Homo #4

HOMO HABILIS e RUDOLFENSIS

Ammesso ob torto collo che Australopithecus afarensis, letteralmente “scimmia australe”,  è il primo dei primati che va nella direzione evolutiva dell’uomo, resta da stabilire il successivo passo verso Homo erectus, l’uomo vero e proprio più antico. Ora, allo scopo poco servono le altre specie del genere Australopithecus in quanto, abbreviando,  solo più grosse di A. afarensis e dotate di tutte le problematicità evolutive legate ad una struttura scimmiesca.

Il cranio dell’abilis OH24

Negli anni ’60 i coniugi Leakey scoprono nella gola di Olduvai in Tanzania uno scheletro ampiamente incompleto di quella che viene battezzata come nuova specie: era alto in media 125 cm ma gli elementi salienti che lo rendono “speciale” sono un volume cranico più ampio(da 500 a 800 cc), una calotta più arrotondata rispetto a Australopithecus e, soprattutto,  la capacità di utilizzate rudimentali strumenti in pietra.  Al primo scheletro (OH7) ed altri 4 scoperti entro il’73 venne dato il nome di Homo habilis; la specie  che sarebbe vissuta da 2,4 a 1,4 milioni di anni fa. La successione A. afarensis—H. habilis—->H. erectus veniva quindi naturale senonchè negli anni ’80 vennero scoperti altri fossili e, secondo gli studiosi B. Wood e C. Loring Brace, questi dimostravano che Homo abilis non era “homo” ma “pithecus” cioè scimmia: il volume del cranio troppo piccolo, le braccia troppo lunghe rispetto alle gambe(il rapporto tra femore ed omero era 0.95, contro 0,75 tipico dell’uomo), un’andatura potenzialmente bipede ma non perfetta, il bacino largo con un canale del parto ampio sono tutti indici di primitività che secondo gli studiosi farebbero retrocedere la specie a “Australopithecus habilis“. Già, proprio la sua abilità nel creare strumenti rudimentali porterebbe questi esseri in alto nella scala evolutiva ma sono documentate altre specie  in grado di costruire utensili, anche parecchio lontane dal genere umano. Mentre secondo alcuni sdudiosi aveva sviluppato una rudimentale capacità di vocalizzare grazie allo sviluppo dell’area di Broca, altri mettono in dubbio addirittura l’esestenza della specie in quanto tale(i più piccoli sarebbero scimmie, i più trossi H. erectus).

Ricostruzione di H. abilis; fonte Wikipedia

L’antropologa H. Smith nel ’94 arrivò alla conclusione che H. habilis era una scimmia analizzando le dentature di diversi supposti ominidi:  modelli di sviluppo dentale di australopitecini e Homo habilis gracili restano classificati nell’ambito delle scimmie africane. Quelli di Homo erectus e Neanderthal sono classificati nell’ambito degli esseri umani”. Allo stesso risultato giunsero B. Wood, F. Spoor e  F. Zonneveld studiando i canali semicircolari con tecniche tomografiche: “Tra gli ominidi fossili la specie più antica che dimostra la morfologia dell’essere umano dei giorni nostri è l’Homo erectus. In contrasto, le dimensioni del canale semicircolare nei crani rinvenuti nell’Africa meridionale attribuiti a Australopithecus e Paranthropus somigliano a quelli delle grandi scimmie esistenti”. Anzi sembra (dallo studio del fossile Stw 53) H. habilis fosse più “scimmia” di A. afarensis in quanto meno avvezzo al comportamento bipede. Il dibattito è in corso ma l’impressione che se ne ricava è che l’albero evolutivo dell’uomo è tutt’altro che assodato visto che H. habilis rappresenta “un’improbabile forma intermedia tra le morfologie viste negli australopitecini e H. erectus“. Come accettato dallo stesso studioso che lo aveva scoperto H. abilis aveva un osso ioide e delle orecchie inidonee al linguaggio parlato( R. Leakey, Origins Reconsidered, Anchor, 1992, pp. 257-258).

 

Ricostruzione di cranio di H. rudolfensis

Ma Richard Leakey  nel ’72 tirò fuori dal terreno quello che avrebbe battezzato come Homo rudolphensis, dal Lago di Rudolf, in Kenia. Questa specie fu presentata come  la più grande scoperta dell’antropologia:  il cranio di  KNM-ER 1470 aveva una scatola cranica discreta (752 cc) e un aspetto del massiccio facciale simile a quello umano: era l’anello mancante vecchio di 2 milioni di anni tra le scimmie australopitecine e l’uomo. Quello che non convinceva era però come erano state assemblate le ossa craniche dalla prima ricostruzione di Leakey.

Il primo a raffreddare gli entusiasmi fu il prof. T. Bromage nel 1992: alla ricostruzione al computer si ricavava un volto simile a quello di Australopithecus( “Faces From the Past”, New Scientist, vol. 133 ). E l’antropologo J. E. Cronin rincarò la dose:… il suo volto costruito in modo relativamente rozzo, il clivus naso-alveolare piuttosto piatto (che richiama le facce piatte australopithecine), la bassa larghezza cranica massima (a livello temporale), la forte depressione canina e i grossi molari sono tutti tratti relativamente primitivi che allineano l’esemplare ai membri del taxon A. africanus.”

C. Loring Brace e A. Walker arrivarono alla stessa conclusione proponendo la riclassificazione da Homo a Australopithecus rudolfensis. ( Atlas of Human Evolution, New York, 1979;
The Hominids of East Turkana“, Scientific American, vol. 239 (2), agosto1978, p. 54). I pochi resti fossili di questa specie, non solo sono scarsamente distinguibili da Homo abilis  ma, con un volume cranico riportato da T. Bromage nel 2008 a 700cc, ne condividono anche la somiglianza con le scimmie antropomorfe.

Insomma, fra queste “scimmie” ed i primi uomini rimane ancora un solco netto: “ Più di recente, […] la definizione e l’uso del genere nell’evoluzione umana e la demarcazione di Homo sono state trattate come se non presentassero problemi. Ma[…]dati recenti, nuove interpretazioni delle prove esistenti e i limiti dei reperti paleo-antropologici invalidano i criteri esistenti per l’attribuzione di taxa a Homo…in pratica specie ominidi fossili sono assegnate a Homo sulla base di uno o più criteri su quattro. … Ora è evidente, però, che nessuno di questi criteri è soddisfacente. Il rubicone cerebrale è problematico[…] la funzione linguistica non può essere dedotta in modo affidabile […]. . Quindi H. habilis e H. rudolfensis (o homo habilis in senso lato) devono essere eliminati da Homo. L’ovvia alternativa tassonomica, cioè trasferire uno o entrambi i tassa ad uno dei primi generi di ominidi esistenti, non è senza problemi ma noi raccomandiamo, per ora, di trasferire sia H. habilis che H. rudolfensis al genere Australopithecus.“( B. Wood, M. Collard, “The Human Genus“, Science, vol. 284, No 5411, 2 aprile 1999, pp. 65-71). Lo schema evolutivo andrebbe quindi così modificato:

Rettangoli in rosso genus Homo, arancioni scimmie, gialli scimmie antropomorfe. Da wikipedia modificato