L’esplosione dei miracoli

Trilobiti

Le Scienze ci dà recentemente notizia di uno studio australiano, precisamente dell’Università del New England a Armidale, che afferma che i fossili di trilobiti, l’animale simbolo del periodo, confermano che la cosiddetta “esplosione del Cambriano“, “l’evento più notevole e sconcertante nella storia della vita “[ S. J. Gould, The Evolution of Life on Earth, Scientific American, Oct 1994, 271: 86], si è comsumata in soli 20 milioni di anni, a partire da 541 milioni di anni fa. Insomma, nacquero in un batter d’occhio (su scala geologica) tutti i principali phyla che compongono la tassonomia: di colpo nuove specie, nuovi sistemi, nuovi organi. Poi, una lunga stasi evolutiva.

Per spiegare simili tumultuose accelerazioni e rallentamenti dell’evoluzione l’evoluzionista americano S. J. Gould propose la sua alternativa al darwinismo “classico”, e ne abbiamo già parlato riguardo alla nascita dell’H. sapiens. L’assenza di prove fossili per gli stadi intermedi tra le principali transizioni nelle strutture organiche, anzi in molti casi, la nostra incapacità anche solo ad immaginare intermedi funzionali, è stato un problema persistente e fastidioso per i resoconti gradualistici dell’evoluzione” affermè lo scienziato, [Gould, Is a New and General Theory of Evolution Emerging?, Paleobiology 1980, p. 127] e quindi l‘evoluzione per lui non può procedere gradualmente come diceva Charles Darwin, ma a salti, o meglio, ad “equilibri punteggiati” intervallati da lunghi periodi di stasi. Alla base ci sarebbe la “deriva genetica” di piccole popolazioni di individui sottoposti ad intense e rapide mutazioni. Tali mutazioni possono coinvolgere anche centinaia di geni che vengono utilizzati anche per scopi differenti da quella per cui erano “nati”  (exaptation) in risposta a particolari contingenze ambientali. E le prove di cio?

Epistemiologicamente Gould ebbe se non altro il merito di inserire la multifattorialità nell’ambito evoluzionistico, liberandolo dalle catene del caso-necessità in cui lo avevano segregato scienziati come Monod. Ma ad alcuni la medicina apparve peggiore del male che voleva curare: infatti, con la correzione “saltazionista” del darwinismo come spiegare l’improbabile “vantaggio” evolutivo delle mutazioni, la ancora meno immaginabile exaptation e la repentina fissazione delle “macromutazioni” alla luce della selezione naturale e del poco tempo a disposizione?

Uno dei maggiori esperti mondiali di ingegneria genetica,  J. Sanford, ha dimostrato, calcolatrice alla mano, che persino la fissazione casuale di “due o più nucleotidi diventa molto problematica” nei tempi cosmici che sappiamo limitati dal Big Bang.  Come la mettiamo allora con l’esplosione del Cambriano? Il problema certo non migliora con le macromutazioni casuali previste da Gould, potenzialmente molto più dannose delle piccole ma lente mutazioni progressive previste dal gradualismo darwiniano: le macromutazioni potrebbero velocemente distruggere per selezione negativa un’intera popolazione “derivante”, soprattutto se questa è prevista dalla teoria come esigua rispetto al pool originario. Come spiegare inoltre la complessi-ficazione dei sistemi viventi? Anch’essa è una semplice contingenza? La natura infatti segue specifiche “traiettorie” che appaiono in contrasto all’attesa “capricciosità” che le macromutazioni dovrebbero introdurre nell’evoluzione della vita.

Marcel Paul Shutzemberger

Come disse il medico e matematico, professore di Scienze dell’Università di Parigi e membro dell’Accademia delle Scienze francese, Marcel Paul Shützemberger “I saltazionisti sono così ridotti a invocare due tipi di miracoli: le macromutazioni e le grandi traiettorie dell’evoluzione”. Quindi, e senza prove, dovremmo intendere che una serie infinita di miracoli abbia modellato lo sviluppo della vita sulla terra, dato che lo stesso Gould ammise che “Gli alberi evolutivi che adornano i nostri libri di testo hanno dati solo sulle punte e sui nodi dei loro rami: il resto è inferenza, per quanto ragionevole, non l’evidenza dei fossili“. [Evolution’s Erratic Pace,” Natural History, 86[5]:12-16, May 1977, p. 13]. Pur rifiutando di cadere nel creazionismo bisogna onestamente ammettere che anche solo durante il Cambriano di miracoli ce ne furono un’enormità, troppi perchè a qualcuno dotato di una immaginazione meno fervida non sorgano pesanti dubbi: così, recentemente mille scienziati di ogni parte del mondo hanno affermato di essere  “ scettici nei confronti delle affermazioni sulla capacità della mutazione casuale e della selezione naturale di spiegare la complessità della vita. Dovrebbe essere incoraggiato un attento esame delle prove per la teoria darwiniana”.
I biologi stanno infatti studiando mecccanismi evolutivi prima mai considerati, come quelli dell’Evo- Devo e dell’epigenetica, meccanismi che generano cambiamento nei viventi grazie l’interazione con l’ambiente ed addirittura capaci di anticipare la modifica genetica. Sarebbero questi altri “motori” evolutivi, esplorati solo in parte, a permettere “salti” come quelli del Cambriano. In quest’ottica il vivente non è più oggetto passivo di caso e necessità, ma soggetto tanto attivo della evoluzione da modificare esso stesso l’ambiente dalla cui interazione trova spunto per il cambiamento. Questa “rivoluzione” in evoluzione non esclude l’efficacia del “nucleo darwiniano” (mutazione e selezione) ma lo rende solo una parte del fenomeno. Le specie non sono solo frutto del caso ma utilizzano “strategie” adattative regolate da leggi biologiche in parte simili a quelle della fisica.

Alla luce di tali sviluppi appare risibile la strumentalizzazione del darwinismo espressa paradigmaticamente dal biologo scientista Richard Dawkins: “..non potevo immaginare l’essere ateo in qualsiasi momento prima del 1859, quando è stata pubblicata L’origine delle specie di Darwin”.[The Blind Watchmaker, W. W. Norton, London, p. 5]

Siamo tutti masochisti

«Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l’essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza. A furia di insistere, dalla Riforma ad oggi, ce l’hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzato nell’autocritica masochista. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci. Invece io, agnostico ma storico che cerca di essere oggettivo, vi dico che dovete reagire, in nome della Verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero vi fosse, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di Cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre»

Léo Moulin, sociologo francese, L’inquisizione sotto l’inquisizione, 1992

L’intellettuale “impossibile”

La cultura prevalente odierna ci presenta come modello un intellettuale “politicamente corretto” con delle caratteristiche curiosamente simili a quelle di tre ironici supereroi degli anni ’80: Gli Impossibili, The impossibles della versione originale americana. I lettori che navigano già nel mare degli “-anta” se li ricorderanno bene, con i loro variopinti costumi  e i loro fantasiosi “poteri”: il cicciottello “coil man”, “fluid man”,  bruno e con la maschera da sub e “multy man”, quello con la zazzera arancione. Ve li ricordate ora? Io benissimo e ricordo anche che il loro gruppo musicale scimmiottava i Beatles e forniva la copertura alla loro principale attività: salvare il mondo dai cattivoni. Così come i simpatici eroi retrò, anche l’intellettuale “impossibile” combatte cattivoni di ogni sorta, soprattutto la cricca dei credenti, in tutte le sue bacchettonesche declinazioni.  Ma per capire meglio andiamo ad analizzare da vicino i nostri eroi ed i loro superpoteri.

Coil man

Di epigoni del simpatico ed abbondante “uomo molla” ce ne sono a iosa, visto che la capacità di saltare come grilli sul carro delle ideologie vincenti  è fondamentale nella filosofia “impossibile”. Tra chi ricorda maggiormente il motto “Solo chi è folle sfida le sue molle” c’è il giornalista e fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari.  Ammiraglio progressista della flotta giornalistica dal vago retrogusto massonico di De Benedetti, da buon virgulto fascista scrisse che i luminosi imperi che intravedeva all’orizzonte erano “ basati sul cardine di razza, escludendo perciò l’estensione della cittadinanza da parte dello Stato Nucleo alle altre genti”. Persa la guerra e con essa la rotta, l’eroe impossibile azionò la supermolla per saltare sul carro politically correct del progressimo di sinistra, diventandone per decenni uno dei guru più apprezzato come condottiero di Repubblica: da questa posizione privilegiata assicurò che è possibile una morale laica fondata darwinianamente su due istinti, «quello della sopravvivenza dell’individuo e quello della sopravvivenza della specie». Non siamo in grado di verificare in questa sede quali delle due affermazioni del nostro sia meno assurda, ma certo lo strumento utilizzato, il darwinismo sociale, è sempre lo stesso, brandito come una scimitarra ora a dritta, ora a manca, in base a quale carro l’Eugenio nazionale si trova in quel momento a difendere. Gattopardi darwiniani!

Fluid Man

L’intellettuale fluida più famosa nel Bel Paese è la coriacea Emma Bonino, “nascosta in una goccia la forza di una roccia”. E forte Emma ha dimostrato di esserlo nella sua multidecennale di carriera politica di devastatrice di diritti di deboli non votanti. Già, perchè la fiera rappresentante della morale laica, della categoria dei deboli non votanti, feti ed embrioni, non gliene è mai fregato un granchè e anzi, sembra li abbia presi in odio fin dai tempi in cui li sopprimeva aspirandoli con marchingegni ricavati da parti di bicicletta. Perchè meravigliarsi? Azioni naturali per chi non ha mai avuto altro riferimento che l’assenza di riferimenti, la famiglia fluida, l’economia fluida e, naturalmente, la morale fluida. Fino ad un certo punto confinata alla periferia della politica con tutto il plotone pannelliano, è di colpo diventata un nume tutelare della sinistra del terzo millennio, quella che si riconosce sostanzialmente nell’avversione clericale, nel Rolex e nell’effetto serra. E così il suo credo è divenuto quello del governo stesso della nazione, incarnato da altri supereroi “fluid” come Cirinnà e Gasparotto assieme ai quali ha sfornato tante belle leggi “impossibili”. E non si creda che si fermeranno facilmente, difficile limitare i “fluidi” quando hanno già inzuppato tutto col loro nulla. Una piaga!

Multy Man

“È a capo di un plotone la furia di un ciclone”. Mi viene in mente Hawking, proprio lo scienziato inglese in carrozzina mancato poco tempo fa e la sua più ruspante sostenitrice Margherita Hack. Gli scienziati dell’universo impossibile, anzi,  della fiaba infinita dei multi-universi, ci hanno travolto con un ciclone di libri infarciti di nulla. Molti tra i fisici più “seri” ne rimangono irritati: “Su, ragazzi. Basta scherzare, è ora di tornare con i piedi per terra”(Lee Smolin, “The Singular Universe and the Reality of Time: A Proposal in Natural Philosophy, Cambridge University Press 2014). Ma non basta. Poco conta che questi trastulli matematici stridano orribilmente col rasoio di Ochkam, uno dei cardini della scienza moderna, poco conta che non siano verificabili sperimentalmente, poco conta che non siano popperianamente falsificabili e quindi non siano “scienza” nel senso galileiano, essi, oltre ad ingrossare il conto di chi li scrive, hanno  l’inarrestabile e socialmente rilevante merito di permettere a frotte di atei di non porsi domande serie sul perchè esiste un universo che appare costruito su misura per la vita. Fuffa al cubo!

E siccome l’unione fa la forza, le facoltà “impossibili” sono tutte incarnate negli intellettuali “impossibili”, anche se ognuno di essi manifesta maggiormente quella in cui si è specializzato. In conclusione, pensanti di ogni dove, se avete anche solo il minimo sospetto che possa esistere una quanche Verità, in guardia, incombe su voi tutti un qualche “impossibile” intellettuale del nulla! Uomo avvisato..

..ad astra

e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?

Giacomo Leopardi, “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”

E’ complicato, oggi, vedere le stelle. Se vivi in una città, come accade a tanti, rimane pressoché impossibile. In notti particolarmente limpide, alzando la testa in una via di periferia poco illuminata, talvolta è possibile cogliere pallide scintille nel cielo; ma di solito le luci terrene, sgargianti come parvenu ansiosi di impressionare, le cancellano con il loro fulgore troppo vicino ed ingombrante.

Se l’uomo moderno crede meno in Dio è, a mio parere, colpa anche di questo. Le stelle sono oggettivamente altro: remote e irraggiungibili, bellissime e luminose, testimoniano silenziose la fragilità e la piccolezza della nostra specie. Niente da stupirsi che l’uomo prometeico, con la sua ridicola fioca fiaccola, voglia cancellarle insieme alla notte alla quale appartengono.

E’ difficile rendersene conto adesso, ma le stelle non sono sempre state dei globi di gas fiammeggiante persi in mezzo ad un vuoto cosmico fatto di distanze inimmaginabili.
Perché nessuno, fino a poco tempo fa, sapeva cosa erano davvero quei punti brillanti che riempivano la notte. L’unica cosa che si conosceva davvero era la loro bellezza struggente.
Poi, un passo per volta, è diventato chiaro cosa fossero, la fisica che le governa. Le fornaci nucleari che sappiamo costituirle sembrano avere poco da spartire con la poesia e il desiderio umano.

Eppure è proprio la scienza che ci restituisce di questi corpi celesti immagini spettacolari, di quelle che tolgono il fiato e fanno viaggiare la mente. Un cielo fittamente trapunto di stelle, nella solitudine di un prato di montagna, ci fa comprendere quanto piccoli siamo di fronte al cosmo; le fotografie fatte con i moderni strumenti di quei punti di luce lontani insegnano parecchie altre lezioni. Ci parlano di astri come gocce di pioggia, condensate da nubi di idrogeno di dimensioni titaniche. Di stelle che nascono, imbozzolate di gas e polveri, circondate da pianeti che la pressione della luce dei soli nascenti ripulirà, spazzerà, riscalderà. Di stelle morenti e moribonde, di esplosioni accecanti e getti di plasma, onde di fuoco e di energia, pozzi di gravità in fondo ai quali anche la luce si schianta. Le stelle mulinano in una lenta pavana nelle loro galassie, ancora colme di segreti che forse non riusciremo mai a svelare. La stessa luce viaggia per anni, secoli, millenni per farci giungere il loro messaggio.

Sì, telescopi e antenne, satelliti e stazioni spaziali ci hanno portato in un universo in cui gli astri non sono più divinità, non sono più diamanti, non sono più incomprensibili punti di luce nel cielo tenebroso. Ma anche se adesso ne conosciamo la fisica, se abbiamo compreso parte dei loro misteri, ancora non è risolta la domanda che Leopardi attribuiva al suo pastore: che fanno, loro, lassù? Perché ci sono? Perché tanta terribile bellezza, da fare male al cuore? Cosa c’entriamo noi con le stelle?

C’è la scienza fredda e impersonale dello scienziato che neanche guarda l’oggetto del suo studio, perso nei dati, perso lo sguardo stupito del bimbo che vede per la prima volta il cielo stellato; come un antico usuraio che conta e riconta le sue monete, incapace di goderne.
E poi c’è la passione che fa promettere ad quel bambino che giungerà lassù. Che grandi cose potrà fare questo bambino, per completare il suo sogno?

La passione del bambino, il desiderio delle stelle, guida l’uomo nella sua ricerca, nel volere comprendere le incognite dell’esistere e di ciò che esiste. Per lui il futuro sarà aperto, il tempo non sarà ripiegato su se stesso, sulle piccole cose, perché avrà visto l’infinito.

Quella stessa passione, quello stesso desiderio che spinge fuori dall’inferno, per tornare ancora una volta a riveder le stelle.

Originale pubblicato il 7/3/2019 su Berlicche

Dentro..la vita

“La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. […] Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro. ”

Gilbert Keith Chesterton (1874 – 1936), scrittore inglese, Ortodossia

Absurdum in fundo

E siamo alla fine del nostro approfondimento sul potere conoscitivo di una scienza fondata solo sulla matematica. Abbiamo visto nelle due precedenti puntate come dalle bizzarrie della fisica quantistica sarebbe dovuta scaturire una sana riflessione sui fondamenti della scienza galileiana. E invece la comunità dei fisici, ubriacata da suoi strabilianti risultati “tecnici”, ha continuato a considerarla l’unica fonte di conoscenza cacciandosi così nel peggiore dei vicoli ciechi. Leggi tutto..

Diversi in cosa?

Il Corriere della Sera ha recentemente proposto di riabilitare i Neanderthaliani da quella immagine di pelosa e grugnante ferinità a cui erano condannati: conoscevano la pittura e la musica, seppellivano i defunti, assistevano gli invalidi, camminavano eretti, si accoppiarono in diverse epoche preistoriche coi nostri antenati. Di più, sappiamo che si sono “incrociati” producendo prole fertile anche con uomini di Denisova, un’altra presunta specie che si è mescolata anche con Homo sapiens. Due individui possono essere considerati della stessa specie proprio perchè la loro prole è feconda, perchè mai allora li dovremmo considerare una specie diversa? Erano sì tozzi, ma dall’aspetto raffinato: “..capelli castani, biondi o rossi, con la pelle e gli occhi chiari, che potrebbero essere scambiati per nord-europei“. I dati vanno ormai tutti nella stessa direzione: gli uomini di Neanderthal erano così simili a noi da poter considerare le differenze fisiche secondarie; perchè allora non accettare che i Neanderthaliani sono semplicemente spariti in un incrocio tra razze?” Eppure qualcuno sostiene che Homo neanderthalensis non sarebbe neanche “nostro antenato perché il suo sviluppo fisico segue un percorso diverso dal nostro” ma l’aspetto esteriore supporta questa idea? Considerereste mai il bambino dell’immagine, o un pigmeo, od un inuit, uomini di un’altra specie perchè “esteriormente” diversi?

L’articolista del Corriere asserisce a ragione che “Certi errori di valutazione erano comprensibili nell’Ottocento..“, ma quale ideologia moderna ci impedisce di considerare i neanderthal semplicemente uomini antichi? Charles Darwin in persona ci avvisava sulla possibile strumentalizzazione del concetto di “specie”: «… io considero il termine specie come una definizione arbitraria che, per motivi di convenienza..” [L’origine delle specie, 1859, cap.2]. Parliamo forse di un’altra “specie” solo per evitare i ricordi degli orrori di un passato in cui l’ideologia della “razza” aveva dilaniato l’umanità? Siamo ancora così fragili?

Infine, chi invocherà la genetica per scavare un solco tra sapiens e neanderthalensis? Forse gli stessi convinti che l’uomo non è nulla di speciale e che strombazzano che “Darwin con la sua teoria ci ha buttato giù dalla vetta del creato“? A colui che per primo pubblicò la teoria della selezione naturale, Alfred Russel Wallace, non passò mai per la testa di togliere l’uomo dal vertice del creato, in quanto convinto che nelle “facoltà intellettive e morali dell’uomo intervenissero forze spirituali ancora ignote e invisibili..”(Focus.it) . Ma cosa non piacque alla cultura dominante e per questo fu dimenticato..

La fisica dell’istinto

Ancora alla ribalta su Le Scienze il modello vecchio di 22 anni dell’universo senza confini, “in bottiglia” come disse l’inventore J. Maldacena. Si tratta di un modello matematico/geometrico che prevede un universo “olografico” originato da un sistema sottostante con una dimensione in meno. Capito? No? Poco male, perché si tratta solo di un “giocattolo” matematico, con “poca speranza di avere prove sperimentali che dimostrino la correttezza“, come afferma proprio l’articolista di Le scienze.

Da rimanere basiti: di che parliamo allora? Di aria fritta, a quanto pare, anche se qualcuno ci crede lo stesso, come il fisico Xi Dong: “se i pezzi cominciano a combaciare, istintivamente sai di essere sulla strada giusta“. Strano vedere tanta fideistica istintività in uno scienziato, ma è disinteressata passione o c’è dell’altro? Il fatto è che “a molte persone non piace l’idea che il tempo abbia avuto un inizio, probabilmente perché sa di intervento divino”. [S. Hawking, Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo, 2011] Uomo avvisato…

Succede oggi!

Oggi, nel 2019, si stanno facendo esperimenti dall’esito assolutamente incerto sui bambini, e non parliamo della germania nazista, ma della Cina comunista. Peggio, il sospetto è che a breve anche l’Occidente si muoverà per non perdere “il treno”. He Jiankui, così si chiama lo scienziato pioniere, ha annunciato il novembre scorso di aver modificato con la tecnica CRISP il genoma di due gemelle (dal padre rigorosamente sieropositivo) per renderlo refrattario al contagio dell’HIV. Il genio, prontamente licenziato dalla sua Università “potrebbe aver causato inavvertitamente mutazioni in altre parti del genoma, che potrebbero avere conseguenze imprevedibili sulla salute” delle bimbe-cavia e pare che ad agosto nascerà un terzo bambino “mutante”. La cosa più grave è che il mondo scientifico, nascondendosi dietro ad un biasimo di facciata, è principalmente preoccupato della immagine negativa che potrebbe affossare il remunerativo settore della sperimentazione sugli embrioni: “L’attenzione negativa, ovviamente, non va bene” . Altri, più spavaldi, sbandierano invece sicurezza: “Sarebbe di stimolo, non di ostacolo, a un progresso significativo in questo settore“. Quando manca Dio “tutto è possibile” ebbe a dire Dostoevskij. Auguri fratelli.

Aperta, ma non sempre

Ieri, alla trasmissione de La7 L’aria che tira, Myrta Merlino ha intervistato lo scrittore Gianrico Carofiglio che, dopo aver diligentemente prensentato il suo libro, ha iniziato a sciorinare massime di Einstein. Quella meno propriamente attribuibile allo scienziato era: “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.” Chissà se Carofiglio sa che proprio Einstein ha dimostrato con alcune delle sue vicende che la massima è proprio vera?

Nel 1927 il cosmologo e prete belga Jeorges Lemaitre gli presentò l’idea che l’universo fosse in espansione. «I tuoi calcoli sono corretti, ma la tua comprensione della fisica è abominevole», fu la risposta di Albert, convinto in maniera preconcetta dell’infinità del cosmo. La mente del grande scienziato continuò a rimanere chiusa anche quando Mons. Lemaitre iniziò a sostenere che l’universo avesse avuto un inizio che egli chiamò “atomo primigenio”. Einstein ribattè infastidito che «Questa faccenda somiglia troppo alla Genesi, si vede bene che siete un prete» e solo nel 1933 l’inventore della Relatività cedette alla futura teoria del Big Bang di Lemaitre, ammettendo ad una presentazione del cosmologo belga che «Questa è la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito».
Ci vollero quindi cinque anni perchè il “paracadute” di Einstein si aprisse e quella frase, probabilmente non sua, forse non l’avrebbe neanche mai ripetuta, per non vergognarsene.

Esplosioni fortunate

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Star-expl.jpg

Il fine tuning dell’ universo proveniente dalla caotica singolarità che chiamiamo impropriamente “Big Bang” è inconcepibile. Sappiamo che anche la nascita della prima forma di vita sulla terra fu un evento estremamente improbabile. Ora una simulazione al computer del Politecnico di Zurigo asserisce che anche l’ “ambiente” spaziale che ha permesso alla terra di essere abitabile fu molto improbabile: prima del sole, una stella gigante deve essere esplosa “innaffiando” la terra di elementi radiottivi che hanno permesso superficie solida e clima favorevole. “Sembra che siamo stati straordinariamente fortunati”, ha detto il coordinatore dello studio, Tim Lichtenberg. Fortunati anche perchè dopo la prima cellula una serie di miracoli in successione hanno portato all’uomo ed alla sua inspiegata coscienza. Ma siamo fortunati o solo ottusi a continuare a pensare in questo modo? Questa è conoscenza? E facciamocela qualche domanda ogni tanto!

DNA..tamagotchi

Struttura del DNA “naturale”

Viene presentato come una meraviglia in grado di “sostenere un’evoluzione di tipo darwiniano” che “ suggerisce anche che su altri mondi la vita potrebbe essersi evoluta lungo linee affini, ma differenti, a quelle seguite sulla Terra”, il DNA ad otto basi (invece delle normali quattro) detto Hachimoji, è in realtà solo un giochino degli scienziati della Florida. Il perchè dell’ “invenzione” non è chiaro: è “non autosufficiente” e quindi non utilizzabile per la vita. A voler ben pensare si spera non faccia danni e che possa almeno servire alla medicina.

Agostino l’evoluzionista

“Nel granello dunque erano già presenti invisibilmente tutti insieme gli elementi che nel corso del tempo si sarebbero sviluppati per formare l’albero; allo stesso modo dobbiamo immaginare il mondo, quando Dio creò simultaneamente tutte le cose, conteneva simultaneamente tutti gli elementi creati in esso e con esso quando fu fatto il giorno[…] .

Conteneva inoltre gli esseri che l’acqua e la terra produssero virtualmente e causalmente, prima che comparissero nel corso dei tempi e che noi ora conosciamo come opere che Dio continua a compiere fino al presente”

Agostino d’Ippona, De Genesi ad litteram, V, 23, 24