Homo #6

Sapiens & Co.

Cranio proveniente da Jebel Hiroud. Fonte wikipedia

Secondo la versione più accreditata, detta Out of Africa II o Recent Single-Origin Hypothesis (RSOH), ad un certo punto, in Africa comparve l’Homo sapiens, quello che possiamo definire per forma ed attitudini  l’uomo moderno. La più antica serie di ossa, tra cui diversi crani, sono stati trovati a Jebel Hiroud in Marocco nel 2017 e risalgono a 315 mila anni fa. Dall’Africa, attraversando un “corridoio” mediorientale, si sarebbero diffusi, ad ondate successive, a tutti gli altri continenti. La teoria “ortodossa” è sostenuta da dati fossili, genetici, climatologici, linguistici. I primi individui dovevano essere simili alle popolazioni Khoisan attuali, boscimani cacciatori-raccoglitori; da questi derivarono i pigmei africani e tutti gli altri sapiens del pianeta. In Asia arrivarono circa 120 mila anni fa. 60 mila anni fa dall’Africa orientale popolazioni sapiens colonizzarono la fascia tropicale fino all’Oceania. La seconda ondata colonizzò l’Europa, Nord America e Siberia (uomo di Cro Magnon) circa 40mila anni fa. La terza ondata a partire dal Medio Oriente interessò il centro Asia fino al Giappone.

H. heidelbergensis. Fonte Wikipedia

Vissero assieme al sapiens altre specie appartenenti al genere Homo, i Nenderthaliani e gli Heidelbergensis. Vissuto da 600 mila a 100 mila anni fa H. heidelbergensis era una specie di uomo massiccio, alto circa 170 e con un volume cranico di circa 1200 cc.  Fu forse il primo a vocalizzare adeguatamente e si diffuse in Africa , Europa, Asia occidentale. La sua presenza in Cina ed India è dubbia.

Il Neanderthal

L’ Homo neanderthalensis, conosciuto come uomo di Neanderthal,  è stato considerato per decenni una copia rozza e tozza del sapiens. La “separazione delle due specie sarebbe avvenuta tra i 520 ed i 630 mila anni fa ma era in effetti evoluto socialmente ed aveva, come dimostra uno studio della Università di Aix-Marseille:tutto quello che fisica mente serve per parlare, compreso il gene FoxP2 che anche nei Sapiens Sapiens regola il linguaggio. E se guardiamo i loro manufatti e la società che rispecchiano pare incompatibile con la mancanza di una lingua […] Lavori recenti mostrano che nelle grotte spagnole i Neanderthal già ornavano le pareti con illustrazioni di animali e simboli prima dell’arrivo dei Sapiens.”

Homo neanderthalensis. Fonte wikipedia

 Si sarebbe estinto solo 40 mila anni fa, convivendo a lungo con H. sapiens in Europa ed in Asia; tale convivenza portò all’ibridazione visto che  “il 20% del Dna Neanderthal è rimasto nei Sapiens. [..] i Neanderthal erano pochi; sono passati molti anni, almeno 40mila […], alcune caratteristiche Neanderthal sono state perse. Comunque all’epoca per i Sapiens questa ibridazione risultò indubbiamente vantaggiosa. […] si mischiarono a chi ci abitava già, imparando e incorporando caratteristiche genetiche utili”.  Ma alla fine finirono con lo “sciogliersi” nella più grossa popolazione dei Sapiens dato che Ormai sappiamo che le donne Neanderthal partorivano i figli avuti dai Sapiens ma era molto più difficile il contrario“. In ogni caso anche “alcuni geni di noi sapiens sono infatti passati ai Neanderthal” e l’ibridazione delle due specie è avvenuta due volte: 35 mila e 100 mila anni fa.

Uno studio del 2007 del dott. Terry Hopkinson addirittura lo nobilita al nostro rango: «Si è soliti credere che l’innovazione è stata una prerogativa dell’Homo sapiens. Adesso sarà difficile continuare a escludere i neandertal dal nostro concetto di umanità». Di più, dal sequenziamento del DNA si è scoperto nel 2011 che” i neanderthal risultano più simili agli umani moderni europei e asiatici di quanto siano simili a quelli oggi viventi nell’area subsahariana”. Comunque sia , le due  specie convissero fino a 30 mila anni fa anche con H. erectus, di cui abbiamo parlato in Homo #5 . Un bel rompicapo.

Lo “Hobbit” di Flores

Il primo scossone alla parte recente dell’albero evolutivo umano è stato dato nel 2003 dalla scoperta di scheletri di Homo floresienses, nellisola di Flores, vicino a Bali: tali “omuncoli”, alti appena un metro per un peso di 25 kg e con un cervello di 400 cc, apparvero addirittura 840 mila anni fa per estinguersi appena 15mila anni fa. Tali nanetti avevano sicuramente postura eretta, hanno lasciato utensili, resti combusti e cacciagione: appartenevano al genus Homo a tutti gli effetti, nonostante il minuscolo volume cranico e tratti simili a quelli primitivi dell’H. erectus. Lo “hobbit” cancella alcune nostre sicurezze: qualcuno ha pensato fossero sapiens microcefali e , in ogni caso, non  specie distinta dal sapiens e questo introduce nell’albero evolutivo un “tarlo” inquietante: non è che stiamo parlando solo di varianti estreme di un’unica specie adattatesi a diversi ambienti ed in diversi periodi? La stessa assodata ibridazione tra sapiens e neanderthal rafforza il sospetto.

La”testina” di H. floresiensis. Fonte wikipedia

Sospendendo per ora il giudizio, anche perchè lo Hobbit ci stupisce ancora, ci dice che il criterio del volume cranico non serve a definire la modernità o la primitività di un ominide. E quindi come considerare tutta la nostra lunga discussione su testine e testoni?  E non è finita: quale è l’origine filogenetica di H. floresienses visto che le sue ossa risalgono a 840 mila anni fa? E come è arrivato in quell’isola? Flores è separata dal resto delle terre emerse da un braccio di mare chiamato in biologia “limite di Wallace”, in grado da solo di differenziare flora e fauna asiatica da quella oceanica. Questi omuncoli, necessariamente derivati da H. erectus (unico del genere Homo ad essere sufficientemente antico da poter essere loro antenato, avevano nozioni di nautica? Dovremmo concludere che H. erectus avesse caratteristiche già umane quasi 1 milione di anni fa? E torna ad incombere il “tarlo” della specie unica.