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Non per interesse

Quanto esposto nel nostro primo articolo sulle crociate rende ragione di due fatti rilevanti: 1) gli islamici conquistarono con la forza la terra santa e tante altre terre in Africa ed in Europa e quindi non avevano alcun diritto acquisito su questi territori. 2) con la distruzione del tempio e la diaspora persero tale diritto pure gli Ebrei. 3) alla caduta dell’Impero Romano la Palestina (non più Israele) era largamente cristianizzata.

Particolare dell’affresco della battaglia di ostia

Poi ci fu la sanguinosa espansione islamica in Africa ed in Medio Oriente, i saccheggi, la riduzione in schiavitù delle donne cristiane negli harem e l’inculcamento della religione islamica ai bambini, senza che per quattro interi secoli nessuno potesse contrattaccare. Fino all’XI secolo gli stessi plellegrini in terra santa venivano sistematicamente uccisi. Con queste premesse avevano  i Cristiani il diritto di rientrare in possesso, non solo di ampie regioni perse, ma anche di Gerusalemme? Solo un preconcetto nei confronti dell’Occidente cristiano può portare ad una risposta negativa.

Chiesa della Magione a Palermo, sede dell’Ordine Teutonico in periodo Svevo

Sorsero naturalmente gli ordini monastico-cavallereschi che combatterono «non pretendevano di averlo fatto fondandosi sul Vangelo […] ma in nome della difesa della cristianità» (Samir K. Samir, Cento domande sull’Islam): erano princìpi di auto-difesa, dei pellegrini e del rientro in possesso della terra santa persa con la violenza. Le crociate “tradizionali durarono dal 1096 al 1291 ed è indubbio che in tale periodo, i cosiddetti Crociati si macchiarono di delitti efferati: la guerra risveglia nell’uomo il peggio. Ma può qusto far dimenticare i presupposti di queste guerre e la loro legittimità? Qualcuno, parlando di Crociate, ricorda mai le efferatezze compiute secoli prima dagli islamici e con lo scopo della conquista e conversione forzata dell’infedele? Ad esempio in Armenia «L’esercito nemico entrò nel paese come una furia e sterminò a colpi di spada i suoi abitanti. Quindi, […], gli ismaeliti (Arabi) tornarono da dove erano venuti trascinandosi dietro una moltitudine di prigionieri, pari a 35.000 uomini» (T. Asbridge 2012, The Crusades: The War for the Holy Land, p. 275).

Comandati della prima crociata

«L’islam turco, dopo aver cacciato quasi completamente i bizantini dell’Asia Minore, si preparava alla conquista dell’Europa» (R. Grousset, La storia delle crociate). Bisognava reagire, altrimenti l’Europa cristiana sarebbe scomparsa. Da una fase di battaglie di semplice difesa, come la battaglia di Ostia dell’849, si passò nell’XI secolo ad operazioni di messa in sicurezza delle rotte marittime da parte delle Repubbliche Marinare. Venezia, Genova, Amalfi e Pisa (quest’ultima arrivò nel 1067 al sacco di Palermo, allora capitale dell’Emirato di Sicilia) costruirono la loro fortuna economica permettendo all’Europa di tornare a commerciare con l’Oriente. La prima vera crociata fu all’intervento a sostegno dei “fratelli” dell’Impero Bizantino. Papa Urbano II, colui che nel 1096 la indisse, specificò che le i territori riconquistati sarebbero tornati all’Imperatore Alessio I. Nessun nobile europeo partiva quindi con la speranza di entrare in possesso di nuovi territori, anche se, naturalmente, i crociati più poveri speravano di guadagnarci qualcosa. Il vero movente era comunque di riconquistare i territori cristiani e, finalmente, il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Non si trattò quindi di una “guerra santa” per convertire gli infedeli: «La “guerra santa” in quanto operazione che ha lo scopo di ottenere una conversione forzata, venne respinta da tutti i teologi e canonisti. Le crociate hanno in genere rispettato questa norma»(Jean Richard, La grande storia delle crociate). Smentiremo nell’ultimo articolo i rimanenti luoghi comuni su queste guerre.

Crociate: chi ha cominciato?

Quando qualcuno oggi vuole mettere in difficoltà un credente gli parla dei casi di pedofilia dei preti, dello IOR e, se vuole andare indietro nella storia, delle Crociate.
Inizieremo oggi a parlare proprio di queste guerre partendo dal motivo del contendere. La narrazione popolare su di esse dice che un bel giorno, intorno all’anno mille, la Chiesa costrinse tutte le corone europee a sottomettere i pacifici musulmani per conquistarne le terre e depredarne i tesori. Tale offesa, perpetrata a casa dei musulmani ed in nome del Vangelo (ma celante solo avidità), fu la fonte primaria del diffuso risentimento arabo verso tutto l’occidente. Una sorta di peccato originale della cristianità nei confronti del mondo islamico. Ma è così veramente?

Illustrazione di battaglia della seconda crociata. Fonte wikipedia
La “terra santa” e il Jiad

E’ bene innanzitutto sottolineare che la Israele, la cosiddetta “terra santa”, è stata dai tempi di Mosè terra degli ebrei (per i quali era la “terra promessa”), divenendo la terra di Davide. Con la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d. C. e la loro cacciata ad opera dell’imperatore Adriano, nel 146 d.C. ne furono “eredi” i Cristiani (Cristo era ebreo) che ne presero il controllo: divenuta provincia romana e rinominata Palestina, divenne per essi la “terra santa” in quanto luogo di nascita e di morte del Figlio di Dio Gesù Cristo. Nel 380, quando Teodosio decretò la religione cristiana come religione ufficiale dell’impero, la Palestina fu di conseguenza associata politicamente e religiosamente ad esso.

Nel 476 d.C., caduto l’Impero Romano, questa nazione rimase nell’orbita delle terre cristianizzate dell’Impero Romano d’Oriente. Nel VII secolo d.C. con una violenta e sanguinaria conquista da parte dei seguaci di una nuova religione, l’Islam, cade in mano dei seguaci del Corano. In questo testo Maometto, e per volere di Dio stesso, lancia il Jihad, la “guerra santa” contro gli infedeli. Secondo questo principio, tutto il Medio oriente e le coste dell’Africa settentrionale vengono conquistate manu militari ed assoggettate all’Islam. Ma i seguaci del Corano non si fermarono alla conquista delle coste dell’Africa mediterranea, ormai in buona parte cristiane: caddero infatti in loro mano buona parte dell’Impero Romano d’Orente, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica ed il sud della Spagna fino quasi ai Pirenei. Poco o nulla ci si sofferma sui libri scolastici sulla crudeltà e sui delitti interpretati da questi conquistatori, nè tanto meno sulle sofferenze che i Cristiani dovettero partire in quei bui secoli. Con la conquista della Sicilia in particolare, caduta dopo un estenuante periodo di incursioni e razzie iniziate nell’814, i pirati saraceni avevano il completo controllo dell’ex mare nostrum: «I cristiani non possono far galleggiare sul mare neanche una tavola», aveva l’orgoglio di scrivere lo storico arabo ibn Khaldun. Le torri di avvistamento dette “saracene” che circondano ancora oggi le nostre coste furono proprio un tentativo di risposta a questa minaccia incombente. Ma le scorribande islamiche arrivarono ben oltre le coste, come a Lione, alla Svizzera e persino al centro stesso della cristianità, Roma. La città fu saccheggiata due volte, nel IX secolo, e anche S. Pietro venne depredata. Nel 1009 si ebbe la devastazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme, con “la riduzione in povertà dei cristiani che impiegano 40 anni a restaurarlo” (M. Meschini, Il jihad & la crociata, Ares).

Quindi la storia delle crociate inizia il modo del tutto diverso da quello normalmente propagandato, con quattro secoli buoni di angherie subite dai Cristiani ad opera dell’Islam. La prossima puntata vedremo la situazione della Cristianità minacciata e la sua prima risposta.