Big Bang sotto l’ombrellone

Teorie alternative per un unica certezza: l’inizio di tutto col suo Creatore

E’ di nuovo estate e la gente ha più tempo per le letture. Quale periodo migliore per usare l’artiglieria pesante dello scientismo? Varie testate scientifiche ripropongono quindi approfondimenti su temi che maggiormente appassionano la gente e quello delle origini del cosmo è naturalmente uno dei più interessanti. Articoli confondenti, ripetitivi, carichi di nulla. Una traduzione in italiano di un articolo di Quanta Magazine, ad esempio, racconta di come il mondo della cosmologia discuta vivacemente dell’origine del cosmo da tempo. Fu un prete cattolico ( e questo deve aver dato parecchio fastidio visto che il nobel non gli è stato mai

Georges Lemaitre

assegnato), Georges Lemaitre, a fare la più grande scoperta dell’umanità, e cioè che c’è stato un inizio di tutto. Nei confronti della sua teoria dell’atomo primigenio, altrimenti detta del Big Bang, il mondo scientifico si divise in supporter credenti e negazionisti atei in quanto, di fatto, un universo finito porta la ragione a considerare l’ipotesi pressante di un creatore. Come lo stesso Einstein sottolineò: «Questa è la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito». Quindi, la scienza “illuministica”, quella che aveva come scopo l’eliminazione del divino come spiegazione dei fenomeni fisici, pareva aver tragicamente fallito. Nonostante tutti i dati confermino un inizio del cosmo con una singolarità (punto di energia caldo e denso), parte della comunità scientifica continua anche oggi a ribellarsi a tale verdetto partorendo fantasiose alternative. L’articolo in questione parla della “teoria senza confini” di Stephen Hawking e James Hartle. Un giochetto matematico che, estrapolando a livello cosmico le interpretazioni della fisica quantistica, immagina un cosmo espresso sotto forma di una funzione d’onda, qualcosa che lo “impacchetta” e lo “congela” in una dimensione senza tempo, permettendogli così di non avere confini e quindi un inizio. Il lettore temerario potrà volendo approfondire, tendendo però in mente che il suo creatore ebbe a dire che «è solo un modello matematico, non ha senso chiedersi se corrisponde alla realtà» 1. Già, avete capito bene,non stiamo più cercando la realtà ma una sua rappresentazione vantaggiosa tanto “ambigua” 2quanto non verificabile. Ma anche chi si oppone a tale modello ne sta ricercando di alternativi, la matematica è d’altronde infinita…

Il numero di Luglio/Agosto di Scienze BBC Italia mi aveva convinto all’acquisto col titolo di testa: “E se non fosse iniziato tutto con il Big Bang?”. Mi aspettavo nuove fantasmagoriche teorie e invece, come al solito, dopo l’esposizione del bruciante disagio del mondo scientifico ler la “follia” di un inizio caotico che porta ad un iniverso ordinato improbabile con leggi improbabili, ecco la solita trita e ritrita teoria dell’universo ciclico. Ed avrebbe dovuto subito mettermi sull’avviso la solita immagine dei telescopi del Polo Sud (la stessa di un articolo di Le Scienze del dicembre 2014), attrezzi dai quali si aspetta uno straccio di prova che non arriva mai. Ad essere messa in dubbio è la storia secondo la quale subito dopo il Big Bang seguì un fenomeno di rapida espansione del cosmo chiamato “inflazione cosmica”, idea di A. Guth. L’accusa è che si tratta di un ipotetico fenomeno senza basi fisiche, senza ragione d’innesco e di fine. Di più, può essere riparametrato “ad hoc” per descrivere i fenomeni che gli astronomi effettivamente osservano, insomma, una scarpa buona per ogni piede. Non sarebbe quindi scienza secondo l’idea popperiana della non falsificabilità ma cè chi sostiene che la scienza possa tranquillamente liquidare questi dettagli 3. Ma al di là dei problemi di metodo che colpissono alla radice la scienza stessa, sono le stesse proposte avanzate dal team critico nei confronti dell’inflazione ad apparire ancora meno probabili. Un bel problema!

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Lee Smolin

Infine, Le Scienze ripropone il tema delle nascite alternative e seriali del cosmo pubblicando in allegato un libro di Lee Smolin dal titolo “La Rinascita del tempo” nel quale il fisico e filosofo canadese è lucidissimo nell’ammettere che “l’elenco delle tragedie della cosmologia quantistica è spaventoso“(p. 123). E’ lucido anche nel manifestare il disagio per un cosmo così ordinato apparentemente originato dal caos di una singolarità. Ma per risolvere i problemi di una scienza al palo come quella odiena propone il suo polpettone di universo spiegazione di sé stesso, con leggi in evoluzione, senza causa effetto, tempo reale ed infinito. Il tutto senza prove e minato alla radice da un regresso infinito logico-matematico (p. 302). Ma Smolin avrà mai letto di Kurt Gödel? E non ha letto che questo logico austriaco dimostrò che un qualsiasi sistema non è spiegabile dal suo interno, proprio come tutta la matematica e la logica? La medicina di Smolin pare essere tanto peggio della malattia quanto è assurda ed improbabile la mole di ipotesi circolari che l’autore è costretto ad immaginare per superare l’empassse della fisica moderna. Il libro è in ogni caso illuminante perchè bene tratteggia il deficit di capacità conoscitiva della scienza attuale. Riferendosi alla materia, il fisico Smolin annota che è “qualcosa di cui non sappiamo nulla“, tanto “da dubitare che la scienza possa dirci che cosa è realmente il mondo” (p. 326-7). E ammette pure la malattia dello scientismo di cui è irrimediabilmente affetto: “Se oltre alla scienza esiste un’altra strada per arrivare ad una conoscenza affidabile del mondo, è improbabile che io la segua, perchè la mia vita è incentrata sull’impegno nei confronti dell etica della scienza“. Povero Smolin, condannato per sempre a non capire. E invece, come sarebbe facile aprire un libro più letto e leggere: “Tu hai disposto ogni cosa con misura, calcolo e peso” Sap 11,2

Fa caldo, ma dopo tante letture e tanto fumo negli occhi, sotto l’ombrellone rimane una sola certezza, l’inizio di tutto ed il suo Creatore. E ora ci sta un bel bagno.

Notes:

  1. The Objections of an Unashamed, 1997, p. 169
  2. Secondo Neil Turok “Il problema con l’approccio di Stephen e Jim è che era ambiguo,
    profondamente ambiguo”. Abbiamo scoperto che fallisce miseramente” Quanta Magazine, Physicists Debate Hawking’s Idea…June 6, 2019
  3. Si tratta della epistemiologia di “falsificazione matura” di I. Lakatos

Il regresso

«Avremmo la possibilità di svolgere una vita individuale e sociale di gioia. Sa, da psichiatra vorrei che tutti vivessero bene…». «E invece mi chiedo: perché c’è questo eccesso? Perché il ritorno a queste povertà medievali e a queste ricchezze estreme? E badi che io non ce l’ho con la ricchezza. Ma stiamo regredendo alla pulsionalità, al faccio quello che voglio. Come certi quindicenni, ma questo è un altro problema».

«Lo so che io mi occupo di un uomo alla volta, ed è bellissimo, perché un uomo è un mondo; ma qui è un insieme, una civiltà che sta degenerando. E questi tre segni indicano non che un singolo paziente è matto, bensì che la nostra società intera è in agonia, che sta per morire. Se non si cura, la civiltà crepa. E a me di tornare al mondo selvaggio non va per niente».

Vittorino Andreoli, psichiatra, intervista al Giornale, 26/08/2018

Femminismo radical chic

Tutte quante senza reggiseno. È il bizzarro motto sulla base del quale sabato, quindi domani, avrà luogo nella città di Torino una manifestazione di solidarietà a Carola Rackete, la giovane tedesca balzata agli onori delle cronache internazionali per essere stata la «capitana» dell’imbarcazione della Ong Sea Watch. L’idea di solidarizzare con costei evitando di indossare il reggiseno è nata come risposta a quanti osato notare che, con notevole disinvoltura, la volontaria teutonica si era presentata alla Procura della Repubblica che l’aveva convocata con addosso, appunto, solamente una maglietta. Una scelta di notevole informalità, in altri tempi si sarebbe detto di maleducazione, che – nelle curiose traiettorie di certo odierno femminismo – è stato subito elevata a gesto di ribellione e di rivendicata libertà femminile.

Ora, massimo rispetto per tutti, inclusa la persona della Rackete naturalmente, però viene da chiedersi se veramente ci sia – in questa sorta di femminismo 2.0 – autentica attenzione ai diritti delle donne. Sì, perché se da un lato assistiamo a manifestazioni di solidarietà così come a battaglie politiche di dubbia priorità – si pensi alla parità di genere linguistica, secondo cui sarebbe consigliabile parlare di «sindaca», «ministra» o «capitana», appunto – dall’altro il silenzio, da parte di quelle stesse paladine, è tombale su questioni drammatiche che hanno che vedere con la dignità femminile offesa. Qualche esempio?
Si pensi tanto per cominciare all’aborto selettivo, in applicazione nel quale – soprattutto in Asia, ma non solo – non a centinaia o a migliaia, ma a decine di milioni di donne è stato impedito di nascere. Una tragedia di cui le cronache ci parlando anche in questi giorni. Nell’Uttarkashi, un distretto dell’India settentrionale di 300.000 abitanti, è per esempio emerso come, negli ultimi 3 mesi, in 132 villaggi, siano nati 216 bambini senza nessuna femmina. Neppure una. Un caso assurdo che ha fatto sobbalzare perfino la magistratura indiana – notoriamente non proprio la più attenta ai diritti umani del mondo -, decisa a vederci chiaro. Ora, di questo peraltro ennesimo scandalo indiano, avete sentito forse qualche femminista occidentale lamentarsi con almeno un telegrafico cinguettio su Twitter? Macché, certo che no.
Esattamente come nessuna politica o femminista italiana – eccettuate luminose e marginali eccezioni, s’intende – si è mobilitata in questi anni contro l’utero in affitto, fenomeno che a lato pratico si configura come un business planetario da miliardi di dollari sulla pelle di donne povere e dei loro figli. Ce ne sarebbe decisamente abbastanza, insomma, per indignarsi, eccome: eppure a tutto ciò, così come a manifestazioni di solidarietà verso donne davvero in pericolo (si pensi alla cristiana Asia Bibi e ai suoi 3.420 giorni di galera ingiusta e disumana), si preferiscono sfilate di dubbio gusto per esprimere vicinanza a giovani volontarie che non corrono alcun pericolo e che, per loro stessa ammissione, sono di condizione benestante e privilegiata.
Per un cattolico, tanto più oggi, le preoccupazioni e le priorità sono ben altre, ovvio. Tuttavia, se si potesse idealmente lanciare un messaggio alle sedicenti paladine dei diritti delle donne, non sarebbe male consigliare loro di occuparsi anzitutto del peggior femminicidio mai perpetrato a memoria d’uomo – quello del citato aborto selettivo, appunto – o della mercificazione della maternità di cui sono vittime innumerevoli donne, soprattutto povere, come si diceva. Certo, per occuparsi di tutto ciò occorre sbarazzarsi di certa ideologia sessantottina e radical chic. Il che, per certo femminismo 2.0, non è affatto scontato. Molto più comodo, in effetti, limitarsi a gironzolare senza reggiseno.

Titolo originale: Senza reggiseno per Rackete. Ciò che resta del femminismo. Fonte: Sito del Timone, 26 luglio 2019 Pubblicato su BastaBugie n. 623

La risposta a tutto?

«Tutti i manuali di scienza per le scuole partono da una premessa (o addirittura da una vecchia mitologia) scientista, cioè dalla convinzione che la scienza sia in grado di dare una risposta a tutti i problemi. In tal modo si nega o si nasconde che la scienza si aggira nel mistero e che ogni sua scoperta apre un nuovo mistero.»

Luigi Dell’Aglio cita Giuseppe Sermonti, biologo, genetista e scrittore, Manuali? Ciò che manca è il metodo, in Avvenire 18 agosto 2000

Lo stupore porta a Dio

“..dalla creazione del mondo in poi,
le sue perfezioni invisibili possono
essere contemplate con l’intelletto
nelle opere da lui compiute
,..”

San Paolo, Romani, 18-20

A confermare che l’osservazione meravigliata dell’universo sia una delle strade più dirette per la divinità, arriva ora uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology che sfata anche l’apparente inconciliabilità tra fede e scienza. Leggi su Il Timone..


Scienza contro natura

Scusate, ma ne dovevo parlare.

“Pediatrics”, Aprile 2016, Volume 137, numero 4.
Titolo: “Conseguenze non intenzionali del termine “naturale” nella promozione dell’allattamento al seno
Svolgimento (mia sintesi dove non tra virgolette, corsivi miei): “Medici e organizzazioni di salute pubblica raccomandano l’allattamento al seno per almeno sei mesi, basandosi su prove dei benefici in salute per bambino e madre e sviluppo del bambino. Ma recenti lavori sfidano l’estensione di questi benefici, e sta pure crescendo una critica etica della promozione dell’allattamento al seno come stigmatizzante.”

Comincia qui una trattazione del termine “naturale”, sollevando il timore che si possa associare erroneamente il termine a “più sano”. Mentre in altri contesti, ad esempio la vaccinazione dell’infanzia, ciò a loro parere non è vero.
Segue una lunga dissertazione sui vaccini, partendo dal caso del morbillo e asserendo che i vaccini sono visti da alcuni come innaturali.
“Queste sacche di sentimento antivaccinatorio tendono a sovrapporsi con la fiducia e l’interesse in medicine complementari e alternative, con lo scetticismo sull’autorità istituzionale e un forte interesse e impegno in conoscenze, autonomie e comportamenti salutistici”.
Se il termine”naturale” appare quasi sinonimo di buono e puro, come conseguenza vengono rifiutati i cibi modificati geneticamente per preferire gli “organici”, le tecniche di riproduzione assistita, eccetera.
L’allattamento al seno viene pure definito “naturale”. Ma…
Abbinare natura con maternità, però, può inavvertitamente supportare argomenti biologicamente deterministici sul ruolo di uomini e donne in famiglia (per esempio, che le donne debbano avere la cura primaria dei figli). Fare riferimento al termine “naturale” nella promozione dell’allattamento al seno, quindi, può inavvertitamente promuovere un insieme di valori sulla vita familiare e ruoli di genere, il che sarebbe eticamente inappropriato. Usare il termine “naturale” è anche impreciso perché manca di una chiara definizione. Per simili ragioni, il recente rapporto Nuffield afferma che agenzie pubbliche, governative e che contribuiscono al pubblico dibattito su scienza, tecnologia e medicina “dovrebbero evitare i termini “naturale, innaturale e natura” a meno di non rendere trasparente i valori e le convinzioni che li accompagnano.”
In definitiva, “L’opzione “naturale” non si allinea con consistenza agli obbiettivi di salute pubblica. Se fare quanto è “naturale” è “meglio” nel caso dell’allattamento al seno, come ci si aspetta che le madri ignorino quella potente e persuasiva visione del mondo quando scelgono riguardo ai vaccini?”

***

Questa la sintesi del testo, pubblicato su un’importante rivista di pediatria. Non voglio entrare sulla polemica vaccinale. Però è molto interessante il pensiero delle articoliste: l’etica è ciò che decidono i potenti, e il linguaggio deve evitare di suscitare pensieri indesiderati nelle masse. Cosa sia il vero, o la realtà, non importa: se è inappropriato secondo il pensiero dominante deve essere evitato.
Siamo avvertiti. Dal loro punto di vista, il ragionamento è corretto. Perché mai la donna dovrebbe avere un ruolo primario nell’allattare e allevare i figli, quando è noto che quei cosi li porta la cicogna, o tuttalpiù si comprano?

Da Berlicche, 24/7/2019

Scienza e potere

“E facciamo anche questo: teniamo consultazioni su quali delle scoperte e degli esperimenti fatti debbano essere pubblicati, e quali no; e prestiamo tutti giuramento di segretezza per celare quelli che crediamo giusto tenere segreti, anche se alcuni di questi li riveliamo talvolta allo stato e altri no.”

Francesco Bacone, filosofo, La nuova Atlantide

I “fatti” sono parole

«I fatti non sono frammenti puri e incontaminati di informazione; anche la cultura influenza che cosa vediamo e come lo vediamo. Le teorie, inoltre, non sono inesorabili induzioni dai fatti. Le teorie più creative sono spesso visioni fantasiose imposte sui fatti: anche la fonte di immaginazione è fortemente culturale»

S. J. Gould, scienziato evoluzionista, Intelligenza e pregiudizio, p. 19

Tutto ha senso se..

” dato che non potrei sopportare l’idea che le persone a cui ho voluto più bene siano veramente scomparse per sempre, che senza la fede nella Resurrezione di Cristo e l’attesa della Resurrezione dei morti, non saprei dare un significato alla mia vita ed al mio stesso lavoro scientifico “

E. De Giorgi , matematico, Premio Wolf, Premio Presidente della Repubblica della Accademia dei Lincei, Valore sapienziale della matematica,
Urbaniana University Press, Città Nuova 2002, Vol 1, 841–848

L’ego è immateriale

Come sa, io ho opinioni non ortodosse su molti argomenti. Due di esse sono pertinenti alla sua situazione attuale: 1) non credo che alcuna diagnosi medica sia certa al cento per cento; 2) l’affermazione che il nostro ego consiste di molecole di proteine mi sembra una delle più ridicole mai sentite. Spero che lei condivida almeno la mia seconda opinione.

K. Godel, logico-matematico, lettera a A. Robinson, ammalato di malattia terminale, 20/3/1970

Niente sesso, siamo moderni

Pubblicato da Berlicche

Sono sposato. Posso vestirmi in qualunque modo voglia.
Larry David

Negli ultimi tempi ho letto statistiche da differenti paesi che indicano come, oggi, si faccia parecchio meno sesso di ieri. A quanto pare le probabilità di essere andato a letto con qualcuno nel corso degli ultimi mesi erano decisamente più alte negli anni ’70 del secolo scorso rispetto ad adesso.

Ma come? Non siamo in un’epoca in cui non ci sono più tabù, ed in cui la morale corrente ha sdoganato qualsiasi tipo di rapporto? In cui, se si ha qualche curiosità, basta aprire internet e si può accedere ad ogni tipo di immagine che illustra graficamente non solo i rapporti per così dire convenzionali ma per persino quelle che, in altri tempi, erano chiamate devianze? Non come eravamo noi, tenuti nell’ignoranza da un moralismo repressivo.

Sì, appunto.

Alcuni commentatori affermano che le cause di questo calo sarebbero proprio il ripudio delle antiche tradizioni.
Ci si sposa molto, molto meno; i matrimoni finiscono spesso in divorzi; e, nonostante le convivenze siano vertiginosamente aumentate, il loro numero non compensa i matrimoni mancanti. Il numero di figli al di fuori da una convivenza stabile, in alcuni stati hanno superato quelli nati all’interno del vincolo coniugale.

Non ci si sposa perché si ha paura che non duri. Ma le statistiche sono impietose: chi convive ha una percentuale molto maggiore di fallimento rispetto a chi si sposa. Il risultato di queste unioni mancate è una povertà diffusa, perché i single hanno meno forza economica delle famiglie, specie quelli con figli; e, di conseguenza, anche di figli se ne fanno molti meno. Gli sposati, a parità di altri fattori, hanno anche una vita più lunga, più in salute, con più probabilità di migliorare socialmente.

Sapete cosa cala pure? La felicità. Chi è sposato è statisticamente più felice di chi non lo è, e fa sesso molto più spesso. E sì, c’è correlazione.
Secondo l’Università di Chicago, negli USA i giovani sposati hanno il 75% in più di probabilità di dire ce sono “molto felici” rispetto ai loro coetanei non sposati; ma la percentuale degli sposati è caduta dal 59% nel 1972 al 28% nel 2018.

Un’altra causa della situazione attuale è proprio il diffondersi di una pornografia che fornisce all’immaginario modelli fasulli e irraggiungibili. La realtà non potrà che essere deludente, e l’infelicità aumentare.

In altre parole, la rivoluzione sessuale di cinquant’anni fa e i suoi mentori ci hanno propinato una montagna di menzogne. Abolendo l’antica morale ci avevano promesso più sesso, più felicità. E’ accaduto il contrario. Per usare un paragone chestertoniano, la morale cattolica era un muretto, ma che sorgeva sul ciglio di un precipizio. Adesso che è stato distrutto più nessuno ha il coraggio di avventurarsi vicino all’orlo.

Sapete cos’altro si è dimostrato una menzogna?
La stessa fonte di prima attesta che coloro che frequentano spesso funzioni religiose si dichiarano del 40% più felici di coloro che non sono religiosi per niente. Il calo della percentuale di devoti è parte del calo generale di felicità. Ma anche questo non si può dire.
Al cinema, alla televisione, su tutti i media continuiamo a vedere che il modello proposto è quello del singolo a-religioso sessualmente attivissimo e felice.
Ma si sa, quelle sono opere di fantasia. Lontanissime dalla realtà.

Non si vede,quindi esiste

SE DIO SI VEDESSE, NON SAREBBE DIO Se si potesse entrare in un computer, non avrebbe senso dire: ”Guarda, nel computer non c’è nessun uomo e quindi il computer si è fatto da sé”

di Francesco Agnoli

Quando si parla di filosofia, e soprattutto di storia della filosofia, accade talvolta che qualche alunno, dopo che il divino è comparso sotto varie forme (l’archè di qualche filosofo presocratico, i numeri divini di Pitagora, il Motore Immobile di Aristotele, il “daimon” di Socrate, il Dio-Verità e Amore di Agostino, il Sommo Musico di Keplero…) chieda candidamente: “In filosofia si parla tanto di Dio, di anima, di spirito… ma sono tutte realtà che non vediamo… Cosa serve tutto ciò?”. E magari aggiunge: “Io non credo in Dio, né nell’anima, perché non li ho mai visti. La filosofia non mi interessa, perché si occupa di cose astratte”.

Foto E. Caldaresi

È un concetto che si sente dire spesso. Eppure, nella sua apparente logicità, è, in verità, infondato. Non è solo una questione dei “filosofi”, che debbono pur salvare il loro “mestiere”. E’ una questione di profondità. Quante sono le cose che facciamo molta fatica a vedere, eppure esistono? La storia della scienza è piena di ripensamenti, dovuti alla impossibilità di poter prendere per certo ciò che si vede a prima vista. Non è stato forse assai difficile per millenni “vedere” che la Terra ruota su se stessa e gira intorno al Sole? O che l’Universo, lungi dall’essere immobile ed eterno, nasce e cresce? Che le galassie si allontanano? Che la materia è in verità convertibile in energia e l’energia in materia? Che il cosiddetto “vuoto” pullula di entità particellari (quanti) in movimento? Non è stato forse difficile vedere per secoli un intero mondo fisico che sfugge allo sguardo umano: il mondo delle onde, dell’energia, dei campi e delle particelle? E il campo geomagnetico che flette l’ago di una bussola? Non è forse vero che si vedono gli effetti, ma la sorgente, la causa di questo campo è per noi invisibile?

SE DIO SI VEDESSE, NON SAREBBE DIO
Ma torniamo a Dio. Anzitutto, se Dio si vedesse, non sarebbe Dio: anzitutto perché sarebbe qualcosa che è parte del mondo materiale, e che, come tale, non potrebbe essere Creatore del mondo materiale stesso; in secondo luogo perché sarebbe qualcosa che diviene, deperisce, occupa un tempo ed uno spazio, sottomesso alle leggi della fisica e della chimica. Ma se Dio esiste, ed è veramente Dio, cioè l’Onnipotente, Egli è il Creatore e il Signore della materia e delle leggi della fisica e della chimica: è dunque altro da esse, così come l’uomo è altro dai manufatti che costruisce, e di cui è, analogamente, “creatore” e signore.
Se si potesse entrare in un computer, non avrebbe senso dire: «Guarda, nel computer non vi è nessun uomo, significa che si è fatto da sé”, perché è evidente che il computer è stato assemblato e reso funzionante da qualcuno di esterno ad esso: analogamente è bizzarro ritenere di poter trovare, dentro l’universo creato da Dio, non le sue tracce, ma Dio stesso, contenuto, racchiuso-rinchiuso nella sua creazione!
L’essenziale è invisibile agli occhi. Proprio sulla base di questi e di altri analoghi ragionamenti un gigante della scienza come Isaac Newton (1642-1727) riteneva che l’universo fosse retto e governato da Dio, «ente eterno, infinito, assolutamente perfetto», «onnipotente e onnisciente», che «dura dall’eternità in eterno e dall’infinito è presente nell’infinito; regge ogni cosa e conosce ogni cosa che è e che può essere. Non è l’eternità o l’infinità, ma è eterno e infinito; non è la durata e lo spazio, ma dura ed è presente. Dura sempre ed è presente ovunque…, è completamente privo di ogni corpo e di ogni figura corporea, e perciò non può essere visto, né essere udito, né essere toccato…».

L’ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI
Un evidente motivo per il quale la frase “Non credo in Dio, nell’anima… perché non li ho mai visti” non si sostiene è dunque perché “non vedo” significa molto poco. Infatti, come insegnava Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944), “l’essenziale è invisibile agli occhi“. Del resto gli occhi fisici non sono unicamente lo strumento di una capacità di vedere molto più profonda, non tangibile e non misurabile, quella dell’intelligenza e del cuore? Se apriamo un corpo, non troviamo la vita; se osservo un cadavere, vedo che è ben diverso da un uomo vivo, però non vedo nulla che sia venuto a mancare, benché sia evidente che qualcosa non c’è più.
Se il chirurgo apre un cervello, non trova dei pensieri: eppure il nostro pensiero lo sperimentiamo ogni istante. Basta chiudere gli occhi, per sentirlo “lavorare”; basta aprirli, per vedere che il nostro corpo obbedisce ai nostri pensieri, alla nostra, invisibile, volontà. Se l’anatomista disseziona un cuore, non trova emozioni e sentimenti, ma solo un muscolo. Eppure i sentimenti agitano tutto il mio corpo, fanno arrossire la mia faccia, generano sorrisi o lacrime.
Se guardo un’ azione di un’altra persona, vedo dei fatti, ma non scorgo il movente di quell’ azione: ma senza quel movente, non ci sarebbe neppure quell’ azione… Dunque ciò che non si vede è ancora una volta la causa di ciò che si vede. Così se osservo un bel quadro, vedo pigmenti, tracce materiale di colore, ma quel quadro non è solo quel colore, quei pigmenti, è soprattutto la fantasia, la creatività, la bravura intangibile, eppure efficace, del pittore

K. Godel

LE INVISIBILI LEGGI DELLA FISICA
Ora il mio sguardo si allarga, e osservo i cieli e i pianeti: ma il loro movimento, il loro ordine, è dato dalle invisibili leggi fisiche. Come ci insegnano i matematici, da Pitagora in poi, tutta la natura visibile è regolata dai numeri, invisibili, incorporei, astratti, cioè colti con gli “occhi” della mente, fuori del tempo e dello spazio. I numeri e le leggi (invisibili, universali, permanenti, sempre identiche a se stesse), regolano realtà fisiche visibili, specifiche, transeunti, e le determinano, così che la materia non fa altro che obbedire. Ciò significa che mentre vediamo materia specifica (questo o quell’oggetto, questa o quella galassia, questo o quel fiore), che cresce, invecchia e si dissolve, non vediamo ciò che fa sì che tutto questo accada!
Per questo motivo i grandi matematici sono sempre stati dei metafisici: Cogito ergo sum (“penso dunque sono”), diceva Cartesio (1596-1650); i numeri e le leggi dei pianeti sono “pensieri di Dio”, suggeriva Keplero (1571-1630); “Non c’è nessun dubbio che gli spiriti costituiscano la parte più importante del mondo e che i corpi esistano solo per stare al loro servizio”, scriveva Leonardo Eulero (1707-1783); “L’affermazione che il nostro ego consiste di molecole di proteine mi sembra una delle più ridicole mai sentite…”, affermava Kurt Gödel (1906-1978), mentre la scoperta della matematica fu per Albert Einstein (1879-1955) una vera rivelazione: “Mi parve una rivelazione del Sommo Artefice; non me lo dimenticherò mai“.

[Estratto dal libro: Dieci brevi lezioni di filosofia, Francesco Agnoli, ed. Gondolin]   Titolo originale: La ragionevolezza dell’InvisibileFonte: Libertà e Persona, 14/11/2018 Pubblicato su BastaBugie n. 586