Archivi categoria: Società

Nessun gene gay

Lo si sapeva in fondo, ma ora arriva la conferma dal più grande studio di genetica mai fatto, quello che porta la firma Andrea Ganna del Broad Institute del Mit e di Harvard, il quale afferma che non esiste alcun gene gay, ma solo un complesso di fattori che alla fine portano a tale orientamento sessuale. Questi fattori, a giudicare dal commento l’oxfordiana Melinda Mills, sono soprattutto culturali e relazionali: il fatto è che i “loci genetici associati all’omosessualità, quando si combinano i loro effetti tutti insieme in un unico punteggio questo risulta così piccolo (inferiore all’1%) da non poter essere utilizzato in modo affidabile per prevedere il comportamento omosessuale di una persona“. La genetica influisce marginalmente, quindi la scienza ad oggi dice che non si è predestinati biologicamente all’omosessualità. E non è poco.

Femminismo radical chic

Tutte quante senza reggiseno. È il bizzarro motto sulla base del quale sabato, quindi domani, avrà luogo nella città di Torino una manifestazione di solidarietà a Carola Rackete, la giovane tedesca balzata agli onori delle cronache internazionali per essere stata la «capitana» dell’imbarcazione della Ong Sea Watch. L’idea di solidarizzare con costei evitando di indossare il reggiseno è nata come risposta a quanti osato notare che, con notevole disinvoltura, la volontaria teutonica si era presentata alla Procura della Repubblica che l’aveva convocata con addosso, appunto, solamente una maglietta. Una scelta di notevole informalità, in altri tempi si sarebbe detto di maleducazione, che – nelle curiose traiettorie di certo odierno femminismo – è stato subito elevata a gesto di ribellione e di rivendicata libertà femminile.

Ora, massimo rispetto per tutti, inclusa la persona della Rackete naturalmente, però viene da chiedersi se veramente ci sia – in questa sorta di femminismo 2.0 – autentica attenzione ai diritti delle donne. Sì, perché se da un lato assistiamo a manifestazioni di solidarietà così come a battaglie politiche di dubbia priorità – si pensi alla parità di genere linguistica, secondo cui sarebbe consigliabile parlare di «sindaca», «ministra» o «capitana», appunto – dall’altro il silenzio, da parte di quelle stesse paladine, è tombale su questioni drammatiche che hanno che vedere con la dignità femminile offesa. Qualche esempio?
Si pensi tanto per cominciare all’aborto selettivo, in applicazione nel quale – soprattutto in Asia, ma non solo – non a centinaia o a migliaia, ma a decine di milioni di donne è stato impedito di nascere. Una tragedia di cui le cronache ci parlando anche in questi giorni. Nell’Uttarkashi, un distretto dell’India settentrionale di 300.000 abitanti, è per esempio emerso come, negli ultimi 3 mesi, in 132 villaggi, siano nati 216 bambini senza nessuna femmina. Neppure una. Un caso assurdo che ha fatto sobbalzare perfino la magistratura indiana – notoriamente non proprio la più attenta ai diritti umani del mondo -, decisa a vederci chiaro. Ora, di questo peraltro ennesimo scandalo indiano, avete sentito forse qualche femminista occidentale lamentarsi con almeno un telegrafico cinguettio su Twitter? Macché, certo che no.
Esattamente come nessuna politica o femminista italiana – eccettuate luminose e marginali eccezioni, s’intende – si è mobilitata in questi anni contro l’utero in affitto, fenomeno che a lato pratico si configura come un business planetario da miliardi di dollari sulla pelle di donne povere e dei loro figli. Ce ne sarebbe decisamente abbastanza, insomma, per indignarsi, eccome: eppure a tutto ciò, così come a manifestazioni di solidarietà verso donne davvero in pericolo (si pensi alla cristiana Asia Bibi e ai suoi 3.420 giorni di galera ingiusta e disumana), si preferiscono sfilate di dubbio gusto per esprimere vicinanza a giovani volontarie che non corrono alcun pericolo e che, per loro stessa ammissione, sono di condizione benestante e privilegiata.
Per un cattolico, tanto più oggi, le preoccupazioni e le priorità sono ben altre, ovvio. Tuttavia, se si potesse idealmente lanciare un messaggio alle sedicenti paladine dei diritti delle donne, non sarebbe male consigliare loro di occuparsi anzitutto del peggior femminicidio mai perpetrato a memoria d’uomo – quello del citato aborto selettivo, appunto – o della mercificazione della maternità di cui sono vittime innumerevoli donne, soprattutto povere, come si diceva. Certo, per occuparsi di tutto ciò occorre sbarazzarsi di certa ideologia sessantottina e radical chic. Il che, per certo femminismo 2.0, non è affatto scontato. Molto più comodo, in effetti, limitarsi a gironzolare senza reggiseno.

Titolo originale: Senza reggiseno per Rackete. Ciò che resta del femminismo. Fonte: Sito del Timone, 26 luglio 2019 Pubblicato su BastaBugie n. 623

Lo stupore porta a Dio

“..dalla creazione del mondo in poi,
le sue perfezioni invisibili possono
essere contemplate con l’intelletto
nelle opere da lui compiute
,..”

San Paolo, Romani, 18-20

A confermare che l’osservazione meravigliata dell’universo sia una delle strade più dirette per la divinità, arriva ora uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology che sfata anche l’apparente inconciliabilità tra fede e scienza. Leggi su Il Timone..


Niente sesso, siamo moderni

Pubblicato da Berlicche

Sono sposato. Posso vestirmi in qualunque modo voglia.
Larry David

Negli ultimi tempi ho letto statistiche da differenti paesi che indicano come, oggi, si faccia parecchio meno sesso di ieri. A quanto pare le probabilità di essere andato a letto con qualcuno nel corso degli ultimi mesi erano decisamente più alte negli anni ’70 del secolo scorso rispetto ad adesso.

Ma come? Non siamo in un’epoca in cui non ci sono più tabù, ed in cui la morale corrente ha sdoganato qualsiasi tipo di rapporto? In cui, se si ha qualche curiosità, basta aprire internet e si può accedere ad ogni tipo di immagine che illustra graficamente non solo i rapporti per così dire convenzionali ma per persino quelle che, in altri tempi, erano chiamate devianze? Non come eravamo noi, tenuti nell’ignoranza da un moralismo repressivo.

Sì, appunto.

Alcuni commentatori affermano che le cause di questo calo sarebbero proprio il ripudio delle antiche tradizioni.
Ci si sposa molto, molto meno; i matrimoni finiscono spesso in divorzi; e, nonostante le convivenze siano vertiginosamente aumentate, il loro numero non compensa i matrimoni mancanti. Il numero di figli al di fuori da una convivenza stabile, in alcuni stati hanno superato quelli nati all’interno del vincolo coniugale.

Non ci si sposa perché si ha paura che non duri. Ma le statistiche sono impietose: chi convive ha una percentuale molto maggiore di fallimento rispetto a chi si sposa. Il risultato di queste unioni mancate è una povertà diffusa, perché i single hanno meno forza economica delle famiglie, specie quelli con figli; e, di conseguenza, anche di figli se ne fanno molti meno. Gli sposati, a parità di altri fattori, hanno anche una vita più lunga, più in salute, con più probabilità di migliorare socialmente.

Sapete cosa cala pure? La felicità. Chi è sposato è statisticamente più felice di chi non lo è, e fa sesso molto più spesso. E sì, c’è correlazione.
Secondo l’Università di Chicago, negli USA i giovani sposati hanno il 75% in più di probabilità di dire ce sono “molto felici” rispetto ai loro coetanei non sposati; ma la percentuale degli sposati è caduta dal 59% nel 1972 al 28% nel 2018.

Un’altra causa della situazione attuale è proprio il diffondersi di una pornografia che fornisce all’immaginario modelli fasulli e irraggiungibili. La realtà non potrà che essere deludente, e l’infelicità aumentare.

In altre parole, la rivoluzione sessuale di cinquant’anni fa e i suoi mentori ci hanno propinato una montagna di menzogne. Abolendo l’antica morale ci avevano promesso più sesso, più felicità. E’ accaduto il contrario. Per usare un paragone chestertoniano, la morale cattolica era un muretto, ma che sorgeva sul ciglio di un precipizio. Adesso che è stato distrutto più nessuno ha il coraggio di avventurarsi vicino all’orlo.

Sapete cos’altro si è dimostrato una menzogna?
La stessa fonte di prima attesta che coloro che frequentano spesso funzioni religiose si dichiarano del 40% più felici di coloro che non sono religiosi per niente. Il calo della percentuale di devoti è parte del calo generale di felicità. Ma anche questo non si può dire.
Al cinema, alla televisione, su tutti i media continuiamo a vedere che il modello proposto è quello del singolo a-religioso sessualmente attivissimo e felice.
Ma si sa, quelle sono opere di fantasia. Lontanissime dalla realtà.

Non basta

“Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho capito che anche questo è un correre dietro al vento. Infatti: molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere aumenta il dolore”.

Qoelet, I,17-18

L’ideazione suicida avviene più di frequente negli adolescenti con una performance cognitiva superiore che nelle loro controparti meno performanti “. E’ quanto afferma un recente studio di cui parla Popular Science. Lo studio analizza i coefficienti intellettivi (QI) dei giovani, fascia di popolazione nella quale il suicidio è la seconda causa di morte, e li mette in relazione con i tentativi anticonservativi. Il risultato chiarisce che l’intelligenza non protegge affatto.

E allora cosa fare? Quale additivo aggiungere alla crescita dei figli perchè non si perdano nel gorgo dell’insoddisfazione. La cultura dei media e della scuola, evidentemente, non aiutano, anzi. Traboccanti di nichilismo, edonismo, relativismo, contribuiscono in maniera decisiva a deprimere chi cresce, ma non solo: gli stessi genitori, spesso irretiti dal “nulla consumistico”, non riescono a trasmettere modelli alternativi.

A quale roccia aggrapparsi per salvarsi dal turbinio di confusione che invade l’Occidente?

Ti ringrazio, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose
ai grandi e ai sapienti
e le hai fatte conoscere ai piccoli

Mt, 11:25

Fonte wikipedia

Il brano del Vangelo ci dice innanzitutto che esiste la Verità. Ed è scioccante dirlo in un tempo in cui tutte le menzogne hanno diritto di cittadinanza. Immerso nella stessa cultura materialista di cui ci nutriamo oggi, Pilato chiese: ” Cosa è la verità?”, ma non aveva orecchi per intendere. Ed il Cristo non rispose. Abbiamo un assoluto bisogno di Verità, come punto di partenza ma anche come Stella Polare per la nostra vita emotiva e le nostre azioni. E poi? Cosa ancoreremo a questa roccia?

La seconda cosa che ci dice il brano è che i “grandi”, i potenti, i ricconi, i famosi, insomma tutti coloro che hanno creato di sé un idolo e lo hanno imposto agli altri, non possono conoscere la verità. La superbia è la loro zavorra. E non possono farlo neanche i “sapienti”, che in questo caso non sono coloro dotati di sapienza ma gli acculturati, coloro che hanno accumulato dati su dati, senza criterio. Tali sono gli scientisti, che hanno vivisezionato l’universo senza più comprenderne il senso, persi come erano nella ricerca del dettaglio. E’ chiaro che quei “piccoli” di cui si parla sono i semplici di spirito, gli unici capaci di vedere oltre la confusione, gli unici capaci di “sentire” il Vero, senza calcoli o secondi fini, gli unici capaci di accontentarsi di un “poco” meraviglioso per stupirsi di tutto, alla ricerca perpetua di nessi profondi.

Si spera che i genitori riscoprano verità,semplicità e stupore, per poi poterli trasmettere ai più giovani.


Ipocrisia vs ipocrisia

Ce lo siamo meritato. Noi occidentali, ed ipocriti benpensanti, ci siamo commossi per le gesta della giovane svedese Greta Thunberg. Abbiamo pensato che per tanto candore fosse il caso di chiudere un’occhio sulla chiarissima strumentalizzazione di una minorenne Asperger. La siamo stati ad ascoltare, ed a braccia conserte, lei ed il suo pippone ecologista. Ma adesso che è comparsa anche un’altra svedesina anti-Greta, come è stata subito ribattezzata dai media, ci sorbiremo anche la pippa conservatrice che propugna? Per par condicio direi di sì e quindi ci toccherebbe pendere dalle labbra anche della quindicenne Izabella Nilsson Jarvandi, che difende l’identità del suo popolo e l’uomo “naturale”.

Di sicuro la sinistra progressista, arrogandosi ideali superiori, che superiori non si può, sparerà a zero sull’operazione mediatica, mentre la stampa di destra la osannerà come la salvatrice del mondo. E così rimarremo incarcerati perpetuamente nella stessa logica cieca, senza vedere la realtà e cioè che sono solo ragazzine strumentalizzate per i fini degli adulti, adulti che dovrebbero almeno avere il coraggio delle loro idee! Fino a quando sarà tollerato questo massacro dell’ingenuità giovanile? Per protesta, ed a loro tutela, facciamo ciò che i media non fanno oscurando i volti delle bambine, che a quell’età dovrebbero dedicarsi a ben altra spensieratezza ed, en passant, agli studi. Noi intanto continuiamo a coltivare le nostre idee, incuranti di quel che dicono dei mocciosi manovrati.

Gli errori della rosa

IL NOME DELLA ROSA: NUOVA FICTION, VECCHI ERRORI La miniserie tv finanziata da RaiCinema (con i nostri soldi) è peggiore del già pessimo film del 1986 tratto dal libro di Umberto Eco

di Rino Cammilleri

Già dalla prima scena si è capito che la nuova versione-kolossal de Il nome della rosa (finanziata da RaiCinema, cioè dal contribuente) era anche peggio della precedente, il film di Jean-Jacques Annaud del 1986, tratto dal «palinsesto» di Umberto Eco. Il quale, pretendendo questa aggiunta nei titoli, chiarì che il film non poteva rappresentare tutta la complessità del romanzo bestseller omonimo. La prima scena di cui dicevamo è una scritta che avverte lo spettatore che nel 1327, anno in cui si svolge la vicenda, l’imperatore Ludovico stava cercando di «separare la politica dalla religione». Messa così, è chiaro che la simpatia dello spettatore si orienterà verso l’imperatore, che la Chiesa vorrebbe sottomettere imponendo ai posteri uno stato teocratico di tipo, per intenderci, khomeinista.

LA STORIA DICE IL CONTRARIO
La storia, vera, dice però il contrario: tutta la lunga Lotta per le Investiture, dal secolo XI al Concordato di Worms del 1122, fu combattuta perché era l’imperatore a voler mettere il cappello sulla Chiesa decidendo lui la nomina dei vescovi. L’imperatore che regnava nel 1327, Ludovico IV il Bavaro, aveva deciso allora di tagliare del tutto i legami con la Chiesa. Infatti, fu il primo imperatore a farsi incoronare non dal papa, ma da un laico, quello Sciarra Colonna che aveva preso a schiaffi il papa Bonifacio VIII ad Anagni. Gesto che simbolicamente chiuse il Medioevo cristianissimo. Gesto la cui portata Bonifacio VIII comprese benissimo, tant’è che ne morì di crepacuore.
La Chiesa, come previsto, finì alla mercé del potere politico: nel 1327 il pontificato non era più a Roma ma ad Avignone, deportato in Francia da Filippo il Bello, il distruttore dei templari. Il potere politico, privo della guida, e del freno, di un’autorità morale, da allora divenne sempre più assoluto, culminando nei totalitarismi del secolo XX.
Il kolossal televisivo già dalla prima puntata ci ha presentato un inquisitore veramente esistito, Bernardo Gui, come la quintessenza del fanatismo più ottuso e ideologico, quasi che l’Inquisizione fosse stata l’antesignana della Gestapo, delle SS e del Kgb. Ora, poiché nessuno storico da decenni si sente di sostenere una fesseria del genere, ecco che una fiction ricavata da un romanzo (fiction a sua volta) ripropone in tutto il suo squallore «gotico» la leggenda nera sull’Inquisizione e i «secoli bui», propalandola per il pianeta alle nuove generazioni (la fiction, infatti, è stata acquistata da molti Paesi).

QUALCHE VERITÀ DA RICORDARE
Trent’anni fa medievisti come Franco Cardini e Marco Tangheroni si spesero per ricordare che:
a) i monasteri medievali erano fari di cultura, non di ignoranza;
b) essi sfamavano i dintorni, tant’è che è rimasto il detto «cosa passa il convento oggi?;
c) le biblioteche monastiche non avevano affatto passaggi segreti o libri inaccessibili;
d) il divieto di ridere lo immaginava Eco, laddove i monaci copiarono e tramandarono anche opere pagane licenziose come quelle di Ovidio;
e) Bernardo Gui fu un mite inquisitore e un fine intellettuale, stimato come il maggiore storico del suo tempo;
f) non si potevano accendere roghi su due piedi, la procedura era complessa e garantista;
g) i dolciniani, per realizzare il loro comunismo utopico, saccheggiavano e uccidevano.
Ancora: il papa Giovanni XXII mai si sognò di abolire i francescani, ma disputava con gli eretici «fraticelli» francescani che intendevano instaurare la povertà assoluta; e i termini della questione sfociavano nell’eresia dell’abolizione, di principio, della proprietà privata. Eccetera.
Ma la potenza delle immagini, in prima serata e a puntate, è praticamente invincibile. La generazione dei Tangheroni, ma anche dei Messori e, ma sì, dei Cammilleri, ha già dato. Tocca adesso alle nuove leve, se ci sono, ricominciare, con pazienza, di nuovo tutto da capo.

Titolo originale: Il nome della rosa, ci risiamo con la leggenda nera.

Pubblicato su BastaBugie n. 603

Cristiani a singhiozzo

Corrado Augias

Martedì 16 aprile Corrado Augias, intervistato nella trasmissione Otto e Mezzo di Lilly Gruber, afferma che il rogo di Notre Dame ha risvegliato il “senti-mento latente” della comune radice europea. E’ vero, come è vero che fornire un’anima culturale comune ad un’Europa che pensa solo a banche e commerci va indubbiamente contro ad ogni forma di sovranismo, vero obiettivo della trasmissione. Ma Augias, noto mangiapreti, è poi constretto ad ammettere che siamo culturalmente “figli della stessa cultura, non foss’altro il Cristianesimo“. Giusto Augias. E bello.

E’ bello sentirlo dire proprio da un esponente di un’area politica che si è battuta per decenni affinché le radici cristiane non fossero riconosciute nella costituzione europea. Ed è questo il punto: come mai il rispetto per la comune cultura religiosa fiorisce proprio ora in bocca ad un progressista? La stessa cattedrale non fu devastata durante la Rivoluzione Francese ed addirittura rinominata “il tempio della ragione”? Augias dovrebbe sapere che grazie al diffuso sentimento anticristiano fomentato dalle avanguardie illuministe/progressiste, nella sola Francianel 2017 sono state ben 878 le chiese cattoliche e protestanti oggetto di atti di vandalismo o di profanazione“. Non si può tentare di estirpare per secoli la comune cultura cristiana e tirare fuori la bandiera crociata solo per arginare il presumibile tonfo degli europeisti alle elezioni per il parlamernto europeo. Dottor Augias, non si può avere l’uovo e la gallina..

’68? Il vaso di Pandora

Sssssst. Parla il Papa emerito Benedetto XVI su Chiesa e pedofilia e lo fa in 18 pagine apparse
sul mensile tedesco Klerusblatt nelle quali, tra le altre cose, ammonisce: “non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi” . Papa Ratzinger pianta dei paletti quando considera la “rivoluzione” (ma meglio sarebbe dire “annullamento”) morale sessantottina non solo come l’origine della decadenza dell’Occidente, ma anche della crisi della stessa Chiesa, pedofilia compresa. La causa è l’assenza di Dio.

Benedetto XVI, in particolare, scrive che “la questione della pedofilia è, per quanto ricordi, divenuta scottante solo nella seconda metà degli anni ’80.” Non nega quindi che essa sia un male antico ma afferma che alla sua esplosione abbia contribuito in maniera decisiva il contagio del relativismo sessantottino.

Ebbene sì, tale esternazione può generare confusione, ma può evitare anche salti nel buio. Infatti la confusione regna sovrana da tempo su alcuni argomenti morali e la speranza dell’ex-Papa di “essere di aiuto in questo mo­mento difficile” la facciamo volentieri nostra.

Di seguito i suggerimenti di Papa Ratzinger. Dobbiamo innanzitutto “comprendere” il messaggio di Dio che ha iniziato con l’uomo un rapporto affettuoso. Dobbiamo essere capaci di abbandonarci a questo amore per essere redenti. Nella società occidentale domina la «morte di Dio» e lo stesso cristiano ha la tentazione di non parlarne, di vivere come se non ci fosse. Tutto cambia se Dio viene anteposto, se siamo quindi rinnovati e dominati dalla fede. La Chiesa è vista spesso solo come “una specie di apparato politico” ma Gesù l’ha assimilata ad “una rete da pesca” con pesci buoni e cattivi, essendo il pescatore (Dio) stesso poi a separarli. E’ il diavolo a suggerire che dentro non vi sono pesci buoni, di più, sostiene che tutta la creazione è piena di miseria e di schifo. Bisogna dire tutta la verita: che esistono i pesci buoni e con essi una “Chiesa santa che è indistruttibile“.

E’ onesto dopo questo breve sunto confessare a chi legge il disgusto e la delusione di chi scrive per vicende che esprimono limpidamente il radicamento del Maligno nella Chiesa. E’ onesto confessare la vergogna di chi ci crede ancora soprattutto per affidamento amoroso a chi l’ha fondata. Si esprime infine profonda vicinanza e rispetto nei confronti delle vittime di questi abomini.



Lombardia progressista

REGIONE LOMBARDIA: CANI SEPPELLITI CON GLI UOMINI E BAMBINI NON NATI NEI RIFIUTI SPECIALI E poi: Ru486 anche in day hospital, profilattici gratis agli studenti… la Lombardia rinnega il suo passato prolife

di Luca e Paolo Tanduo

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato la Legge di riforma dei servizi cimiteriali e funerari. E’ stato approvato all’unanimità anche un emendamento del Partito democratico, che modifica parzialmente le disposizioni in materia di sepoltura dei bambini non nati, chiamati nell’emendamento «prodotti del concepimento», a seguito di interruzione (volontaria e non) di gravidanza. L’emendamento introduce che ciò dovrà avvenire «esclusivamente su esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione», nel caso ad esempio di minorenni o di persone incapaci di intendere e di volere. La precedente norma imponeva che venisse loro data comunque sepoltura, restituendo ai bambini non nati la dignità di persone invece di essere trattati come rifiuti speciali.
Un’altra modifica significativa introdotta è che si trasferisce «dalla famiglia» alla «sola donna» la decisione.
«Così – avvisa don Maurizio Gagliardini, presidente dell’associazione “Difendere la vita con Maria” creata proprio per dare sepoltura ai bambini abortiti – nel sottolineare il peso decisionale esclusivo della donna, per voler accentuare a tutti i costi la legge 194, in realtà si va a discriminare il ruolo del padre e della genitorialità». Secondo il sacerdote, «il concepito con questo indirizzo diventa proprietà della donna, che infatti con la nuova norma ne potrebbe disporre. Ma non è così: il concepito è autonomo, nella sua vita e nella sua libertà».

UN PASSO INDIETRO
Nell’intervista rilasciata al quotidiano “Avvenire” don Gagliardini sostiene che le cose dovrebbero rimanere come sono ora, con l’obbligatorietà che embrioni e feti siano collocati all’interno dei cimiteri in appositi spazi per chi desidera ricordarli o in luoghi dove già oggi vengono inumati gli altri resti umani. Don Gagliardini afferma: «Mi sembra che la norma sia un passo indietro nonostante rimanga il fatto che embrioni e feti si possano comunque onorare con una sepoltura». Il seppellimento dei bambini non nati, oltre a restituire una dignità a questi bambini, mantiene viva la coscienza sull’aborto che con il seppellimento esce dal nascondimento e lo rende pubblicamente visibile. Cancellare il seppellimento è come voler nascondere quello che è successo e far finta di nulla, ma non è e non sarà mai così perché quello che è avvenuto è la perdita di una vita umana.
La nuova Legge di riforma dei servizi cimiteriali e funerari dà anche la possibilità che gli animali d’affezione siano tumulati con i loro proprietari. L’articolato è stato approvato dal Consiglio regionale con 41 sì e 29 no e specifica che «per volontà del defunto o su richiesta degli eredi, possono essere tumulati in teca separata, previa cremazione, nello stesso loculo del defunto o nella tomba di famiglia».

NESSUN FUNERALE PER GLI ANIMALI
Questa regola porrà molti problemi come già sui social hanno evidenziato alcuni sacerdoti, perché non ci può essere un funerale cristiano per gli animali domestici. La decisione di seppellire insieme uomini e animali prefigura una equiparazione che non è possibile, o il ritorno ad un paganesimo che si leggeva di solito sui libri di storia.
Insomma i cani seppelliti con gli uomini e i bambini non nati come rifiuti speciali. Una vergogna che si aggiunge alla decisione della Giunta regionale della Lombardia dello scorso 17 dicembre 2018 di rendere possibile la somministrazione del composto abortivo Ru486 anche in regime di day hospital. Decisione sbagliata perché favorisce l’uso di queste pillole abortive che lasciano sempre più sole le donne di fronte al dramma dell’aborto e perché questa pillola ha un tasso di mortalità 10 volte superiore all’aborto chirurgico. La deriva della regione Lombardia prosegue con la decisione di promuovere la distribuzione gratuita dei profilattici agli studenti. Insomma i tempi di un’amministrazione pro-life sembrano giunti alla fine.  

Titolo originale: Sulle politiche in difesa della vita passi indietro della Regione Lombardia. Fonte: Cultura Cattolica, 21/02/2019 Pubblicato su BastaBugie n. 603

Se lo fanno anche loro..

In un momento della storia dell’Occidente in cui si tende ad ” idealizzare la figura della donna ” una tale sottolineatura assomiglia ad un pugno nella pancia al politically correct: nonostante “nello stereotipo culturale il pedofilo è maschio“, anche le donne abusano dei bambini, e con frequenza “sottostimata“. Chi volesse andare oltre il trauma può informasi dal lavoro del Centro Studi Hansel e Gretel. Si potrà scoprire che l’umanità tutta è accomunata nell’esercizio di questo abominio, in tutte le sue varianti. C’è in ogni caso poco da stare allegri.

Responsabilità

Sicuramente i nostri atti e i nostri pensieri sono influenzati da ciò che ci circonda, dall’ambiente, dalla cultura, dal Credo religioso nostro o dei nostri parenti. Non siamo impermeabili alle sollecitazioni esterne, al clima e ai sentimenti diffusi, né viviamo in camere stagne. Però… però esistono cose come il Libero Arbitrio, la Ragione, l’essere responsabili dei nostri atti e delle loro conseguenze. Troppo spesso sento che si usa un “noi” onnicomprensivo e accomodante ( è colpa nostra se…. siamo noi che…) e e un “loro” rassicurante e comodo (è colpa loro… , loro però fanno così e cosà…). Si dimenticano i due pronomi personali veri protagonisti.di ogni relazione : io e tu. “IO” ho la colpa e a volte il merito di ciò che faccio e del clima che creo con i miei atti e parole, “TU” hai la colpa o il merito di quello che fai e dici. Poi, certo, mille sono le circostanze che influiscono sulle nostre azioni certamente. Ma esiste il Libero Arbitrio. Esiste la mia libertà di scegliere di fare o non fare. “Io” cerco di insegnarlo a mio figlio, vorrei che anche “tu”, giornalista, genitore, insegnante, politico, prete facessi la stessa cosa…

Cristina Vercelli