Homo #3

Il mistero di Laetoli

Prima di trattare la specie successiva nell’albero evolutivo umano è meglio affrontare il problema delle orme di  Laetoli, non lo si può lasciare indietro.

Una delle orme di Laetoli–fonte wikipedia

Laetoli è una località della Tanzania nella quale, nel 1978 P. Abell ritrovò due file parallele di orme fossili vecchie di 3,7 milioni di anni. Tale incredibile ritrovamento mostrò che in quel remoto periodo non solo qualcuno camminava eretto, ma aveva un piede, seppur più piccolo,  del tutto simile a quello dell’uomo moderno (Tattersall 1993; Feder and Park 1989).  La datazione era in ogni caso sicura in quanto le orme si trovavano in uno strato di cenere vulcanica subito stabilizzata dalla pioggia dopo l’eruzione. L’albero evolutivo si mise a vacillare vistosamente ed agli evoluzionisti ortodossi non rimase che affermare la cosa più ovvia: siccome l’unico ominide esistente allora in africa era A. afarensis, ecco che solo esso poteva aver lasciato quelle orme così moderne e così coincidenti alle dimensioni di Lucy(Johanson and Edgar 1996). Per altri ivece, convinti che il piede di A. afarensis fosse più primitivo, sostenevano che proprio queste piccole differenze spiegavano le piccole diversità che le impronte hanno da quelle umane(Stern e Susman 1983).

Ora, il problema è innanzitutto di approccio. Se si è discusso  e si discute ancora sul fatto che A. afarensis fosse capace di camminare bipede, poteva un ominide col suo piede che era una via di mezzo fra quello umano e quello scimmiesco (W. E. H. Hancourt-Smith,”Did Australopithecus afarensis…gennaio 2005) produrre orme tanto simili a quelle umane? Di più, in Homo#1 abbiamo visto che proprio grazie a questo suo “stare-in-mezzo-tra “uomo e scimmie derivava l’importanza di Australopithecus, e quindi la sua “essenza di anello mancante”. Come conciliare la sua primitività con una locomozione “moderna” come quella che fa bella mostra di sè a Laetoli?

Si trattava in ogni caso di due ominidi di diversa statura(1,5 m e 1,20) che lasciarono impronte così simili alle nostre da configurarsi “ben

Coppia di Australopithecus – fonte wikipedia

 all’interno della gamma di variazioni fenotipiche dell’uomo moderno“(R. H. Crompton, july 2011). Se sia accetta quindi che sia stato un essere appartenenente al genere Homo contemporaneo  agli australopitechi a lasciare le impronte,  salta l’albero evolutivo a fatica costruito. Quindi emerge la necessità che la specie di Lucy avesse un bipedismo perfetto, anche se con un argomento sostanzialmente scorretto nella sequenza logica: si sceglie una specie ancestrale associandola ad orme “moderne” e si sostiene quindi che camminasse in maniera moderna. Nonostante la debolezza intreseca del ragionamento, la maggior parte degli studiosi continua a considerare A. afarensis il più antico antenato dell’uomo ed allo stesso tempo autore delle orme di Laetoli. Naturalmente, per questi scienziati il non è il genere Homo a dovere essere retrodatato ma la comparsa del bipedismo perfetto tra le scimmie antropomorfe.

Alla fine del 2016 vengono scoperte da una spedizione italiana sempre a Laetoli nuove serie di orme: una serie, prodotta da un individuo alto 1,65 cm, lungi dal suggerire che A. afarensis fosse specie troppo piccola per esserne l’autrice, ha solo portato i nostri scienziati ad immaginare particolari abitudini sessuali dei nostri antenati.

Intanto,  secondo il prof. John Kappelman dell’Università del Texas ed altri studiosi come quelli della Johns Hopkins University( PLOS ONE, 2016) A. afarensis, similmente ad uno scimpanzè, passava gran parte del tempo sugli alberi, facendo una certa fatica anche a fare solo pochi passi sulla terra. E forse morì proprio cadendo da un albero, altro che camminate sulla sabbia!

Comparazione tra orme dell’uomo moderno e quelle di Laetoli–fonte wikipedia

E allora chi le ha fatte quelle orme?  Non potedole fare per motivi anatomici nè A. afarensis, nè H. habilis, nè H. floresiensis,  Crompton e coll. suggeriscono  che “un uomo ancora sconosciuto.(Tuttle R. H., 1987 Kinesiological inferences and evolutionary implications from Laetoli bipedal trails G-1, G-2/3 and A?. In Laetoli: a Pliocene site in Northern Tanzania, pp. 503-523, Oxford University Press).

Il problema è che , pur avendo un indizio del genere Homo in quel remoto periodo (Tuttle 1990) , le poche scoperte di fossili  (Lubenow,1992) non sono sufficienti a fornire una prova della sua effettiva esistenza.

La conclusione è che  dobbiamo ammettere che nessuno al mondo può essere completamente sicuro di conoscere chi ha prodotto le orme di Laetoli.