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La sciocca pretesa

Sono stupefatto che la visione scientifica del mondo reale intorno a me sia così deficitaria. Ci dà tante informazioni fattuali, dispone tutta la nostra esperienza in un magnifico ordine coerente, ma è orribilmente silenziosa su tutte le diverse cose vicine al nostro cuore, su tutte le cose che contano davvero. Non può dirci una sola parola sul rosso e sul blu, sul dolce e l’amaro, sul dolore e la gioia fisica; non sa nulla del bello e del brutto, del bene e del male, di Dio e l’eternità. La scenza pretende qualche volta di rispondere a domande in questi ambiti, ma le sue risposte sono spesso così sciocche che non siamo disposti a prenderle seriamente.”

Erwin Shrodinger, premio Nobel per la Fisica 1933

Fede necessaria alla scienza

«Chi ha veramente collaborato a costruire una scienza sa per propria esperienza interiore che sulla soglia della scienza sta una guida apparentemente invisibile, ma indispensabile: la fede che guarda innanzi. Non c’è principio che abbia recato maggior danno, per l’equivoco a cui si presta, che quello dell’assenza di premesse nella scienza».

Max Plank, Nobel per la Fisica, conferenza del 1930, su La conoscenza del mondo fisico

Pasteur, scienza e fede

Moriva il 28 settembre 1895 a Marnes-la-Coquette, Louis pasteur, conosciuto come il padre della microbiologia. In questo articolo, che ne mette in luce gli indubbi successi scientifici, è chiaro anche la sua schietta fede religiosa.

PASTEUR: GRANDE SCIENZIATO, SINCERO CREDENTE E’ il fondatore della microbiologia, ha introdotto la pastorizzazione del latte, ha permesso lo sviluppo dei vaccini, ha dimostrato con esperimenti l’impossibilità che la vita nasca dalla non vita (abiogenesi)

di Francesco Agnoli

Louis Pasteur (1822-1895) è stato il padre della microbiologia (branca della biologia che studia i microorganismi, batteri e virus), e come tale è uno degli scienziati che con le sue scoperte ha giovato maggiormente al benessere dell’umanità.
Pasteur esordisce come chimico, fondando la nuova scienza della stereochimica. Proprio attraverso questi studi, si convince dell’incommensurabilità tra materia bruta, inorganica e materia vivente e asserisce che la vita è un vero “mistero”.
Un’idea questa che resiste tutt’oggi, se è vero come è vero che il padre della biochimica, Erwin Chargaff, vi ha dedicato un intero libro, intitolato “Mistero impenetrabile”, mentre il genetista Francis Collins, dopo aver concluso la mappatura del genoma umano, ha sostenuto che “nessuno scienziato serio oserebbe oggi affermare di avere a portata di mano una spiegazione naturalistica dell’origine della vita”.
Nel 1855 Pasteur comincia a studiare la fermentazione lattica, quella alcolica, quella acetica, le malattie dei vini e della birra. E’ qui che “manifesta la sua genialità” e “mette in evidenza come in ogni genere di fermentazione siano implicati microrganismi di specie diverse; quindi dimostra che, elevando la temperatura del liquido nel quale è in corso una fermentazione, si arresta il processo, presumibilmente per la morte dei microrganismi responsabili” (Guido Cimino, in Storia delle scienze, Roma, 1984). Nasce così la pastorizzazione.
Ma i microrganismi nascono spontaneamente o sono generati da loro simili? Il tema è scientifico, ma anche filosofico.

LA GENERAZIONE SPONTANEA
Vi si erano cimentati, in passato, Francesco Redi e don Lazzaro Spallanzani, il “Galilei della biologia”. Entrambi avevano combattuto, senza darle il colpo mortale, l’idea greca della generazione spontanea (o abiogenesi), presente già in Talete, Anassimandro, Democrito e Aristotele…
Per i Greci la generazione spontanea era un dogma: per i panteisti, che non credevano come ebrei e cristiani, alla creazione dal nulla, tutta la materia era animata, in modo più o meno percettibile, così da non esservi una vera differenza sostanziale tra materia animata e materia inanimata; per i materialisti come Democrito “gli uomini erano stati originariamente generati dall’acqua e dal fango”, attraverso l’aggregarsi di atomi; per Lucrezio “la terra umida di pioggia, per il solo contributo del calore solare, era in grado di generare una grande quantità di piante e di animali”. Lucrezio “era convinto che gli atomi che formavano l’uomo o qualsiasi altro essere vivente, scomponendosi dopo la morte dell’individuo, potevano, in seguito e in condizioni favorevoli, unirsi ancora e formare un nuovo individuo, e tutto questo in maniera casuale” (Antonio Cadeddu, prefazione a Louis Pasteur, Scritti di microbiologia, Teknos, Roma, 1994).
Quando Pasteur si accinge a dare la definitiva dimostrazione sperimentale della impossibilità che la vita nasca dalla non vita, la abiogenesi è diventata, soprattutto dal Settecento, uno degli argomenti della filosofia materialista, “che vedeva nella generazione spontanea una sorta di atto di libertà della natura nei confronti di un qualunque potere sovrannaturale” (Pietro Dri, Pasteur, dal microscopio alle legion d’onore, Le Scienze, Roma, 2013) e riduceva l’alterità tra materia organica e inorganica ad una differenza di grado e non di qualità.
Il 7 aprile 1864, in una serata presso la Sorbona, Pasteur, che è un convinto cattolico, illustra l’impossibilità delle generazioni spontanee e si lascia andare ad un commento nel quale traspare la sua posizione di credente in un Dio creatore: “Quale vittoria, oh signori, per il materialismo se potesse proclamarsi fondato sul fatto certo che la materia autorganizzantesi produce per se stessa la vita; una materia che possiede già in se stessa tutte le forze conosciute! … Ah se noi potessimo aggiungerle quest’altra forza che si chiama vita, e una vita variabile nelle sue manifestazioni a seconda delle condizioni dei nostri esperimenti, che cosa più naturale in questo caso che deificare la materia? A che scopo ricorrere all’idea di una creazione primordiale, davanti al cui mistero occorre ben inchinarsi? A che pro l’idea di un Dio creatore?”.
Ma la generazione spontanea, anche di “esseri microscopici”, conclude Pasteur, è solo “una chimera”.

I VACCINI
Negli stessi anni Pasteur si cimenta nello studio della malattia contagiosa che uccide i bachi da seta e poi in quello delle malattie infettive degli animali: nel 1877 affronta il carbonchio, che uccide il bestiame, individua ed isola il microorganismo responsabile e “dimostra in modo definitivo la teoria del contagio, dando così l’avvio a un nuovo corso della patologia moderna”. Poi individua nuovi agenti patogeni (lo streptococco, lo staffilococco, il pneumococco…) ed affronta il colera dei polli. Nel 1881 sperimenta con successo su 25 montoni un vaccino contro il carbonchio, e così, come ricorda il citato Cimino, “dà inizio all’era della vaccinazione preventiva nei confronti delle malattie infettive”.
Pasteur si colloca dunque sulla scia di E. Jenner che nel 1796 “era riuscito ad immunizzare l’uomo dal vaiolo con materiale prelevato da bovini infetti”. Quello di Jenner, però, “questo era stato un risultato occasionale, ottenuto empiricamente; solo alla luce di una ‘teoria del contagio’, invece, poteva venire l’idea, che genialmente ebbe Pasteur, di rendere artificialmente i microrganismi meno patogeni, tali da procurare uno stato immunitario. In particolare, l’idea del vaccino gli era venuta allorché aveva notato che alcuni polli, infettati con germi del colera ‘attenuati’ (perché conservati a lungo in coltura), contraevano la malattia in forma leggera e, guariti, non erano più soggetti al contagio”. Proprio partendo dal “principio dell’immunizzazione tramite ‘coltura attenuata’, ovvero tramite vaccino, Pasteur riesce a sconfiggere, nel 1885 una terribile malattia, la rabbia”.
Le scoperte di Pasteur toccano ogni campo, anche la chirurgia: dimostrando il legame tra microbi e malattie umane, si certifica la necessità un’adeguata asepsi. Pasteur invita i chirurghi ad utilizzare solo strumenti e medicazioni sterilizzati, a lavarsi bene le mani, a disinfettare, riducendo così enormemente la mortalità generata dai chirurghi che con strumenti e mani infetti divenivano seminatori di microbi e di morte.

IL DIBATTITO
Ma gli innegabili successi non significano che non vi siano, anche tra ottimi medici e scienziati, degli oppositori, tra cui nientemeno che il grande Robert Koch. Il dibattito diventa incandescente quando Pasteur passa dagli animali agli uomini: l’opinione pubblica si divide, per alcuni è un “assassino”. Un tale Joseph Smith, morso da un gatto rabido, viene vaccinato e muore. La polemica monta, ma Pasteur dimostra che il decesso del paziente, pur essendo post hoc, non è propter hoc: il paziente è defunto non a causa del vaccino, ma perché era un alcolizzato, e “la rabbia trova terreno fertile negli etilisti, rendendo inefficace il vaccino”.

PASTEUR FILOSOFO
Un ultimo accenno, al Pasteur filosofo. Il 27 aprile 1882 viene accolto nella Accademia delle Scienze da Ernest Renan, ex sacerdote, negatore della divinità di Cristo e dei miracoli. Nel discorso di saluto Pasteur deve fare l’elogio funebre di Emile Littré, medico e seguace del positivismo di August Comte. Pasteur non esita a dire la sua: Comte e Littrè, figli dell’illusione scientista, ponevano ogni fiducia nella limitata scienza umana, e invitavano a non preoccuparsi “né dell’origine né della fine delle cose, né di Dio né dell’anima, né di teologia, né di metafisica”.
“Quanto a me”, argomenta Pasteur, “mi chiedo in nome di quale nuova scoperta, filosofica o scientifica, si possano estirpare dall’animo umano queste grandi preoccupazioni. Mi sembrano di essenza eterna, perché il mistero che avvolge l’Universo e di cui esse sono emanazione è esso stesso eterno per natura”.
In verità, conclude Pasteur, il positivismo “non tiene conto della più importante delle nozioni positive, quella dell’infinito. Al di là di questa volta stellata che cosa c’è? Nuovi cieli stellati. Sia pure! E al di là ancora? Lo spirito umano, spinto da una forza irresistibile, non smetterà mai di chiedersi: che cosa c’è al di là? Vuole esso fermarsi, sia nel tempo, sia nello spazio? Poiché il punto dove esso si ferma è solo una grandezza finita, soltanto più grande di tutte quelle che l’hanno preceduta, non appena egli comincia ad esaminarlo ritorna la domanda implacabile senza che egli possa far tacere il grido della sua curiosità… Colui che proclama l’esistenza dell’infinito, e nessuno può sfuggirvi, accumula in questa affermazione più sovrannaturale di quanto non ce ne sia in tutti i miracoli, perché la nozione dell’infinito ha la doppia caratteristica di imporsi e di essere insieme incomprensibile… Io vedo ovunque l’inevitabile espressione della nozione dell’infinito nel mondo. Attraverso essa, il soprannaturale è in fondo a tutti i cuori”.
Per questo, conclude, Comte e Littrè avevano torto: “la metafisica non fa che tradurre dentro di noi la nozione dominatrice dell’infinito” e la scienza stessa, in quanto desiderio di capire, non è che “l’effetto dello stimolo del sapere che il mistero dell’universo infonde nella nostra anima”.

PASTEUR E PASCAL
Quanto alla ragione, proprio come Pascal ne aveva indicati i limiti, alla luce della ragione stessa (vedi Pensieri 147, 156 e 159) – ricordando che “tutte le scienze sono infinite nell’estensione delle loro ricerche”, che la peculiare natura dell’uomo “ci impedisce di sapere con certezza e di ignorare in modo assoluto”, e che è impossibile che “una parte”, l’uomo, conosca “il tutto” (Pensieri, 43) -, anche Pasteur dichiara: “ancora più incompatibile con la ragione umana è il credere alla potenza della ragione sui problemi dell’origine e della fine delle cose… Credetemi, di fronte a questi grandi problemi, eterni soggetti di meditazioni solitarie degli uomini, non vi sono che due stati dello spirito: quello fornito dalla fede, la credenza a una soluzione data da una rivelazione divina, e quello del tormento dell’anima tesa alla ricerca di soluzioni impossibili e che questo tormento esprime con un silenzio assoluto (non con le false certezze dei “sistemi nichilisti” del positivismo, ndr) o, ciò che è lo stesso, con la confessione dell’impotenza di nulla comprendere e di nulla conoscere di questi misteri” (L. Pasteur, Opere, Utet).
Infine, sempre con Pascal, anche Pasteur affianca alla ragione, così definita, il cuore: gli “insegnamenti della sua fede (del credente, ndr) sono in armonia con gli slanci del cuore, mentre la credenza del materialista impone alla natura umana ripugnanze invincibili. Che forse il buon senso, il senso intimo di ciascuno non reclama la responsabilità individuale? Al capezzale dell’essere amato colpito dalla morte non sentite in voi qualche cosa che vi grida che l’anima è immortale? E’ un insultare il cuore dell’uomo dire con il materialismo: la morte è il nulla!”. […]

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 1 minuto) si ricorda l’esperimento scientifico di Pasteur che dimostrò come infondata la tesi, allora dominante, della generazione spontanea della vita, sostenuta dai materialisti atei che così negavano la necessità di un Creatore. Se vuoi vedere il video completo (durata 1 ora) da cui è tratto il seguente frammento, clicca qui!

Titolo originale: Il padre dei vaccini: vita e filosofiaFonte: Libertà e Persona, 9 luglio 2018 Pubblicato su BastaBugie n. 571

I dogmi della scienza

Teorema di Fontenè

Nella Scienza spesso si parte da affermazioni non dimostrate che si ritengono vere a priori, un esempio sono gli assiomi e i postulati della matematica: una volta stabiliti gli enunciati ‘da ritenere veri senza prova’ (cioè i postulati appunto), usando le leggi della logica, anch’esse ritenute vere, si ricavano i teoremi, cioè le proposizioni che invece sono ‘da ritenere vere perché dimostrate’ .
Ma la scelta di alcuni postulati può essere fatta arbitrariamente e da questa si ricaverà un tipo di ‘costruzione’ anziché un’altra: famoso è il caso del quinto postulato di Euclide che recita “per un punto esterno ad una retta passa una ed una sola parallela alla retta data” e che ha come conseguenza la geometria euclidea, quella che si studia a scuola, ma che può essere cambiato con l’affermazione “per un punto esterno ad una retta non passa nessuna parallela” che permette di costruire la geometria ellittica o di Gauss, o con un l’enunciato “per un punto esterno ad una retta passano infinite parallele” che porta alla geometria iperbolica di Lobacevskij, tutte geometrie egualmente valide così come la prima.
Anche in Fisica esistono delle proposizioni simili ai postulati della matematica, i cosiddetti Principi, il cui esempio principale potrebbe essere il Principio di conservazione dell’energia che recita pressappoco che “l’energia nell’Universo si mantiene costante”. Da questo e pochi altri, con il ragionamento, l’intuito e l’osservazione, si possono ricavare altre leggi che poi però necessitano comunque di una verifica sperimentale. Ovviamente nessun esperimento ha mai contraddetto il principio di conservazione dell’energia e le leggi della fisica da esso derivate, sennò si sarebbe dovute cambiarle, ma in effetti a ben vedere ogni principio è valido non perché definitivamente provato, ma perché finora in nessun esperimento è apparso violato. Questo discorso fatto per la matematica e per la fisica può essere ugualmente esteso con gli adattamenti del caso anche ad altre discipline scientifiche come ad esempio la chimica e la biologia (1).
Detto ciò voglio focalizzare un punto, in quanto ce n’è uno a carattere ‘universale’ che riguarda tutte le scienze e che si può paragonare ad una verità stabilita a priori e generale cioè a un assioma ed è quello che afferma che ‘le cose di cui abbiamo esperienza (l’Universo e le sue leggi), e di cui si occupa la Scienza, non hanno o non hanno avuto bisogno di un Dio come causa prima’ .

In realtà questa affermazione si potrebbe condensare nell’altra che recita ‘il caso è la causa prima dell’esistente’. Per la scienza contemporanea infatti, è il ‘caso’ l’autore di tutto ciò che esiste, un ‘caso’ senza finalità ma creatore dell’ordine, della complessità e della vita. Eppure dal caso, come sarebbe stato infinitamente più probabile, ci saremmo aspettati invece il caos e nulla più. Deve essere chiaro insomma che l’affermazione “il caso è l’autore di tutto l’esistente” non è altro che una specie di assioma presupposto vero a priori e che si potrà ritenere valido però solo finchè non ci sarà qualche prova sperimentale del contrario.
Il problema però è che questa affermazione a priori pare avere un carattere di non falsificabilità, infatti quale esperimento potrebbe mai renderla non vera? Il fatto che sia nella nascita dell’Universo, quattordici miliardi di anni fa, sia in quella della vita sulla Terra, 3.5 miliardi di anni fa, l’agente ‘caso’ avrebbe dovuto operare una sola volta, mette al riparo i suoi sostenitori in quanto si tratta in ognuno dei due casi di un evento unico e irripetibile. Considerato ciò, tale asserzione quindi assume quasi un carattere fideistico che non dovrebbe permettere di criticare più di tanto l’altro credo, quello di chi sostiene che, essendo la vita sin dalla sua comparsa troppo complessa e portatrice di uno scopo e di un senso, sia più logico affermare che essa sia stata voluta e creata da un essere che si pone al di là essa e che la trascende, quindi da Dio.


Ovviamente il mettere da parte l’intervento soprannaturale ha permesso la ricerca delle cause naturali dei fenomeni e ha fatto sviluppare la scienza, non si può negare. Infatti ad esempio l’affermazione che i fulmini erano dovuti all’ira degli dei derivava dall’atteggiamento fideistico dell’uomo primitivo il cui retaggio bisognava sconfiggere e quindi bene ha fatto la scienza a difendersi dall’interpretazione che associava effetti naturali a cause trascendenti in quanto questo atteggiamento non avrebbe permesso lo sviluppo scientifico e in definitiva la scoperta della vera causa dei fenomeni naturali.
Però col tempo si è passati dalla necessità metodologica che ha la scienza nel cercare le leggi della natura senza semplicisticamente rapportare tutto al divino, così come invece facevano gli uomini primitivi, ad una assolutizzazione ontologica, negando del tutto l’esistenza del soprannaturale. Insomma, invece di ammettere la possibilità di cause oltre che naturali anche extranaturali, metafisiche, e quindi al di là dei metodi di indagine della fisica, le si nega aprioristicamente, facendo così a mio avviso un discorso simmetrico e opposto rispetto a quello esclusivamente spiritualistico degli uomini primitivi.
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Note
(1) Se ci si riflette un po’ su, anche la religione, ad esempio quella Cattolica, ovviamente con le dovute e necessarie cautele e differenze, pare avere una struttura che in qualche modo si rifà a questa ‘impalcatura’, infatti ‘i postulati e gli assiomi’  sarebbero  i Dogmi e le leggi rivelate (come quelle del Decalogo) e i ‘teoremi’ non sarebbero altro che le regole comportamentali e le leggi enunciate, con la speculazione razionale a partire dai dogmi e l’ispirazione, dai dottori e dai Padri della Chiesa e in generale dai teologi. Anche in questo caso se si cambiano alcuni dogmi cambia tutto l’impianto e viene fuori un’altra religione. Mi fanno quindi un po’ specie quelli che dicono che la religione sarebbe falsa perché si basa su dogmi…

Da MI-CHA-EL, titolo originale : «Alcune considerazioni sull’affermazione “il caso è creatore di tutto”…», 15 luglio 2019

Big Bang sotto l’ombrellone

Teorie alternative per un unica certezza: l’inizio di tutto col suo Creatore

E’ di nuovo estate e la gente ha più tempo per le letture. Quale periodo migliore per usare l’artiglieria pesante dello scientismo? Varie testate scientifiche ripropongono quindi approfondimenti su temi che maggiormente appassionano la gente e quello delle origini del cosmo è naturalmente uno dei più interessanti. Articoli confondenti, ripetitivi, carichi di nulla. Una traduzione in italiano di un articolo di Quanta Magazine, ad esempio, racconta di come il mondo della cosmologia discuta vivacemente dell’origine del cosmo da tempo. Fu un prete cattolico ( e questo deve aver dato parecchio fastidio visto che il nobel non gli è stato mai

Georges Lemaitre

assegnato), Georges Lemaitre, a fare la più grande scoperta dell’umanità, e cioè che c’è stato un inizio di tutto. Nei confronti della sua teoria dell’atomo primigenio, altrimenti detta del Big Bang, il mondo scientifico si divise in supporter credenti e negazionisti atei in quanto, di fatto, un universo finito porta la ragione a considerare l’ipotesi pressante di un creatore. Come lo stesso Einstein sottolineò: «Questa è la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito». Quindi, la scienza “illuministica”, quella che aveva come scopo l’eliminazione del divino come spiegazione dei fenomeni fisici, pareva aver tragicamente fallito. Nonostante tutti i dati confermino un inizio del cosmo con una singolarità (punto di energia caldo e denso), parte della comunità scientifica continua anche oggi a ribellarsi a tale verdetto partorendo fantasiose alternative. L’articolo in questione parla della “teoria senza confini” di Stephen Hawking e James Hartle. Un giochetto matematico che, estrapolando a livello cosmico le interpretazioni della fisica quantistica, immagina un cosmo espresso sotto forma di una funzione d’onda, qualcosa che lo “impacchetta” e lo “congela” in una dimensione senza tempo, permettendogli così di non avere confini e quindi un inizio. Il lettore temerario potrà volendo approfondire, tendendo però in mente che il suo creatore ebbe a dire che «è solo un modello matematico, non ha senso chiedersi se corrisponde alla realtà» 1. Già, avete capito bene,non stiamo più cercando la realtà ma una sua rappresentazione vantaggiosa tanto “ambigua” 2quanto non verificabile. Ma anche chi si oppone a tale modello ne sta ricercando di alternativi, la matematica è d’altronde infinita…

Il numero di Luglio/Agosto di Scienze BBC Italia mi aveva convinto all’acquisto col titolo di testa: “E se non fosse iniziato tutto con il Big Bang?”. Mi aspettavo nuove fantasmagoriche teorie e invece, come al solito, dopo l’esposizione del bruciante disagio del mondo scientifico ler la “follia” di un inizio caotico che porta ad un iniverso ordinato improbabile con leggi improbabili, ecco la solita trita e ritrita teoria dell’universo ciclico. Ed avrebbe dovuto subito mettermi sull’avviso la solita immagine dei telescopi del Polo Sud (la stessa di un articolo di Le Scienze del dicembre 2014), attrezzi dai quali si aspetta uno straccio di prova che non arriva mai. Ad essere messa in dubbio è la storia secondo la quale subito dopo il Big Bang seguì un fenomeno di rapida espansione del cosmo chiamato “inflazione cosmica”, idea di A. Guth. L’accusa è che si tratta di un ipotetico fenomeno senza basi fisiche, senza ragione d’innesco e di fine. Di più, può essere riparametrato “ad hoc” per descrivere i fenomeni che gli astronomi effettivamente osservano, insomma, una scarpa buona per ogni piede. Non sarebbe quindi scienza secondo l’idea popperiana della non falsificabilità ma cè chi sostiene che la scienza possa tranquillamente liquidare questi dettagli 3. Ma al di là dei problemi di metodo che colpissono alla radice la scienza stessa, sono le stesse proposte avanzate dal team critico nei confronti dell’inflazione ad apparire ancora meno probabili. Un bel problema!

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Lee Smolin

Infine, Le Scienze ripropone il tema delle nascite alternative e seriali del cosmo pubblicando in allegato un libro di Lee Smolin dal titolo “La Rinascita del tempo” nel quale il fisico e filosofo canadese è lucidissimo nell’ammettere che “l’elenco delle tragedie della cosmologia quantistica è spaventoso“(p. 123). E’ lucido anche nel manifestare il disagio per un cosmo così ordinato apparentemente originato dal caos di una singolarità. Ma per risolvere i problemi di una scienza al palo come quella odiena propone il suo polpettone di universo spiegazione di sé stesso, con leggi in evoluzione, senza causa effetto, tempo reale ed infinito. Il tutto senza prove e minato alla radice da un regresso infinito logico-matematico (p. 302). Ma Smolin avrà mai letto di Kurt Gödel? E non ha letto che questo logico austriaco dimostrò che un qualsiasi sistema non è spiegabile dal suo interno, proprio come tutta la matematica e la logica? La medicina di Smolin pare essere tanto peggio della malattia quanto è assurda ed improbabile la mole di ipotesi circolari che l’autore è costretto ad immaginare per superare l’empassse della fisica moderna. Il libro è in ogni caso illuminante perchè bene tratteggia il deficit di capacità conoscitiva della scienza attuale. Riferendosi alla materia, il fisico Smolin annota che è “qualcosa di cui non sappiamo nulla“, tanto “da dubitare che la scienza possa dirci che cosa è realmente il mondo” (p. 326-7). E ammette pure la malattia dello scientismo di cui è irrimediabilmente affetto: “Se oltre alla scienza esiste un’altra strada per arrivare ad una conoscenza affidabile del mondo, è improbabile che io la segua, perchè la mia vita è incentrata sull’impegno nei confronti dell etica della scienza“. Povero Smolin, condannato per sempre a non capire. E invece, come sarebbe facile aprire un libro più letto e leggere: “Tu hai disposto ogni cosa con misura, calcolo e peso” Sap 11,2

Fa caldo, ma dopo tante letture e tanto fumo negli occhi, sotto l’ombrellone rimane una sola certezza, l’inizio di tutto ed il suo Creatore. E ora ci sta un bel bagno.

Notes:

  1. The Objections of an Unashamed, 1997, p. 169
  2. Secondo Neil Turok “Il problema con l’approccio di Stephen e Jim è che era ambiguo,
    profondamente ambiguo”. Abbiamo scoperto che fallisce miseramente” Quanta Magazine, Physicists Debate Hawking’s Idea…June 6, 2019
  3. Si tratta della epistemiologia di “falsificazione matura” di I. Lakatos

La risposta a tutto?

«Tutti i manuali di scienza per le scuole partono da una premessa (o addirittura da una vecchia mitologia) scientista, cioè dalla convinzione che la scienza sia in grado di dare una risposta a tutti i problemi. In tal modo si nega o si nasconde che la scienza si aggira nel mistero e che ogni sua scoperta apre un nuovo mistero.»

Luigi Dell’Aglio cita Giuseppe Sermonti, biologo, genetista e scrittore, Manuali? Ciò che manca è il metodo, in Avvenire 18 agosto 2000

Absurdum in fundo

E siamo alla fine del nostro approfondimento sul potere conoscitivo di una scienza fondata solo sulla matematica. Abbiamo visto nelle due precedenti puntate come dalle bizzarrie della fisica quantistica sarebbe dovuta scaturire una sana riflessione sui fondamenti della scienza galileiana. E invece la comunità dei fisici, ubriacata da suoi strabilianti risultati “tecnici”, ha continuato a considerarla l’unica fonte di conoscenza cacciandosi così nel peggiore dei vicoli ciechi. Leggi tutto..

La fisica dell’istinto

Ancora alla ribalta su Le Scienze il modello vecchio di 22 anni dell’universo senza confini, “in bottiglia” come disse l’inventore J. Maldacena. Si tratta di un modello matematico/geometrico che prevede un universo “olografico” originato da un sistema sottostante con una dimensione in meno. Capito? No? Poco male, perché si tratta solo di un “giocattolo” matematico, con “poca speranza di avere prove sperimentali che dimostrino la correttezza“, come afferma proprio l’articolista di Le scienze.

Da rimanere basiti: di che parliamo allora? Di aria fritta, a quanto pare, anche se qualcuno ci crede lo stesso, come il fisico Xi Dong: “se i pezzi cominciano a combaciare, istintivamente sai di essere sulla strada giusta“. Strano vedere tanta fideistica istintività in uno scienziato, ma è disinteressata passione o c’è dell’altro? Il fatto è che “a molte persone non piace l’idea che il tempo abbia avuto un inizio, probabilmente perché sa di intervento divino”. [S. Hawking, Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo, 2011] Uomo avvisato…

La realtà irreale

Max Planck, premio Nobel per la Fisica

Abbiamo visto nella prima puntata come sia impossibile assolutizzare la matematica per colpa dell’indecidibilità dei suoi fondamenti introdotta da Gödel. Ma la realtà sembra essere davanti a noi oggettiva e sappiamo dalle nostre scoperte che pare rispondere al principio della causa-effetto (determinismo); possiamo quindi ancora verificare (osservatore distinto dall’oggetto) che i risultati dei modelli matematici corrispondano a tali “fatti” (realismo). La fiducia in tale metodo fu il dogma di Albert Einsten, e lo è ancora per molti. Leggi tutto..

La scienza dell’incertezza

"Se, d’accordo con il Teorema di Godel, qualunque sistema assiomatico contiene proposizioni indecidibili; se, d’accordo con la relatività di Einstein, non esistono più lo spazio e il tempo assoluti; se, d’accordo con la fisica quantistica, la scienza è solo in grado di offrire vaghe e casuali approssimazioni del cosmo; se, d’accordo con il principio di indeterminazione, la causalità non serve più a predire con certezza il futuro; e se gli individui possono accedere solo a verità parziali, individuali, allora tutti noi che siamo stati modellati con la stessa materia degli atomi, siamo fatti d’incertezza".

Jorge Luis Volpi Escalante, accademico saggista, In cerca di Klingsor – Mondadori, Milano 2000, p.378

La lingua dell’universo

Dove ci porta studiare l’universo senza mai alzare lo sguardo  dai numeri? In questo approfondimento diviso in tre “puntate” cercheremo di dare una risposta, per quanto parziale, alla luce dei più recenti sviluppi della scienza. E partiremo da lontano, da Pitagora, che fu il primo a predicare in Occidente che “ogni cosa si adatta al numero“. Gli credettero in molti, anche Galileo che nel suo Saggiatore accettò che l’universo fosse «scritto in lingua matematica e i caratteri son […] figure geometriche […] senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto». Leggi tutto..

 

Com’è che siamo uomini?

Ne abbiamo già parlato in qualche modo nella serie di approfondimenti  “Homo”, che invito a rivedere, ma un articolo del 2013 di Ines Adornetti, dell’ Università Roma 3, ci fornisce la possibilità di riflettere più approfonditamente sui modelli che hanno la pretesa di spiegare l’unicità umana nel mondo naturale. I due modelli presi in considerazione hanno in comune l’utilizzo della capacità simbolica/linguaggio come guida per definire un essere vivente Homo sapiens. Leggi di più..

Un universo impossibile

Esperimento ATLAS, 2012

Abbiamo visto nella precedente puntata come la “Supersimmetria”, se confermata,  risolverebbe molti dei problemi della fisica. Vediamo in questa puntata come spiegherebbe quello della minuscola massa del bosone di Higgs.  Per dare conto del fenomeno, in trent’anni di duro lavoro, i fisici hanno immaginato l’esistenza di decine di “superpaticelle” che, marcando stretto la loro controparte “standard”, fornirebbero durante l’interazione col campo di Higgs una “guida” precisa per sottrarre ed aggiungere massa al campo. Continua..

Da Hilbert a Godel

D. Hilbert

Nel pieno della sbornia illuminista, alla fine del XIX secolo, il matematico tedesco David Hilbert concepì il progetto di voler assolutizzare la scienza. Erano gli anni degli enormi progressi della tecnologia ottocentesca e parve a tutti assodato che l’uomo non avesse più bisogno del metafisico, di Dio insomma. “Dio è morto. Dio resta morto. E noi l’abbiamo ucciso.” proclamava trionfante  Nietzche all’orbe terraqueo. La “scienza della materia” ed i calcoli su cui si basava  avrebbero dato all’umanità sicurezza e prosperità infinite. Ma c’era un problema, anzi, dei problemi.

“Hilbert intuiva che quella libertà di creare, che trasformava gli uomini in dei (e liberavano l’uomo da Dio), i matematici dovevano guadagnarsela con delle prove inconfutabili. […] era necessario compiere un ultimo sforzo, il più difficile: dimostrare che le creazioni umane sono armoniose e perfette quanto quelle della Natura”. (Di Saverio G. –Dal paradiso di Hilbert all’inferno di Gödel). La posta in palio era la più grande. La religione scientista, fondata sul dogma matematico, si preparava a  scalzare la religione cristiana, fondata sul dogma della rivelazione biblica. “Sono convinto che prima del 1860 io predicherò il positivismo a Notre Dame come la sola religione reale e completa”(A. Comte, Lettera a Madame de Thoulouze).

Hilbert sapeva di vivere uno dei passaggi storici cruciali e sapeva che per fare l’ultimo passo era necessario che la matematica fosse inattaccabile: “Dove trovare sicurezza e verità se non si trovano neppure nel pensiero matematico“. (Hilbert D., discorso di monaco, 1925). Così, indossato il ruolo di leader della comunità scientifica, al congresso internazionale di Bologna del 1928 indicò 10 (poi divenuti 23) problemi da risolvere perchè la matematica fosse coerente e completa, in altre parole assoluta. La comunità matematica mondiale si tuffò così nel  cosiddetto programma “formalista”.

K. Godel

A Bologna, in quel 1928, ad ascoltare Hilbert c’era anche un giovane matematico ceco di nome Kurt Gödel. Egli accettò la sfida di Hilbert concentrando i sui sforzi sulla logica matematica. La sua prima grande scoperta (ottenuta assieme ad Hans Hahn) fu di dimostrare che è possibile creare una relazione veritiera tra logica e simbolo. Volgarmente, diveniva possibile scrivere la logica con i numeri, un altro punto a favore del “formalismo”. Ma nel 1933, ormai professore a Princeton, Gödel, tra un esaurimento nervoso e l’altro,  pubblicò i suoi teoremi d’incompletezza, destinati ad aver un enorme influenza sul pensiero filosofico successivo. I due teoremi risolvono uno dei problemi proposti da Hilbert ma, nel farlo, devastano l’impianto complessivo del formalismo.

Ecco cosa dicono:

Godel 1: In ogni formalizzazione coerente della matematica […] è possibile costruire una proposizione sintatticamente corretta che non può essere né dimostrata né confutata all’interno dello stesso sistema

Il primo teorema dimostra che qualsiasi sistema formale(come la matematica) incompleto: esso contiene affermazioni di cui non si può dimostrare né la verità né la falsità.

Godel 2: Nessun sistema, che sia abbastanza coerente ed espressivo da contenere l’aritmetica, può essere utilizzato per dimostrare la sua stessa coerenza.

Il secondo certifica che se si prende un qualsiasi enunciato casuale, non sarà possibile stabilire se esso è o non è un assioma del sistema. Pertanto data una qualsiasi dimostrazione, in generale, non sarà più possibile verificarne la correttezza.

La matematica rimase solo un utile strumento, prepotentemente sovrastata dall’insight, l’intuito umano; la metafisica non fu spazzata via, tuttt’altro.