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Ancora balle spaziali

Ci risiamo. Il solito libro”dal successo clamoroso” privo di vere novità scientifiche, il solito scienziato quasi famoso [ elevato al rango di premio Nobel grazie alla testata che lo ospita per la presentazione del libro] che vuole vendere ancora più libri per diventare famoso, tutto, ben inteso, solo in nome della conoscenza. Non una conoscenza qualunque ma, udite, udite, assoluta: « non solo sappiamo di “vita su milioni di pianeti” ma “Sappiamo come è nato l’universo e anche perché”.

Ah, sì? E i Tg non ne parlano? Possibile che ci siamo persi tutto questo ben di Dio? Calma ragazzi. Leggendo attentamente si scoprono i trucchi: si ammette infatti che « molti particolari devono ancora messi a fuoco» si parla di «una schiuma di universi-bolla che si intrecciano» e di “scienziati che presto, forse, potranno cogliere questo intreccio scrutando con telescopi sempre più potenti“.

Il prof. Guido Tonelli

Circa la vita scopriamo che la sua straordinaria diffusione è sostenuta dal “semplice calcolo delle probabilità” , sottacendo la mostruosa difficoltà a spiegarla anche su un singolo pianeta . E’ la scienza dei “forse“, dell’aria fritta di infiniti universi indimostrati ed indimostrabili pullulanti di vita (ma dove?) che conosciamo bene quella di Guido Tonelli col suo “Genesi”. E’ la scienza del « troveremo anche qualche conferma ». Qualche confermaaa? ‘Sta cosa significa che non ne abbiamo nessuna! Ecco di cosa nutriamo le nuove generazioni: di fiabe pseudoscientifiche che superano la fantascienza, anzi, che sono esse stesse fantascienza. Non dire gatto… recita l’antico adagio popolare. E ritornare a fare scienza vera, quella delle conferme sperimentali? Ma anche no! Quella non fa vendere libri.. fa solo monotonamente riflettere su di un universo che ha avuto un inizio. Ed è una riflessione scomoda.

Un premio per la fede

Il fisico teorico Sergio Ferrara

La teoria premiata, la “Teoria del Tutto”, sarebbe coronamento del sogno di Einsten; è in realtà una teoria moribonda.

Naturalmente non abbiamo nulla contro il connazionale Sergio Ferrara che il giorno 7 agosto ha vinto, assieme ad uno scienziato americano ed un olandese, il premio milionario Breakthrough. Ad maiora per lo scienziato romano! Il premio, foraggiato dai ricconi di Facebook, Google ed Alibaba è strombazzato come “pari al Nobel” e noi ce la beviamo così. Ma ciò che veramente non convince è che i tre scienziati abbiano ideato la teoria della “supergravità” già nel lontano 1976 e che da allora nessun esperimento l’abbia mai confermata. E allora perchè premiarli? Arriviamoci per gradi.

La nostra conoscenza dell’universo si fonda sulla teoria quantistica e sulla teoria della relatività. La prima permette la spiegazione di fenomeni microscopici fino a 10-16 cm e la seconda copre i fenomeni a scala galattica. La relatività einsteniana porta dritto dritto al Big Bang, la nascita del cosmo circa 13,7 miliardi di anni fa, così completando il quadro del “modello standard”, insieme di teorie che permette di fare una miriadi di progressi e previsioni in tutti i campi. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Innanzitutto le due teorie tra di loro sono incompatibili eppoi, pur funzionando con opportuni aggiustamenti nel range suddetto, non danno informazioni a scala più piccola e più grande, ci costringono a convivere con evidenti paradossi e necessitano di interventi ad hoc ( materia ed energia oscura) per far quadrare le formule con ciò che vediamo ai telescopi.

Lo schema SUSY

Per risolvere la debàcle fu proposta, appunto negli anni ’70, la teoria della “supergravità” o “supersimmetria”, o SUSY, o MWT o teoria delle stringhe o multiverso o TOE (teoria del tutto). Alla base c’è la convinzione che ogni fenomeno sconosciuto sia spiegabile con controparti (nuove particelle) “supersimmetriche” di quelle conosciute. I governi decisero di unirsi per verificare questa idea investendo tanti bei quattrini negli esperimenti del Tevatron di Chicago e del Cern di Ginevra. “Se la supersimmetria è un’ipotesi corretta, la vedremo presto confermata”, si pensava nel 2005 di una teoria che prometteva 1 infiniti universi, dimensioni di una Natura infinita ed autosufficiente. I calcoli d’altronde predissero particelle supersimmetriche sufficientemente “leggere” da essere alla portata delle relativamente basse energie disponibili negli esperimenti.. E invece nulla: sia il Tevatron che il Cern non confermarono la teoria. I calcoli furono faticosamente modificati portando le particelle a masse maggiori, furono spesi più soldi per potenziare di dieci volte l’acceleratore del Cern ma nulla, un altro buco nell’acqua. Gli esperimenti in realtà dimostrarono con grande precisione la validità del modello standard (Bosone di Higgs) ma delle particelle supersimmetriche nessuna traccia.

Da qui la crisi della fisica con le teorie alternative si scontrano con un modello standard precisissimo ed inattaccabile che ci restituisce un’immagine innaturale del un cosmo, costruito come un “artefatto”. Di conseguenza la fisica rimane impantanata in decenni di sviluppo di una teoria dalla verifica improbabile. E le sabbie mobili del potenziamento degli esperimenti, ancora oggi perseguito, sembrano sempre più mortifere: i calcoli continuano ad essere rivisti verso masse maggiori ma diviene sempre più improbabile che in futuro si possa trovare qualcosa in quanto le energie necessarie non risultano neanche immaginabili.

E allora? Nonostanque molti tra quelli che ha lavorato dalla prima ora alla teoria asseriscano che “È tempo di pensare a una nuova idea e mettersi al lavoro per svilupparla”, la maggioranza dei fisici è disposta a perseverare con SUSY a tutti i costi. Ecco che vengono riportati alla ribalta coloro che hanno avuto l’idea, premiarli per sostenerne la fideistica speranza in una teoria che “potrebbe non essere una descrizione valida della realtà“. Solo così si potranno chiedere agli stati ancora più soldi, molti di più, per costruire acceleratori sempre più potenti. In ogni caso infatti, anche senza scoperta della supersimmetria, gli esperimenti regaleranno remunerative applicazioni alle multinazionali che avranno sviluppato il programma con soldi pubblici. Il cerchio quindi si chiude: guadagni privati permessi da fondi pubblici e schiere di atei incalliti alla Odifreddi che protranno continuare a coltivare la loro fede nella Natura, benedetti dai social e dai commercianti, tutti politicamente ineccepibili e riuniti dalla speranza del guadagno. La teoria quindi, appare “Too big to fail” come la Lehman Brothers e, come per il suo fallimento di allora, saranno le nostre tasche a coprire ogni buco. D’altronde il nome del premio, Breakthrough, oltre che “passo avanti” significa pure “sfondamento”.

Notes:

  1. Lisa Randall, Warped Passages

Big Bang sotto l’ombrellone

Teorie alternative per un unica certezza: l’inizio di tutto col suo Creatore

E’ di nuovo estate e la gente ha più tempo per le letture. Quale periodo migliore per usare l’artiglieria pesante dello scientismo? Varie testate scientifiche ripropongono quindi approfondimenti su temi che maggiormente appassionano la gente e quello delle origini del cosmo è naturalmente uno dei più interessanti. Articoli confondenti, ripetitivi, carichi di nulla. Una traduzione in italiano di un articolo di Quanta Magazine, ad esempio, racconta di come il mondo della cosmologia discuta vivacemente dell’origine del cosmo da tempo. Fu un prete cattolico ( e questo deve aver dato parecchio fastidio visto che il nobel non gli è stato mai

Georges Lemaitre

assegnato), Georges Lemaitre, a fare la più grande scoperta dell’umanità, e cioè che c’è stato un inizio di tutto. Nei confronti della sua teoria dell’atomo primigenio, altrimenti detta del Big Bang, il mondo scientifico si divise in supporter credenti e negazionisti atei in quanto, di fatto, un universo finito porta la ragione a considerare l’ipotesi pressante di un creatore. Come lo stesso Einstein sottolineò: «Questa è la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito». Quindi, la scienza “illuministica”, quella che aveva come scopo l’eliminazione del divino come spiegazione dei fenomeni fisici, pareva aver tragicamente fallito. Nonostante tutti i dati confermino un inizio del cosmo con una singolarità (punto di energia caldo e denso), parte della comunità scientifica continua anche oggi a ribellarsi a tale verdetto partorendo fantasiose alternative. L’articolo in questione parla della “teoria senza confini” di Stephen Hawking e James Hartle. Un giochetto matematico che, estrapolando a livello cosmico le interpretazioni della fisica quantistica, immagina un cosmo espresso sotto forma di una funzione d’onda, qualcosa che lo “impacchetta” e lo “congela” in una dimensione senza tempo, permettendogli così di non avere confini e quindi un inizio. Il lettore temerario potrà volendo approfondire, tendendo però in mente che il suo creatore ebbe a dire che «è solo un modello matematico, non ha senso chiedersi se corrisponde alla realtà» 1. Già, avete capito bene,non stiamo più cercando la realtà ma una sua rappresentazione vantaggiosa tanto “ambigua” 2quanto non verificabile. Ma anche chi si oppone a tale modello ne sta ricercando di alternativi, la matematica è d’altronde infinita…

Il numero di Luglio/Agosto di Scienze BBC Italia mi aveva convinto all’acquisto col titolo di testa: “E se non fosse iniziato tutto con il Big Bang?”. Mi aspettavo nuove fantasmagoriche teorie e invece, come al solito, dopo l’esposizione del bruciante disagio del mondo scientifico ler la “follia” di un inizio caotico che porta ad un iniverso ordinato improbabile con leggi improbabili, ecco la solita trita e ritrita teoria dell’universo ciclico. Ed avrebbe dovuto subito mettermi sull’avviso la solita immagine dei telescopi del Polo Sud (la stessa di un articolo di Le Scienze del dicembre 2014), attrezzi dai quali si aspetta uno straccio di prova che non arriva mai. Ad essere messa in dubbio è la storia secondo la quale subito dopo il Big Bang seguì un fenomeno di rapida espansione del cosmo chiamato “inflazione cosmica”, idea di A. Guth. L’accusa è che si tratta di un ipotetico fenomeno senza basi fisiche, senza ragione d’innesco e di fine. Di più, può essere riparametrato “ad hoc” per descrivere i fenomeni che gli astronomi effettivamente osservano, insomma, una scarpa buona per ogni piede. Non sarebbe quindi scienza secondo l’idea popperiana della non falsificabilità ma cè chi sostiene che la scienza possa tranquillamente liquidare questi dettagli 3. Ma al di là dei problemi di metodo che colpissono alla radice la scienza stessa, sono le stesse proposte avanzate dal team critico nei confronti dell’inflazione ad apparire ancora meno probabili. Un bel problema!

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Lee Smolin

Infine, Le Scienze ripropone il tema delle nascite alternative e seriali del cosmo pubblicando in allegato un libro di Lee Smolin dal titolo “La Rinascita del tempo” nel quale il fisico e filosofo canadese è lucidissimo nell’ammettere che “l’elenco delle tragedie della cosmologia quantistica è spaventoso“(p. 123). E’ lucido anche nel manifestare il disagio per un cosmo così ordinato apparentemente originato dal caos di una singolarità. Ma per risolvere i problemi di una scienza al palo come quella odiena propone il suo polpettone di universo spiegazione di sé stesso, con leggi in evoluzione, senza causa effetto, tempo reale ed infinito. Il tutto senza prove e minato alla radice da un regresso infinito logico-matematico (p. 302). Ma Smolin avrà mai letto di Kurt Gödel? E non ha letto che questo logico austriaco dimostrò che un qualsiasi sistema non è spiegabile dal suo interno, proprio come tutta la matematica e la logica? La medicina di Smolin pare essere tanto peggio della malattia quanto è assurda ed improbabile la mole di ipotesi circolari che l’autore è costretto ad immaginare per superare l’empassse della fisica moderna. Il libro è in ogni caso illuminante perchè bene tratteggia il deficit di capacità conoscitiva della scienza attuale. Riferendosi alla materia, il fisico Smolin annota che è “qualcosa di cui non sappiamo nulla“, tanto “da dubitare che la scienza possa dirci che cosa è realmente il mondo” (p. 326-7). E ammette pure la malattia dello scientismo di cui è irrimediabilmente affetto: “Se oltre alla scienza esiste un’altra strada per arrivare ad una conoscenza affidabile del mondo, è improbabile che io la segua, perchè la mia vita è incentrata sull’impegno nei confronti dell etica della scienza“. Povero Smolin, condannato per sempre a non capire. E invece, come sarebbe facile aprire un libro più letto e leggere: “Tu hai disposto ogni cosa con misura, calcolo e peso” Sap 11,2

Fa caldo, ma dopo tante letture e tanto fumo negli occhi, sotto l’ombrellone rimane una sola certezza, l’inizio di tutto ed il suo Creatore. E ora ci sta un bel bagno.

Notes:

  1. The Objections of an Unashamed, 1997, p. 169
  2. Secondo Neil Turok “Il problema con l’approccio di Stephen e Jim è che era ambiguo,
    profondamente ambiguo”. Abbiamo scoperto che fallisce miseramente” Quanta Magazine, Physicists Debate Hawking’s Idea…June 6, 2019
  3. Si tratta della epistemiologia di “falsificazione matura” di I. Lakatos

Finemente equilibrato

Si deve ammettere che l’argomento del “fine tuning” trattato nella precedente puntata non è un argomento risolutivo rispetto alla necessità di una “mente” superiore che indirizza il corso del cosmo. Chi non accetta tale impostazione può infatti uscire dall’angolo ribattendo che noi viviamo nell’unico universo fra i tanti fra quelli che ne esistono in cui ci sono proprio quelle condizioni che rendono possibile la nostra esistenza. Staremmo insomma scambiando causa con effetto. Leggi tutto…

Hawking, grazie ma non troppo

Stephen Hawking

Un recente articolo della rivista digitale Coelum ci fornisce l’occasione di riconsiderare il “fenomeno Hawking”, il più famoso cosmologo dei nostri tempi, deceduto il mese scorso. L’articolo intitolato”Addio Stephen Hawking, grazie di tutto!” se da un lato ci restituisce una figura umana di tutto rispetto, simpatica e coraggiosa, dall’altro mette in evidenza uno scienziato sui generis, di una specie che certo va per la maggiore oggi ma che certo alla scienza non rende un grande servizio.

Chiariamo subito che, chi come me segue da decenni l’astronomia e la cosmologia non può che essere grato allo scienziato inglese per aver portato all’attenzione del grande pubblico la cultura astronomica. Hawking era riuscito negli anni ’70 ad ottenere la cattedra lucasiana a Cambridge, grazie ai suoi studi sulla singolarità del Big Bang (considerato un buco nero alla rovescia), teoria allora non ancora da tutti accettata e che Hawking, assieme a Roger Penrose, contribuirà a far considerare come il “modello standard”: mostrammo che qualsiasi modello ragionevole di universo doveva iniziare con una singolarità. Ciò significava che la scienza poteva predire che l’universo doveva aver avuto un inizio, ma che non poteva predire come l’universo doveva cominciare, poiché tale compito era competenza di Dio.

Una conclusione perfetta: lo scienziato, con una teoria confermata da dati sperimentali, accerta come avviene un dato fenomeno, lasciando alla filosofia od alla religione le risposte ultime. Due piani diversi, due ambiti di reciproco rispetto.

Da quel punto in poi Hawking intraprense un’inesorabile deriva verso posizioni “scientiste“. Dall’articolo di Coelum si evince chiaramente una notevole disinvoltura nel pubblicare nuove teorie, spesso in contraddizione con quelle precedenti, su argomenti ostici come le singolarità e l’origine dell’universo. Tunnelizzazioni, immagini olografiche quantistiche, tempi immaginari sono solo alcuni dei conigli tirati fuori dal cilindro dell’inglese. Certo, Hawking puntò a stupire sia l’opinione pubblica che l’establisment della cosmologia. E ci riescì con la sua genialità e con la sua scienza-spettacolo fatta di pubbliche scommesse, quasi tutte perse, e di annunci ad effetto: la sua notorietà divenne globale.

Ma la metamorfosi si completa oggi con il chiarimento di quella che sarà una stella polare del suo operato: il Nostro si cimenta con l’origine dell’universo con lo specifico scopo di non “arrendersi alla necessità di un creatore“. Nell’articolo non viene spiegato che lo fa con la teoria di un universo racchiuso nei suoi stessi confini spazio temporali, creatosi ad opera delle stesse leggi della fisica che lo regolano, oppure “immaginando un tempo immaginario“. Scienza o aria fritta? Non è importante. Come premesso, il solo scopo è solo quello di “immaginare” un universo atheist fiendly” e, come lo stesso Hawking aggiunge non ha senso chiedersi se corrisponde alla realtà“. Reali invece sono i quattrini che il buon Stephen rastrella per il mondo con le sue mirabolanti pubblicazioni.

Nelll’ultimo e recentissimo studio prodotto assieme a Thomas Hertog, uscito nei primi mesi del 2018 senza alcuna peer review, il vaglio preliminare degli esperti che certifichi un barlume di coerenza del lavoro, Hawking annuncia la sua teoria definitiva , il colpo di scena (che sa di vecchio) di un universo costituito da bolle di infiniti universi.

Bolle o balle? Nessuno lo sa, in quanto Hawking e Hertog “non suggeriscono nemmeno alcun modo di poter vedere le prove del multiverso, il che signifca che la loro teoria rimane, per il momento, non falsificabile“. Che significa? Che non è scienza nelk senso classico del termine. E cercare di sbarazzarsi di Dio con una “teoria giocattolo” è impossibile persino per uno come Hawking.

Lo scienziato in carrozzina andava dicendo candidamente che il suo obiettivo “è la completa comprensione dell’universo, perché è così com’è e perché” e questo la dice lunga sulla sua confusione. Di lui l’autrice dell’articolo scrive che “incarnava l’immagine che ho della scienza“, ma quando si perde il contatto con le realtà verificabili e si fraintende le effettive possibilità della ragione, la scienza con la S maiuscola cede allo scientismo ed a forme ibride di metafisica. Questo approccio conduce ad una scienza boccheggiante a causa di sofismi pseudo-scientifici. E in molti la pensano così. Ad esempio il fisico Lee Smoolin si chiede: “La fisica, allo stadio attuale, sembra aver drammaticamente perso la propria strada.[..] È usuale che passino tre decenni senza progressi importanti nella fisica fondamentale?”

Caro Stephen, hai consigliato alla gente della strada ed ai giovani scienziati: Ricordatevi sempre di guardare le stelle, non i piedi”. Buon consiglio, ma a patto che ricordi anche di mantenere i piedi ben piantati a terra.