Homo #8

Il dubbio dell’unica specie

Ricordate quale era stato il pretesto di questo approfondimento sulla  preistoria dell’uomo? Si tratta di un articolo di Oggiscienza in cui un ragazzo del liceo metteva in dubbio la “vulgata” dell’uomo che deriva dalla scimmia attraverso una serie di dimostrati passaggi intermedi. Per risolvere la questione, la redazione aveva quindi interpellato  nientepopodimeno che la prof. O. Rickards, ordinaria di Antropologia Molecolare all’Università di Roma Tor Vergata . Veniva quindi analizzato il testo di storia reo si lesa maestà nei confronti della scienza “ufficiale”.

Il testo del libro diceva che tra le altre specie e H. Sapiens nessun legame genetico” vi era  e che quindi il sapiens era “specie completamente nuova“. Rikards accettava giustamente solo quest’ultima affermazione e puntualizzava che la sua origine “è oggi fissata a 200 mila anni fa (dato ampiamente superato -ndr-). “È giusto dire che Homo sapiens non derivi da H. habilis, H. erectus o H. neandertalensis, ma questo non significa che non abbia legami di parentela“. Sì, ci sono legami di parentela ma non enfatizzarei troppo la condivisione di geni: se abbiamo in comune con lo scimpanzè il 98% dei geni, ne abbiamo 97,5 col ratto, il 90% con la fragola.

Quindi il primo dato che possiamo fissare è che H. Sapiens non deriva direttamente da nessuna altra specie conosciuta, men che meno dalla scimmia, ed è una specie completamente nuova. Il secondo è che la vecchia  linearità dell’evoluzione umana è falsa e va cancellata a partire dai libri dei nostri figli, scusate se è poco.

Fin qui le certezze. Il “cespuglio” evolutivo proposto da S. J. Gould al posto dell’evoluzione “lineare” prevede rami indipendenti (specie) imparentati tra loro per il fatto di essere tutti attaccati ad un tronco comune (un antenato comune).  Questo però non si trova.  Il dettaglio non è trascurabile e, addirittura, c’è la possibilità che non lo si trovi neanche in futuro. Come trovarlo se non ci si può basare sul fenotipo per ricostruire la storia naturale di un genere? Sappiamo infatti che tratti anatomici apperentemente primitivi si trovano in individui moderni e viceversa.  Le stesse prove fossili per ideare un “cespuglio evolutivo” sono insufficienti, tanto che il paleoantropologo di Harvard David Pilbeam, è costretto ad ammettere: “Se si importasse un bravo scienziato da un’altra disciplina e gli si mostrassero le scarse prove che abbiamo, sicuramente direbbe, “scordatelo, non è abbastanza per andare avanti”(citato da R. E. Leakey, The Making of Mankind, 1982, p. 43 ).
E poi come affrontare senza preconcetti orme le “moderne” datate 6 milioni di anni fa, a Creta? “Dovrebbe essere del tutto chiaro che l’idea dell’anello mancante, sempre incerta, è ora completamente insostenibile” ha scritto il paleontologo H. Gee. Ma se anche l’anello mancante tra uomini e scimmie non si trova, come individuare l’origine del cespuglio stesso? Tutto questo è tanto più destabilizzante se si considera,  come dimostra il cranio di Dmanisi, che è macchinoso, se non addirittura falso, distinguere tra un ramo e l’altro (tra una specie e l’altra).

Il “cespuglio” di Tattersall, schema derivato dall’idea di Gould, non ha linee continue tra le specie ma solo tratteggiate(nessuna derivazione diretta)

In tutta questa confusione prospettive diverse diventano plausibili: e se fosse un’unica specie l’intero genus Homo? E se le specie non fossero altro che razze che si sono distribuite nel tempo e nello spazio adattandosi ai diversi ambienti del pianeta? Sappiamo che l’ibridazione tra sapiens e neanderthal è sicuramente avvenuta e sappiamo che questo è il criterio più importante per definire l’appartenenza di due individui alla stessa specie. Costruivano inoltre ambedue manufatti, disegnavano e creavano strumenti musicali. Che dire poi degli antecessor, identici al sapiens in tutto? Nessuno penserebbe mai che alani e chihuahua appartengano a due diverse specie; e allora perchè farlo, ad esempio, con H. Neanderthaliensis e H. Flosesiensis?  Non stiamo fosse vedendo solo ciò che vogliamo vedere quando invece è la realtà stessa a far saltare il nostro fragile schema? E’ vera evoluzione quella umana o semplice adattamento di una sola specie? La recente riesumazione dell’ipotesi multiregionale  e recenti scoperte vanno in quest’ultima direzione. Nell’ultimo approfondimento cercheremo di trarre le conclusioni.