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Niente sesso, siamo moderni

Pubblicato da Berlicche

Sono sposato. Posso vestirmi in qualunque modo voglia.
Larry David

Negli ultimi tempi ho letto statistiche da differenti paesi che indicano come, oggi, si faccia parecchio meno sesso di ieri. A quanto pare le probabilità di essere andato a letto con qualcuno nel corso degli ultimi mesi erano decisamente più alte negli anni ’70 del secolo scorso rispetto ad adesso.

Ma come? Non siamo in un’epoca in cui non ci sono più tabù, ed in cui la morale corrente ha sdoganato qualsiasi tipo di rapporto? In cui, se si ha qualche curiosità, basta aprire internet e si può accedere ad ogni tipo di immagine che illustra graficamente non solo i rapporti per così dire convenzionali ma per persino quelle che, in altri tempi, erano chiamate devianze? Non come eravamo noi, tenuti nell’ignoranza da un moralismo repressivo.

Sì, appunto.

Alcuni commentatori affermano che le cause di questo calo sarebbero proprio il ripudio delle antiche tradizioni.
Ci si sposa molto, molto meno; i matrimoni finiscono spesso in divorzi; e, nonostante le convivenze siano vertiginosamente aumentate, il loro numero non compensa i matrimoni mancanti. Il numero di figli al di fuori da una convivenza stabile, in alcuni stati hanno superato quelli nati all’interno del vincolo coniugale.

Non ci si sposa perché si ha paura che non duri. Ma le statistiche sono impietose: chi convive ha una percentuale molto maggiore di fallimento rispetto a chi si sposa. Il risultato di queste unioni mancate è una povertà diffusa, perché i single hanno meno forza economica delle famiglie, specie quelli con figli; e, di conseguenza, anche di figli se ne fanno molti meno. Gli sposati, a parità di altri fattori, hanno anche una vita più lunga, più in salute, con più probabilità di migliorare socialmente.

Sapete cosa cala pure? La felicità. Chi è sposato è statisticamente più felice di chi non lo è, e fa sesso molto più spesso. E sì, c’è correlazione.
Secondo l’Università di Chicago, negli USA i giovani sposati hanno il 75% in più di probabilità di dire ce sono “molto felici” rispetto ai loro coetanei non sposati; ma la percentuale degli sposati è caduta dal 59% nel 1972 al 28% nel 2018.

Un’altra causa della situazione attuale è proprio il diffondersi di una pornografia che fornisce all’immaginario modelli fasulli e irraggiungibili. La realtà non potrà che essere deludente, e l’infelicità aumentare.

In altre parole, la rivoluzione sessuale di cinquant’anni fa e i suoi mentori ci hanno propinato una montagna di menzogne. Abolendo l’antica morale ci avevano promesso più sesso, più felicità. E’ accaduto il contrario. Per usare un paragone chestertoniano, la morale cattolica era un muretto, ma che sorgeva sul ciglio di un precipizio. Adesso che è stato distrutto più nessuno ha il coraggio di avventurarsi vicino all’orlo.

Sapete cos’altro si è dimostrato una menzogna?
La stessa fonte di prima attesta che coloro che frequentano spesso funzioni religiose si dichiarano del 40% più felici di coloro che non sono religiosi per niente. Il calo della percentuale di devoti è parte del calo generale di felicità. Ma anche questo non si può dire.
Al cinema, alla televisione, su tutti i media continuiamo a vedere che il modello proposto è quello del singolo a-religioso sessualmente attivissimo e felice.
Ma si sa, quelle sono opere di fantasia. Lontanissime dalla realtà.

Non basta

“Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho capito che anche questo è un correre dietro al vento. Infatti: molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere aumenta il dolore”.

Qoelet, I,17-18

L’ideazione suicida avviene più di frequente negli adolescenti con una performance cognitiva superiore che nelle loro controparti meno performanti “. E’ quanto afferma un recente studio di cui parla Popular Science. Lo studio analizza i coefficienti intellettivi (QI) dei giovani, fascia di popolazione nella quale il suicidio è la seconda causa di morte, e li mette in relazione con i tentativi anticonservativi. Il risultato chiarisce che l’intelligenza non protegge affatto.

E allora cosa fare? Quale additivo aggiungere alla crescita dei figli perchè non si perdano nel gorgo dell’insoddisfazione. La cultura dei media e della scuola, evidentemente, non aiutano, anzi. Traboccanti di nichilismo, edonismo, relativismo, contribuiscono in maniera decisiva a deprimere chi cresce, ma non solo: gli stessi genitori, spesso irretiti dal “nulla consumistico”, non riescono a trasmettere modelli alternativi.

A quale roccia aggrapparsi per salvarsi dal turbinio di confusione che invade l’Occidente?

Ti ringrazio, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose
ai grandi e ai sapienti
e le hai fatte conoscere ai piccoli

Mt, 11:25

Fonte wikipedia

Il brano del Vangelo ci dice innanzitutto che esiste la Verità. Ed è scioccante dirlo in un tempo in cui tutte le menzogne hanno diritto di cittadinanza. Immerso nella stessa cultura materialista di cui ci nutriamo oggi, Pilato chiese: ” Cosa è la verità?”, ma non aveva orecchi per intendere. Ed il Cristo non rispose. Abbiamo un assoluto bisogno di Verità, come punto di partenza ma anche come Stella Polare per la nostra vita emotiva e le nostre azioni. E poi? Cosa ancoreremo a questa roccia?

La seconda cosa che ci dice il brano è che i “grandi”, i potenti, i ricconi, i famosi, insomma tutti coloro che hanno creato di sé un idolo e lo hanno imposto agli altri, non possono conoscere la verità. La superbia è la loro zavorra. E non possono farlo neanche i “sapienti”, che in questo caso non sono coloro dotati di sapienza ma gli acculturati, coloro che hanno accumulato dati su dati, senza criterio. Tali sono gli scientisti, che hanno vivisezionato l’universo senza più comprenderne il senso, persi come erano nella ricerca del dettaglio. E’ chiaro che quei “piccoli” di cui si parla sono i semplici di spirito, gli unici capaci di vedere oltre la confusione, gli unici capaci di “sentire” il Vero, senza calcoli o secondi fini, gli unici capaci di accontentarsi di un “poco” meraviglioso per stupirsi di tutto, alla ricerca perpetua di nessi profondi.

Si spera che i genitori riscoprano verità,semplicità e stupore, per poi poterli trasmettere ai più giovani.


Ipocrisia vs ipocrisia

Ce lo siamo meritato. Noi occidentali, ed ipocriti benpensanti, ci siamo commossi per le gesta della giovane svedese Greta Thunberg. Abbiamo pensato che per tanto candore fosse il caso di chiudere un’occhio sulla chiarissima strumentalizzazione di una minorenne Asperger. La siamo stati ad ascoltare, ed a braccia conserte, lei ed il suo pippone ecologista. Ma adesso che è comparsa anche un’altra svedesina anti-Greta, come è stata subito ribattezzata dai media, ci sorbiremo anche la pippa conservatrice che propugna? Per par condicio direi di sì e quindi ci toccherebbe pendere dalle labbra anche della quindicenne Izabella Nilsson Jarvandi, che difende l’identità del suo popolo e l’uomo “naturale”.

Di sicuro la sinistra progressista, arrogandosi ideali superiori, che superiori non si può, sparerà a zero sull’operazione mediatica, mentre la stampa di destra la osannerà come la salvatrice del mondo. E così rimarremo incarcerati perpetuamente nella stessa logica cieca, senza vedere la realtà e cioè che sono solo ragazzine strumentalizzate per i fini degli adulti, adulti che dovrebbero almeno avere il coraggio delle loro idee! Fino a quando sarà tollerato questo massacro dell’ingenuità giovanile? Per protesta, ed a loro tutela, facciamo ciò che i media non fanno oscurando i volti delle bambine, che a quell’età dovrebbero dedicarsi a ben altra spensieratezza ed, en passant, agli studi. Noi intanto continuiamo a coltivare le nostre idee, incuranti di quel che dicono dei mocciosi manovrati.

Gli errori della rosa

IL NOME DELLA ROSA: NUOVA FICTION, VECCHI ERRORI La miniserie tv finanziata da RaiCinema (con i nostri soldi) è peggiore del già pessimo film del 1986 tratto dal libro di Umberto Eco

di Rino Cammilleri

Già dalla prima scena si è capito che la nuova versione-kolossal de Il nome della rosa (finanziata da RaiCinema, cioè dal contribuente) era anche peggio della precedente, il film di Jean-Jacques Annaud del 1986, tratto dal «palinsesto» di Umberto Eco. Il quale, pretendendo questa aggiunta nei titoli, chiarì che il film non poteva rappresentare tutta la complessità del romanzo bestseller omonimo. La prima scena di cui dicevamo è una scritta che avverte lo spettatore che nel 1327, anno in cui si svolge la vicenda, l’imperatore Ludovico stava cercando di «separare la politica dalla religione». Messa così, è chiaro che la simpatia dello spettatore si orienterà verso l’imperatore, che la Chiesa vorrebbe sottomettere imponendo ai posteri uno stato teocratico di tipo, per intenderci, khomeinista.

LA STORIA DICE IL CONTRARIO
La storia, vera, dice però il contrario: tutta la lunga Lotta per le Investiture, dal secolo XI al Concordato di Worms del 1122, fu combattuta perché era l’imperatore a voler mettere il cappello sulla Chiesa decidendo lui la nomina dei vescovi. L’imperatore che regnava nel 1327, Ludovico IV il Bavaro, aveva deciso allora di tagliare del tutto i legami con la Chiesa. Infatti, fu il primo imperatore a farsi incoronare non dal papa, ma da un laico, quello Sciarra Colonna che aveva preso a schiaffi il papa Bonifacio VIII ad Anagni. Gesto che simbolicamente chiuse il Medioevo cristianissimo. Gesto la cui portata Bonifacio VIII comprese benissimo, tant’è che ne morì di crepacuore.
La Chiesa, come previsto, finì alla mercé del potere politico: nel 1327 il pontificato non era più a Roma ma ad Avignone, deportato in Francia da Filippo il Bello, il distruttore dei templari. Il potere politico, privo della guida, e del freno, di un’autorità morale, da allora divenne sempre più assoluto, culminando nei totalitarismi del secolo XX.
Il kolossal televisivo già dalla prima puntata ci ha presentato un inquisitore veramente esistito, Bernardo Gui, come la quintessenza del fanatismo più ottuso e ideologico, quasi che l’Inquisizione fosse stata l’antesignana della Gestapo, delle SS e del Kgb. Ora, poiché nessuno storico da decenni si sente di sostenere una fesseria del genere, ecco che una fiction ricavata da un romanzo (fiction a sua volta) ripropone in tutto il suo squallore «gotico» la leggenda nera sull’Inquisizione e i «secoli bui», propalandola per il pianeta alle nuove generazioni (la fiction, infatti, è stata acquistata da molti Paesi).

QUALCHE VERITÀ DA RICORDARE
Trent’anni fa medievisti come Franco Cardini e Marco Tangheroni si spesero per ricordare che:
a) i monasteri medievali erano fari di cultura, non di ignoranza;
b) essi sfamavano i dintorni, tant’è che è rimasto il detto «cosa passa il convento oggi?;
c) le biblioteche monastiche non avevano affatto passaggi segreti o libri inaccessibili;
d) il divieto di ridere lo immaginava Eco, laddove i monaci copiarono e tramandarono anche opere pagane licenziose come quelle di Ovidio;
e) Bernardo Gui fu un mite inquisitore e un fine intellettuale, stimato come il maggiore storico del suo tempo;
f) non si potevano accendere roghi su due piedi, la procedura era complessa e garantista;
g) i dolciniani, per realizzare il loro comunismo utopico, saccheggiavano e uccidevano.
Ancora: il papa Giovanni XXII mai si sognò di abolire i francescani, ma disputava con gli eretici «fraticelli» francescani che intendevano instaurare la povertà assoluta; e i termini della questione sfociavano nell’eresia dell’abolizione, di principio, della proprietà privata. Eccetera.
Ma la potenza delle immagini, in prima serata e a puntate, è praticamente invincibile. La generazione dei Tangheroni, ma anche dei Messori e, ma sì, dei Cammilleri, ha già dato. Tocca adesso alle nuove leve, se ci sono, ricominciare, con pazienza, di nuovo tutto da capo.

Titolo originale: Il nome della rosa, ci risiamo con la leggenda nera.

Pubblicato su BastaBugie n. 603

Cristiani a singhiozzo

Corrado Augias

Martedì 16 aprile Corrado Augias, intervistato nella trasmissione Otto e Mezzo di Lilly Gruber, afferma che il rogo di Notre Dame ha risvegliato il “senti-mento latente” della comune radice europea. E’ vero, come è vero che fornire un’anima culturale comune ad un’Europa che pensa solo a banche e commerci va indubbiamente contro ad ogni forma di sovranismo, vero obiettivo della trasmissione. Ma Augias, noto mangiapreti, è poi constretto ad ammettere che siamo culturalmente “figli della stessa cultura, non foss’altro il Cristianesimo“. Giusto Augias. E bello.

E’ bello sentirlo dire proprio da un esponente di un’area politica che si è battuta per decenni affinché le radici cristiane non fossero riconosciute nella costituzione europea. Ed è questo il punto: come mai il rispetto per la comune cultura religiosa fiorisce proprio ora in bocca ad un progressista? La stessa cattedrale non fu devastata durante la Rivoluzione Francese ed addirittura rinominata “il tempio della ragione”? Augias dovrebbe sapere che grazie al diffuso sentimento anticristiano fomentato dalle avanguardie illuministe/progressiste, nella sola Francianel 2017 sono state ben 878 le chiese cattoliche e protestanti oggetto di atti di vandalismo o di profanazione“. Non si può tentare di estirpare per secoli la comune cultura cristiana e tirare fuori la bandiera crociata solo per arginare il presumibile tonfo degli europeisti alle elezioni per il parlamernto europeo. Dottor Augias, non si può avere l’uovo e la gallina..

’68? Il vaso di Pandora

Sssssst. Parla il Papa emerito Benedetto XVI su Chiesa e pedofilia e lo fa in 18 pagine apparse
sul mensile tedesco Klerusblatt nelle quali, tra le altre cose, ammonisce: “non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi” . Papa Ratzinger pianta dei paletti quando considera la “rivoluzione” (ma meglio sarebbe dire “annullamento”) morale sessantottina non solo come l’origine della decadenza dell’Occidente, ma anche della crisi della stessa Chiesa, pedofilia compresa. La causa è l’assenza di Dio.

Benedetto XVI, in particolare, scrive che “la questione della pedofilia è, per quanto ricordi, divenuta scottante solo nella seconda metà degli anni ’80.” Non nega quindi che essa sia un male antico ma afferma che alla sua esplosione abbia contribuito in maniera decisiva il contagio del relativismo sessantottino.

Ebbene sì, tale esternazione può generare confusione, ma può evitare anche salti nel buio. Infatti la confusione regna sovrana da tempo su alcuni argomenti morali e la speranza dell’ex-Papa di “essere di aiuto in questo mo­mento difficile” la facciamo volentieri nostra.

Di seguito i suggerimenti di Papa Ratzinger. Dobbiamo innanzitutto “comprendere” il messaggio di Dio che ha iniziato con l’uomo un rapporto affettuoso. Dobbiamo essere capaci di abbandonarci a questo amore per essere redenti. Nella società occidentale domina la «morte di Dio» e lo stesso cristiano ha la tentazione di non parlarne, di vivere come se non ci fosse. Tutto cambia se Dio viene anteposto, se siamo quindi rinnovati e dominati dalla fede. La Chiesa è vista spesso solo come “una specie di apparato politico” ma Gesù l’ha assimilata ad “una rete da pesca” con pesci buoni e cattivi, essendo il pescatore (Dio) stesso poi a separarli. E’ il diavolo a suggerire che dentro non vi sono pesci buoni, di più, sostiene che tutta la creazione è piena di miseria e di schifo. Bisogna dire tutta la verita: che esistono i pesci buoni e con essi una “Chiesa santa che è indistruttibile“.

E’ onesto dopo questo breve sunto confessare a chi legge il disgusto e la delusione di chi scrive per vicende che esprimono limpidamente il radicamento del Maligno nella Chiesa. E’ onesto confessare la vergogna di chi ci crede ancora soprattutto per affidamento amoroso a chi l’ha fondata. Si esprime infine profonda vicinanza e rispetto nei confronti delle vittime di questi abomini.



Lombardia progressista

REGIONE LOMBARDIA: CANI SEPPELLITI CON GLI UOMINI E BAMBINI NON NATI NEI RIFIUTI SPECIALI E poi: Ru486 anche in day hospital, profilattici gratis agli studenti… la Lombardia rinnega il suo passato prolife

di Luca e Paolo Tanduo

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato la Legge di riforma dei servizi cimiteriali e funerari. E’ stato approvato all’unanimità anche un emendamento del Partito democratico, che modifica parzialmente le disposizioni in materia di sepoltura dei bambini non nati, chiamati nell’emendamento «prodotti del concepimento», a seguito di interruzione (volontaria e non) di gravidanza. L’emendamento introduce che ciò dovrà avvenire «esclusivamente su esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione», nel caso ad esempio di minorenni o di persone incapaci di intendere e di volere. La precedente norma imponeva che venisse loro data comunque sepoltura, restituendo ai bambini non nati la dignità di persone invece di essere trattati come rifiuti speciali.
Un’altra modifica significativa introdotta è che si trasferisce «dalla famiglia» alla «sola donna» la decisione.
«Così – avvisa don Maurizio Gagliardini, presidente dell’associazione “Difendere la vita con Maria” creata proprio per dare sepoltura ai bambini abortiti – nel sottolineare il peso decisionale esclusivo della donna, per voler accentuare a tutti i costi la legge 194, in realtà si va a discriminare il ruolo del padre e della genitorialità». Secondo il sacerdote, «il concepito con questo indirizzo diventa proprietà della donna, che infatti con la nuova norma ne potrebbe disporre. Ma non è così: il concepito è autonomo, nella sua vita e nella sua libertà».

UN PASSO INDIETRO
Nell’intervista rilasciata al quotidiano “Avvenire” don Gagliardini sostiene che le cose dovrebbero rimanere come sono ora, con l’obbligatorietà che embrioni e feti siano collocati all’interno dei cimiteri in appositi spazi per chi desidera ricordarli o in luoghi dove già oggi vengono inumati gli altri resti umani. Don Gagliardini afferma: «Mi sembra che la norma sia un passo indietro nonostante rimanga il fatto che embrioni e feti si possano comunque onorare con una sepoltura». Il seppellimento dei bambini non nati, oltre a restituire una dignità a questi bambini, mantiene viva la coscienza sull’aborto che con il seppellimento esce dal nascondimento e lo rende pubblicamente visibile. Cancellare il seppellimento è come voler nascondere quello che è successo e far finta di nulla, ma non è e non sarà mai così perché quello che è avvenuto è la perdita di una vita umana.
La nuova Legge di riforma dei servizi cimiteriali e funerari dà anche la possibilità che gli animali d’affezione siano tumulati con i loro proprietari. L’articolato è stato approvato dal Consiglio regionale con 41 sì e 29 no e specifica che «per volontà del defunto o su richiesta degli eredi, possono essere tumulati in teca separata, previa cremazione, nello stesso loculo del defunto o nella tomba di famiglia».

NESSUN FUNERALE PER GLI ANIMALI
Questa regola porrà molti problemi come già sui social hanno evidenziato alcuni sacerdoti, perché non ci può essere un funerale cristiano per gli animali domestici. La decisione di seppellire insieme uomini e animali prefigura una equiparazione che non è possibile, o il ritorno ad un paganesimo che si leggeva di solito sui libri di storia.
Insomma i cani seppelliti con gli uomini e i bambini non nati come rifiuti speciali. Una vergogna che si aggiunge alla decisione della Giunta regionale della Lombardia dello scorso 17 dicembre 2018 di rendere possibile la somministrazione del composto abortivo Ru486 anche in regime di day hospital. Decisione sbagliata perché favorisce l’uso di queste pillole abortive che lasciano sempre più sole le donne di fronte al dramma dell’aborto e perché questa pillola ha un tasso di mortalità 10 volte superiore all’aborto chirurgico. La deriva della regione Lombardia prosegue con la decisione di promuovere la distribuzione gratuita dei profilattici agli studenti. Insomma i tempi di un’amministrazione pro-life sembrano giunti alla fine.  

Titolo originale: Sulle politiche in difesa della vita passi indietro della Regione Lombardia. Fonte: Cultura Cattolica, 21/02/2019 Pubblicato su BastaBugie n. 603

Se lo fanno anche loro..

In un momento della storia dell’Occidente in cui si tende ad ” idealizzare la figura della donna ” una tale sottolineatura assomiglia ad un pugno nella pancia al politically correct: nonostante “nello stereotipo culturale il pedofilo è maschio“, anche le donne abusano dei bambini, e con frequenza “sottostimata“. Chi volesse andare oltre il trauma può informasi dal lavoro del Centro Studi Hansel e Gretel. Si potrà scoprire che l’umanità tutta è accomunata nell’esercizio di questo abominio, in tutte le sue varianti. C’è in ogni caso poco da stare allegri.

Responsabilità

Sicuramente i nostri atti e i nostri pensieri sono influenzati da ciò che ci circonda, dall’ambiente, dalla cultura, dal Credo religioso nostro o dei nostri parenti. Non siamo impermeabili alle sollecitazioni esterne, al clima e ai sentimenti diffusi, né viviamo in camere stagne. Però… però esistono cose come il Libero Arbitrio, la Ragione, l’essere responsabili dei nostri atti e delle loro conseguenze. Troppo spesso sento che si usa un “noi” onnicomprensivo e accomodante ( è colpa nostra se…. siamo noi che…) e e un “loro” rassicurante e comodo (è colpa loro… , loro però fanno così e cosà…). Si dimenticano i due pronomi personali veri protagonisti.di ogni relazione : io e tu. “IO” ho la colpa e a volte il merito di ciò che faccio e del clima che creo con i miei atti e parole, “TU” hai la colpa o il merito di quello che fai e dici. Poi, certo, mille sono le circostanze che influiscono sulle nostre azioni certamente. Ma esiste il Libero Arbitrio. Esiste la mia libertà di scegliere di fare o non fare. “Io” cerco di insegnarlo a mio figlio, vorrei che anche “tu”, giornalista, genitore, insegnante, politico, prete facessi la stessa cosa…

Cristina Vercelli

L’intellettuale “impossibile”

La cultura prevalente odierna ci presenta come modello un intellettuale “politicamente corretto” con delle caratteristiche curiosamente simili a quelle di tre ironici supereroi degli anni ’80: Gli Impossibili, The impossibles della versione originale americana. I lettori che navigano già nel mare degli “-anta” se li ricorderanno bene, con i loro variopinti costumi  e i loro fantasiosi “poteri”: il cicciottello “coil man”, “fluid man”,  bruno e con la maschera da sub e “multy man”, quello con la zazzera arancione. Ve li ricordate ora? Io benissimo e ricordo anche che il loro gruppo musicale scimmiottava i Beatles e forniva la copertura alla loro principale attività: salvare il mondo dai cattivoni. Così come i simpatici eroi retrò, anche l’intellettuale “impossibile” combatte cattivoni di ogni sorta, soprattutto la cricca dei credenti, in tutte le sue bacchettonesche declinazioni.  Ma per capire meglio andiamo ad analizzare da vicino i nostri eroi ed i loro superpoteri.

Coil man

Di epigoni del simpatico ed abbondante “uomo molla” ce ne sono a iosa, visto che la capacità di saltare come grilli sul carro delle ideologie vincenti  è fondamentale nella filosofia “impossibile”. Tra chi ricorda maggiormente il motto “Solo chi è folle sfida le sue molle” c’è il giornalista e fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari.  Ammiraglio progressista della flotta giornalistica dal vago retrogusto massonico di De Benedetti, da buon virgulto fascista scrisse che i luminosi imperi che intravedeva all’orizzonte erano “ basati sul cardine di razza, escludendo perciò l’estensione della cittadinanza da parte dello Stato Nucleo alle altre genti”. Persa la guerra e con essa la rotta, l’eroe impossibile azionò la supermolla per saltare sul carro politically correct del progressimo di sinistra, diventandone per decenni uno dei guru più apprezzato come condottiero di Repubblica: da questa posizione privilegiata assicurò che è possibile una morale laica fondata darwinianamente su due istinti, «quello della sopravvivenza dell’individuo e quello della sopravvivenza della specie». Non siamo in grado di verificare in questa sede quali delle due affermazioni del nostro sia meno assurda, ma certo lo strumento utilizzato, il darwinismo sociale, è sempre lo stesso, brandito come una scimitarra ora a dritta, ora a manca, in base a quale carro l’Eugenio nazionale si trova in quel momento a difendere. Gattopardi darwiniani!

Fluid Man

L’intellettuale fluida più famosa nel Bel Paese è la coriacea Emma Bonino, “nascosta in una goccia la forza di una roccia”. E forte Emma ha dimostrato di esserlo nella sua multidecennale di carriera politica di devastatrice di diritti di deboli non votanti. Già, perchè la fiera rappresentante della morale laica, della categoria dei deboli non votanti, feti ed embrioni, non gliene è mai fregato un granchè e anzi, sembra li abbia presi in odio fin dai tempi in cui li sopprimeva aspirandoli con marchingegni ricavati da parti di bicicletta. Perchè meravigliarsi? Azioni naturali per chi non ha mai avuto altro riferimento che l’assenza di riferimenti, la famiglia fluida, l’economia fluida e, naturalmente, la morale fluida. Fino ad un certo punto confinata alla periferia della politica con tutto il plotone pannelliano, è di colpo diventata un nume tutelare della sinistra del terzo millennio, quella che si riconosce sostanzialmente nell’avversione clericale, nel Rolex e nell’effetto serra. E così il suo credo è divenuto quello del governo stesso della nazione, incarnato da altri supereroi “fluid” come Cirinnà e Gasparotto assieme ai quali ha sfornato tante belle leggi “impossibili”. E non si creda che si fermeranno facilmente, difficile limitare i “fluidi” quando hanno già inzuppato tutto col loro nulla. Una piaga!

Multy Man

“È a capo di un plotone la furia di un ciclone”. Mi viene in mente Hawking, proprio lo scienziato inglese in carrozzina mancato poco tempo fa e la sua più ruspante sostenitrice Margherita Hack. Gli scienziati dell’universo impossibile, anzi,  della fiaba infinita dei multi-universi, ci hanno travolto con un ciclone di libri infarciti di nulla. Molti tra i fisici più “seri” ne rimangono irritati: “Su, ragazzi. Basta scherzare, è ora di tornare con i piedi per terra”(Lee Smolin, “The Singular Universe and the Reality of Time: A Proposal in Natural Philosophy, Cambridge University Press 2014). Ma non basta. Poco conta che questi trastulli matematici stridano orribilmente col rasoio di Ochkam, uno dei cardini della scienza moderna, poco conta che non siano verificabili sperimentalmente, poco conta che non siano popperianamente falsificabili e quindi non siano “scienza” nel senso galileiano, essi, oltre ad ingrossare il conto di chi li scrive, hanno  l’inarrestabile e socialmente rilevante merito di permettere a frotte di atei di non porsi domande serie sul perchè esiste un universo che appare costruito su misura per la vita. Fuffa al cubo!

E siccome l’unione fa la forza, le facoltà “impossibili” sono tutte incarnate negli intellettuali “impossibili”, anche se ognuno di essi manifesta maggiormente quella in cui si è specializzato. In conclusione, pensanti di ogni dove, se avete anche solo il minimo sospetto che possa esistere una quanche Verità, in guardia, incombe su voi tutti un qualche “impossibile” intellettuale del nulla! Uomo avvisato..

Aperta, ma non sempre

Ieri, alla trasmissione de La7 L’aria che tira, Myrta Merlino ha intervistato lo scrittore Gianrico Carofiglio che, dopo aver diligentemente prensentato il suo libro, ha iniziato a sciorinare massime di Einstein. Quella meno propriamente attribuibile allo scienziato era: “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.” Chissà se Carofiglio sa che proprio Einstein ha dimostrato con alcune delle sue vicende che la massima è proprio vera?

Nel 1927 il cosmologo e prete belga Jeorges Lemaitre gli presentò l’idea che l’universo fosse in espansione. «I tuoi calcoli sono corretti, ma la tua comprensione della fisica è abominevole», fu la risposta di Albert, convinto in maniera preconcetta dell’infinità del cosmo. La mente del grande scienziato continuò a rimanere chiusa anche quando Mons. Lemaitre iniziò a sostenere che l’universo avesse avuto un inizio che egli chiamò “atomo primigenio”. Einstein ribattè infastidito che «Questa faccenda somiglia troppo alla Genesi, si vede bene che siete un prete» e solo nel 1933 l’inventore della Relatività cedette alla futura teoria del Big Bang di Lemaitre, ammettendo ad una presentazione del cosmologo belga che «Questa è la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito».
Ci vollero quindi cinque anni perchè il “paracadute” di Einstein si aprisse e quella frase, probabilmente non sua, forse non l’avrebbe neanche mai ripetuta, per non vergognarsene.

Tentativi

Cento persone che si sussurrano un pettegolezzo non rendono quel pettegolezzo vero
Diecimila scienziati che sostengono una teoria non fanno sì che quella teoria sia dimostrata
Un milione di uomini che invocano una legge non la stabiliscono per questo giusta
Cento milioni di elettori che scelgono una parte politica non la rendono per questo la scelta migliore.

Non è il numero che decide del vero e del falso, del giusto o dell’ingiusto.
Il sentire comune, la scienza, la legislazione umana o la democrazia sono solo tentativi di comprensione, che per riuscire presuppongono conoscenza dei fatti, onestà intellettuale, corretto uso della ragione. Ma ciò che è vero è vero.

Se tutta l’umanità intera credesse una menzogna, non per questo essa diverrebbe verità.

Originale pubblicato su Berlicche il 21/1/2019

Dimenticare noi stessi

L’OCCIDENTE CHE SI ODIA RIMUOVE LE CROCI E LE STATUE DI COLOMBO
Le battaglie di libertà, o in nome di diritti, o per l’autodeterminazione, nascondono la volontà di colpire un solo obiettivo, cioè la presenza di Dio nel mondo
da Berlicche

Lo sapete, è una mia idea un po’ fissa. Cioè che tante di quelle battaglie che qualcuno chiama “di libertà”, o in nome di “diritti”, autodeterminazione e così via, nascondano in realtà la volontà di colpire un singolo obbiettivo, cioè la presenza reale di Dio nel mondo. Che siano, detto altrimenti, dei travestimenti per le zanne e gli artigli di un potere occulto e maligno. Come in un certo libro e ora film di successo, dove il male si traveste da clown che dona palloncini. Sfortunato, e imbecille, chi cade nella trappola.
Così, ad esempio, tutto il movimento iconoclasta che ha piede ora negli Stati Uniti. Credevate che si fermasse alle statue dei generali confederati, scrittori, esploratori come Colombo? No: il prossimo bersaglio sono le croci. Come quella che campeggia su un memoriale a soldati caduti nella prima guerra mondiale, che qualcuno vorrebbe abbattere in nome di una pretesa laicità; sostituendola, cioè, con il nulla di cui quel qualcuno è rappresentante. Un Nulla ben preciso, ovviamente.
C’è da dire che chi volesse difendere quella croce in nome di valori o tradizioni sbaglierebbe in maniera altrettanto decisiva; anzi, in fondo si schiererebbe con il nemico. La croce che campeggia su quelle lapidi, o su quelle tombe, non è una pia tradizione, un segno scaramantico, una bandiera da difendere; rappresenta la memoria di cosa è l’uomo, il senso stesso della sua vita e della sua morte. Senza di quella croce non ci sarebbe ragione di ricordare quei caduti, perché ci sarebbe solo il presente, un perenne istante fuggevole senza significato, in cui ci si sbrana vicendevolmente. Definirla valore o tradizione è averla già abbattuta nel proprio cuore.
La croce proclama che ogni vita vale qualcosa. Così anche le leggi come quelle sull’aborto o come quella sul fine vita attualmente in discussione al Parlamento non sono altro che tentativi di colpire la vita per distruggere la croce. Quando si obbligheranno anche gli ospedali cattolici e i medici ad ammazzare i pazienti, quella croce dovrà essere tolta dalle corsie e dai cuori, se non si vorrà perderla. E dopo scopriremo quanto quella libertà, quei diritti, quella autodeterminazione valgano davvero per chi si riempie di essi la bocca. Già lo potremmo, se volessimo.
Ma dovremmo volere vedere oltre il travestimento.

Per capire quale situazione trovarono gli europei che arrivarono in America si può vedere Apocalypto, il film capolavoro di Mel Gibson.
Per tutte le informazioni sul film e per vedere il trailer, clicca nel link.

Titolo originale: Il travestimento
Fonte: Berlicche, 27/10/2017
Pubblicato su BastaBugie n. 531  con diversa iconografia e con una nota riguardante la Nuova Bussola quotidiana