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Eredità modeste

Sulla rivista Focus del mese di Maggio 2018 un interessante articolo intitolato da “Il racconto dell’universo” ci narra le ultime scoperte cosmologiche. Spicca, anche per il color giallo alert, una piccola sezione dedicata all’eredità “che ci lascia di Stephen Hawking”, il famoso cosmologo in carrozzella da poco mancato. I punti di rilievo paiono essere due: il multiverso e la frequenza della vita nel cosmo.

Circa il primo(un universo fatto da n universi più o meno concatenati) va rilevato che l’idea, nata negli anni settanta è di difficile — se non imposibile — verificabilità scientifica; l’articolista assicura che Hawking abbia segnato la strada per verificare la giustezza di una tale tesi ma la rivista Coelum recentemente sostiene il contrario: Hawking ed Hertog (i due autori della teoria che prevede nientepopodimeno che infiniti universi) “non suggeriscono alcun modo di poter vedere le prove”. Ed è meglio credere agli astronomi di Coeum che al giornalista di Focus.

Insomma il multiverso rimane solo una bella speranza inverificabile; i multiversi, ha confessato uno dei loro più eminenti ideatori, Alex Vilenkin, non appartengono alla fisica, ma sono “esercizi di cosmologia
metafisica
”, buoni a riempir le pagine delle riviste peer review (ed il conto bancario degli autori–ndr–).

Circa la vita poi, Hawking come altri scienziati, ritiene che la scoperta di alcuni aminoacidi in meteoriti caduti sulla terra renda praticabile l’ipotesi che la vita sia un po’ ovunque nello spazio; da uno di questi corpi sarebbe stata inseminata sul nostro pianeta. E’ bene chiarire che i mattoni della vita(gli aminoacidi) sono solo il primo passo per la costruzione della complessima ed ordinata struttura che è una cellula ”elementare”. E’ impossibile invocare il caso per una tale costruzione! Potremmo mai costruire una casa mescolando a caso dei mattoni? Naturalmente no, tantomeno quindi è lecito pensare che la vita sia frequente altrove nel cosmo. Non perlomeno come frutto di combinazioni fortuite della chimica. Anche questa è quindi una bella speranza, null’altro .

Ecco il lascito di Hawking, due idee speranzose condite da una forte spettacolarizzazione.

L’oppio di Marx

Uno degli sloagan più conosciuti e, ahimè osannati, è “La religione è l’oppio dei popoli“.

La frase è del filosofo tedesco Karl Marx (1818-1883) e sostiene in pratica che la situazione sociale disagiata ha portato la gente ad “inventarsi” una serie di credenze per provare sollievo, per sopportare il sopruso, l’alienazione, la fatica.

Tralasciando in questa sede le “magnifiche sorti e progressive” che la sua ideologia regalerà al mondo, di primo acchito, di fronte a cotanta apodittica affermazione, si può rimanere attoniti. Avete sentito dire: “La grande muraglia cinese si vede dalla luna”! E’ una cosa simile. Ragionando solo sulla lunghezza della muraglia, la cosa non appare poi così irragionevole. Ma se si considera la larghezza della costruzione le cose cambiano.. Tornando al nostro discorso, cosa si cela veramente dietro alla frase di Marx?

Innanzitutto la fede in qualcos’altro. Sissignori, è il modus tollens, un procedimento logico efficacissimo se le credenze su cui ci si basa sono vere: se si dubita di P è perchè si crede fermamente in x, y e z che sono per loro natura incompatibili con P. Nel nostro caso, se si dubita della coerenza della fede cristiana(P) –a questo si riferiva il nostro filosofo ateo– è perchè si crede nell’infinità dell’universo (x), nel materialismo assoluto (y) e nella completezza della scienza (z). Marx inoltre credeva che x, y e z , allora come ora tutt’altro che dimostrate, fossero incompatibili con la coerenza della fede cristiana. Egli, come tutti noi, “credeva” in qualcosa. Persino gli scienziati, come diceva Michael Polany, devono credere per capire, proprio come Agostino di Ippona: credo ut intelligam è infatti necessario al processo cognitivo.

Il problema è cosa credere e, dal suo punto di vista il buon Karl, immerso nell’ambiente culturale ottocentesco, percepiva vividi i fasti dello scientismo illuminista, la tecnologia che stava cambiando il mondo, ma anche il capitalismo selvaggio ed alienante. Aveva insomma delle attenuanti dovute a ciò che il suo tempo gli poneva dinanzi. Le credenze a quel punto gli apparvero come legacci non solo del progresso, ma della libertà stessa dell’uomo. Sapeva forse della meccanica quantistica? Sapeva forse del dualismo onda particella, dei teoremi di Gödel, del Big Bang? Tutti questi “fatti” scientifici si concretizzarono solo negli anni ’30 del secolo successivo nella “crisi della scienza”, crisi tutt’ora perdurante, nonostante la dilagante propaganda scientista.

Quindi, l’errore del nostro filosofo fu di scommettere la sua “fede” su un mucchietto di vane illusioni umane. Probabilmente avrebbe cercato altri modi per aiutare le masse di oppressi, se solo fosse nato un secolo dopo. La sua affermazione (La religione è…) è quindi legata al suo tempo, secolarizzata, una “verità ad orologeria” e come tale con respiro irrimediabilmente corto rispetto a quelle della cristianità: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno“.