Ancora balle spaziali

Ci risiamo. Il solito libro”dal successo clamoroso” privo di vere novità scientifiche, il solito scienziato quasi famoso [ elevato al rango di premio Nobel grazie alla testata che lo ospita per la presentazione del libro] che vuole vendere ancora più libri per diventare famoso, tutto, ben inteso, solo in nome della conoscenza. Non una conoscenza qualunque ma, udite, udite, assoluta: « non solo sappiamo di “vita su milioni di pianeti” ma “Sappiamo come è nato l’universo e anche perché”.

Ah, sì? E i Tg non ne parlano? Possibile che ci siamo persi tutto questo ben di Dio? Calma ragazzi. Leggendo attentamente si scoprono i trucchi: si ammette infatti che « molti particolari devono ancora messi a fuoco» si parla di «una schiuma di universi-bolla che si intrecciano» e di “scienziati che presto, forse, potranno cogliere questo intreccio scrutando con telescopi sempre più potenti“.

Il prof. Guido Tonelli

Circa la vita scopriamo che la sua straordinaria diffusione è sostenuta dal “semplice calcolo delle probabilità” , sottacendo la mostruosa difficoltà a spiegarla anche su un singolo pianeta . E’ la scienza dei “forse“, dell’aria fritta di infiniti universi indimostrati ed indimostrabili pullulanti di vita (ma dove?) che conosciamo bene quella di Guido Tonelli col suo “Genesi”. E’ la scienza del « troveremo anche qualche conferma ». Qualche confermaaa? ‘Sta cosa significa che non ne abbiamo nessuna! Ecco di cosa nutriamo le nuove generazioni: di fiabe pseudoscientifiche che superano la fantascienza, anzi, che sono esse stesse fantascienza. Non dire gatto… recita l’antico adagio popolare. E ritornare a fare scienza vera, quella delle conferme sperimentali? Ma anche no! Quella non fa vendere libri.. fa solo monotonamente riflettere su di un universo che ha avuto un inizio. Ed è una riflessione scomoda.

Serietà a confronto

Il Ministro Fioramonti

Il primo ottobre 2019, in un’intervista rilasciata a alla trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”, il Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti afferma di essere favorevole all’eliminazione dalle laiche aule scolastiche del crocifisso e per difendere il suo punto di vista afferma “chi mi conosce sa che sono uno scienziato serio e mi occupo di ricerca e formazione“. Sarà, ma il nostro serio ministro assicurava nel 2013 che sono solopochi poliziotti per bene “, che Berlusconi “portava sfiga” a causa dei terremoti che si erano succeduti mentre alla Santanchè avrebbe volentieri sputato. A leggere tali simpatiche esternazioni del serio scienziato sorge il dubbio su quale sia la ricerca in cui si cimenta il nostro Ministro dell’Istruzione.

Il Nobel Phillips

Può essere a questo punto risultare edificante parlare di un altro scienziato serio. William Daniel Phillips è il fisico americano che vinse il Nobel per la fisica nel 1997, per «lo sviluppo di metodi per raffreddare e catturare gli atomi tramite laser». Presentandosi alla Templeton Foundation, scrisse nel 2004: Faccio ricerca tradizionale, pubblico in riviste peer-reviewed, presento le mie ricerche in riunioni professionali, formo studenti e ricercatori post-dottorato, […] Sono anche una persona di fede religiosa. Frequento la chiesa, canto nel coro gospel, di domenica vado al catechismo.. […] Per molte persone, questo mi rende in contraddizione: uno scienziato serio che crede seriamente in Dio .

Probabilmente, fra queste persone c’è pure il “serio” Fioramonti.

Pasteur, scienza e fede

Moriva il 28 settembre 1895 a Marnes-la-Coquette, Louis pasteur, conosciuto come il padre della microbiologia. In questo articolo, che ne mette in luce gli indubbi successi scientifici, è chiaro anche la sua schietta fede religiosa.

PASTEUR: GRANDE SCIENZIATO, SINCERO CREDENTE E’ il fondatore della microbiologia, ha introdotto la pastorizzazione del latte, ha permesso lo sviluppo dei vaccini, ha dimostrato con esperimenti l’impossibilità che la vita nasca dalla non vita (abiogenesi)

di Francesco Agnoli

Louis Pasteur (1822-1895) è stato il padre della microbiologia (branca della biologia che studia i microorganismi, batteri e virus), e come tale è uno degli scienziati che con le sue scoperte ha giovato maggiormente al benessere dell’umanità.
Pasteur esordisce come chimico, fondando la nuova scienza della stereochimica. Proprio attraverso questi studi, si convince dell’incommensurabilità tra materia bruta, inorganica e materia vivente e asserisce che la vita è un vero “mistero”.
Un’idea questa che resiste tutt’oggi, se è vero come è vero che il padre della biochimica, Erwin Chargaff, vi ha dedicato un intero libro, intitolato “Mistero impenetrabile”, mentre il genetista Francis Collins, dopo aver concluso la mappatura del genoma umano, ha sostenuto che “nessuno scienziato serio oserebbe oggi affermare di avere a portata di mano una spiegazione naturalistica dell’origine della vita”.
Nel 1855 Pasteur comincia a studiare la fermentazione lattica, quella alcolica, quella acetica, le malattie dei vini e della birra. E’ qui che “manifesta la sua genialità” e “mette in evidenza come in ogni genere di fermentazione siano implicati microrganismi di specie diverse; quindi dimostra che, elevando la temperatura del liquido nel quale è in corso una fermentazione, si arresta il processo, presumibilmente per la morte dei microrganismi responsabili” (Guido Cimino, in Storia delle scienze, Roma, 1984). Nasce così la pastorizzazione.
Ma i microrganismi nascono spontaneamente o sono generati da loro simili? Il tema è scientifico, ma anche filosofico.

LA GENERAZIONE SPONTANEA
Vi si erano cimentati, in passato, Francesco Redi e don Lazzaro Spallanzani, il “Galilei della biologia”. Entrambi avevano combattuto, senza darle il colpo mortale, l’idea greca della generazione spontanea (o abiogenesi), presente già in Talete, Anassimandro, Democrito e Aristotele…
Per i Greci la generazione spontanea era un dogma: per i panteisti, che non credevano come ebrei e cristiani, alla creazione dal nulla, tutta la materia era animata, in modo più o meno percettibile, così da non esservi una vera differenza sostanziale tra materia animata e materia inanimata; per i materialisti come Democrito “gli uomini erano stati originariamente generati dall’acqua e dal fango”, attraverso l’aggregarsi di atomi; per Lucrezio “la terra umida di pioggia, per il solo contributo del calore solare, era in grado di generare una grande quantità di piante e di animali”. Lucrezio “era convinto che gli atomi che formavano l’uomo o qualsiasi altro essere vivente, scomponendosi dopo la morte dell’individuo, potevano, in seguito e in condizioni favorevoli, unirsi ancora e formare un nuovo individuo, e tutto questo in maniera casuale” (Antonio Cadeddu, prefazione a Louis Pasteur, Scritti di microbiologia, Teknos, Roma, 1994).
Quando Pasteur si accinge a dare la definitiva dimostrazione sperimentale della impossibilità che la vita nasca dalla non vita, la abiogenesi è diventata, soprattutto dal Settecento, uno degli argomenti della filosofia materialista, “che vedeva nella generazione spontanea una sorta di atto di libertà della natura nei confronti di un qualunque potere sovrannaturale” (Pietro Dri, Pasteur, dal microscopio alle legion d’onore, Le Scienze, Roma, 2013) e riduceva l’alterità tra materia organica e inorganica ad una differenza di grado e non di qualità.
Il 7 aprile 1864, in una serata presso la Sorbona, Pasteur, che è un convinto cattolico, illustra l’impossibilità delle generazioni spontanee e si lascia andare ad un commento nel quale traspare la sua posizione di credente in un Dio creatore: “Quale vittoria, oh signori, per il materialismo se potesse proclamarsi fondato sul fatto certo che la materia autorganizzantesi produce per se stessa la vita; una materia che possiede già in se stessa tutte le forze conosciute! … Ah se noi potessimo aggiungerle quest’altra forza che si chiama vita, e una vita variabile nelle sue manifestazioni a seconda delle condizioni dei nostri esperimenti, che cosa più naturale in questo caso che deificare la materia? A che scopo ricorrere all’idea di una creazione primordiale, davanti al cui mistero occorre ben inchinarsi? A che pro l’idea di un Dio creatore?”.
Ma la generazione spontanea, anche di “esseri microscopici”, conclude Pasteur, è solo “una chimera”.

I VACCINI
Negli stessi anni Pasteur si cimenta nello studio della malattia contagiosa che uccide i bachi da seta e poi in quello delle malattie infettive degli animali: nel 1877 affronta il carbonchio, che uccide il bestiame, individua ed isola il microorganismo responsabile e “dimostra in modo definitivo la teoria del contagio, dando così l’avvio a un nuovo corso della patologia moderna”. Poi individua nuovi agenti patogeni (lo streptococco, lo staffilococco, il pneumococco…) ed affronta il colera dei polli. Nel 1881 sperimenta con successo su 25 montoni un vaccino contro il carbonchio, e così, come ricorda il citato Cimino, “dà inizio all’era della vaccinazione preventiva nei confronti delle malattie infettive”.
Pasteur si colloca dunque sulla scia di E. Jenner che nel 1796 “era riuscito ad immunizzare l’uomo dal vaiolo con materiale prelevato da bovini infetti”. Quello di Jenner, però, “questo era stato un risultato occasionale, ottenuto empiricamente; solo alla luce di una ‘teoria del contagio’, invece, poteva venire l’idea, che genialmente ebbe Pasteur, di rendere artificialmente i microrganismi meno patogeni, tali da procurare uno stato immunitario. In particolare, l’idea del vaccino gli era venuta allorché aveva notato che alcuni polli, infettati con germi del colera ‘attenuati’ (perché conservati a lungo in coltura), contraevano la malattia in forma leggera e, guariti, non erano più soggetti al contagio”. Proprio partendo dal “principio dell’immunizzazione tramite ‘coltura attenuata’, ovvero tramite vaccino, Pasteur riesce a sconfiggere, nel 1885 una terribile malattia, la rabbia”.
Le scoperte di Pasteur toccano ogni campo, anche la chirurgia: dimostrando il legame tra microbi e malattie umane, si certifica la necessità un’adeguata asepsi. Pasteur invita i chirurghi ad utilizzare solo strumenti e medicazioni sterilizzati, a lavarsi bene le mani, a disinfettare, riducendo così enormemente la mortalità generata dai chirurghi che con strumenti e mani infetti divenivano seminatori di microbi e di morte.

IL DIBATTITO
Ma gli innegabili successi non significano che non vi siano, anche tra ottimi medici e scienziati, degli oppositori, tra cui nientemeno che il grande Robert Koch. Il dibattito diventa incandescente quando Pasteur passa dagli animali agli uomini: l’opinione pubblica si divide, per alcuni è un “assassino”. Un tale Joseph Smith, morso da un gatto rabido, viene vaccinato e muore. La polemica monta, ma Pasteur dimostra che il decesso del paziente, pur essendo post hoc, non è propter hoc: il paziente è defunto non a causa del vaccino, ma perché era un alcolizzato, e “la rabbia trova terreno fertile negli etilisti, rendendo inefficace il vaccino”.

PASTEUR FILOSOFO
Un ultimo accenno, al Pasteur filosofo. Il 27 aprile 1882 viene accolto nella Accademia delle Scienze da Ernest Renan, ex sacerdote, negatore della divinità di Cristo e dei miracoli. Nel discorso di saluto Pasteur deve fare l’elogio funebre di Emile Littré, medico e seguace del positivismo di August Comte. Pasteur non esita a dire la sua: Comte e Littrè, figli dell’illusione scientista, ponevano ogni fiducia nella limitata scienza umana, e invitavano a non preoccuparsi “né dell’origine né della fine delle cose, né di Dio né dell’anima, né di teologia, né di metafisica”.
“Quanto a me”, argomenta Pasteur, “mi chiedo in nome di quale nuova scoperta, filosofica o scientifica, si possano estirpare dall’animo umano queste grandi preoccupazioni. Mi sembrano di essenza eterna, perché il mistero che avvolge l’Universo e di cui esse sono emanazione è esso stesso eterno per natura”.
In verità, conclude Pasteur, il positivismo “non tiene conto della più importante delle nozioni positive, quella dell’infinito. Al di là di questa volta stellata che cosa c’è? Nuovi cieli stellati. Sia pure! E al di là ancora? Lo spirito umano, spinto da una forza irresistibile, non smetterà mai di chiedersi: che cosa c’è al di là? Vuole esso fermarsi, sia nel tempo, sia nello spazio? Poiché il punto dove esso si ferma è solo una grandezza finita, soltanto più grande di tutte quelle che l’hanno preceduta, non appena egli comincia ad esaminarlo ritorna la domanda implacabile senza che egli possa far tacere il grido della sua curiosità… Colui che proclama l’esistenza dell’infinito, e nessuno può sfuggirvi, accumula in questa affermazione più sovrannaturale di quanto non ce ne sia in tutti i miracoli, perché la nozione dell’infinito ha la doppia caratteristica di imporsi e di essere insieme incomprensibile… Io vedo ovunque l’inevitabile espressione della nozione dell’infinito nel mondo. Attraverso essa, il soprannaturale è in fondo a tutti i cuori”.
Per questo, conclude, Comte e Littrè avevano torto: “la metafisica non fa che tradurre dentro di noi la nozione dominatrice dell’infinito” e la scienza stessa, in quanto desiderio di capire, non è che “l’effetto dello stimolo del sapere che il mistero dell’universo infonde nella nostra anima”.

PASTEUR E PASCAL
Quanto alla ragione, proprio come Pascal ne aveva indicati i limiti, alla luce della ragione stessa (vedi Pensieri 147, 156 e 159) – ricordando che “tutte le scienze sono infinite nell’estensione delle loro ricerche”, che la peculiare natura dell’uomo “ci impedisce di sapere con certezza e di ignorare in modo assoluto”, e che è impossibile che “una parte”, l’uomo, conosca “il tutto” (Pensieri, 43) -, anche Pasteur dichiara: “ancora più incompatibile con la ragione umana è il credere alla potenza della ragione sui problemi dell’origine e della fine delle cose… Credetemi, di fronte a questi grandi problemi, eterni soggetti di meditazioni solitarie degli uomini, non vi sono che due stati dello spirito: quello fornito dalla fede, la credenza a una soluzione data da una rivelazione divina, e quello del tormento dell’anima tesa alla ricerca di soluzioni impossibili e che questo tormento esprime con un silenzio assoluto (non con le false certezze dei “sistemi nichilisti” del positivismo, ndr) o, ciò che è lo stesso, con la confessione dell’impotenza di nulla comprendere e di nulla conoscere di questi misteri” (L. Pasteur, Opere, Utet).
Infine, sempre con Pascal, anche Pasteur affianca alla ragione, così definita, il cuore: gli “insegnamenti della sua fede (del credente, ndr) sono in armonia con gli slanci del cuore, mentre la credenza del materialista impone alla natura umana ripugnanze invincibili. Che forse il buon senso, il senso intimo di ciascuno non reclama la responsabilità individuale? Al capezzale dell’essere amato colpito dalla morte non sentite in voi qualche cosa che vi grida che l’anima è immortale? E’ un insultare il cuore dell’uomo dire con il materialismo: la morte è il nulla!”. […]

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 1 minuto) si ricorda l’esperimento scientifico di Pasteur che dimostrò come infondata la tesi, allora dominante, della generazione spontanea della vita, sostenuta dai materialisti atei che così negavano la necessità di un Creatore. Se vuoi vedere il video completo (durata 1 ora) da cui è tratto il seguente frammento, clicca qui!

Titolo originale: Il padre dei vaccini: vita e filosofiaFonte: Libertà e Persona, 9 luglio 2018 Pubblicato su BastaBugie n. 571

Furto di dignità

25 settembre 2019, Roma. “La Corte [Costituzionale-ndr-] ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. La cosa, solleva molti dubbi anche in ambito medico, perché di fatto è diventato molto facile farsi ammazzare: basta che un qualsiasi paziente, mettiamo vostra figlia maggiorenne, affetta da anoressia, reputi intollerabile tale condizione. E quindi può chiedere aiuto ad un terzo, ormai non punibile, perché la si sopprima. Applausi.

Naturalmente, creato il primo caso, sarà sempre possibile limare sapientemente le “condizioni” limitanti, ad esempio la severità delle cure di “sostegno vitale“, tanto da rendere in prospettiva possibile suicidarsi anche per un diabete o per gli acufeni (ronzio cronico). E mentre i nostri figli non vanno a scuola per combattere contro il “furto di futuro” posto in essere dai produttori di CO2, subdolamente c’è chi lavora per privarli della cosa più importante e reale, la loro dignità di esseri umani. Ma quale genitore si premurerà di informarli? E dire che forse basterebbe trovare una ragazzina Asperger appassionata al tema…

Non solo agli esperti

“Così queste pagine hanno anche uno scopo politico che è quello di incoraggiare i lettori a non lasciare la scienza agli esperti, a non farsi disorientare da essa, ma invece a esigere una raffinata comprensione scientifica che possa essere condivisa da tutti»

R.C. Lewontin, scienziato evoluzionista, Biologia come ideologia. La dottrina del DNA, Bollati Boringhieri, 1993, p. 16

Smisuratamente finito

Roma, 12 dicembre 2011, faccia a faccia sul futuro della scienza tra due alfieri dell’ ateismo scientifico, Andrea Camilleri e Margerita Hack . Modera Serena Dandini che ad un certo punto chiede: “L’universo è sempre esistito?” Hack risponde di botto: “Non lo sappiamo, io preferisco pensare che sia infinito nel tempo e nello spazio. ” Ma la teoria del Big Bang (universo finito con un inizio”singolare”) non è quella accettata dal modello standard? Perchè allora la Hack “preferisce” pensare in un altro modo?

L’universo è spazialmente finito o infinito? L’idea oggi più diffusa è che sia infinito: è tanto grande, viene da pensare, che non ha fine. Eppure, se l’universo è infinito, perché vediamo intorno a noi solo realtà che nascono e muoiono, cioè finite? E se l’universo non è infinito, cosa c’è prima e al di là di esso?
Esattamente 100 anni fa, Albert Einstein getta le basi della cosmologia moderna. In Considerazioni cosmologiche sulla teoria della relatività generale respinge l’idea di un universo infinito e immagina l’universo come un “continuo concluso”.
Per Einstein l’universo è spazialmente finito, di volume e circonferenza finiti, ma illimitato, senza frontiera. I concetti di finito e illimitato non sono in contraddizione: si potrebbe camminare a piacimento sulla Terra senza mai giungere ad un confine ultimo; nel contempo, tuttavia, nessuno dubita del fatto che la Terra possieda un volume finito.
Per il Nobel per la fisica Max Born “l’idea di uno spazio finito ma senza limiti” fornisce “la soluzione del mistero per cui il sistema stellare non si sparpaglia e non si dirada, a differenza di quanto accadrebbe se lo spazio fosse infinito” e “apre la strada al concetto moderno dell’universo in continua espansione1. Ma, pur spazialmente finito, l’universo di Einstein è infinito nel tempo e statico: l’idea che possa espandersi è da lui giudicata assurda ed esteticamente non attraente.


Georges Edouard Lemaître


LEMAÎTRE
Sono passati 10 anni dalla memoria di Einstein e il sacerdote Georges Lemaître contrappone all’universo statico di Einstein un universo dinamico, che cresce, si espande. Alcuni anni dopo, da questa intuizione ne nascerà un’altra: l’ipotesi dell’atomo primitivo, progenitore della moderna ipotesi del Big Bang. Così l’universo appare finito non solo nello spazio, ma anche nel tempo.
Per Lemaître questo è vero non solo alla luce della fisica, ma anche della filosofia: “nella realtà fisica l’infinito esiste solo in potenza, mai in atto2. Egli ritiene che le incredibili dimensioni cosmiche suggeriscano all’uomo di fede quello che la Bibbia insegna: la sua dignità di figlio di Dio e la sua piccolezza di creatura contingente.
Un universo finito nello spazio e nel tempo non piace ai materialisti coevi, in particolare al mondo comunista, che scomunica le cosmologie di Einstein e di Lemaître e proclama dogmaticamente l’infinitezza di materia e di spazio. Per i materialisti non può esserci nulla prima dell’universo e al di là di esso.
Ma ai fisici è ormai chiaro: che prima del Big Bang non vi fossero né spazio né tempo, non è affatto un’idea illogica, anzi. Come scrive il filosofo della scienza Paolo Musso 3, “possono esistere solo distanze che crescono nel tempo (infinito potenziale), come per esempio quelle tra le galassie nel caso dell’universo aperto, che continueranno a crescere senza però mai giungere ad essere infinite di fatto (infinito attuale, che non può esistere nel mondo materiale, ma solo in quello dello spirito)”.

I PADRI DELLA SCIENZA
Ma cosa pensavano i padri della moderna astronomia?
Per il cardinal Cusano (1401-1464) l’universo non è circoscritto dalle mura delle stelle fisse, ma ciò non significa che sia infinito: è, invece, “privo di termini entro i quali potrebbe essere racchiuso“. Per Copernico (1473-1543) e Keplero (1571-1630) l’universo è incredibilmente vasto, immensum, ma chiuso, finito, perché “l’infinità appartiene solo a Dio“. Per Cartesio (1596-1650) l’immensità della Creazione, deve spingerci a lodare Dio con maggior ammirazione e vigore; ma ciò non significa che l’universo sia infinito: “Non c’è che Dio solo che io concepisca positivamente infinito“.
In accordo con lui, il grande matematico padre Marin Mersenne dice: “il mondo non può affatto pretendere di rispecchiare e rappresentare l’infinita potenza di Dio4.

I. Newton

Anche l’universo di Isaac Newton, coincidendo con quello biblico, è finito. Sarà l'”universo newtoniano”, nella rivisitazione settecentesca, a divenire infinito nel tempo e nello spazio, e ad affermarsi per lungo tempo, sino al 1917.
L’universo infinito, assente presso i grandi scienziati, compare invece nella visione panteista di Giordano Bruno (1548-1600), come abbiamo sopra anticipato. È un’idea di cui oggi, a livello scientifico, non rimane molto. Già all’epoca, Bruno trova nei veri scienziati i suoi avversari. In particolare il già citato Keplero, secondo cui un corpo infinito non può esistere, e una “misurazione infinita non è concepibile”.

ALCUNI SCIENZIATI CONTEMPORANEI
Oggi, per l’astrofisico italiano Giovanni F. Bignami “L’universo è molto grande e le osservazioni astronomiche indicano che sta continuando ad espandersi. Le sue dimensioni però sono finite e sono determinate dalla quantità di materia e di energia che contiene5.
L’astrofisico T. X. Thuan ricorda che è grazie al concetto di “curvatura dello spazio” che “possiamo capire come sia possibile che lo spazio non abbia un confine pur restando rigorosamente finito. Se questo vi pare impossibile, mettetevi nei panni di un Magellano o di un Phileas Fogg intenti a fare più volte il giro del mondo. Per quanti giri facciate, non incontrerete mai alcun limite. Mai un muro o un bordo a sbarrarvi il cammino. Ciò nonostante, la superficie della Terra è finita. Ciò è possibile perché la Terra non è piatta ma curva“. Analogo il discorso per l’universo 6.
Pur essendo finito, l’universo è smisuratamente grande, e l’uomo è un puntino microscopico. Ma quella dell’universo è una grandezza spaziale, quantitativa, non qualitativa. Copernico, Keplero, Galilei, Pascal, ecc. ritenevano che la dignità dell’uomo non stesse nello spazio che occupa, ma nella sua capacità di pensare e di amare.  

Titolo originale: Lo spazio dell’universo Fonte: Il Timone, dicembre 2017 (n° 168) Pubblicato su BastaBugie n. 555

Notes:

  1. R. Clark, Einstein, Rizzoli 1976, pp. 230-234
  2. M. Stenico, Dall’archè al Big Bang. Georges Edouard Lemaître e la grande narrazione cosmica, Quaderni di archivio Trentino 2017, p. 67
  3. La scienza e l’dea di ragione, Mimesis 2011, p. 464
  4. A. Del Prete, La Rivoluzione scientifica: modelli di conoscenza, Treccani 2002
  5. G. F. Bignami, I marziani siamo noi. Un filo rosso dal Big Bang alla vita, Mondadori 2012, p. 188
  6. T. X. Thuan, Lo scienziato e l’infinito, Dedalo 2014, p. 96

Eco-deriva

Si inaugura con questo post la categoria “Nessun dorma”, che si occuperà di proporre fatti e opinioni che fanno sorgere dubbi e interrogativi sulle loro profonde ragioni. Buona lettura

Ricordiate tutti lo squilibrato che in Nuova Zelanda ha imbracciato un mitra e si è messo a sparare sui musulmani di Christchurch? Ricordate allora che è stato presentato come un suprematista bianco. Ebbene, ciò che si tende a nascondere è che egli stesso si definisce un “eco-fascista“. Un articolo de La Nuova Bussola ci racconta come per Tarrant riscaldamento globale e immigrazione, “sono la stessa cosa, l’ambiente viene distrutto dalla sovrappopolazione, noi europei siamo uno dei gruppi che non stanno sovrappopolando il mondo. Gli invasori (sic!) sono quelli che stanno sovrappopolando il mondo. Uccidi gli invasori, ferma la sovrappopolazione e salverai l’ambiente!”. Non è che a furia osannare “visionarie verdi” tipo Greta Thunberg, gente che parla a senso unico di catastrofismo ecologico-demografico, il messaggio che passa è tale da far perdere la testa a qualche neurolabile? E siccome per questi estremisti verdi l’ambiente viene prima delle persone, perso per perso, qualcuno potrebbe convincersi che per salvare il pianeta( e se stessi! ) bisogna ammazzare quante più persone possibile, col controllo delle nascite, con gli aborti ed anche, perchè no, col mitra.

Nessun gene gay

Lo si sapeva in fondo, ma ora arriva la conferma dal più grande studio di genetica mai fatto, quello che porta la firma Andrea Ganna del Broad Institute del Mit e di Harvard, il quale afferma che non esiste alcun gene gay, ma solo un complesso di fattori che alla fine portano a tale orientamento sessuale. Questi fattori, a giudicare dal commento l’oxfordiana Melinda Mills, sono soprattutto culturali e relazionali: il fatto è che i “loci genetici associati all’omosessualità, quando si combinano i loro effetti tutti insieme in un unico punteggio questo risulta così piccolo (inferiore all’1%) da non poter essere utilizzato in modo affidabile per prevedere il comportamento omosessuale di una persona“. La genetica influisce marginalmente, quindi la scienza ad oggi dice che non si è predestinati biologicamente all’omosessualità. E non è poco.

Senza Dio, senza realtà

Benedetto XVI

Un mon­do senza Dio non può essere altro che un mondo senza senso. Infatti, da dove proviene tutto quello che è? In ogni caso sarebbe privo di un fondamento spirituale. In qualche modo ci sarebbe e basta, e sarebbe privo di qualsiasi fine e di qualsiasi senso. Non vi sarebbero più criteri del bene e del male. Dunque avrebbe valore unicamente ciò che è più forte. Il potere diviene allora l’unico principio. La verità non conta, anzi in realtà non esiste“.

Papa Benedetto XVI, Klerusblatt, aprile 2019

I dogmi della scienza

Teorema di Fontenè

Nella Scienza spesso si parte da affermazioni non dimostrate che si ritengono vere a priori, un esempio sono gli assiomi e i postulati della matematica: una volta stabiliti gli enunciati ‘da ritenere veri senza prova’ (cioè i postulati appunto), usando le leggi della logica, anch’esse ritenute vere, si ricavano i teoremi, cioè le proposizioni che invece sono ‘da ritenere vere perché dimostrate’ .
Ma la scelta di alcuni postulati può essere fatta arbitrariamente e da questa si ricaverà un tipo di ‘costruzione’ anziché un’altra: famoso è il caso del quinto postulato di Euclide che recita “per un punto esterno ad una retta passa una ed una sola parallela alla retta data” e che ha come conseguenza la geometria euclidea, quella che si studia a scuola, ma che può essere cambiato con l’affermazione “per un punto esterno ad una retta non passa nessuna parallela” che permette di costruire la geometria ellittica o di Gauss, o con un l’enunciato “per un punto esterno ad una retta passano infinite parallele” che porta alla geometria iperbolica di Lobacevskij, tutte geometrie egualmente valide così come la prima.
Anche in Fisica esistono delle proposizioni simili ai postulati della matematica, i cosiddetti Principi, il cui esempio principale potrebbe essere il Principio di conservazione dell’energia che recita pressappoco che “l’energia nell’Universo si mantiene costante”. Da questo e pochi altri, con il ragionamento, l’intuito e l’osservazione, si possono ricavare altre leggi che poi però necessitano comunque di una verifica sperimentale. Ovviamente nessun esperimento ha mai contraddetto il principio di conservazione dell’energia e le leggi della fisica da esso derivate, sennò si sarebbe dovute cambiarle, ma in effetti a ben vedere ogni principio è valido non perché definitivamente provato, ma perché finora in nessun esperimento è apparso violato. Questo discorso fatto per la matematica e per la fisica può essere ugualmente esteso con gli adattamenti del caso anche ad altre discipline scientifiche come ad esempio la chimica e la biologia (1).
Detto ciò voglio focalizzare un punto, in quanto ce n’è uno a carattere ‘universale’ che riguarda tutte le scienze e che si può paragonare ad una verità stabilita a priori e generale cioè a un assioma ed è quello che afferma che ‘le cose di cui abbiamo esperienza (l’Universo e le sue leggi), e di cui si occupa la Scienza, non hanno o non hanno avuto bisogno di un Dio come causa prima’ .

In realtà questa affermazione si potrebbe condensare nell’altra che recita ‘il caso è la causa prima dell’esistente’. Per la scienza contemporanea infatti, è il ‘caso’ l’autore di tutto ciò che esiste, un ‘caso’ senza finalità ma creatore dell’ordine, della complessità e della vita. Eppure dal caso, come sarebbe stato infinitamente più probabile, ci saremmo aspettati invece il caos e nulla più. Deve essere chiaro insomma che l’affermazione “il caso è l’autore di tutto l’esistente” non è altro che una specie di assioma presupposto vero a priori e che si potrà ritenere valido però solo finchè non ci sarà qualche prova sperimentale del contrario.
Il problema però è che questa affermazione a priori pare avere un carattere di non falsificabilità, infatti quale esperimento potrebbe mai renderla non vera? Il fatto che sia nella nascita dell’Universo, quattordici miliardi di anni fa, sia in quella della vita sulla Terra, 3.5 miliardi di anni fa, l’agente ‘caso’ avrebbe dovuto operare una sola volta, mette al riparo i suoi sostenitori in quanto si tratta in ognuno dei due casi di un evento unico e irripetibile. Considerato ciò, tale asserzione quindi assume quasi un carattere fideistico che non dovrebbe permettere di criticare più di tanto l’altro credo, quello di chi sostiene che, essendo la vita sin dalla sua comparsa troppo complessa e portatrice di uno scopo e di un senso, sia più logico affermare che essa sia stata voluta e creata da un essere che si pone al di là essa e che la trascende, quindi da Dio.


Ovviamente il mettere da parte l’intervento soprannaturale ha permesso la ricerca delle cause naturali dei fenomeni e ha fatto sviluppare la scienza, non si può negare. Infatti ad esempio l’affermazione che i fulmini erano dovuti all’ira degli dei derivava dall’atteggiamento fideistico dell’uomo primitivo il cui retaggio bisognava sconfiggere e quindi bene ha fatto la scienza a difendersi dall’interpretazione che associava effetti naturali a cause trascendenti in quanto questo atteggiamento non avrebbe permesso lo sviluppo scientifico e in definitiva la scoperta della vera causa dei fenomeni naturali.
Però col tempo si è passati dalla necessità metodologica che ha la scienza nel cercare le leggi della natura senza semplicisticamente rapportare tutto al divino, così come invece facevano gli uomini primitivi, ad una assolutizzazione ontologica, negando del tutto l’esistenza del soprannaturale. Insomma, invece di ammettere la possibilità di cause oltre che naturali anche extranaturali, metafisiche, e quindi al di là dei metodi di indagine della fisica, le si nega aprioristicamente, facendo così a mio avviso un discorso simmetrico e opposto rispetto a quello esclusivamente spiritualistico degli uomini primitivi.
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Note
(1) Se ci si riflette un po’ su, anche la religione, ad esempio quella Cattolica, ovviamente con le dovute e necessarie cautele e differenze, pare avere una struttura che in qualche modo si rifà a questa ‘impalcatura’, infatti ‘i postulati e gli assiomi’  sarebbero  i Dogmi e le leggi rivelate (come quelle del Decalogo) e i ‘teoremi’ non sarebbero altro che le regole comportamentali e le leggi enunciate, con la speculazione razionale a partire dai dogmi e l’ispirazione, dai dottori e dai Padri della Chiesa e in generale dai teologi. Anche in questo caso se si cambiano alcuni dogmi cambia tutto l’impianto e viene fuori un’altra religione. Mi fanno quindi un po’ specie quelli che dicono che la religione sarebbe falsa perché si basa su dogmi…

Da MI-CHA-EL, titolo originale : «Alcune considerazioni sull’affermazione “il caso è creatore di tutto”…», 15 luglio 2019

Dalla natura a Dio

M. Faraday

Muore ad Hampton Court, 25 agosto1867, il grande fisico e chimico Michael Faraday. Fondamentali le sue scoperte soprattutto riguardo all’elettromagnetismo tanto che, in suo onore, l’unità di misura della capacità elettrica fu chiamata farad.

Di lui Einstein scrisse: «Era innamorato della natura misteriosa come l’amante dell’amata lontana»

lettera a Gertrud Warschauer, 27 dicembre 1952

La nipote scrisse di Faraday: «Non posso più guardare il lampo di un fulmine senza ricordare il piacere ch’egli traeva da un bel temporale. Come stesse alla finestra per ore, osservando gli effetti e godendosi la scena; mentre noi sapevamo che la sua mente era colma di alti pensieri, talvolta riguardanti il Creatore, talvolta le leggi attraverso le quali Egli ritiene giusto governare la terra»

A. S. Eddington, La scienza ed il mondo invisibile, introduzione.

Ma era chiara la fonte di tanto trasporto di Farad: la natura è scritta
«dal dito di Dio», e «svelare i misteri della natura equivale a scoprire le manifestazioni di Dio»