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Big Bang sotto l’ombrellone

Teorie alternative per un unica certezza: l’inizio di tutto col suo Creatore

E’ di nuovo estate e la gente ha più tempo per le letture. Quale periodo migliore per usare l’artiglieria pesante dello scientismo? Varie testate scientifiche ripropongono quindi approfondimenti su temi che maggiormente appassionano la gente e quello delle origini del cosmo è naturalmente uno dei più interessanti. Articoli confondenti, ripetitivi, carichi di nulla. Una traduzione in italiano di un articolo di Quanta Magazine, ad esempio, racconta di come il mondo della cosmologia discuta vivacemente dell’origine del cosmo da tempo. Fu un prete cattolico ( e questo deve aver dato parecchio fastidio visto che il nobel non gli è stato mai

Georges Lemaitre

assegnato), Georges Lemaitre, a fare la più grande scoperta dell’umanità, e cioè che c’è stato un inizio di tutto. Nei confronti della sua teoria dell’atomo primigenio, altrimenti detta del Big Bang, il mondo scientifico si divise in supporter credenti e negazionisti atei in quanto, di fatto, un universo finito porta la ragione a considerare l’ipotesi pressante di un creatore. Come lo stesso Einstein sottolineò: «Questa è la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito». Quindi, la scienza “illuministica”, quella che aveva come scopo l’eliminazione del divino come spiegazione dei fenomeni fisici, pareva aver tragicamente fallito. Nonostante tutti i dati confermino un inizio del cosmo con una singolarità (punto di energia caldo e denso), parte della comunità scientifica continua anche oggi a ribellarsi a tale verdetto partorendo fantasiose alternative. L’articolo in questione parla della “teoria senza confini” di Stephen Hawking e James Hartle. Un giochetto matematico che, estrapolando a livello cosmico le interpretazioni della fisica quantistica, immagina un cosmo espresso sotto forma di una funzione d’onda, qualcosa che lo “impacchetta” e lo “congela” in una dimensione senza tempo, permettendogli così di non avere confini e quindi un inizio. Il lettore temerario potrà volendo approfondire, tendendo però in mente che il suo creatore ebbe a dire che «è solo un modello matematico, non ha senso chiedersi se corrisponde alla realtà» 1. Già, avete capito bene,non stiamo più cercando la realtà ma una sua rappresentazione vantaggiosa tanto “ambigua” 2quanto non verificabile. Ma anche chi si oppone a tale modello ne sta ricercando di alternativi, la matematica è d’altronde infinita…

Il numero di Luglio/Agosto di Scienze BBC Italia mi aveva convinto all’acquisto col titolo di testa: “E se non fosse iniziato tutto con il Big Bang?”. Mi aspettavo nuove fantasmagoriche teorie e invece, come al solito, dopo l’esposizione del bruciante disagio del mondo scientifico ler la “follia” di un inizio caotico che porta ad un iniverso ordinato improbabile con leggi improbabili, ecco la solita trita e ritrita teoria dell’universo ciclico. Ed avrebbe dovuto subito mettermi sull’avviso la solita immagine dei telescopi del Polo Sud (la stessa di un articolo di Le Scienze del dicembre 2014), attrezzi dai quali si aspetta uno straccio di prova che non arriva mai. Ad essere messa in dubbio è la storia secondo la quale subito dopo il Big Bang seguì un fenomeno di rapida espansione del cosmo chiamato “inflazione cosmica”, idea di A. Guth. L’accusa è che si tratta di un ipotetico fenomeno senza basi fisiche, senza ragione d’innesco e di fine. Di più, può essere riparametrato “ad hoc” per descrivere i fenomeni che gli astronomi effettivamente osservano, insomma, una scarpa buona per ogni piede. Non sarebbe quindi scienza secondo l’idea popperiana della non falsificabilità ma cè chi sostiene che la scienza possa tranquillamente liquidare questi dettagli 3. Ma al di là dei problemi di metodo che colpissono alla radice la scienza stessa, sono le stesse proposte avanzate dal team critico nei confronti dell’inflazione ad apparire ancora meno probabili. Un bel problema!

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Lee Smolin

Infine, Le Scienze ripropone il tema delle nascite alternative e seriali del cosmo pubblicando in allegato un libro di Lee Smolin dal titolo “La Rinascita del tempo” nel quale il fisico e filosofo canadese è lucidissimo nell’ammettere che “l’elenco delle tragedie della cosmologia quantistica è spaventoso“(p. 123). E’ lucido anche nel manifestare il disagio per un cosmo così ordinato apparentemente originato dal caos di una singolarità. Ma per risolvere i problemi di una scienza al palo come quella odiena propone il suo polpettone di universo spiegazione di sé stesso, con leggi in evoluzione, senza causa effetto, tempo reale ed infinito. Il tutto senza prove e minato alla radice da un regresso infinito logico-matematico (p. 302). Ma Smolin avrà mai letto di Kurt Gödel? E non ha letto che questo logico austriaco dimostrò che un qualsiasi sistema non è spiegabile dal suo interno, proprio come tutta la matematica e la logica? La medicina di Smolin pare essere tanto peggio della malattia quanto è assurda ed improbabile la mole di ipotesi circolari che l’autore è costretto ad immaginare per superare l’empassse della fisica moderna. Il libro è in ogni caso illuminante perchè bene tratteggia il deficit di capacità conoscitiva della scienza attuale. Riferendosi alla materia, il fisico Smolin annota che è “qualcosa di cui non sappiamo nulla“, tanto “da dubitare che la scienza possa dirci che cosa è realmente il mondo” (p. 326-7). E ammette pure la malattia dello scientismo di cui è irrimediabilmente affetto: “Se oltre alla scienza esiste un’altra strada per arrivare ad una conoscenza affidabile del mondo, è improbabile che io la segua, perchè la mia vita è incentrata sull’impegno nei confronti dell etica della scienza“. Povero Smolin, condannato per sempre a non capire. E invece, come sarebbe facile aprire un libro più letto e leggere: “Tu hai disposto ogni cosa con misura, calcolo e peso” Sap 11,2

Fa caldo, ma dopo tante letture e tanto fumo negli occhi, sotto l’ombrellone rimane una sola certezza, l’inizio di tutto ed il suo Creatore. E ora ci sta un bel bagno.

Notes:

  1. The Objections of an Unashamed, 1997, p. 169
  2. Secondo Neil Turok “Il problema con l’approccio di Stephen e Jim è che era ambiguo,
    profondamente ambiguo”. Abbiamo scoperto che fallisce miseramente” Quanta Magazine, Physicists Debate Hawking’s Idea…June 6, 2019
  3. Si tratta della epistemiologia di “falsificazione matura” di I. Lakatos

Aperta, ma non sempre

Ieri, alla trasmissione de La7 L’aria che tira, Myrta Merlino ha intervistato lo scrittore Gianrico Carofiglio che, dopo aver diligentemente prensentato il suo libro, ha iniziato a sciorinare massime di Einstein. Quella meno propriamente attribuibile allo scienziato era: “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.” Chissà se Carofiglio sa che proprio Einstein ha dimostrato con alcune delle sue vicende che la massima è proprio vera?

Nel 1927 il cosmologo e prete belga Jeorges Lemaitre gli presentò l’idea che l’universo fosse in espansione. «I tuoi calcoli sono corretti, ma la tua comprensione della fisica è abominevole», fu la risposta di Albert, convinto in maniera preconcetta dell’infinità del cosmo. La mente del grande scienziato continuò a rimanere chiusa anche quando Mons. Lemaitre iniziò a sostenere che l’universo avesse avuto un inizio che egli chiamò “atomo primigenio”. Einstein ribattè infastidito che «Questa faccenda somiglia troppo alla Genesi, si vede bene che siete un prete» e solo nel 1933 l’inventore della Relatività cedette alla futura teoria del Big Bang di Lemaitre, ammettendo ad una presentazione del cosmologo belga che «Questa è la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito».
Ci vollero quindi cinque anni perchè il “paracadute” di Einstein si aprisse e quella frase, probabilmente non sua, forse non l’avrebbe neanche mai ripetuta, per non vergognarsene.

L’armonia dal caos

Peter Higgs

I cosmologi coi loro calcoli possono mandare indietro la storia del cosmo come una moviola fino a una frazione microscopica di secondo dopo il Big Bang usando le equazioni di Albert Einstein e i cinque parametri (numeri indipendenti che abbiamo visto essere aggiustati ad arte), della costante lambda, della densità di materia ordinaria, della Materia Oscura e di Energia oscura, coniugandole con delle fluttuazioni quantistiche dell’universo iniziale. Continua..

Ops, mi son perso l’universo!

Il modello standard prevede che 13,7 miliardi di anni fa ci fu l’inizio di tutto, quello che chiamiano il Big Bang. Dopo un periodo infinitesimo in cui nacque il tempo e l’energia(?) si formarono in egual misura materia ed antimateria. Fino a poco tempo fa gli scienziati pensavano che la materia avesse caratteristiche leggermente differenti rispetto all’antimateria perchè, in caso contrario, dal loro incontro si sarebbe generato un annichilimento assoluto, un “aborto cosmico”. Ma alla fine dell’anno scorso, un esperimento del Cern, incentrato sulle caratteristiche dell’antiprotone, ha dimostrato che materia ed antimateria sono identiche e speculari (di segno opposto). Che significa? “Ognuna delle nostre osservazioni ha rilevato una completa simmetria tra materia e antimateria ed è per questo che l’universo non dovrebbe esistere“. Insomma, non dovrebbe esserci  nulla, niente, nada, annichilito dall’interazione di particelle ed antiparticelle. “Deve esserci una sproporzione da qualche parte, semplicemente non capiamo dove” ha confessato il coordinatore dello studio Christian Smorra.  Ci si augura che si superi l’empasse ma questo è il genere di notizie che fa sorridere quando viene accostato ad affermazioni di qualche sacerdote scientista del tipo: “Noi sappiamo tutto, dal primo istante , o meglio dall’istante immediatamente successivo al Bing Bang“. ( P. Flores d’Arcais, V. Mancuso, “Il caso o la speranza? Un dibattito senza diplomazia“, p. 27, 2013 ).

Spiegazione divina

il Big Bang «domanda a gran voce una spiegazione divina e infatti si accorda perfettamente con l’idea di un Dio Creatore trascendente. Non riesco a capire come la natura avrebbe potuto crearsi da sé. Solo una forza al di fuori del tempo e dello spazio avrebbe potuto fare una cosa simile»

Francis Collins, il genetista capo del team che ha sequenziato del DNA umano, direttore del National Institutes of Health, (“Il linguaggio di Dio”, 2007, pag. 63)

L’uomo dell’inizio

Indovinello. Chi è l’uomo raffigurato a fianco? Non lo sapete, eh? Pare un prete, chiaro, gesuita vi anticipo, come l’attuale Papa; ma il nome non lo sapete lo stesso. Suggerimento: era pure scienziato ed ha inventato la teoria dell’ “atomo primigenio”. Ancora niente? E va bene, la teoria fu poi rinominata da chi gli si opponeva col nomignolo di “Big bang”. Non lo sapete ancora? Ma come? Possibile che nei libri scolastici, o sui media sia calato il silenzio su chi ha scoperto non il numero dei peli sulla testa degli elefanti, ma che l’universo ha avuto un inizio? Insomma, possibile che nella nostra società pochissimi sappiano chi ha escogitato la teoria più importante per la nostra conoscenza del cosmo? Ah, direte, era solo un prete, e in un epoca in cui la scienza è la nuova religione, possiamo pure dimenticarcene. E invece no. Stay tuned.

Infinitamente Margherita

M. Hack

L’astronoma Margherita Hack, da buona comunista, radicale, garante scientifica del CICAP, presidente del UAAR, era atea fino al midollo. Invitata in ogni salotto mediatico, con la sua ruvida cadenza toscana e la sua faccia da contadinotta d’altri tempi, ammettiamolo,  bucava lo schermo parlando di universo, stelle e pianeti. Lusingata da continui elogi ed additata come bandiera della scienza nazionale, Margherita Hack ammetteva candidamente: «È un onore, ma non credo di meritarlo, non ho scoperto nulla». Già, non scoprì mai nulla, in compenso con un mare di libri difese il suo “credo” ateo  mantenendo viva una teoria morta e defunta negli anni settanta, quella dell’universo eterno ed infinito. Ma perchè una tale scienziata avrebbe dovuto sostenere fino alla morte sopraggiunta nel 2013 una teoria ormai abbandonata da tutto il mondo scientifico?

Ma prima di rispondere, per capire, facciamo un passo indietro, fino alla Agrigento di venticinque secoli fa; qui infatti visse il filosofo greco Empedocle che, tra le altre cose, si occupò di fisica sostenendo quello che dopo di lui nessuno ha più osato mettere in dubbio e cioè che in natura nulla viene dal nulla ma tutto si trasforma. Chiaro no? Qualcosa di esistente deve [pro]venire da qualcos’altro di esistente. Con l’affermazione del cristianesimo in Occidente, molti pensatori cristiani si misero in testa di sfruttare tale “dogma” filosofico per dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio. L’universo poteva essersi creato da sé stesso? Pareva di no. Era quindi per loro necessario un creatore, una causa non causata perchè qualcosa esistestesse invece che il nulla. Il fatto è che, a rigor di logica, l’universo non deve necessariamente essere “creato” in quanto potenzialmente eterno. In questo caso esisterebbe in sè e si trasformerebbe a partire da sé stesso.

W. of Ockham

L’assenza della necessità logica di un creatore, peraltro sostenuta da Tommaso D’acquino, era un concetto ben chiaro al frate francescano inglese William of Ockham, tanto che, il suo “rasoio” dissuadette molti credenti a sostenere l’esistenza di Dio con una tale scivolosa teoria: se abbiamo due possibili soluzioni per un problema, a parità di fattori(che siano plausibili ambedue) si dovrà preferire quella più semplice. Quindi alla domanda delle domande: “perchè esiste il cosmo invece che nulla?” si può rispondere:

a) il cosmo è infinito, esiste da sempre (risposta non teista)

b) il cosmo è finito e fu creato Dio che è eterno ed infinito (risposta teista)

La seconda risposta introduce un termine in più e quindi il “rasoio di Ockham”la mette da parte perchè meno semplice. Tale principio ebbe grande successo nell’Illuminismo, non solo per chiudere la bocca ai credenti ma anche per far progredire la conoscenza in maniera sana. Che il modo di ragionare  fosse  diventato uno dei pilastri della scienza moderna lo sapeva bene anche il famoso matematico ateo Bertrand Russel che, in una famosa tenzone radiofonica del 1948, capitalizzando il vantaggio regalatogli dal “rasoio”, azzittì il gesuita Coplestone: “L’universo è lì, e questo è tutto“. In quegli anni, infatti, il mondo della cosmologia assisteva allo scontro tra la visione “classica” di un universo infinito(stazionario) e quella”rivoluzionaria” di un universo con un inizio (il Big Bang, evolutivo). Quest’ultima teoria, e qui torniamo alla Hack, sembrò un’inaccettabile assurdità” a molti scienziati[fra i quali lei stessa], soprattutto a quelli che lo vedevano come un ritorno al fiat lux della Bibbia.[..] Si divisero praticamente in due fazioni, a seconda delle loro credenze – atei ed agnostici più favorevoli al modello stazionario, i credenti a quello evolutivo”.(  M. Hack, Il mio infinito, 2011, pp.123-4 ).

A. Penzias

La situazione però si risolse nel 1967 quando i premi Nobel Arno Penzias e Robert Woodrow Wilson scoprirono la prima prova della teoria del Big Bang: la radiazione cosmica di fondo. Gli atei così persero il loro vantaggio filosofico: una delle due risposte alla domanda sul cosmo non era più vera (l’universo aveva avuto un inizio!) e rimaneva in piedi solo la seconda risposta: Dio ha creato l’universoNaturalmente molti, e tra questi la Hack, rifiutarono la realtà ideando ” vie di fuga influenti che cercano di preservare lo status quo nonteista”. ( A. Flew-R.A. Varghese, There is a God, 2007 ).  Nonostante sia «consolidata l’osservazione[…] di una fase primordiale calda dell’universo»( M. Bersanelli, astrofisico dell’Agenzia Spaziale Europea), e cioè di un inizio del cosmo,  la  Margherita nazionale continuò a difendere l’universo infinito ed eterno con affermazioni del tipo: «sarebbe tutto più semplice se fosse così». Commovente “fede” atea.

Ma la dura realtà del Big Bang ed il suo scopritore, il padre gesuita Georges Lamaître, incombono tutt’oggi sulle fantasiose speranze scientiste: il fatto che“che gli astronomi abbiano identificato l’evento della creazione mette veramente la cosmologia vicino al tipo di teologia naturale medioevale che ha cercato di trovare Dio identificando la causa prima». (A. Sandage, astrofisico, citazione da“Solo lo stupore conosce”, BUR 2003, pag. 337).

 

Hoyle, il nemico del Big Bang

Si inaugura con il commento ad un articolo de La Repubblica la categoria “Malastampa”, tesa a dimostrare come in campo scientifico gli articoli di indottrinamento scientista crescano come i funghi..Il titolo originale dell’articolo è “Fred Hoyle, l’uomo che inventò il big bang” di Franco Prattico, La Repubblica, 23/8/2001

Circa il titolo originale dell’articolo, che sembra ascrivere allo scienziato inglese la grande teoria, possiamo concedere il beneficio d’inventario in quanto lo “slancio giornalistico non sempre è sottoposto a vaglio della ragione. Andiamo all’incipit fiduciosi. E’ morto all’età di 86 anni Fred Hoyle, l’astronomo inglese cui è riconosciuta la paternità del termine Big Bang con cui confutò la teoria che fa risalire l’ origine dell’universo a una grande esplosione. Ecco quindi svelata l’incoerenza del titolo: fu il creatore del termine, non della teoria; circa la confutazione poi, una teoria non può essere confutata da una parola, almeno non in ambito scientifico. O no? L’autore poi continua a deliziarci:«Hoyle può essere ricordato come l’ astronomo che guidò una rivoluzione nell’ astrofisica britannica, contro l’accettazione acritica dell’ ortodossia cosmologica. Fred Hoyle era forse il più grande degli scienziati “eretici” della sua generazione.» Tutto falso. Fu per anni il maggiore oppositore della teoria che si dimostrò vera, l’ “atomo primigenio” del prete gesuita G. E. Lamaitre. Hoyle battezzò malignamente tale teoria “Big Bang”. L’ortodossia allora riconosceva l’universo eterno ed infinito, con tutte le conseguenze filosofiche che esso implicava. Il Big Bang frantumava questa visione dogmatica ed indimostrata. Hoyle fu un coerente sacerdote del fideismo nell’universo eterno. Altro che Eretico! Il big Bang stesso, che egli combatteva, era allora la vera eresia!

Prattico poi è costretto a dire pane al pane e riconosce che “Hoyle era il più ferrato e caustico avversario della teoria del “big bang”. Uno scienziato reazionario e cieco che si opponeva in maniera antiscientifica ad una giusta teoria perchè ideata da un prete. “A questa teoria Hoyle contrapponeva l’ ipotesi dello “Steady State”, di un universo stazionario eguale a se stesso nell’eternità,” un’idea sbagliata che presumeva creazione continua di materia dal nulla quantistico, una patacca inventata ad hoc per opporsi, già dall’indomani della sua presentazione, a quella del Big Bang che creava incubi ad ogni ateo osservante: l‘uomo, per la prima volta della sua storia, provava scientificamente che Tutto aveva avuto un inizio. La più grande scoperta della storia.

Così si difese incalzato sulla sua assurda creazione «Forse è paradossale. Ma non è ancora più paradossale l’ idea che un bel sacco di roba, l’ intero Universo, sia nato in un attimo dal niente?». Lo pseudo-scienziato si smaschera: il suo problema non era la ricerca della verità ma era la paura di introdurre una situazione risolvibile filosoficamente solo con un atto creativo! Pur di evitare l’amaro calice il nostro buon ateo fu disposto a creare una assurdità logica. Viva la scienza!

L’affermazione quindi “Era nemico acerrimo di ogni forma di dogmatismo e di ortodossia” non è degna di essere commentata. Che dire poi dell’appellativo a lui rivolto di buon intellettuale“? E’ questo il modello di intellettuale che vogliamo? Vorremmo sacerdoti del probabile, quelli di Repubblica arruolano invece sacerdoti della Scienza. Scientisti insomma.

Ma l’anatema cadde su di lui, dopo aver perso la controversia cosmica. Divenuto più prudente, “aveva scandalizzato l’establishment paleontologico asserendo che in realtà il fossile di Archeopterix, conservato nel British Museum cioè il reperto che dimostrerebbe il passaggio evolutivo dai rettili agli uccelli era una contraffazione creata da scienziati disonesti“. La cosa era anche sostenuta da scienziati seri, nessuno scandalo quindi. Lo scandalo sussiste solo per un darwinista dogmatico come ad esempio il fondatore de La Repubblica.

Riteneva inoltre che la vita fosse troppo complicata per essere nata sulla terra: «Che quella faccenda complicata e complessa che è una cellula sia nata spontaneamente e per caso sulla Terra ha la stessa probabilità che un tornado, passando su un deposito di rottami, ne tiri fuori un Boeing 747 perfettamente funzionante».

Inizialmente pensò che la vita provenisse dallo spazio, da qualche asteroide, cosa che poi si dimostrò impossibile a causa della troppo limitata durata nello spazio del DNA. E allora come la risolviamo? Con gli extraterrestri! Non abbiamo già detto che fu soprattutto uno scrittore di fantascienza? Purtroppo però non si accorgeva che spostare il problema più in là non lo risolve, né per i biologi né per i filosofi. Ma l’ateismo dogmatico ama mettere la sporcizia sotto il tappeto. Uno scienziato dovrebbe solo dire la verità: non sappiamo come sia nata la vita. Punto.

Ma quali sarebbero gliinestimabili contributi…” che ha dato all’astronomia? Formare altri fanta- scienziati come Stephen Hawking? Sì, Hawking, quello degli infiniti universi inconfutabili che dovrebbero rendere superflua l’esistenza di Dio. Una cosa tipo: Pierino, hai fatto i compiti a casa? No, professore, me li ha mangiati Billy. Pierino, non dire fesserie! Ehm, scusi professore, me li hanno mangiati Billy, Pluto, Dick, Fuffy, Fido, Rintintin e così all’infinito.

“Per le sue posizioni eterodosse venne messo ai margini della comunità scientifica“. E meno male. Da parte nostra speriamo di smettere di sfornare scienziati i cui libri migliori vengono pubblicati nella collana Urania.

Per concludere, caro Scalfari, lo cambiamo ‘sto titolo in “Fred Hoyle, lo scienziato a tempo perso che si oppose all’evidenza dei fatti?

Hawking, grazie ma non troppo

Stephen Hawking

Un recente articolo della rivista digitale Coelum ci fornisce l’occasione di riconsiderare il “fenomeno Hawking”, il più famoso cosmologo dei nostri tempi, deceduto il mese scorso. L’articolo intitolato”Addio Stephen Hawking, grazie di tutto!” se da un lato ci restituisce una figura umana di tutto rispetto, simpatica e coraggiosa, dall’altro mette in evidenza uno scienziato sui generis, di una specie che certo va per la maggiore oggi ma che certo alla scienza non rende un grande servizio.

Chiariamo subito che, chi come me segue da decenni l’astronomia e la cosmologia non può che essere grato allo scienziato inglese per aver portato all’attenzione del grande pubblico la cultura astronomica. Hawking era riuscito negli anni ’70 ad ottenere la cattedra lucasiana a Cambridge, grazie ai suoi studi sulla singolarità del Big Bang (considerato un buco nero alla rovescia), teoria allora non ancora da tutti accettata e che Hawking, assieme a Roger Penrose, contribuirà a far considerare come il “modello standard”: mostrammo che qualsiasi modello ragionevole di universo doveva iniziare con una singolarità. Ciò significava che la scienza poteva predire che l’universo doveva aver avuto un inizio, ma che non poteva predire come l’universo doveva cominciare, poiché tale compito era competenza di Dio.

Una conclusione perfetta: lo scienziato, con una teoria confermata da dati sperimentali, accerta come avviene un dato fenomeno, lasciando alla filosofia od alla religione le risposte ultime. Due piani diversi, due ambiti di reciproco rispetto.

Da quel punto in poi Hawking intraprense un’inesorabile deriva verso posizioni “scientiste“. Dall’articolo di Coelum si evince chiaramente una notevole disinvoltura nel pubblicare nuove teorie, spesso in contraddizione con quelle precedenti, su argomenti ostici come le singolarità e l’origine dell’universo. Tunnelizzazioni, immagini olografiche quantistiche, tempi immaginari sono solo alcuni dei conigli tirati fuori dal cilindro dell’inglese. Certo, Hawking puntò a stupire sia l’opinione pubblica che l’establisment della cosmologia. E ci riescì con la sua genialità e con la sua scienza-spettacolo fatta di pubbliche scommesse, quasi tutte perse, e di annunci ad effetto: la sua notorietà divenne globale.

Ma la metamorfosi si completa oggi con il chiarimento di quella che sarà una stella polare del suo operato: il Nostro si cimenta con l’origine dell’universo con lo specifico scopo di non “arrendersi alla necessità di un creatore“. Nell’articolo non viene spiegato che lo fa con la teoria di un universo racchiuso nei suoi stessi confini spazio temporali, creatosi ad opera delle stesse leggi della fisica che lo regolano, oppure “immaginando un tempo immaginario“. Scienza o aria fritta? Non è importante. Come premesso, il solo scopo è solo quello di “immaginare” un universo atheist fiendly” e, come lo stesso Hawking aggiunge non ha senso chiedersi se corrisponde alla realtà“. Reali invece sono i quattrini che il buon Stephen rastrella per il mondo con le sue mirabolanti pubblicazioni.

Nelll’ultimo e recentissimo studio prodotto assieme a Thomas Hertog, uscito nei primi mesi del 2018 senza alcuna peer review, il vaglio preliminare degli esperti che certifichi un barlume di coerenza del lavoro, Hawking annuncia la sua teoria definitiva , il colpo di scena (che sa di vecchio) di un universo costituito da bolle di infiniti universi.

Bolle o balle? Nessuno lo sa, in quanto Hawking e Hertog “non suggeriscono nemmeno alcun modo di poter vedere le prove del multiverso, il che signifca che la loro teoria rimane, per il momento, non falsificabile“. Che significa? Che non è scienza nelk senso classico del termine. E cercare di sbarazzarsi di Dio con una “teoria giocattolo” è impossibile persino per uno come Hawking.

Lo scienziato in carrozzina andava dicendo candidamente che il suo obiettivo “è la completa comprensione dell’universo, perché è così com’è e perché” e questo la dice lunga sulla sua confusione. Di lui l’autrice dell’articolo scrive che “incarnava l’immagine che ho della scienza“, ma quando si perde il contatto con le realtà verificabili e si fraintende le effettive possibilità della ragione, la scienza con la S maiuscola cede allo scientismo ed a forme ibride di metafisica. Questo approccio conduce ad una scienza boccheggiante a causa di sofismi pseudo-scientifici. E in molti la pensano così. Ad esempio il fisico Lee Smoolin si chiede: “La fisica, allo stadio attuale, sembra aver drammaticamente perso la propria strada.[..] È usuale che passino tre decenni senza progressi importanti nella fisica fondamentale?”

Caro Stephen, hai consigliato alla gente della strada ed ai giovani scienziati: Ricordatevi sempre di guardare le stelle, non i piedi”. Buon consiglio, ma a patto che ricordi anche di mantenere i piedi ben piantati a terra.