Medievale, anzi forse

LA DATAZIONE DELLA SINDONE CON IL METODO DEL RADIOCARBONIO FU UNA TRUFFA Nel 1988 uno studio la datò al Medioevo, ma i dati grezzi furono nascosti: oggi che sono finalmente disponibili si è scoperto che non era affidabile

di Emanuela Marinelli

Non ci sono prove conclusive che la Sindone sia medievale. Nel 1988 fu effettuata una datazione radiocarbonica della Sindone, da molti ritenuta il lenzuolo funerario di Gesù. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, fu chiaro: la Sindone è medievale (1260-1390 d.C.). Fino ad ora, questa conclusione era stata ritenuta dalla maggior parte degli scienziati come una confutazione dell’autenticità del  telo. La nostra nuova analisi statistica, basata sui dati ufficiali e i dati grezzi (pubblicati solo recentemente), dimostra che questa conclusione non è affidabile. La nostra analisi prova che non c’è evidenza definitiva che la Sindone di Torino sia medievale. Questi nostri risultati sono stati pubblicati su una rivista di Oxford, Archaeometry, edita per conto dell’Oxford Research Laboratory for Archaeology and the History of Art.
Fin dalla pubblicazione dell’articolo su Nature, molti ricercatori hanno richiesto, invano, la pubblicazione dei dati grezzi. Infatti, i tre laboratori (Oxford, Tucson, Zurigo) e il British Museum, l’istituzione incaricata dell’analisi statistica, hanno sempre eluso tale richiesta. Nel 2017, per la prima volta, uno dei ricercatori del nostro team, il francese Tristan Casabianca, ha richiesto legalmente (tramite il Freedom of Information Act) al British Museum tali dati, riuscendo a ottenere i report inviati dai tre laboratori all’istituzione.

PROCEDURE SCORRETTE
Fin dal 1988 erano sorti molti dubbi sulle conclusioni della datazione della Sindone al Medioevo. Nel 2013, un’analisi statistica basata sui dati ufficiali mise in dubbio la validità dell’articolo pubblicato su Nature. Ma la questione principale ruotava attorno ai dati grezzi, i dati usati dai laboratori per ottenere le datazioni pubblicate su Nature. Una volta ottenuti questi dati, abbiamo usato diversi strumenti statistici molto potenti per individuare eventuali problemi (analisi della varianza, test di Ward e Wilson, test parametrici e non-parametrici e un software promosso da Oxford usato attualmente dagli analisti che si occupano di datazione al radiocarbonio, l’OxCal). I risultati suggeriscono fortemente che i laboratori hanno prodotto risultati differenti non riconducibili allo stesso fenomeno. Probabilmente, durante il processo di datazione qualcosa è andato storto e la causa andrebbe rintracciata nella non omogeneità dei campioni selezionati.
I nostri risultati sono ulteriormente corroborati dal fatto che i campioni di controllo non hanno mostrato le stesse problematiche. In aggiunta a ciò, i tre laboratori menzionano la presenza di importante materiale eterogeneo non menzionato nell’articolo su Nature, quale antico cotone o fili blu e rossi.
La documentazione rilasciata dal British Museum dipinge un quadro molto più complesso di quanto presentato nell’articolo su Nature. Per esempio, possiamo ora affermare con certezza che uno dei laboratori – quello di Tucson (Arizona) – realizzò otto misurazioni, e che queste misurazioni grezze mostrano eterogeneità. Queste eterogeneità non sono menzionate su Nature. Sulla base di questi risultati, non è possibile continuare ad affermare che la quantità di atomi di C14 nei campioni era costante, il che rappresenta un’assunzione fondamentale per la datazione. Eliminare i valori estremi risulta quindi impossibile, perché ciò si tradurrebbe in una decisione puramente arbitraria.
Le nostre scoperte evidenziano il fatto che le procedure (selezionate dopo più di 10 anni di negoziazioni tra archeologi, esperti di tessuti e Santa Sede) sono state ben lontane dalla perfezione. Questo punto era già stato messo in luce da vari ricercatori, tra cui Harry E. Gove, l’inventore del metodo AMS, il metodo unico e innovativo usato per testare la Sindone. In molti erano preoccupati del fatto che con solo 3 laboratori, se qualcosa fosse andata male in uno di essi, sarebbe stato impossibile sapere quale invece avesse prodotto risultati attendibili. Inoltre, non c’è certezza del fatto che il protocollo sia stato strettamente seguito da tutti i laboratori. Per esempio, un sotto-campione non fu testato e quindi non fu distrutto dal laboratorio in Arizona.

È NECESSARIO UN NUOVO ESPERIMENTO?
Nel 1988, durante una famosa conferenza stampa, gli scienziati rivelarono al mondo che l’età della datazione era compresa negli anni “1260-1390!” (con il punto esclamativo). Il nostro studio rende più che legittimo cambiare questo punto esclamativo in un punto interrogativo. Non si può più dire che le conclusioni della datazione al radiocarbonio sono, con confidenza al 95%, accurate e nemmeno che sono rappresentative dell’intero tessuto. Dai risultati ottenuti nel 1988 nessuno può affermare con certezza che la Sindone abbia origini medioevali.
Una nuova datazione è quindi necessaria, ma dovrebbe essere inserita in un vero processo interdisciplinare e, se possibile, utilizzando tecniche di datazione non distruttive. Questa procedura dovrebbe essere pensata attentamente e applicata impegnandosi preventivamente a rendere liberamente consultabili i dati.
Nel 1988 in molti presentarono la datazione medievale della Sindone come il trionfo della scienza sulla religione o quantomeno come il trionfo della scienza sulle reliquie e sulle affermazioni dei miracoli. La nostra visione è molto più sottile: quando lo strumento di indagine è la rigorosa analisi scientifica, le conclusioni passate, seppur proposte da scienziati, possono e devono essere messe sempre in dubbio, anche dopo 30 anni.
La storia scientifica della Sindone iniziò circa 120 anni fa. La prima fotografia fu realizzata del fotografo astigiano Secondo Pia e la controversia riguardo alla sua veridicità fu rinvigorita. Le nostre scoperte dimostrano che questa storia scientifica non è ancora conclusa e forse non lo sarà mai. La Sindone fu definita il «Vangelo per il XX secolo» e non esiste dubbio sul fatto che sarà anche il Vangelo del XXI secolo. Come affermò san Giovanni Paolo II, la Sindone è «una sfida alla nostra intelligenza».

Nota di BastaBugie: gli autori dello studio e dell’articolo precedente (oltre a Emanuela Marinelli) sono Tristan Casabianca, Giuseppe Pernagallo, Benedetto Torrisi.
Nel seguente video (durata: 7 minuti) Emanuela Marinelli spiega, tra le altre cose, perché l’esame del radiocarbonio (C14) non è attendibile. Il video risale al 20 settembre 2014. Per un video più completo (durata 73 minuti), clicca qui!


NUOVI TEST SULLA SINDONE?
Emanuela Marinelli nell’articolo seguente dal titolo “È giunta l’ora di nuovi test sulla Sindone di Torino?” spiega perché dopo l’articolo di Archaeometry sui dati grezzi dell’analisi radiocarbonica del 1988, servono nuovi, rigorosi, esami multidisciplinari. Il campione prelevato nel 1988 proveniva da un unico angolo, pesantemente inquinato e rammendato, e i risultati di quella ricerca (che datava la Sindone al Medioevo) sono inaffidabili.


Ecco l’articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 4 maggio 2019:
È ora di nuovi test sulla Sindone di Torino? Questo è l’interrogativo che si pone la giornalista Jane Stannus sul Catholic Herald dello scorso 2 maggio dopo aver letto l’articolo, apparso su Archaeometry, che esamina dal punto di vista statistico i dati grezzi dell’analisi radiocarbonica del 1988 e dimostra che i campioni non erano omogenei, dunque non potevano ritenersi rappresentativi dell’intero lenzuolo. Quel test del C14, perciò, non permette di affermare che la Sindone è medievale.
La Stannus ha deciso allora di consultare vari esperti di analisi radiocarboniche per sentire il loro parere in merito. Dalla sua inchiesta emerge un dato certo: quasi tutti, negatori o sostenitori dell’autenticità della Sindone, sono d’accordo sulla necessità che si conducano nuovi esami, rigorosamente pianificati. Oggi per un test attendibile sono sufficienti pochi microgrammi di materiale, da prelevare però in diversi punti del telo. Va ricordato che il campione prelevato nel 1988 proveniva da un unico angolo, pesantemente inquinato e rammendato.
Interessante quanto sottolineato dal dottor Liam Kieser, direttore del laboratorio per le datazioni radiocarboniche dell’Università di Ottawa:  “Per una reliquia come la Sindone, la decontaminazione del campione è fondamentale. È stata maneggiata da molte persone nel corso dei secoli. Ci si dovrebbe preoccupare dell’effetto del sudore delle mani. Inoltre è sopravvissuta a diversi incendi: mentre si può eliminare il danno dovuto al fumo, i vapori organici associati agli incendi possono anche essere assorbiti e incorporati in modo permanente”.
L’esame di una stoffa è estremamente problematico dal punto di vista della contaminazione, perché un tessuto è interamente esposto all’ambiente in cui si trova. Per un osso o un pezzo di legno si può campionare una parte interna, ma questo non è possibile nel caso di un telo.
Un importante laboratorio per le datazioni radiocarboniche, la Beta Analytic di Miami (Florida), pone alcune condizioni per la datazione di tessuti. Una è molto importante: “Beta Analytic non effettua la datazione di tessuti, a meno che questa sia parte di un processo di ricerca multidisciplinare”. Questa necessaria multidisciplinarietà mancò del tutto nell’esame del 1988.
La Beta Analytic sottolinea anche l’importanza del pretrattamento: “È importante comprendere i pretrattamenti che saranno applicati ai campioni, dal momento che questi influenzano direttamente il risultato delle analisi”. E c’è un’importante domanda da considerare: “Tutti i tessuti possono essere datati con precisione?”. Ecco come rispondono: “I campioni di tessuto ben conservati, con una buona struttura e non trattati con materiali conservanti generano risultati precisi. I campioni prelevati da un tessuto trattato con additivi o conservanti generano un’età radiocarbonica falsa. Per assicurarsi che il campione sia databile, si prega di inviare per email al laboratorio una descrizione del tessuto o una foto ad alta risoluzione che consenta una valutazione preliminare”.
La necessità della multidisciplinarietà viene sottolineata di nuovo dalla Beta Analityc poco dopo, quando precisa: “Il laboratorio non esegue la datazione di tessuti o altri oggetti di valore elevato o inestimabile, a meno che il pagamento e l’invio del campione siano effettuati da un ente statale, da un museo o da un altro istituto riconosciuto che stia studiando i materiali all’interno di un processo di ricerca multidisciplinare. È possibile inviare il materiale tramite un archeologo professionista, che dichiari che il campione è adatto per la datazione al radiocarbonio”.
Dunque, non tutti i reperti sono adatti per la datazione radiocarbonica e la Sindone ha tutte le caratteristiche per essere proprio uno degli oggetti che non forniscono datazioni attendibili con questo metodo. Ma allora, perché rifare una datazione radiocarbonica della Sindone? Per comprovarlo una volta per sempre. È bastata l’analisi statistica di un campioncino di pochi centimetri a dimostrare che i suoi frammenti non erano omogenei. Figurarsi cosa emergerebbe dal confronto di campioni prelevati a quattro metri di distanza l’uno dall’altro. Per dedurlo, comunque, se nuovi esami non si faranno, basterà il buonsenso.
  Titolo originale: Esclusivo: Sindone medievale? InaffidabileFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-03-2019 Pubblicato su BastaBugie n. 611

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