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L’esplosione dei miracoli

Trilobiti

Le Scienze ci dà recentemente notizia di uno studio australiano, precisamente dell’Università del New England a Armidale, che afferma che i fossili di trilobiti, l’animale simbolo del periodo, confermano che la cosiddetta “esplosione del Cambriano“, “l’evento più notevole e sconcertante nella storia della vita “[ S. J. Gould, The Evolution of Life on Earth, Scientific American, Oct 1994, 271: 86], si è comsumata in soli 20 milioni di anni, a partire da 541 milioni di anni fa. Insomma, nacquero in un batter d’occhio (su scala geologica) tutti i principali phyla che compongono la tassonomia: di colpo nuove specie, nuovi sistemi, nuovi organi. Poi, una lunga stasi evolutiva.

Per spiegare simili tumultuose accelerazioni e rallentamenti dell’evoluzione l’evoluzionista americano S. J. Gould propose la sua alternativa al darwinismo “classico”, e ne abbiamo già parlato riguardo alla nascita dell’H. sapiens. L’assenza di prove fossili per gli stadi intermedi tra le principali transizioni nelle strutture organiche, anzi in molti casi, la nostra incapacità anche solo ad immaginare intermedi funzionali, è stato un problema persistente e fastidioso per i resoconti gradualistici dell’evoluzione” affermè lo scienziato, [Gould, Is a New and General Theory of Evolution Emerging?, Paleobiology 1980, p. 127] e quindi l‘evoluzione per lui non può procedere gradualmente come diceva Charles Darwin, ma a salti, o meglio, ad “equilibri punteggiati” intervallati da lunghi periodi di stasi. Alla base ci sarebbe la “deriva genetica” di piccole popolazioni di individui sottoposti ad intense e rapide mutazioni. Tali mutazioni possono coinvolgere anche centinaia di geni che vengono utilizzati anche per scopi differenti da quella per cui erano “nati”  (exaptation) in risposta a particolari contingenze ambientali. E le prove di cio?

Epistemiologicamente Gould ebbe se non altro il merito di inserire la multifattorialità nell’ambito evoluzionistico, liberandolo dalle catene del caso-necessità in cui lo avevano segregato scienziati come Monod. Ma ad alcuni la medicina apparve peggiore del male che voleva curare: infatti, con la correzione “saltazionista” del darwinismo come spiegare l’improbabile “vantaggio” evolutivo delle mutazioni, la ancora meno immaginabile exaptation e la repentina fissazione delle “macromutazioni” alla luce della selezione naturale e del poco tempo a disposizione?

Uno dei maggiori esperti mondiali di ingegneria genetica,  J. Sanford, ha dimostrato, calcolatrice alla mano, che persino la fissazione casuale di “due o più nucleotidi diventa molto problematica” nei tempi cosmici che sappiamo limitati dal Big Bang.  Come la mettiamo allora con l’esplosione del Cambriano? Il problema certo non migliora con le macromutazioni casuali previste da Gould, potenzialmente molto più dannose delle piccole ma lente mutazioni progressive previste dal gradualismo darwiniano: le macromutazioni potrebbero velocemente distruggere per selezione negativa un’intera popolazione “derivante”, soprattutto se questa è prevista dalla teoria come esigua rispetto al pool originario. Come spiegare inoltre la complessi-ficazione dei sistemi viventi? Anch’essa è una semplice contingenza? La natura infatti segue specifiche “traiettorie” che appaiono in contrasto all’attesa “capricciosità” che le macromutazioni dovrebbero introdurre nell’evoluzione della vita.

Marcel Paul Shutzemberger

Come disse il medico e matematico, professore di Scienze dell’Università di Parigi e membro dell’Accademia delle Scienze francese, Marcel Paul Shützemberger “I saltazionisti sono così ridotti a invocare due tipi di miracoli: le macromutazioni e le grandi traiettorie dell’evoluzione”. Quindi, e senza prove, dovremmo intendere che una serie infinita di miracoli abbia modellato lo sviluppo della vita sulla terra, dato che lo stesso Gould ammise che “Gli alberi evolutivi che adornano i nostri libri di testo hanno dati solo sulle punte e sui nodi dei loro rami: il resto è inferenza, per quanto ragionevole, non l’evidenza dei fossili“. [Evolution’s Erratic Pace,” Natural History, 86[5]:12-16, May 1977, p. 13]. Pur rifiutando di cadere nel creazionismo bisogna onestamente ammettere che anche solo durante il Cambriano di miracoli ce ne furono un’enormità, troppi perchè a qualcuno dotato di una immaginazione meno fervida non sorgano pesanti dubbi: così, recentemente mille scienziati di ogni parte del mondo hanno affermato di essere  “ scettici nei confronti delle affermazioni sulla capacità della mutazione casuale e della selezione naturale di spiegare la complessità della vita. Dovrebbe essere incoraggiato un attento esame delle prove per la teoria darwiniana”.
I biologi stanno infatti studiando mecccanismi evolutivi prima mai considerati, come quelli dell’Evo- Devo e dell’epigenetica, meccanismi che generano cambiamento nei viventi grazie l’interazione con l’ambiente ed addirittura capaci di anticipare la modifica genetica. Sarebbero questi altri “motori” evolutivi, esplorati solo in parte, a permettere “salti” come quelli del Cambriano. In quest’ottica il vivente non è più oggetto passivo di caso e necessità, ma soggetto tanto attivo della evoluzione da modificare esso stesso l’ambiente dalla cui interazione trova spunto per il cambiamento. Questa “rivoluzione” in evoluzione non esclude l’efficacia del “nucleo darwiniano” (mutazione e selezione) ma lo rende solo una parte del fenomeno. Le specie non sono solo frutto del caso ma utilizzano “strategie” adattative regolate da leggi biologiche in parte simili a quelle della fisica.

Alla luce di tali sviluppi appare risibile la strumentalizzazione del darwinismo espressa paradigmaticamente dal biologo scientista Richard Dawkins: “..non potevo immaginare l’essere ateo in qualsiasi momento prima del 1859, quando è stata pubblicata L’origine delle specie di Darwin”.[The Blind Watchmaker, W. W. Norton, London, p. 5]

Diversi in cosa?

Il Corriere della Sera ha recentemente proposto di riabilitare i Neanderthaliani da quella immagine di pelosa e grugnante ferinità a cui erano condannati: conoscevano la pittura e la musica, seppellivano i defunti, assistevano gli invalidi, camminavano eretti, si accoppiarono in diverse epoche preistoriche coi nostri antenati. Di più, sappiamo che si sono “incrociati” producendo prole fertile anche con uomini di Denisova, un’altra presunta specie che si è mescolata anche con Homo sapiens. Due individui possono essere considerati della stessa specie proprio perchè la loro prole è feconda, perchè mai allora li dovremmo considerare una specie diversa? Erano sì tozzi, ma dall’aspetto raffinato: “..capelli castani, biondi o rossi, con la pelle e gli occhi chiari, che potrebbero essere scambiati per nord-europei“. I dati vanno ormai tutti nella stessa direzione: gli uomini di Neanderthal erano così simili a noi da poter considerare le differenze fisiche secondarie; perchè allora non accettare che i Neanderthaliani sono semplicemente spariti in un incrocio tra razze?” Eppure qualcuno sostiene che Homo neanderthalensis non sarebbe neanche “nostro antenato perché il suo sviluppo fisico segue un percorso diverso dal nostro” ma l’aspetto esteriore supporta questa idea? Considerereste mai il bambino dell’immagine, o un pigmeo, od un inuit, uomini di un’altra specie perchè “esteriormente” diversi?

L’articolista del Corriere asserisce a ragione che “Certi errori di valutazione erano comprensibili nell’Ottocento..“, ma quale ideologia moderna ci impedisce di considerare i neanderthal semplicemente uomini antichi? Charles Darwin in persona ci avvisava sulla possibile strumentalizzazione del concetto di “specie”: «… io considero il termine specie come una definizione arbitraria che, per motivi di convenienza..” [L’origine delle specie, 1859, cap.2]. Parliamo forse di un’altra “specie” solo per evitare i ricordi degli orrori di un passato in cui l’ideologia della “razza” aveva dilaniato l’umanità? Siamo ancora così fragili?

Infine, chi invocherà la genetica per scavare un solco tra sapiens e neanderthalensis? Forse gli stessi convinti che l’uomo non è nulla di speciale e che strombazzano che “Darwin con la sua teoria ci ha buttato giù dalla vetta del creato“? A colui che per primo pubblicò la teoria della selezione naturale, Alfred Russel Wallace, non passò mai per la testa di togliere l’uomo dal vertice del creato, in quanto convinto che nelle “facoltà intellettive e morali dell’uomo intervenissero forze spirituali ancora ignote e invisibili..”(Focus.it) . Ma cosa non piacque alla cultura dominante e per questo fu dimenticato..