Homo #7

Il cranio di Dmanisi

Con l’approfondimento della scorsa puntata avremmo potuto finire il percorso evolutivo dell’uomo. Per una migliore compresione delle sfide future della paleoantropologia è però necessario parlare di alcune recenti scoperte. Prima di prenderle in esame è bene fare un riassunto di ciò che pare assodato fino a questo punto. Abbiamo visto come sia difficile innanzitutto definire il concetto di specie e come questa incertezza produca dei dubbi nella classificazione degli antenati umani. Abbiamo visto inoltre come, da un percorso evolutivo lineare( specie successive che sostituiscono le precedenti in base alla selezione del più adatto), si è passati ad opera di S. J. Gould ad una concezione di una evoluzione “a cespuglio (diverse specie contemporanee che derivano da un progenitore comune e che vengono selezionate in base alla selezione del più adatto, come rami vivi e rami secchi).

Ricostruzione di”Skull5″. Fonte wikipedia

Tornando ora al cranio di Damanisi vecchio di 1,8 milioni di anni, abbiamo già detto che l’Homo georgicus a cui appartiene era  la variante l’asiatica di Homo erectus africano. Questo antenato veniva distinto da H. habilis e H. rudolfensis ed H. ergaster (H. erectus arcaico) soprattutto a causa delle notevoli differenze morfologiche. Il fenotipo quindi costringeva gli studiosi a decretare l’esistenza di più specie contemporanee. Il tutto in accordo con l’ipotesi di Gould. Ma dopo una ventina di anni passati a studiare le ossa provenienti dal sito di Dmanisi, gli scienziati capirono che i crani ritrovati avevano dell’eccezionale. Skull5, questo è il suo nome, è il più antico e completo cranio appartenente al genere Homo e presenta caratteristiche morfologiche uniche:

Copertina di “Science” dell’ottobre 2013

viso lungo come H. erectus, denti grandi come H. rudolfensis, cranio piccolo come H. habilis. Inoltre gli almeno cinque individui le cui ossa si trovano nel sito, pur diversi morfologicamente ma presenti nello stesso stesso strato geologico e conviventi nello stesso luogo, sono risultati, grazie anche a studi TAC, appartenenti alla stessa specie. Il gruppo di Lordkipanidze ha analizzato con gli stessi metodi il gradiente morfologico delle ossa delle tre specie a cui assomiglia Skull5, arrivando nel 2013 alla conclusione che erectus, rudolfensis ed habilis sono un’unica specie! Quanto scoperto a Dmanisi  supporta quanto avanzato da Susan Anton alcuni anni prima circa la scoperta della nuova specie pigmea H. floresienses : cosa penserebbe «un ricercatore che, tra un milione di anni, guardasse i pochi resti fossili di un pigmeo africano e di un giocatore dell’NBA?”(National Geographic News, 25/03/2002). Che si tratta di una nuova specie o di una sottospecie di H. sapiens?

Possiamo paragonare il relativo articolo di Science su Dmanisi ad una bomba che scoppia nell’ambiente paleoantropologico: H. erectus assorbirebbe di colpo diverse altre specie, trasformando il cerpuglio del genere Homo in un ramo singolo con piccole appendici (sottorazze). Il DNA potrà mai risolvere questo enigma?

Homo antecessor

Il cosiddetto H. antecessor

Alla luce di quanto detto per i fossili di Dmanisi, assume un altro significato anche la scoperta avvenuta nel 1995 a Gran Dolina, in Spagna: scienziati dell’Università di Madrid portarono alla luce un cranio di un ragazzo di 11 anni, con fattezze tipicamente umane. Il problema nasceva però dalla datazione: 800 mila anni! I più antichi ritrovamenti marocchini arrivavano al massimo a 315 mila anni: come poteva un H. sapiens essere così vecchio? Un problema grosso come un elefante che gli “ortodossi” risolsero con la creazione ad hoc di una nuova specie: l’Homo antecessor. D’altronde, negli anni ’70, il famoso ricercatore L. Leakey scoprì ad Olduvai Gorge una capanna di pietra vecchia di 1, 7 milioni di anni. Tale capanna è simile a quelle ancora oggi costruite in quella parte di Africa ed appare quindi naturale ascriverla a H. Sapiens che sarebbe quindi molto più vecchio di quanto affermato nella narrazione “ortodossa”.

I manufatti di Shangchen

E troveremo il modo di inventarci un’altra specie anche per gli utensili ritrovati a luglio 2018 in Cina? Nature riporta uno studio che mette in evidenza come tali oggetti di pietra ritrovati nel distretto di Shangchen vengono datati 2,1 milioni di anni. R. Dennel ammette: “Trovare utensili risalenti a circa due milioni di anni fa – i più antichi mai rinvenuti al di fuori dell’Africa – è stato per me, in quanto paleoantropologo, davvero emozionante“. Per salvare “capra e cavoli” gli “ortodossi” dovranno ammettere che addirittura  H. habilis, un essere che alcuni scienziati considerano scimmia, appena comparso, fosse stato in grado di uscire dal continente natìo per migrare fino in Cina.

E Gerrit van den Bergh dell’Università di Wollongong alza il tiro in un’ intervista al national Geografic: “Ho sempre sostenuto che quando i ricercatori cinesi avessero iniziato a cercare reperti, investendo tanto tempo e denaro così come accaduto in Africa, ci sarebbero state molte sorprese“. Se non fosse ancora abbatanza chiaro, lo studioso afferma che abbiamo trovato dove abbiamo cercato, cioè soprattutto in Africa. “Questo dimostra che, in realtà, sappiamo ancora poco“.

Sahelanthropus tchadensis

Nel 2002 in Chad venne scoperto un cranio schiacciato vecchio di 7 milioni di anni che assomigliava più a quelli del genere Homo che a quelli delle scimmie australopitecine. J. Whitfield  su Nature scrisse: “il cranio trovato di recente potrebbe far affondare le nostre idee correnti sull’evoluzione umana”.
L’intero impianto che abbiamo costruito vacilla, le fondamenta stesse risultano fragili. Henry Gee, paleoantropologo ed editor di Nature, ammette:Qualunque sia il risultato, il cranio mostra, una volta per tutte, che la vecchia idea di un “anello mancante” è una fandonia… Dovrebbe essere del tutto chiaro che l’idea dell’anello mancante, sempre incerta, è ora completamente insostenibile.”

Le orme di Trachilos

Due delle orme di Trachilos

Nell’improbabile ipotesi che qualcuno dei lettori abbia ancora delle certezze sul percorso evolutivo umano, si consiglia di completare questa pagina con l’ultima inquietante scoperta, risalente all’autunno del 2017.  Abbiamo già visto come le orme di Laetoli, vecchie di 3,7 milioni di anni,  abbiano messo in subbuglio l’ambiente paleoantropologico. Solo la loro controversa assegnazione a A. afarensis sembrò risolvere il dubbio che siano esistiti individui del genere Homo tanto precoci da far saltare lo schema classico. Ma in quel caso si conosceva almeno una scimmia (A. afarensis) che poteva essere usata per “tappare il buco”, seppur maldestramente. E cosa inventerebbero gli studiosi “ortodossi” se si scoprissero altre orme, di datazione sicura ed antichissima, diciamo 5,7 milioni di anni, risalenti quindi ad un periodo in cui nessuna scimmia antropomorfa presentava, neanche lontanamente, piedi (meglio dire zampe) che potessero giustificarle, magari fuori dall’Africa?

Le cose sono proprio andate così, a Creta, l’anno scorso: il paleontologo polacco Andrzej Boczarowski ha scoperto a Trachilos, nella costa nord-occidentale dell’isola, orme fossili che, in base allo strato di foraminiferi in cui sono state impresse, vengono datate con precisione a 5, 7 milioni di anni fa. Esse sono state create da un piede più piccolo di quello di Laetoli ma altrettanto”moderno“, sicuramente appartenente ad un individuo del genere Homo. Nessuno potrà stupirsi che uno dei coautori della scoperta, il Prof. Per Ahlberg abbia confessato: “abbiamo faticato ad ottenere la pubblicazione del rinvenimento: l’antichità e la localizzazione delle impronte le ha rese controverse”.