La tomba vuota

1 Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. 2 Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. 3 Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?». 4 Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande.

Marco 16: 1-4

«di gran lunga la maggior parte degli esegeti considera affidabili le dichiarazioni bibliche relative al sepolcro vuoto»

Jacob Kremer “Die Osterevangelien–Geschichten um Geschichte”, Katholisches Bibelwerk, 1977, pp. 49-50

«Questo è il motivo per cui, come storico, non riesco a spiegare l’ascesa del cristianesimo primitivo a meno che Gesù sia risorto, lasciando una tomba vuota dietro di lui»

N. T. Wright, letterato e teologo inglese


Gli errori della rosa

IL NOME DELLA ROSA: NUOVA FICTION, VECCHI ERRORI La miniserie tv finanziata da RaiCinema (con i nostri soldi) è peggiore del già pessimo film del 1986 tratto dal libro di Umberto Eco

di Rino Cammilleri

Già dalla prima scena si è capito che la nuova versione-kolossal de Il nome della rosa (finanziata da RaiCinema, cioè dal contribuente) era anche peggio della precedente, il film di Jean-Jacques Annaud del 1986, tratto dal «palinsesto» di Umberto Eco. Il quale, pretendendo questa aggiunta nei titoli, chiarì che il film non poteva rappresentare tutta la complessità del romanzo bestseller omonimo. La prima scena di cui dicevamo è una scritta che avverte lo spettatore che nel 1327, anno in cui si svolge la vicenda, l’imperatore Ludovico stava cercando di «separare la politica dalla religione». Messa così, è chiaro che la simpatia dello spettatore si orienterà verso l’imperatore, che la Chiesa vorrebbe sottomettere imponendo ai posteri uno stato teocratico di tipo, per intenderci, khomeinista.

LA STORIA DICE IL CONTRARIO
La storia, vera, dice però il contrario: tutta la lunga Lotta per le Investiture, dal secolo XI al Concordato di Worms del 1122, fu combattuta perché era l’imperatore a voler mettere il cappello sulla Chiesa decidendo lui la nomina dei vescovi. L’imperatore che regnava nel 1327, Ludovico IV il Bavaro, aveva deciso allora di tagliare del tutto i legami con la Chiesa. Infatti, fu il primo imperatore a farsi incoronare non dal papa, ma da un laico, quello Sciarra Colonna che aveva preso a schiaffi il papa Bonifacio VIII ad Anagni. Gesto che simbolicamente chiuse il Medioevo cristianissimo. Gesto la cui portata Bonifacio VIII comprese benissimo, tant’è che ne morì di crepacuore.
La Chiesa, come previsto, finì alla mercé del potere politico: nel 1327 il pontificato non era più a Roma ma ad Avignone, deportato in Francia da Filippo il Bello, il distruttore dei templari. Il potere politico, privo della guida, e del freno, di un’autorità morale, da allora divenne sempre più assoluto, culminando nei totalitarismi del secolo XX.
Il kolossal televisivo già dalla prima puntata ci ha presentato un inquisitore veramente esistito, Bernardo Gui, come la quintessenza del fanatismo più ottuso e ideologico, quasi che l’Inquisizione fosse stata l’antesignana della Gestapo, delle SS e del Kgb. Ora, poiché nessuno storico da decenni si sente di sostenere una fesseria del genere, ecco che una fiction ricavata da un romanzo (fiction a sua volta) ripropone in tutto il suo squallore «gotico» la leggenda nera sull’Inquisizione e i «secoli bui», propalandola per il pianeta alle nuove generazioni (la fiction, infatti, è stata acquistata da molti Paesi).

QUALCHE VERITÀ DA RICORDARE
Trent’anni fa medievisti come Franco Cardini e Marco Tangheroni si spesero per ricordare che:
a) i monasteri medievali erano fari di cultura, non di ignoranza;
b) essi sfamavano i dintorni, tant’è che è rimasto il detto «cosa passa il convento oggi?;
c) le biblioteche monastiche non avevano affatto passaggi segreti o libri inaccessibili;
d) il divieto di ridere lo immaginava Eco, laddove i monaci copiarono e tramandarono anche opere pagane licenziose come quelle di Ovidio;
e) Bernardo Gui fu un mite inquisitore e un fine intellettuale, stimato come il maggiore storico del suo tempo;
f) non si potevano accendere roghi su due piedi, la procedura era complessa e garantista;
g) i dolciniani, per realizzare il loro comunismo utopico, saccheggiavano e uccidevano.
Ancora: il papa Giovanni XXII mai si sognò di abolire i francescani, ma disputava con gli eretici «fraticelli» francescani che intendevano instaurare la povertà assoluta; e i termini della questione sfociavano nell’eresia dell’abolizione, di principio, della proprietà privata. Eccetera.
Ma la potenza delle immagini, in prima serata e a puntate, è praticamente invincibile. La generazione dei Tangheroni, ma anche dei Messori e, ma sì, dei Cammilleri, ha già dato. Tocca adesso alle nuove leve, se ci sono, ricominciare, con pazienza, di nuovo tutto da capo.

Titolo originale: Il nome della rosa, ci risiamo con la leggenda nera.

Pubblicato su BastaBugie n. 603

Cristiani a singhiozzo

Corrado Augias

Martedì 16 aprile Corrado Augias, intervistato nella trasmissione Otto e Mezzo di Lilly Gruber, afferma che il rogo di Notre Dame ha risvegliato il “senti-mento latente” della comune radice europea. E’ vero, come è vero che fornire un’anima culturale comune ad un’Europa che pensa solo a banche e commerci va indubbiamente contro ad ogni forma di sovranismo, vero obiettivo della trasmissione. Ma Augias, noto mangiapreti, è poi constretto ad ammettere che siamo culturalmente “figli della stessa cultura, non foss’altro il Cristianesimo“. Giusto Augias. E bello.

E’ bello sentirlo dire proprio da un esponente di un’area politica che si è battuta per decenni affinché le radici cristiane non fossero riconosciute nella costituzione europea. Ed è questo il punto: come mai il rispetto per la comune cultura religiosa fiorisce proprio ora in bocca ad un progressista? La stessa cattedrale non fu devastata durante la Rivoluzione Francese ed addirittura rinominata “il tempio della ragione”? Augias dovrebbe sapere che grazie al diffuso sentimento anticristiano fomentato dalle avanguardie illuministe/progressiste, nella sola Francianel 2017 sono state ben 878 le chiese cattoliche e protestanti oggetto di atti di vandalismo o di profanazione“. Non si può tentare di estirpare per secoli la comune cultura cristiana e tirare fuori la bandiera crociata solo per arginare il presumibile tonfo degli europeisti alle elezioni per il parlamernto europeo. Dottor Augias, non si può avere l’uovo e la gallina..

’68? Il vaso di Pandora

Sssssst. Parla il Papa emerito Benedetto XVI su Chiesa e pedofilia e lo fa in 18 pagine apparse
sul mensile tedesco Klerusblatt nelle quali, tra le altre cose, ammonisce: “non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi” . Papa Ratzinger pianta dei paletti quando considera la “rivoluzione” (ma meglio sarebbe dire “annullamento”) morale sessantottina non solo come l’origine della decadenza dell’Occidente, ma anche della crisi della stessa Chiesa, pedofilia compresa. La causa è l’assenza di Dio.

Benedetto XVI, in particolare, scrive che “la questione della pedofilia è, per quanto ricordi, divenuta scottante solo nella seconda metà degli anni ’80.” Non nega quindi che essa sia un male antico ma afferma che alla sua esplosione abbia contribuito in maniera decisiva il contagio del relativismo sessantottino.

Ebbene sì, tale esternazione può generare confusione, ma può evitare anche salti nel buio. Infatti la confusione regna sovrana da tempo su alcuni argomenti morali e la speranza dell’ex-Papa di “essere di aiuto in questo mo­mento difficile” la facciamo volentieri nostra.

Di seguito i suggerimenti di Papa Ratzinger. Dobbiamo innanzitutto “comprendere” il messaggio di Dio che ha iniziato con l’uomo un rapporto affettuoso. Dobbiamo essere capaci di abbandonarci a questo amore per essere redenti. Nella società occidentale domina la «morte di Dio» e lo stesso cristiano ha la tentazione di non parlarne, di vivere come se non ci fosse. Tutto cambia se Dio viene anteposto, se siamo quindi rinnovati e dominati dalla fede. La Chiesa è vista spesso solo come “una specie di apparato politico” ma Gesù l’ha assimilata ad “una rete da pesca” con pesci buoni e cattivi, essendo il pescatore (Dio) stesso poi a separarli. E’ il diavolo a suggerire che dentro non vi sono pesci buoni, di più, sostiene che tutta la creazione è piena di miseria e di schifo. Bisogna dire tutta la verita: che esistono i pesci buoni e con essi una “Chiesa santa che è indistruttibile“.

E’ onesto dopo questo breve sunto confessare a chi legge il disgusto e la delusione di chi scrive per vicende che esprimono limpidamente il radicamento del Maligno nella Chiesa. E’ onesto confessare la vergogna di chi ci crede ancora soprattutto per affidamento amoroso a chi l’ha fondata. Si esprime infine profonda vicinanza e rispetto nei confronti delle vittime di questi abomini.



Come t’invento una specie

Notiziona. E’ spuntato un altro ramo nel già nutruito cespuglio dell’evoluzione umana: si chiama Homo luzonensis e visse 50 000 anni fa nelle Filippine. Che c’è di strano? Che lo studio coordinato dal francese Florent Détroit si basa solo su qualche osso e qualche dente appartenente a soli tre individui; circa il DNA, non si è riusciti ad estrarlo. E’ una falange ad apparire particolarmente sconvolgente per gli scienziati: assomiglia più a quella di Australopithecus (“ominide” più vecchio di milioni di anni) che a quella degli “uomini” della stessa età. Bastano quindi qualche cuspide dentaria e la forma di qualche “pezzo” di piede per decretare la scoperta di una nuova specie del genere Homo. Applausi e luci della ribalta.

Si è scoperto che questa ed altre presunte “specie” come H. denisova condividevano gli stessi territiori di Homo sapiens e dei Neanderthaliani. E si sa che dai loro numerosi “incroci” sia originata prole fertile. Ora, proprio la possibilità di prole feconda e relativa ibridazione in “natura” sono proprio il criterio che Dobzhansky e Mayr indicano come il principale per definire individui simili come appartenenti alla stessa specie, almeno quando questa abbia una riproduzione sessuata. Ma questo per il consensus scientifico dominante non conta. Invece esisterebbe “un’enorme varietà” di uomini simili al sapiens.

Risulta ormai abbastanza evidente che i criteri puramente morfologici siano insufficienti a delimitare i confini delle specie (se li applicassimo ai cani, Alani e Chihuahua sarebbero specie distinte). I criteri genetici poi, qualora utilizzabili, si esplicitano alla fine in un numero, un cut off stabilito più o meno arbitrariamente. Ciononostante, le risposte alle “sorprese paleontologiche” che ingarbugliano l’evoluzione umana sono la solita scorciatoia dell’invenzione di nuove specie umane, con la scusa dei caratteri morfologici e della genetica, ed il rifiuto di vedere un’unica specie, quella che possiede autocoscienza, ciò che la differenzia dagli animali. Ritornano a proposito in mente le parole di Darwin quando affermava:

[…] io considero il termine specie come una definizione arbitraria che, per motivi di convenienza, serve a designare un gruppo di individui strettamente simili tra di loro, .. ”

C. Darwin, L’origine delle specie, cap.2

Lombardia progressista

REGIONE LOMBARDIA: CANI SEPPELLITI CON GLI UOMINI E BAMBINI NON NATI NEI RIFIUTI SPECIALI E poi: Ru486 anche in day hospital, profilattici gratis agli studenti… la Lombardia rinnega il suo passato prolife

di Luca e Paolo Tanduo

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato la Legge di riforma dei servizi cimiteriali e funerari. E’ stato approvato all’unanimità anche un emendamento del Partito democratico, che modifica parzialmente le disposizioni in materia di sepoltura dei bambini non nati, chiamati nell’emendamento «prodotti del concepimento», a seguito di interruzione (volontaria e non) di gravidanza. L’emendamento introduce che ciò dovrà avvenire «esclusivamente su esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione», nel caso ad esempio di minorenni o di persone incapaci di intendere e di volere. La precedente norma imponeva che venisse loro data comunque sepoltura, restituendo ai bambini non nati la dignità di persone invece di essere trattati come rifiuti speciali.
Un’altra modifica significativa introdotta è che si trasferisce «dalla famiglia» alla «sola donna» la decisione.
«Così – avvisa don Maurizio Gagliardini, presidente dell’associazione “Difendere la vita con Maria” creata proprio per dare sepoltura ai bambini abortiti – nel sottolineare il peso decisionale esclusivo della donna, per voler accentuare a tutti i costi la legge 194, in realtà si va a discriminare il ruolo del padre e della genitorialità». Secondo il sacerdote, «il concepito con questo indirizzo diventa proprietà della donna, che infatti con la nuova norma ne potrebbe disporre. Ma non è così: il concepito è autonomo, nella sua vita e nella sua libertà».

UN PASSO INDIETRO
Nell’intervista rilasciata al quotidiano “Avvenire” don Gagliardini sostiene che le cose dovrebbero rimanere come sono ora, con l’obbligatorietà che embrioni e feti siano collocati all’interno dei cimiteri in appositi spazi per chi desidera ricordarli o in luoghi dove già oggi vengono inumati gli altri resti umani. Don Gagliardini afferma: «Mi sembra che la norma sia un passo indietro nonostante rimanga il fatto che embrioni e feti si possano comunque onorare con una sepoltura». Il seppellimento dei bambini non nati, oltre a restituire una dignità a questi bambini, mantiene viva la coscienza sull’aborto che con il seppellimento esce dal nascondimento e lo rende pubblicamente visibile. Cancellare il seppellimento è come voler nascondere quello che è successo e far finta di nulla, ma non è e non sarà mai così perché quello che è avvenuto è la perdita di una vita umana.
La nuova Legge di riforma dei servizi cimiteriali e funerari dà anche la possibilità che gli animali d’affezione siano tumulati con i loro proprietari. L’articolato è stato approvato dal Consiglio regionale con 41 sì e 29 no e specifica che «per volontà del defunto o su richiesta degli eredi, possono essere tumulati in teca separata, previa cremazione, nello stesso loculo del defunto o nella tomba di famiglia».

NESSUN FUNERALE PER GLI ANIMALI
Questa regola porrà molti problemi come già sui social hanno evidenziato alcuni sacerdoti, perché non ci può essere un funerale cristiano per gli animali domestici. La decisione di seppellire insieme uomini e animali prefigura una equiparazione che non è possibile, o il ritorno ad un paganesimo che si leggeva di solito sui libri di storia.
Insomma i cani seppelliti con gli uomini e i bambini non nati come rifiuti speciali. Una vergogna che si aggiunge alla decisione della Giunta regionale della Lombardia dello scorso 17 dicembre 2018 di rendere possibile la somministrazione del composto abortivo Ru486 anche in regime di day hospital. Decisione sbagliata perché favorisce l’uso di queste pillole abortive che lasciano sempre più sole le donne di fronte al dramma dell’aborto e perché questa pillola ha un tasso di mortalità 10 volte superiore all’aborto chirurgico. La deriva della regione Lombardia prosegue con la decisione di promuovere la distribuzione gratuita dei profilattici agli studenti. Insomma i tempi di un’amministrazione pro-life sembrano giunti alla fine.  

Titolo originale: Sulle politiche in difesa della vita passi indietro della Regione Lombardia. Fonte: Cultura Cattolica, 21/02/2019 Pubblicato su BastaBugie n. 603

Se lo fanno anche loro..

In un momento della storia dell’Occidente in cui si tende ad ” idealizzare la figura della donna ” una tale sottolineatura assomiglia ad un pugno nella pancia al politically correct: nonostante “nello stereotipo culturale il pedofilo è maschio“, anche le donne abusano dei bambini, e con frequenza “sottostimata“. Chi volesse andare oltre il trauma può informasi dal lavoro del Centro Studi Hansel e Gretel. Si potrà scoprire che l’umanità tutta è accomunata nell’esercizio di questo abominio, in tutte le sue varianti. C’è in ogni caso poco da stare allegri.

Il principio antropico

Le condizioni estremamente improbabili per la nascita della vita nell’ Universo e il Principio Antropico

Dal blog Mi-cha-el , ottobre 2018

In questo periodo mi sto interessando del cosiddetto ‘Principio Antropico’. Esso fu enunciato nel 1987 in due forme (debole e forte) da Barrow e Typler nel loro libro ormai famoso (1). Questo Principio fa riferimento al fatto che visto che nel nostro Universo esiste la vita allora le leggi fisiche non devono essere tali da impedirne il suo insorgere. Messo così sembrerebbe una affermazione banale e tautologica, ma in realtà non è così e nelle sue diverse enunciazioni  ha dato vita ad un dibattito tra scienziati credenti e no, filosofi della scienza e teologi.
Il Principio è scaturito da una considerazione importante e fondamentale: affinché sia potuta nascere (concediamo per ora casualmente) la vita, si sono dovute verificare delle condizioni tali che definirle estremamente improbabili è dir poco: il nostro Universo con i valori delle costanti fisiche che regolano le forze fondamentali e che si fissarono nei primi istanti del Big Bang è così finemente sintonizzato che uno scostamento anche minimo del loro valore, anche solo di uno di esse, avrebbe impedito la formazione dell’Universo così come lo conosciamo quindi della vita e la nostra stessa esistenza.

Detto questo però, nel libro di Barrow e Typler pare esserci una incoerenza  (che ho trovato ben spiegata nel libro di Alister Mc Grath (2) e di cui riporto nel seguito alcuni brani) che una volta identificata e corretta lo farebbe apparire una raccolta poderosa di argomenti a favore in un disegno intelligente e non casuale nell’Universo. Vediamo il perché di questa incoerenza (seguendo il ragionamento di Alister Mc Grath)….
Partiamo da una affermazione contenuta nel Principio Antropico:
1- Non bisogna essere sorpresise non osserviamo caratteri dell’Universo incompatibili con la nostra esistenza.
In pratica : visto che esistiamo è ovvio che non possiamo sorprenderci del fatto non esistono leggi che ci impediscono di esistere, in quanto se ci fossero queste leggi noi non ci saremmo e quindi esse non potrebbero essere osservate! E questo è naturalmente vero.
Ma quello che subito dopo però stabiliscono gli autori (Barrow e Typler) come conseguenza di tale affermazione, è che allora:
2 – Non dobbiamo essere sorpresi se osserviamo caratteri nell’Universo compatibili con la nostra esistenza. Ebbene, questa è un’affermazione fallace, perché è vero che ovviamente nell’Universo non possiamo che osservare  caratteri che sono compatibili con la nostra esistenza (nella fattispecie il fine-tunig) ma ciò non significa che non dovremmo non sorprenderci di ciò: infatti il fatto che esistiamo e osserviamo queste condizioni nulla toglie alla loro estrema improbabilità di accadere!
E per evidenziare questa fallacia piò essere interessante  questo bell’esempio dovuto a W.L.Craig (1988) e riportato da Alister (3):
“Supponiamo che siate trascinati davanti ad un plotone di esecuzione formato da cento tiratori scelti, ciascuno munito di un fucile perfettamente carico ed efficiente, che mirino al cuore. Sentite il comando ‘fuoco!’, siete sempre vivo, poi udite un fragore assordante, aprite gli occhi e….scoprite che tutti i cento tiratori hanno sbagliato il bersaglio! Per quanto possa sembrare impossibile, è successo!
Adesso riflettete sulle seguenti proposizioni:
3 – Non dovreste rimanere sorpreso dal non osservare che siete morto (e questo è ovvio! Infatti se siete vivi non potete vedervi morto!) (questa è equivalente alla 1-)
4 – Dovreste invece essere sorpreso di osservare che siete vivo! (infatti era estremamente improbabile che tutti i tiratori sbagliassero!), ma questa è equivalente alla negazione della 2-! Quindi la 2- dovrebbe essere trasformata nel suo contrario che chiameremo 5-:
5 – Dovremmo essere sorpresi nell’osservare dei caratteri dell’Universo compatibili con la nostra esistenza (e questo perché il loro verificarsi era molto ma molto improbabile, quasi impossibile… – nota mia)”
ed è notevole e chiarificatore anche quest’altro esempio dovuto a Swinburne (1979) (4): “Supponiamo che un mentecatto rapisca una vittima e la rinchiuda in una stanza con una macchina che distribuisce carte da gioco. La macchina mescola dieci mazzi di carte contemporaneamente – (come se avesse 10 paia di mani- nota mia) – e poi sceglie una carta a caso da ciascun mazzo e le mostra (queste dieci carte scelte) tutte nello stesso tempo. Il rapitore dice alla vittima che metterà presto in moto la macchina e che essa mostrerà la prima carta estratta ma, se non saranno estratti simultaneamente un asso di cuori da ogni mazzo, la macchina esploderà in quello stesso momento uccidendo il rapito, per cui quest’ultimo non vedrà le carte sorteggiate dalla macchina. Viene messa in moto la macchina e con sorpresa e grande sollievo della vittima, esibisce un asso di cuori da ciascuno dei mazzi. La vittima pensa che questo fatto straordinario vada spiegato nel senso che la macchina è stata manipolata in qualche modo (è quello che pensa il credente che sostieneche non può essere che si siano verificate per casole condizioni per la nascita della vita nell’Universo – nota mia). Ma il rapitore, che ricompare, scredita tale spiegazione. “Non è affatto sorprendente, dice, che la macchina estragga soltanto assi di cuori. Non avreste potuto vedere niente di diverso, perché se fossero state estratte altre carte non sareste qui e non vedreste niente (è quello che dice il non credente asserendo che non c’è nulla di straordinario nel fatto che osserviamo condizioni favorevoli alla vita visto che esistiamo e il contrario non potremmo osservarlo – nota mia)”. Ma ovviamente la vittima ha ragione e il rapitore si sbaglia. C’è realmente qualcosa di straordinario e che esige di essere spiegato nel fatto che vengano estratti contemporaneamente dieci assi di cuori da dieci mazzi di carte. Il fatto che quella serie di dieci assi di cuori sia una condizione necessaria perché si possa vedere l’estrazione non rende affatto meno straordinario e bisognoso di spiegazione ciò che viene percepito”. In pratica Swinburne sostiene che l’esistenza di un osservatore non influenza la probabilità degli eventi osservati: se una serie di eventi altamente improbabili fa sì che nasca un osservatore che può constatare tale improbabilità, quegli eventi rimangono pur sempre improbabili!
A causa di questa (estremamente) improbabile coincidenza di condizioni che ha permesso la vita, fra l’altro cosciente e intelligente e che fa sospettare un Disegno intelligente e quindi l’opera di un Creatore, o che almeno non è incompatibile con esso, alcuni fisici per salvare il principio del Caso quale autore di tutto hanno dovuto ipotizzare la nascita (casuale) di infiniti Universi (ammettendo fra l’altro perciò la possibilità dell’esistenza di un infinito attuale), ognuno dei quali con leggi fisiche e parametri differenti, in contrasto però col principio delrasoio di Ockham e con quello di falsificabilità delle teorie scientifiche, in quanto questi ipotetici altri universi sarebbero al di fuori di ogni possibile sperimentazione. 
Ma di questo parlerò in un altro post. ___________________________________________________
Note e crediti
1) J. Barrow e F.J. Typler – The Antropic Cosmological Principle – Oxford University Press (1986)
2) Alister E. McGrath – Scienza e Fede in dialogo – I fondamenti – Ed Claudiana (2002) pag. 137 -145
3) W-L. Craig – Barrow and Tipler on the Antropic principle vs. Divine Design (1988) pag. 389-95 (citazione di Alister Mc Grath in (2)) .
4) R. Swinburne – The Existence of God – Clarendon press Oxford (1979) pag. 138 (citazione di Alister Mc Grath in (2))

Finta preoccupazione

Macacus rhesus

Prendi un gruppo di macachi, infettali col virus HIV che veicola il gene umano MCPH1 e ottieni macachi con una velocità di crescita del sistema nervoso centrale e risposte comportamentali più simili a quelle umane. Poi è bene che tu dica che lo fai per capire come funzionano le malattie neurodegenerative, tutti applauderanno e ti metteranno su Le Scienze. Nessuno ti accuserà dei corposi interessi economici che stanno dietro a quel che fai, diranno solo che stai copiando il cinese Bing Su e il suo gruppo del Kunming Institute of Zoology, che vorrà sicuramente la sua parte in caso di tuoi guadagni. E se anche qualcuno dovesse sollevare dubbi su tanta spregiudicatezza potrai sempre ammantarti di una serafica purezza affermando come loro “che i risultati di questo tipo di ricerche andrebbero attentamente valutati, a causa delle preoccupazioni etiche che possono sollevare.

Il granchio di Gramellini

Il giornalista del Corriere Massimo Gramellini è allo stesso tempo “affascinato” e “preoccupato” per il ragazzino che ha gridato “ti amo, ti amo” scappando dal rogo del cosiddetto “scuolabus di Milano”. Il fatto è che il pippone che ne fa seguire è completamente fuori luogo: il ragazzo infatti, intervistato dalle iene, si riferiva al Signore per lo scampato pericolo innalzando al cielo un eloquente: “Dio, ti amo!”. Oggi, nella secolarizzata Europa progressista, per molti suonerà strano, ma per lui non proviamo nessuna preoccupazione.

Il progresso cieco

Per migliorare una tecnologia non serve comprenderla“, è il titolo di un recente articolo su Le scienze nel quale scienziati anglo-francesi guidati da Maxime Derex appurano con un esperimento che copiare è stato il meccanismo fondamentale per il progresso tecnologico dei nostri antenati. Ma quella che a prima vista può sembrare l’entusiasmante scoperta dell’ “acqua calda” può da sola spiegare come siamo passati dal’arco ai missili intercontinentali?

L’esperimento in esame ha verificato che studenti arruolati allo scopo modificavano una ruota per renderla più veloce nello scendere su di un percorso inclinato. Per riprodurre in qualche modo il susseguirsi delle generazioni che affinano una tecnologia, i soggetti hanno lavorato riuniti in sessioni separate ma potevano accedere al lavoro ed ai resoconti teorici del gruppo che aveva lavorato in precedenza. Nel corso del test la ruota ha effettivamente migliorato la sua prestazione, ma il fatto che la comprensione da parte degli studenti dei princìpi fisici alla base delle modifiche efficaci fosse ” mediamente mediocre “, ha indotto gli sperimentatori a concludere che nel miglioramento complessivo della velocità di discesa ha agito solo una “selezione” che ha favorito rettifiche vantaggiose originatesi casualmente.

In altre parole, l’evoluzione cognitiva umana sarebbe cieca, ricalcando in questo l’evoluzione biologica, grazie ad un ” accumulo di miglioramenti nel corso delle generazioni “. E’ dunque facile vedere la seconda come un semplice conseguenza della prima. Convincente, no?

Non proprio. Una prima doverosa critica dev’essere avanzata nei confronti degli autori quando pretendono che i nostri antenati, quelli che miglioravano “l’arco o la canoa” in una foresta pluviale ricoperti da moscerini, siano assimilabili ad un gruppo di “studenti” del terzo millennio davanti a carta e tastiera. Ma se anche oggi esistono in regioni sperdute del pianeta tribù prive di un linguaggio per designare il tempo e con parole a designare pochissimi numeri, come è possibile asserire che i metodi conoscitivi dei primitivi siano gli stessi che abbiamo noi? Si considera di fatto nulla l’influenza culturale, ma senza dimostrarlo. Tale enorme limite potrebbe da solo invalidare i risultati dello studio, ma c’è di peggio.

L’idea sottostante è che il progresso umano derivi dal “ragionamento”, intelligenza razionale strutturata in passaggi logici verbalizzati che esprimono il nesso causale dei fenomeni. Ebbene, a molti parrà strano ma non è così. Già più di duemila anni fa Platone nel Menone mette in bocca a Socrate che vedere un problema è vedere qualcosa di nascosto, e risolverlo è anticiparne la soluzione ancor prima di averne afferrato tutti i particolari e nessi causali: o noi conosciamo già, magari sotto altra forma, cosa cerchiamo (il problema non è in effetti tale), o non troveremo mai la soluzione.

Tale intuizione anticipatoria, attribuita da Platone all’immortalità dell’anima e semplicisticamente da lui ricondotta a “riminiscenza” di nozioni apprese in altre vite, richiama l’esprit de finesse che Pascal contrappone a all’esprit de géométrie: quest’ultimo, la capacità logica capace di esprimere i dati della conoscenza, non precede ma segue l’intuizione conoscitiva ottenuta grazie a l’esprit de finesse. Il nucleo originario di conoscenza è, come direbbe il chimico, fisico e filosofo di fama mondiale Michael Polanyi, “conoscenza inespressa”. Tale conoscenza inesperessa ed intuitiva non è insegnabile “se non attraverso esercizi pratici“, esempi formali. Ne deriva una frattura tra quanto possiamo esprimere verbalmente (formalmente espresso) e quanto possiamo afferrare intiutivamente (compreso inespresso).

Una frase attribuita ad Albert Einstein è : “Se non sai spiegarlo a tua nonna, non l’hai capito veramente” e questo pare in contrasto con quanto appena detto. Ma non lo è. Einstein aveva infatti a cuore la formalizzazione semplificante necessaria al metodo scientifico: la formula. Ma lo stesso Einstein aveva ben chiaro che “alcuni concetti, come ad esempio quello di causalità, non si possono dedurre con metodi logici dai dati dell’esperienza» (A. Einstein, Opere scelte, Bollati Boringhieri 1988, p. 66), e si stupiva del fatto che pure intuizioni della mente possano condurre ad asserzioni vere nei confronti della realtà fisica, saltando qualsiasi passaggio logico, quest’ultimo utile solo al momento della costruzione della prova di verifica: «Io vedo la cosa nel modo seguente: 1) Ci sono date le E (esperienze immediate). 2) A sono gli assiomi da cui traiamo le conclusioni. Dal punto di vista psicologico gli A poggiano sulle E. Ma non esiste alcun percorso logico che dalle E conduca agli A; c’è solamente una connessione intuitiva (psicologica) e sempre “fino a nuovo ordine”. (Lettera a Solovine, 7 maggio 1952).

Ritornando all’esperimento di Maxime Derex, alla luce di quanto esposto come è possibile affermare che la soluzione al problema non è stata capita nonostante i progressi ottenuti durante il test? Solo perchè non è stata adeguatamente espressa? Abbiamo visto come sia fallace far coincidere la comprensione con la logica verbalizzante. Inoltre il fatto che la “ maggior parte dei partecipanti abbia prodotto teorie errate o incomplete” non è necessariamente la prova che non abbia compreso il problema nè, tantomeno, che i progressi ottenuti siano frutto del caso. Infatti, le scadenti risposte al “questionario ideato per verificare la comprensione dei meccanismi fisici” potrebbero almeno in alcuni casi essere indice proprio della difficoltà di passare dal conosciuto all’espresso. Che dire poi del fatto che solo qualcuno abbia avuto intuizioni efficaci (vero volano del progresso tecnologico) ? Come già Sant’Agostino sosteneva, “la conoscenza è dono della grazia” (M. Polanyi, La conoscenza personale, 1990, p. 428), nel senso che un intuito creativo, inespresso, è dono di alcuni baciati da particolari facoltà/condizioni. E gli altri? Certo, accolgono la conoscenza afferrata dai più intuitivi: nel nostro caso le modifiche vantaggiose ottenute dall’intuito di pochi vengono copiate, ma questo non significa che copiare sia il principale motore del progresso tecnologico, ma solo che esso è sicuramente un meccanismo di propagazione dello stesso.

Il titolo dell’articolo de Le Scienze andrebbe quindi così modificato: “per migliorare una tecnologia serve che qualcuno comprenda intuitivamente le modifiche da apportare e che gli altri le propaghino copiandole “.



Responsabilità

Sicuramente i nostri atti e i nostri pensieri sono influenzati da ciò che ci circonda, dall’ambiente, dalla cultura, dal Credo religioso nostro o dei nostri parenti. Non siamo impermeabili alle sollecitazioni esterne, al clima e ai sentimenti diffusi, né viviamo in camere stagne. Però… però esistono cose come il Libero Arbitrio, la Ragione, l’essere responsabili dei nostri atti e delle loro conseguenze. Troppo spesso sento che si usa un “noi” onnicomprensivo e accomodante ( è colpa nostra se…. siamo noi che…) e e un “loro” rassicurante e comodo (è colpa loro… , loro però fanno così e cosà…). Si dimenticano i due pronomi personali veri protagonisti.di ogni relazione : io e tu. “IO” ho la colpa e a volte il merito di ciò che faccio e del clima che creo con i miei atti e parole, “TU” hai la colpa o il merito di quello che fai e dici. Poi, certo, mille sono le circostanze che influiscono sulle nostre azioni certamente. Ma esiste il Libero Arbitrio. Esiste la mia libertà di scegliere di fare o non fare. “Io” cerco di insegnarlo a mio figlio, vorrei che anche “tu”, giornalista, genitore, insegnante, politico, prete facessi la stessa cosa…

Cristina Vercelli

Procedere per intuito

«Io vedo la cosa nel modo seguente:

1) Ci sono date le E (esperienze immediate).

2) A sono gli assiomi da cui traiamo le conclusioni.

Dal punto di vista psicologico gli A poggiano sulle E. Ma non esiste alcun percorso logico che dalle E conduca agli A; c’è solamente una connessione intuitiva (psicologica) e sempre “fino a nuovo ordine”.

3) Dagli A si ricavano, con procedimento deduttivo, enunciati particolari Sche possono pretendere di essere veri.

4) Gli S sono messi in relazione con le E (verifica per mezzo dell’esperienza).»

A. Einstein, Lettera a Solovine, 7 maggio 1952