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Crociate: la fiera delle falsità

Goffredo di Buglione

In quest’ultima pagina ci occuperemo di ricapitolare i falsi miti sulle Crociate, stimmatizzando come essi vengano usati a scapito dell’Occidente tutto.  Si assite infatti, contro il parere degli storici, ad una pelosa demonizzazione di questi eventi, col mal celato  scopo di accollare una insanabile colpa alla cultura cristiana, fondamento di quella europea.

Le Crociate erano illecite e gratuite. Falso. Le crociate arrivarono dopo quattro secoli di invasioni e vessazioni islamiche in territorio cristiano. Era perfettamente lecito riconquistare i territori sottratti alla Cristianità con la violenza dai Maomettani. Era ancor più lecita la riconquista di Gerusalemme, sede del Sepolcro di Cristo, ed il supporto ai pellegrini che vi si volevano recare pura autodifesa. «Ma le crociate non erano soltanto guerre giuste. Erano guerre sante, non per il loro obiettivo ma per il sacrificio dei Crociati. […] Non si può mai capire le crociate senza capirne il carattere penitenziale» chiarisce Jonathan Riley-Smith, docente di Storia Ecclesiastica di Cambridge. Persino Francesco di Assisi si aggregò ad esse e mai gli Islamici negarono nei loro scritti il diritto dei Cristiani a combattere per riconquistare le proprie terre.

Le Crociate nacquero per fare bottino. E’ falso. E’ innegabile che qualcuno in Occidente si unisse ai ranghi crociati per ottenere vantaggi personali, ma gli scopi delle spedizioni furono soprattutto spirituali, di difesa dei pellegrini e di riconquista delle terre sottratte con la forza. Gli altri territori riconquistati al nemico in Oriente dovevano essere riconsegnati ai legittimi proprietari dell’Impero Bizantino.  A differenza dell’antecedente avanzata islamica, puramente fondata sulla brama di potere e vantaggi materiali, le crociate furono soprattutto un fenomeno a sfondo religioso: «non è stato colui che non aveva nulla da perdere a partecipare alle crociate, quanto piuttosto colui che ne aveva di più(prof. T. Madden, “New Concise History of the Crusades”, 2005, pag. 12) e alcuni rischiarono «persino la bancarotta pur di recarsi in Terrasanta». ( R. Stark, Gli eserciti di Dio)

I crociati si comportarono con gli abitanti di Gerusalemme in maniera indegna. Falso. Le regole dell’assedio assedio in vigore nel Medio Evo (valevoli per tutte le parti in guerra indistintamente) prevedevano il diritto da parte dell’assediante, in caso di mancata resa della città, di eliminarne tutta la cittadinanza, una volta questa fosse stata espugnata. Chi non era già fuggito in previsione dell’assedio (la maggioranza) sapeva a quale destino andava incontro in caso di sconfitta.

Uno degli scopi era lo sterminio degli Ebrei. Falso. La Chiesa non avallò mai azioni come quelle del Conte antisemita Emich di Leiningen, che fu anzi osteggiato dalla gerarchia locale. San Bernardo di Chiaravalle ribadì nella Seconda Crociata la posizione ufficiale cattolica: «Gli ebrei non devono essere perseguitati, né uccisi, né costretti a fuggire! » (Epistolae)

Sono stati commessi enormi crimini in nome di Dio. E’ purtroppo vero ma contro la volontà della Chiesa: essa tollerò solo la violenza per l’atodifesa dei territori cristiani e del Santo Sepolcro. Taluni però, come Reinaldo de Châtilon, con decisione assolutamente personale e violando i patti in vigore, presero ad assaltare i pellegrini in viaggio per La Mecca. Un tale comportamento che strumentalizzava il nome dell’Eterno, oltre ad infrangere il secondo Comandamento, provocò grave danno agli stessi interessi della Chiesa, inducendo il Saladino alla controffensiva. Si ricordi inoltre che i Musulmani, per secoli, avevano fatto dell’assalto ai pellegrini cristiani in visita a Gerusalemme una scontata abitudine.

Per tali motivi, in nessun modo le Crociate possono essere considerate la causa dell’avversione che il mondo islamico prova nei contronti dell’Occidente, tanto che le fonti arabe ne parlano solo recentemente, scimmiottando le autolesioniste campagne occidentali: «non sono le Crociate che hanno insegnato ad attaccare l’Islam e l’odio verso i cristiani. […] Piuttosto, è l’Occidente che ha insegnato all’Islam ad odiare le crociate», ha spiegato lo storico Paul Crawford. In nessun modo poi, possono essere accomunate al terrorismo islamico, cosa che ha fatto, si spera per ignoranza, lo stesso presidente americano Obama: i crimini commessi in nome di Dio sono contro il Vangelo, mentre la Jihad islamica rispetta alla lettera i dettami del Corano.

In conclusione, se si eccettua la strumentalizzazione che ne fanno le milizie del terrore islamico, i pregiudizi sulle Crociate, cosiderati verità dalla gente comune grazie ad una strumentale propaganda mediatica, rappresentano un armamentario ad esclusivo appannaggio del neo-illuminismo giacobino che impervrsa in Occidente. Il suo vero scopo è colpire il passato cristiano dell’Europa, minandone le fondamenta culturali per aprirsi al relativismo, al laicismo ateo, ed al nichilismo.

 

 

 

Meglio tardi che mai

Il celebre filosofo anticattolico si confessò dichiarando: ''Muoio nella santa Religione Cattolica sperando che Dio si degni di perdonare tutti i miei errori e se ho scandalizzato la Chiesa chiedo perdono anche di ciò''

di Rino Cammilleri

François-Marie Arouet (1694-1778) si firmava con lo pseudonimo Voltaire e si sa quale fosse il suo sport preferito: sparare ad alzo zero contro il cristianesimo. Sua è la celebre frase «Écrasez l’infâme!» (schiacciate l’infame, cioè, soprattutto, la Chiesa cattolica). Tuttavia, come Napoleone (ma anche come Cavour), in fin di vita volle il prete. Sì, perché non si sa mai. Non sarà il primo – e neanche l’ultimo – di quelli che, dopo aver dato il corpo e le opere al diavolo, danno almeno l’anima a Dio. In effetti, comunque, la notizia della sua conversione in articulo mortis è una novità, segnalata dall’agenzia Aleteia.org del 16 novembre 2017.
Se ne è accorto il cattedratico Carlos Valverde, consultando il volume XII di una antica rivista francese: Correspondance littéraire, philosophique ed critique (1753-1793). Nel numero di aprile 1778, alle pagine 87-88, ecco il documento di pugno (o dettato) da Voltaire in persona: «Io sottoscritto dichiaro che avendo vomitato sangue quattro giorni fa, all’età di ottantaquattro anni, e non essendo potuto andare in chiesa, il parroco di Saint Sulpice ha voluto aggiungere alle sue buone azioni quella di inviarmi il signor Gauthier, sacerdote. Mi sono confessato con lui, e se Dio dispone di me, muoio nella santa religione cattolica nella quale sono nato sperando che la misericordia divina si degni di perdonare tutti i miei errori, e se ho scandalizzato la Chiesa chiedo perdono a Dio e a lei. Firmato: Voltaire, 2 marzo 1778 in casa del marchese de Villevielle, alla presenza del signor abbé Mignot, mio nipote, e del signor marchese di Villevielle, mio amico».
Voltaire morì il 30 maggio successivo, e nulla lascia pensare che abbia cambiato idea rispetto a quel 2 marzo. Straordinaria professione di fede di uno che aveva dedicato la vita, con le armi dell’ironia e del sarcasmo, a vomitare odio sulla Chiesa e il cristianesimo. Certo, l’animo umano è insondabile. O forse, semplicemente, la paura fa novanta. Può trattarsi di una bufala, questa conversione sul filo di lana? Non pare, perché la rivista in questione era edita da enciclopedisti come Diderot e Grimm. Poi perché riporta in calce quest’altro documento: «Dichiariamo la presente copia conforme all’originale, rimasto nelle mani del signor abbé Gauthier e che entrambi abbiamo firmato, come il presente certificato. Parigi, 27 maggio 1778. L’abbé Mignot, (il marchese di) Villevielle». La rivista, nel numero che riporta la morte di Voltaire, si spertica in lodi per quest’ultimo, «il più grande, il più illustre, forse l’unico monumento di quest’epoca gloriosa in cui tutti i talenti, tutte le arti dello spirito umano sembravano essersi elevati al più alto grado di perfezione».
Nel numero di giugno compare una lettera del priore dell’abbazia di Scellières al vescovo di Troyes. Questi aveva proibito che Voltaire fosse sepolto nell’abbazia, come richiesto dalla sua famiglia, ma il priore gli fa presente che, essendogli stata presentata la professione di fede che Voltaire scrisse (o dettò) il 2 marzo, non poteva in coscienza respingere la richiesta. Anche questo documento, dunque, conferma la conversione volterriana. Il corpo di Voltaire, comunque, in quell’abbazia rimase poco. Pochi anni dopo, nel 1791, la Rivoluzione trionfante, forse ignara di quanto accaduto il 2 marzo 1778 in casa del marchese di Villevielle, lo portò con tutti gli onori al Pantheon parigino, cioè l’antica chiesa di Sainte Geneviève sconsacrata all’uopo, e lo sistemò di fronte a Rousseau, altro Grande Eroe di quell’ «epoca gloriosa».

Titolo originale: Dalla rivista illuminista spunta un Voltaire cattolico
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/11/2017
Pubblicato su BastaBugie n. 545

Non per interesse

Quanto esposto nel nostro primo articolo sulle crociate rende ragione di due fatti rilevanti: 1) gli islamici conquistarono con la forza la terra santa e tante altre terre in Africa ed in Europa e quindi non avevano alcun diritto acquisito su questi territori. 2) con la distruzione del tempio e la diaspora persero tale diritto pure gli Ebrei. 3) alla caduta dell’Impero Romano la Palestina (non più Israele) era largamente cristianizzata.

Particolare dell’affresco della battaglia di ostia

Poi ci fu la sanguinosa espansione islamica in Africa ed in Medio Oriente, i saccheggi, la riduzione in schiavitù delle donne cristiane negli harem e l’inculcamento della religione islamica ai bambini, senza che per quattro interi secoli nessuno potesse contrattaccare. Fino all’XI secolo gli stessi plellegrini in terra santa venivano sistematicamente uccisi. Con queste premesse avevano  i Cristiani il diritto di rientrare in possesso, non solo di ampie regioni perse, ma anche di Gerusalemme? Solo un preconcetto nei confronti dell’Occidente cristiano può portare ad una risposta negativa.

Chiesa della Magione a Palermo, sede dell’Ordine Teutonico in periodo Svevo

Sorsero naturalmente gli ordini monastico-cavallereschi che combatterono «non pretendevano di averlo fatto fondandosi sul Vangelo […] ma in nome della difesa della cristianità» (Samir K. Samir, Cento domande sull’Islam): erano princìpi di auto-difesa, dei pellegrini e del rientro in possesso della terra santa persa con la violenza. Le crociate “tradizionali durarono dal 1096 al 1291 ed è indubbio che in tale periodo, i cosiddetti Crociati si macchiarono di delitti efferati: la guerra risveglia nell’uomo il peggio. Ma può qusto far dimenticare i presupposti di queste guerre e la loro legittimità? Qualcuno, parlando di Crociate, ricorda mai le efferatezze compiute secoli prima dagli islamici e con lo scopo della conquista e conversione forzata dell’infedele? Ad esempio in Armenia «L’esercito nemico entrò nel paese come una furia e sterminò a colpi di spada i suoi abitanti. Quindi, […], gli ismaeliti (Arabi) tornarono da dove erano venuti trascinandosi dietro una moltitudine di prigionieri, pari a 35.000 uomini» (T. Asbridge 2012, The Crusades: The War for the Holy Land, p. 275).

Comandati della prima crociata

«L’islam turco, dopo aver cacciato quasi completamente i bizantini dell’Asia Minore, si preparava alla conquista dell’Europa» (R. Grousset, La storia delle crociate). Bisognava reagire, altrimenti l’Europa cristiana sarebbe scomparsa. Da una fase di battaglie di semplice difesa, come la battaglia di Ostia dell’849, si passò nell’XI secolo ad operazioni di messa in sicurezza delle rotte marittime da parte delle Repubbliche Marinare. Venezia, Genova, Amalfi e Pisa (quest’ultima arrivò nel 1067 al sacco di Palermo, allora capitale dell’Emirato di Sicilia) costruirono la loro fortuna economica permettendo all’Europa di tornare a commerciare con l’Oriente. La prima vera crociata fu all’intervento a sostegno dei “fratelli” dell’Impero Bizantino. Papa Urbano II, colui che nel 1096 la indisse, specificò che le i territori riconquistati sarebbero tornati all’Imperatore Alessio I. Nessun nobile europeo partiva quindi con la speranza di entrare in possesso di nuovi territori, anche se, naturalmente, i crociati più poveri speravano di guadagnarci qualcosa. Il vero movente era comunque di riconquistare i territori cristiani e, finalmente, il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Non si trattò quindi di una “guerra santa” per convertire gli infedeli: «La “guerra santa” in quanto operazione che ha lo scopo di ottenere una conversione forzata, venne respinta da tutti i teologi e canonisti. Le crociate hanno in genere rispettato questa norma»(Jean Richard, La grande storia delle crociate). Smentiremo nell’ultimo articolo i rimanenti luoghi comuni su queste guerre.

Crociate: chi ha cominciato?

Quando qualcuno oggi vuole mettere in difficoltà un credente gli parla dei casi di pedofilia dei preti, dello IOR e, se vuole andare indietro nella storia, delle Crociate.
Inizieremo oggi a parlare proprio di queste guerre partendo dal motivo del contendere. La narrazione popolare su di esse dice che un bel giorno, intorno all’anno mille, la Chiesa costrinse tutte le corone europee a sottomettere i pacifici musulmani per conquistarne le terre e depredarne i tesori. Tale offesa, perpetrata a casa dei musulmani ed in nome del Vangelo (ma celante solo avidità), fu la fonte primaria del diffuso risentimento arabo verso tutto l’occidente. Una sorta di peccato originale della cristianità nei confronti del mondo islamico. Ma è così veramente?

Illustrazione di battaglia della seconda crociata. Fonte wikipedia
La “terra santa” e il Jiad

E’ bene innanzitutto sottolineare che la Israele, la cosiddetta “terra santa”, è stata dai tempi di Mosè terra degli ebrei (per i quali era la “terra promessa”), divenendo la terra di Davide. Con la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d. C. e la loro cacciata ad opera dell’imperatore Adriano, nel 146 d.C. ne furono “eredi” i Cristiani (Cristo era ebreo) che ne presero il controllo: divenuta provincia romana e rinominata Palestina, divenne per essi la “terra santa” in quanto luogo di nascita e di morte del Figlio di Dio Gesù Cristo. Nel 380, quando Teodosio decretò la religione cristiana come religione ufficiale dell’impero, la Palestina fu di conseguenza associata politicamente e religiosamente ad esso.

Nel 476 d.C., caduto l’Impero Romano, questa nazione rimase nell’orbita delle terre cristianizzate dell’Impero Romano d’Oriente. Nel VII secolo d.C. con una violenta e sanguinaria conquista da parte dei seguaci di una nuova religione, l’Islam, cade in mano dei seguaci del Corano. In questo testo Maometto, e per volere di Dio stesso, lancia il Jihad, la “guerra santa” contro gli infedeli. Secondo questo principio, tutto il Medio oriente e le coste dell’Africa settentrionale vengono conquistate manu militari ed assoggettate all’Islam. Ma i seguaci del Corano non si fermarono alla conquista delle coste dell’Africa mediterranea, ormai in buona parte cristiane: caddero infatti in loro mano buona parte dell’Impero Romano d’Orente, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica ed il sud della Spagna fino quasi ai Pirenei. Poco o nulla ci si sofferma sui libri scolastici sulla crudeltà e sui delitti interpretati da questi conquistatori, nè tanto meno sulle sofferenze che i Cristiani dovettero partire in quei bui secoli. Con la conquista della Sicilia in particolare, caduta dopo un estenuante periodo di incursioni e razzie iniziate nell’814, i pirati saraceni avevano il completo controllo dell’ex mare nostrum: «I cristiani non possono far galleggiare sul mare neanche una tavola», aveva l’orgoglio di scrivere lo storico arabo ibn Khaldun. Le torri di avvistamento dette “saracene” che circondano ancora oggi le nostre coste furono proprio un tentativo di risposta a questa minaccia incombente. Ma le scorribande islamiche arrivarono ben oltre le coste, come a Lione, alla Svizzera e persino al centro stesso della cristianità, Roma. La città fu saccheggiata due volte, nel IX secolo, e anche S. Pietro venne depredata. Nel 1009 si ebbe la devastazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme, con “la riduzione in povertà dei cristiani che impiegano 40 anni a restaurarlo” (M. Meschini, Il jihad & la crociata, Ares).

Quindi la storia delle crociate inizia il modo del tutto diverso da quello normalmente propagandato, con quattro secoli buoni di angherie subite dai Cristiani ad opera dell’Islam. La prossima puntata vedremo la situazione della Cristianità minacciata e la sua prima risposta.

Le Guerre Greco-Puniche

Furono le più durature guerre dell’antichità mediterranea ma a scuola non si studiano e gli stessi addetti ai lavori spesso non le conoscono nella loro globalità. Un libro le riporta alla ribalta, ne struttura la cronologia e fornisce loro un nome: Guerre Greco-Puniche.

Le più grandi civiltà mediterranee prima di Roma, i Greci ed i Fenici di Cartagine, utilizzarono per questi scontri genti provenienti da tutto il Mediterraneo configurando, in un certo senso, il primo conflitto mondiale che la storia ricordi. Vi presero parte le più grandi metropoli del tempo e grazie ad esse sorse il primo impero d’Occidente, un embrione di stato ellenistico, modello per quello macedone. Eserciti oceanici, ingrossati dalla nascita del mercenariato di massa, ed imponenti flotte, di navi mai viste così grandi, invasero l’intero scacchiere del Mediterraneo occidentale. Le fortificazioni più vaste della classicità furono costruite appositamente. Il primo scontro tecnologico della storia occidentale, con invenzioni assolute nel campo delle armi e della tattica bellica, fu allora tanto fondamentale quanto ora è misconosciuto.

Aldo Ferruggia, Le guerre senza nome, l’epico scontro tra Greci e Cartaginesi, NEOS Edizioni, 2014

In futuro esamineremo quali conseguenze sociali e politiche portò questo “nodo” della storia. Stay tuned.

L’oppio di Marx

Uno degli sloagan più conosciuti e, ahimè osannati, è “La religione è l’oppio dei popoli“.

La frase è del filosofo tedesco Karl Marx (1818-1883) e sostiene in pratica che la situazione sociale disagiata ha portato la gente ad “inventarsi” una serie di credenze per provare sollievo, per sopportare il sopruso, l’alienazione, la fatica.

Tralasciando in questa sede le “magnifiche sorti e progressive” che la sua ideologia regalerà al mondo, di primo acchito, di fronte a cotanta apodittica affermazione, si può rimanere attoniti. Avete sentito dire: “La grande muraglia cinese si vede dalla luna”! E’ una cosa simile. Ragionando solo sulla lunghezza della muraglia, la cosa non appare poi così irragionevole. Ma se si considera la larghezza della costruzione le cose cambiano.. Tornando al nostro discorso, cosa si cela veramente dietro alla frase di Marx?

Innanzitutto la fede in qualcos’altro. Sissignori, è il modus tollens, un procedimento logico efficacissimo se le credenze su cui ci si basa sono vere: se si dubita di P è perchè si crede fermamente in x, y e z che sono per loro natura incompatibili con P. Nel nostro caso, se si dubita della coerenza della fede cristiana(P) –a questo si riferiva il nostro filosofo ateo– è perchè si crede nell’infinità dell’universo (x), nel materialismo assoluto (y) e nella completezza della scienza (z). Marx inoltre credeva che x, y e z , allora come ora tutt’altro che dimostrate, fossero incompatibili con la coerenza della fede cristiana. Egli, come tutti noi, “credeva” in qualcosa. Persino gli scienziati, come diceva Michael Polany, devono credere per capire, proprio come Agostino di Ippona: credo ut intelligam è infatti necessario al processo cognitivo.

Il problema è cosa credere e, dal suo punto di vista il buon Karl, immerso nell’ambiente culturale ottocentesco, percepiva vividi i fasti dello scientismo illuminista, la tecnologia che stava cambiando il mondo, ma anche il capitalismo selvaggio ed alienante. Aveva insomma delle attenuanti dovute a ciò che il suo tempo gli poneva dinanzi. Le credenze a quel punto gli apparvero come legacci non solo del progresso, ma della libertà stessa dell’uomo. Sapeva forse della meccanica quantistica? Sapeva forse del dualismo onda particella, dei teoremi di Gödel, del Big Bang? Tutti questi “fatti” scientifici si concretizzarono solo negli anni ’30 del secolo successivo nella “crisi della scienza”, crisi tutt’ora perdurante, nonostante la dilagante propaganda scientista.

Quindi, l’errore del nostro filosofo fu di scommettere la sua “fede” su un mucchietto di vane illusioni umane. Probabilmente avrebbe cercato altri modi per aiutare le masse di oppressi, se solo fosse nato un secolo dopo. La sua affermazione (La religione è…) è quindi legata al suo tempo, secolarizzata, una “verità ad orologeria” e come tale con respiro irrimediabilmente corto rispetto a quelle della cristianità: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno“.