fornisce prova del mosaico dei piu disparati geni del suo genoma, ci spiega come un tale animale possa essersi evoluto da altre specie. Secondo il neodarwinismo infatti, si sarebbe dovuto evolvere o dai mammiferi o dagli uccelli attraverso piccole modifiche successive che avrebbero dovuto generare animali intermedi di cui però la paleontologia non ci ha restituito alcuna traccia. Oggi. come nel 800 l’animale rimane invece un unicum, fenotipicamente e geneticamente isolato. Abbiamo a disposizione per giustificare l’insorgenza delle varie specie animali e vegetali, un’unica teoria quella della selezione naturale,nella sua formulazione più moderna detta neodarwinismo. L’ obbligo di doverlo usare senza alternative è di per sè inquietante ed il grande folosofo della scoenza K. Popper  diceva  che« Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere. »(Conoscenza oggettiva: un punto di vista evoluzionistico, 1994).  Casi come quello dell’ornitorinco, nella migliore delle ipotesi, suggeriscono che la teoria è incompleta, incapace com’è di spiegare la comparsa di esseri viventi del tutto scollegati filogeneticamente dagli altri. Se avremo un superamento del neodarwinismo sarà a partire dallo studio di esseri simili, che rappresentano un vulnus alla teoria ufficiale. Come diceva il  fisico premio Nobel Feynman, “La cosa più interessante, per noi, è quella che non va secondo le previsioni“. (Le battute memorabili di Feynman, Adelphi, 2017). Concordiamo.

L’enigma della coscienza

La coscienza è quel fenomeno psichico che permette all’individuo di percepirsi esistente, distinto dall’ambiente circostante, di localizzarsi nello spazio e nel tempo. Così definita la coscienza, ed in particolare la sua forma riflessiva, l’autocoscienza, è elemento distintivo ed escusivo dell’uomo. Un articolo di Le Scienze del giugno del 2018 chiarisce qual è lo stato dell’arte sugli studi scientifici circa la coscienza. “Se si parla di coscienza I filosofi hanno molto da dire” esordisce l’autrice. Il problema del suo studio, che appare essere appunto soprattutto filosofico, rischia di essere una chimera per la

D. Dennett

scienza positivistica. Ciononostante per “the hard problem” gli studiosi si arrampicano sugli specchi di teorie dai nomi esotici : esistono le ” enattiviste”, le “sensitivo-motorie”, la teoria della “mente diffusa” e della “mente-mondo”. Si tranquillizza il lettore della assenza, in questa sede, della volontà approfondire quelle che sono pure speculazioni, più che teorie. Basti dire la loro somma produce la sensazione che esse non possiedano gli strumenti adatti per indagare un fenomeno di tipo spiccatamente metafisico. Questo aspetto, che si manifesta nell’insight (intuito) e nella percezione di “essere presenti” a noi stessi, viene dai “riduzionisti” come il filososofo ateo D. Dennet considerato “perfettamente riconducibile a fenomeni elettrochimici del cervello. La coscienza umana è illusione”non c’è nulla di misterioso nella “coscienza”. E certamente non c’è motivo di andare oltre la fisica.” ( Breaking the Spell, 2006, 244). Nonostante questa spavalderia e decenni trascorsi ad aprire una breccia in questo mistero insolubile, la comunità scientifica arranca a produrre fattie  e “i filosofi cercano di dare forma una teoria della coscienza che possa aiutare gli sperimentalisti a disegnare ricerche utili per risolvere l’enigma”. Insomma, la scienza è in alto mare e nessuna teoria viene universalmente riconosciuta come valida.

Kurt Godel

Particolare attenzione merita il tentativo di ricreare con algoritmi il cervello ed il suo supposto prodotto, la coscienza: stiamo parlando della possibilità di ricreare l’intelligenza artificiale al computer, cosa per nulla scontata. Infatti, nei primi decenni del ventesimo secolo fu chiaro con i lavori di Kurt Gödel, uno dei più grandi logici della storia dell’umanità, che un sistema formale (come quello matematico del computer) è incapace di dare coerenza/completezza a sé stesso ed ai suoi risultati: si tratta dei famosi “teoremi d’’incompletezza di Gödel” che, per alcuni scienziati tra cui R. Penrose (La mente nuova dell’imperatore, 1989), escludono la possibilità di creare un’intelligenza artificiale in quanto tale “sistema” dovrebbe possedere in sé l’insight, l’intuito, capace di “dimostrare” gli assiomi della matematica altrimenti indimostrabili all’interno del sistema formale stesso. E’ infatti questo fenomeno che fornisce coerenza al sistema formale, non il calcolo matematico. Di più, l’intuito appare inconciliabile ed per certi versi opposto al puro calcolo.

Quindi pietra tombale sull’intelligenza artificiale? Quasi. Gödel stesso chiarì negli anni ’50 che i suoi teoremi non escludono a priori la possibilità di creare l’intelligenza artificiale, quanto piuttosto, nel peggiore dei casi, la nostra capacità di verificare se quella che abbiamo creato è effettivamente una vera intelligenza. In altre parole, se non siamo solo “macchine” matematiche e quindi siamo dotati di libero arbitrio, insight ed autocoscienza,  non possiamo creare intelligenza artificiale necessaria per la verifica scientifica delle teorie sulla coscienza stessa; se invece siamo solo “macchine” e l’intuito è solo un’illusione, come sostiene Dennet, possiamo creare macchine simili a noi con un sistema di algoritmi, ma in questo caso non siamo in grado di studiare né noi stessi, né il sistema creato.  Le conseguenze sono macigni: se infatti manca questa verifica logico-matematica i lavori sulla coscienza rimarranno senza controllo sperimentale, neanche lontanamente immaginabile ad oggi, rimanendo per sempre quello che sono in effetti, cioè fenomeni di pertinenza filosofica e teologica.

Non siamo animali

Mario Tozzi

Domenica 17 giugno 2018, prima serata Rai3, trasmissione Kilimangiaro, ospite d’onore Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico di fama nazionale. Si parla dell’eccessiva pressione provocata dall’uomo sul povero pianeta terra. Le parole dello scienziato sono ampiamente condivisibili in quanto sono a difesa di un ambiente troppo vessato. Ma nella foga, il buon geologo, spiega che l’uomo “è l’unico animale che accumula”. Accumulando distrugge il pianeta, certamente, ma l’uomo è davvero solo un animale? Tozzi non ha detto che l’uomo è l’unico essere vivente che accumula, ha detto che è un animale. E si può credere che egli lo creda veramente e che non si tratti di un lapsus. Perché? Perché è tipico pensarlo nell’ambiente scientista, veteropositivista, progressista. In questa cultura tutto è nato dal nulla [senza alcuna riflessione sulle conseguenze filosofiche del Big Bang], la vita è nata dalla materia bruta [l’hanno chiamata abiogenesi, senza averne alcuna prova] e la coscienza sarebbe frutto della evoluzione darwiniana[senza contare che il co-fondatore della teoria, A. R. Wallace, credeva che “nello sviluppo delle facoltà intellettive e morali dell’uomo intervenissero forze spirituali ancora ignote e invisibili..”.

Ma siccome dalla riflessione dobbiamo escludere ad ogni costo Dio ed il metafisico, sicuramente, per quelli come Tozzi, caso e selezione naturale sono stati sufficienti a creare il “miracolo” dell’autocoscienza. Sissignori, miracolo come e più della creazione dell’universo, come e più dell’origine stessa della vita. State leggendo questa pagina, ne traete un senso, ne siete coscienti: ecco il miracolo, la vostra composizione fisica non è dissimile da quella di un sasso o di un lombrico, ma siete autocoscienti. L’uomo è la “classe semantica della vita” diceva il linguista Alfred Korzybsky; un essere ad “immagine e somiglianza di Dio”, dice la Bibbia; non è quindi un animale, almeno non solo! Abbiamo senz’altro una componente animale, biologica, ma perdiamo di vista l’unicità di questo essere se tralasciamo la sua peculiarità. Inoltre è pericoloso che a ridurlo a semplice animale sia proprio uno scienziato. L’uomo occidentale medio considera la scienza come la nuova religione, e tali pronunciamenti hanno un peso drammatico: dobbiamo ricordare come le storie del Lombroso e del Nazismo razzista abbiano insegnato quanto sia pericoloso strumentalizzare la scienza per annullare la dignità umana. Ad una tale critica Tozzi potrebbe rispondere che, seppure animale, l’uomo ha pur sempre la sua dignità di unico essere pensante, per quanto ne sappiamo. Il problema è che la sua visione nega di substrato filosofico la dignità umana. La pensa proprio così il biologo ateo R. Dawkins: “Noi, e tutti gli altri animali, siamo macchine create dai nostri geni […] robot programmati ciecamente per preservare le molecole egoistiche conosciute come geni “.

E quali diritti umani si possono difendere con tali premesse? In definitiva, può esistere una sottostante morale universale per un tale essere automatico? T. H. Engelhardt, uno dei più  grandi bioeticisti al mondo, ritiene di no in quanto siamo approdati “allo  sganciamento della morale e dell’autorità dello stato da qualsiasi allusione a un significato ultimo. Poiché la cultura laica dominante del nostro tempo si colloca dopo Dio, la riflessione morale laica non può che occuparsi di ogni cosa come se essa non venisse da nessuna parte, non andasse da nessuna parte e non avesse alcuno sbocco finale[..]Il punto non è semplicemente che in un universo senza Dio non esiste alcuna sanzione necessaria nemmeno per atti di malvagità enormi. Tutto è in definitiva assolutamente privo di senso”(Dopo Dio. Morale e bioetica in un mondo laico, 2014). Come l’uomo si opporrà alla dittatura, ai regimi illiberali e, in definitiva, ai vari mali del mondo? Con una morale basata sull’assenza di senso? Ad esempio, con l’assenza di senso possiamo opporci all’assurdità trumpiana di bambini allontanati dai genitori perché questi sono clandestini, come succede in questi giorni negli USA? Per fortuna oltre a letterati e religiosi ci sono grandi scienziati che hanno un’altra visione

J. C. Eccles

dell’uomo. Per citarne uno, il grande neurofisiologo premio Nobel per l la medicina J. C. Eccles, la scienza «..non ha alcuna spiegazione per la prima – in ordine temporale – evoluzione (l’abiogenesi), né per l’ultima (la comparsa di Homo sapiens e del linguaggio simbolico insieme ad esso).» L’uomo ha quindi anche delle caratteristiche che non derivano dal mondo fisico-biologico, uniche e metafisiche. No, non siamo solo animali ed abbiamo una dignità ed una morale da opporre alla prevaricazione. Basta che l’Occidente se ne ricordi per mettere una pezza alle sue storture.

 

Tutti hanno a cuore i bambini

Matteo Renzi

Negli ultimi giorni diversi accadimenti e pronunciamenti meritano di essere considerati insieme al fine di interrogarci sul valore dell’ “umano” in Occidente. Iniziamo dal braccio di ferro che il ministro dell’interno, Matteo Salvini, ha ingaggiato con l’Unione Europea per ottenere maggiore assistenza dagli stati membri circa il problema degli sbarchi dei migranti. Ha duramente criticato il suo operato l’altro Matteo “nazionale, Matteo Renzi che, non solo lo ha accusato di aver ”fatto il bullo” con alcune centinaia di poveracci, ma anche di continuare la campagna elettorale mettendo a rischio vite di donne e bambini: “un milione di “I like”, non vale la vita di un solo bambino”, ha dichiarato il politico fiorentino. Tali parole si possono sottoscrivere in nome della sacralità della vita umana ma, in questo caso nessuno ha attentato ad essa: la nave Acquarius è stata scortata in Spagna e nessuno dei suoi passeggeri ha mai rischiato la vita. Sono semplicemente stati dirottati su una destinazione alternativa, rifocillati e scortati da navi della nostra Marina Militare .

Saltando al di là dell’oceano, un giudice canadese ha concesso di registrare all’anagrafe un bambino come “figlio di tre genitori”, due uomini ed una donna. I tre vivono “normalmente” insieme da tempo e dopo la nascita del rampollo la madre non ha voluto conoscere l’identità del padre biologico, facendo valere il principio dell’ “amore” vicendevole a tre. Il giudice, in barba alla legge che non prevede due papà, ha decretato creativamente la tri-genitorialità “nell’interesse del bambino”. E altrettanto interessata ai bambini appare Melania Trump, la moglie del presidente americano, che ha auspicato politica meno inumana. Una politica che permette di separare i bambini messicani dai loro genitori clandestini è naturalmente inaccettabile e si tratta quindi di un parere su cui si può convenire grazie alla sacralità del rapporto genitore-figlio, ma che lascia interdetti circa le modalità: non avrebbe potuto la signora Trump parlare col marito circa la questione invece che strombbazzarla su tutti i media? La cosa puzza molto di vendetta nell’ambito di un matrimonio ampiamente in crisi.

Papa Francesco

E proprio di matrimonio e bambini, questa volta senza alcun secondo fine prevedibile, ha parlato il Papa ieri al forum delle famiglie. Lo ha fatto con particolare chiarezza e passione, tipica di chi capisce che l’Occidente ha perso la rotta. Ha paragonato la nostra società al Nazismo ed ai popoli antichi che si disfacevano dei bimbi malati per difendere “la razza”. Quale Matteo, quale Melania, quale giudice difende quei bambini? Chi difende tutti e sempre i bambini? Ed il fatto di eliminare migliaia di bambini“ coi “guanti bianchi” perché forse affetti da patologia non ci rende meno colpevoli. Ha poi, naturalmente, parlato di famiglia, di matrimonio e della sua sacralità, del perdono necessario perché duri, dell’amore necessario perché cresca, dell’unione di uomo e donna ad immagine di Dio. E, si badi, è stato netto il Papa: questa è l’unica “formula” familiare con il copyright divino: uomo e donna, stop. Accusato anche all’interno della Chiesa di essere un pontefice troppo “progressista”, Francesco si dimostra in questo frangente l’unico vero baluardo contro l’assurdità “progressista”; e quanto ha bisogno l’Occidente di riscoprire principi tanto elementari quanto fondanti, per evitare di continuare a scivolare verso la strumentalizzazione, l’opportunismo, la falsità, figli prediletti dell’egoismo!