Diversi in cosa?

Il Corriere della Sera ha recentemente proposto di riabilitare i Neanderthaliani da quella immagine di pelosa e grugnante ferinità a cui erano condannati: conoscevano la pittura e la musica, seppellivano i defunti, assistevano gli invalidi, camminavano eretti, si accoppiarono in diverse epoche preistoriche coi nostri antenati. Di più, sappiamo che si sono “incrociati” producendo prole fertile anche con uomini di Denisova, un’altra presunta specie che si è mescolata anche con Homo sapiens. Due individui possono essere considerati della stessa specie proprio perchè la loro prole è feconda, perchè mai allora li dovremmo considerare una specie diversa? Erano sì tozzi, ma dall’aspetto raffinato: “..capelli castani, biondi o rossi, con la pelle e gli occhi chiari, che potrebbero essere scambiati per nord-europei“. I dati vanno ormai tutti nella stessa direzione: gli uomini di Neanderthal erano così simili a noi da poter considerare le differenze fisiche secondarie; perchè allora non accettare che i Neanderthaliani sono semplicemente spariti in un incrocio tra razze?” Eppure qualcuno sostiene che Homo neanderthalensis non sarebbe neanche “nostro antenato perché il suo sviluppo fisico segue un percorso diverso dal nostro” ma l’aspetto esteriore supporta questa idea? Considerereste mai il bambino dell’immagine, o un pigmeo, od un inuit, uomini di un’altra specie perchè “esteriormente” diversi?

L’articolista del Corriere asserisce a ragione che “Certi errori di valutazione erano comprensibili nell’Ottocento..“, ma quale ideologia moderna ci impedisce di considerare i neanderthal semplicemente uomini antichi? Charles Darwin in persona ci avvisava sulla possibile strumentalizzazione del concetto di “specie”: «… io considero il termine specie come una definizione arbitraria che, per motivi di convenienza..” [L’origine delle specie, 1859, cap.2]. Parliamo forse di un’altra “specie” solo per evitare i ricordi degli orrori di un passato in cui l’ideologia della “razza” aveva dilaniato l’umanità? Siamo ancora così fragili?

Infine, chi invocherà la genetica per scavare un solco tra sapiens e neanderthalensis? Forse gli stessi convinti che l’uomo non è nulla di speciale e che strombazzano che “Darwin con la sua teoria ci ha buttato giù dalla vetta del creato“? A colui che per primo pubblicò la teoria della selezione naturale, Alfred Russel Wallace, non passò mai per la testa di togliere l’uomo dal vertice del creato, in quanto convinto che nelle “facoltà intellettive e morali dell’uomo intervenissero forze spirituali ancora ignote e invisibili..”(Focus.it) . Ma cosa non piacque alla cultura dominante e per questo fu dimenticato..

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