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Due pesi e..due privacy

Ad Obama fu permesso di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la campagna elettorale, ma quando lo ha fatto Trump si è gridato allo scandalo.

di Giampaolo Rossi

Carol Davidsen è stata il capo Dipartimento “Media Targeting” dello staff di Obama nelle elezioni del 2012 ed è considerata un’esperta di campagne elettorali online in America. In una conferenza pubblica, tre anni dopo l’elezione di Obama, rivelò qualcosa che allora passò sotto silenzio ma che oggi è dirompente alla luce dello scandalo Cambridge Analityca: “Noi siamo stati capaci di ingerire l’intero social network degli Stati Uniti su Facebook“.
Nello stesso intervento affermò che i democratici acquisirono arbitrariamente i dati dei cittadini americani a cui i Repubblicani non avevano accesso; e questo avvenne con la complicità dell’azienda americana che lo consentì tanto che la Davidsen è costretta ad ammettere che “ci fu uno squilibrio di acquisizione informazioni ingiusto

FACEBOOK CONSENTÌ AD OBAMA DI RUBARE I DATI DEI CITTADINI
Nei giorni scorsi su Twitter, la Davidsen è tornata sulla questione confermando che a Facebook furono sorpresi quando si accorsero che lo staff di Obama aveva “succhiato l’intero social graph” (vale a dire il sistema di connessioni tra gli utenti) “ma non ce lo impedirono una volta capito cosa stavamo facendo“.
Il motivo, aggiunge la Davidsen è che “loro ci dissero che erano dalla nostra parte”.
In altre parole Facebook consentì ad Obama di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la sua campagna presidenziale, in quanto azienda schierata dalla parte dei democratici.
D’altro canto già nel 2012, sul Time, un lungo articolo di Michael Scherer spiegava come Obama si era impossessato dei dati degli americani su Facebook con lo scopo d’intercettare l’elettorato giovanile. Esattamente nello stesso modo in cui lo ha fatto Cambrdige Analytica per la campagna di Trump: attraverso un app che carpì i dati non solo di chi aveva autorizzato, ma anche della rete di amicizie su Facebook ignare di avere la propria privacy violata. Solo che allora la cosa fu salutata come uno dei nuovi orizzonti della politica online e descritta da Teddy Goff, il capo digital della campagna di Obama, “il più innovativo strumento tecnologico” della nuove campagne elettorali.

ZUCKERBERG E DEMOCRATICI
La stretta connessione tra Facebook e il Partito Democratico Usa è continuata anche nelle ultime elezioni come rivelano in maniera implacabile le mail di John Podesta, il potente capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, pubblicate da Wikileaks.
È il 2 gennaio del 2016, quando Sheryl Sandberg, Direttore esecutivo di Facebook e di fatto numero due dell’Azienda, scrive a Podesta una mail di augurio di Buon Anno, affermando: “Sono elettrizzata dai progressi che sta facendo Hillary”.
È il periodo in cui si stanno completando i preparativi per la designazione alle primarie del Partito democratico che partiranno a febbraio; e la risposta del Capo Staff di Hillary non lascia adito a dubbi: “Non vedo l’ora di lavorare con te per eleggere la prima donna presidente degli Stati Uniti”.
Sheryl Sandberg (oggi una delle dirigenti Facebook al centro dello scandalo) è la donna che Zuckerberg volle fortemente nella sua azienda strappandola nel 2008 al diretto concorrente Google.
La manager, da sempre democratica, aveva lavorato nell’amministrazione di Bill Clinton come capo staff di Larry Summers il Segretario del Tesoro, voluto proprio dal marito di Hillary.
Il rapporto tra Podesta e la Sandberg è di vecchia data. Nell’agosto del 2015 lei scrive a lui per chiedergli se fosse disposto ad incontrare direttamente Mark Zuckerberg. Il grande capo di Facebook è interessato ad incontrare persone che “lo aiutino a capire come fare la differenza sulle questioni di politica a cui lui tiene maggiormente” e “comprendere le operazioni politiche efficaci per far avanzare gli obiettivi” tematici a cui lui tiene, come “immigrazione, istruzione e ricerca scientifica”. E chi avrebbe potuto farlo meglio del guru della campagna elettorale di colei che erano tutti convinti, sarebbe diventata il successivo presidente degli Stati Uniti?

CONCLUSIONE
Lo scandalo Cambridge Analytica che doveva essere l’ennesimo attacco contro Trump e la sua elezione si sta trasformando in un boomerang per Democratici e sopratutto per Facebook; l’azienda è oggi al centro del mirino delle polemiche per un modello di business che si fonda proprio sull’accaparramento e la cessione dei nostri dati di privacy che possiede nel momento in cui noi inseriamo la nostra vita, le nostre immagini, le amicizie e la nostra identità all’interno del social media.
Ma la questione è sopratutto politica: quello che oggi è scandalo perché fatto per la campagna elettorale di Trump, fu ritenuta una grande innovazione quando lo fece Obama. Con in più un particolare di non poco conto: che nel caso di Obama, Facebook ne era a conoscenza e consentì la depredazione dei dati degli americani.
Forse, all’interno del suo “mea culpa”, è di questo che Zuckerberg e i vertici di Facebook dovrebbero rispondere all’opinione pubblica.

Titolo originale: Facebook, ecco come Obama violò la privacy degli americani
Fonte: Occhi della Guerra, 22/03/2018
Pubblicato su BastaBugie n. 553 (ad eccezione dell’immagine)

La femminista aspirante

«Occorre un vaso, ermeticamente chiuso, dove si crea il vuoto e dove finisce il contenuto dell’utero che viene aspirato con la cannula. Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto marmellata. Il barattolo viene chiuso con un tappo di gomma che ha tre fori. Da un buco parte il tubo di gomma in cui si inserisce il gommino della pompa da bicicletta (con la valvola interna rovesciata per aspirare aria anziché immetterla); dal secondo buco parte il tubo di gomma….»

Emma Bonino, parlamentare radicale,  spiega sul Settimanale OGGI del 29/7/1976 come provocare l’aborto in casa. In questo modo i suoi “ambulatori” indussero migliaia di aborti per cui non è mai stata processata e condannata grazie all’immunità parlamentare.

Matematicamente bravo

A. Figalli

Alessio Figalli ha vinto la Medaglia Fields, una sorta di “Nobel della matematica”. Nuovo lustro per la scienza italiana, anche perchè la cosa si è ripetuta solo un’altra volta, nel lontano 1974, con Enrico Bombieri. Il successo del matematico romano dimostra che in Italia ci sono cervelli d’eccellenza, che ci sono scuole d’eccellenza e che il “classico” continua ad essere una fucina di personaggi di successo. Figalli proviene infatti dal liceo romano Vivona, ma lo stesso prof, Bombieri, il fisico Antonino Zichichi e la direttrice del CERN Fabiola Gianotti, provengono tutti da licei classici italiani (la Gianotti addirittura dalle Orsoline). In un mondo dominato dalla cultura tecno/scientifica è un caso che grandi ricrcatori crescano in mezzo alla filosofia ed alle versioni di latino e greco? C’è da ragionarci su,  anche sul fatto che questi ultimi siano  credenti. Si può evidentemente mettere assieme fede e scienza e non solo in Italia: il matematico francese Laurent Lafforgue ad esempio, altro premio Fields, la mette in questo modo: «La matematica è la prova che tutto obbedisce a Dio»(Intervista nella Biblioteca Nazionale di Francia, 2009). Ma ritornando a noi, doverosi complimenti, prof. Figalli!

Ma la complessità?

Prima solo femminicidi, poi solo naufragi nel Mediterraneo, ora solo razzismo. Ma è possibile che i media seguano monotematicamente la realtà italiana? Le violenze sulle donne sono state congelate, in attesa di essere al momento giusto riesumate, così come i gommoni ricolmi di stranieri. Sembra che di moda vada in Italia il “tiro allo straniero”: gli abitanti del “bel paese”, spossati dalla calura estiva, ora sparano ai neri. Possibile, che al di là di stucchevoli consigli su cosa mangiare col caldo e di questo deliberato tipo di cronaca non riescano a darci un quadro complessivo di ciò che avviene? Possibile che succedano grane solo alle minoranze? Possibile che la violenza non colpisca mai un maschio eteresessuale italiano, in regola coi libretti e che lavora nel rispetto di tutte le norme sulla prevenzione degli infortuni? E ai colletti bianchi della bergamasca, ai pescatori di Mazara, agli impresari del tavoliere, non succede mai una pippa? A questi ed ad altri “normali” va sempre tutto bene? E’ solo..fortuna o la cosa non fa notizia? Quelle di questi giorni sono notizie “maculari”, macchie che dovrebbero formare, secondo chi le comunica, qualcosa che abbia un senso o sono solo espressione di confusione, cioè di incapacità di lettura della realtà? O peggio ancora, di dolo? Andreotti diceva che a pensar male..

#Io sto con Chicco

Non ci crederete, ma questo video ha creato l’indignazione di molti politically correct. E’ solo una pubblicità, ci sono imprecisioni  e Chicco lo fa solo per soldi. D’accordo. Ma che c’è di male ad invitare a fare all’amore e quindi figli? Lo si diceva pure nel ’68: “fate l’amore e non la guerra!” Pure questo è messo ora in discussione in un paese afflitto da denatalità? Qualcuno si offende a causa dell”indottrinamento della teoria gender“? Pazienza, i bambini nascono normalmente quando uomini e donne fanno l’amore!

L’idiozia che avvolge tutto

Mi arrendo, spengo la TV. Non la voglio più vedere, non la voglio più sentire.   Come è difficile rimanere in apnea nuotando immersi in un oceano di idiozie mediatiche. Voglio respirare, mi manca l’aria.

Ma è mai possibile che non si possa più imbastire un discorso senza cadere negli estremismi? E’ possibile che l’Occidente non riesca a vedere oltre i suoi errori? E’ possibile che ogni concetto venga strumentalizzato, che lo stereotipo sia la regola? Se sono bianco e non mi sento in colpa non sono per forza un razzista! Se sono contento di essere eterosessuale questo non fa di me un omofobo! Se credo questo non mi porta ad essere automaticamente un bacchettone! Se desidero una politica “morale” non sono populista! Se difendo la mia patria, la mia cultura e ci sono affezionato, non sono di conseguenza xenofobo! Se nego diritti a chi non li merita non sono un fascista! Se ho deciso di non votare a sinistra non significa che io sia egoista!

I progressisti e gli ultrà della sinistra occidentale devono finalmente realizzare che c’è al mondo anche chi la pensa diversamente da loro: il non politicamente corretto viene additato o come il male assoluto o, nel migliore dei casi, come un rozzo troglodita da chi sui media fa pesare una  supposta superiorità ideologica. Si oppongano col rispetto che si deve ad ogni uomo, non cedendo alla facile mistificazione, altrimenti sarà difficile per i più mantenere una posizione moderata, finendo schiacciati tra estremismi acritici. Che Dio salvi l’Occidente dalla sua miopia.

 

Non sono radical chic!

È abitudine della trasmissione di Rai3 Agorà Estate che alla fine della stessa venga intervistato un ospite, solitamente di sinistra , che, a tu per tu con la conduttrice e senza l’ombra di contraddittorio, elargisce liberalmente il suo oracolo ai telespettatori. Questa mattina il ruolo della guest star è toccato all’attrice Monica Guerritore. Applauso di rito.

La signora ha manifestato fin da subito uno sdegnato rifiuto dell’etimologia con cui viene sottolineato l’attuale scollamento della sinistra dal sentire della gente comune: in particolare, ha attaccato termini come “PDioti”(esecrabile indubbiamente), “radical chic” e “salotti bene”. La nostra attrice ha sostenuto che radical chic e salotti bene siano termini senza significato oltre che invenzioni dei populisti. Insomma, una cosa tipo: “non esistono vampiri ma solo persone che succhiano il sangue”. Devo confessare che avevo un’idea abbastanza vaga su questo tipo di ambienti ma dopo l’intervento della nostra per me tutto è diventato più chiaro.
Bisogna innanzitutto dire che tali espressioni sono state coniate per mettere in evidenza come la sinistra in tutto l’Occidente sia sostenuta ormai da ambienti d’alta borghesia i cui interessi sono in rotta di collisione con le classi disagiate che una volta difendeva. Così la decimata classe operaia (scomparsa completamente per l’attrice) assieme alla parte della borghesia che più ha sofferto la crisi e la globalizzazione in questi ultimi anni, ha trovato nelle destre di ogni tipo una sponda apparentemente più coerente per difendere i propri diritti. Naturale quindi una sorta di antipatia per intellettuali “progressisti” che vivono in dimore lussuose e si spostano in aereo od in elicottero, ma che parlano nei talk show come se fossero filantropi con le scarpe bucate. Di più, il loro sostegno incondizionato alla globalizzazione ed all’emigrazione incontrollata di folle di poveracci verso d’Occidente, risulta addirittura irritante per coloro che riescono a malapena a sbarcare il lunario. Ecco che la Guerritore, con le sue idee e con la sua storia, rappresenta perfettamente il prototipo del radical chic.

L’attrice, da sempre fornita di indubbia bellezza, capacità artistiche e disinvoltura, ha impreziosito di memotabili ed immedesimate interpretazioni film erotici come Sensi e Scandalosa Gilda;  ha quindi sul petto il distintivo del political correct, sicuramente  incline come è alla morale “aperta” che tanto piace all’area Lgbt. Di più, anche grazie ai suoi matrimoni ha scalato la piramide sociale fino a divenire moglie dell’ex direttore della Rai e parlamentare PD Roberto Zaccaria. Quindi, quando la signora dice che non ci sono radical chic ma normali persone che uscite dallo studio televisivo pensano alla vita di tutti i giorni, appare poco credibile, in quanto sembra solo volersi mimetizzare nella folla di “inferiori” di fantozziana memoria. E quando afferma che le critiche al governo di quelli come lei riguardo all’immigrazione sono solo idee di “intellettuali che pensano” (notata la mal celata ostentazione di superiorità ontologica? ), come non tenere conto che lei stessa è sposata con uno che è passato dalla presidenza RAI a quella di una ONG? Non starà forse parlando per difendere la sua posizione? È solo il suo libero e progressista pensiero? Andreotti diceva che a pensar male si commette peccato ma spesso ci si azecca. Decodiamo di ospendere il giudizio ma dopo l’intervista si ha più chiaro il motivo della nascita di tanti epiteti urticanti nei confronti di tali intellettuali. Da parte mia un grosso grazie a Monica, è stata illuminante. Ad altri l’ardua valutazione su quanti voti ha fatto perdere alla sinistra italiana una simile performance.

Non siamo animali

Mario Tozzi

Domenica 17 giugno 2018, prima serata Rai3, trasmissione Kilimangiaro, ospite d’onore Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico di fama nazionale. Si parla dell’eccessiva pressione provocata dall’uomo sul povero pianeta terra. Le parole dello scienziato sono ampiamente condivisibili in quanto sono a difesa di un ambiente troppo vessato. Ma nella foga, il buon geologo, spiega che l’uomo “è l’unico animale che accumula”. Accumulando distrugge il pianeta, certamente, ma l’uomo è davvero solo un animale? Tozzi non ha detto che l’uomo è l’unico essere vivente che accumula, ha detto che è un animale. E si può credere che egli lo creda veramente e che non si tratti di un lapsus. Perché? Perché è tipico pensarlo nell’ambiente scientista, veteropositivista, progressista. In questa cultura tutto è nato dal nulla [senza alcuna riflessione sulle conseguenze filosofiche del Big Bang], la vita è nata dalla materia bruta [l’hanno chiamata abiogenesi, senza averne alcuna prova] e la coscienza sarebbe frutto della evoluzione darwiniana[senza contare che il co-fondatore della teoria, A. R. Wallace, credeva che “nello sviluppo delle facoltà intellettive e morali dell’uomo intervenissero forze spirituali ancora ignote e invisibili..”.

Ma siccome dalla riflessione dobbiamo escludere ad ogni costo Dio ed il metafisico, sicuramente, per quelli come Tozzi, caso e selezione naturale sono stati sufficienti a creare il “miracolo” dell’autocoscienza. Sissignori, miracolo come e più della creazione dell’universo, come e più dell’origine stessa della vita. State leggendo questa pagina, ne traete un senso, ne siete coscienti: ecco il miracolo, la vostra composizione fisica non è dissimile da quella di un sasso o di un lombrico, ma siete autocoscienti. L’uomo è la “classe semantica della vita” diceva il linguista Alfred Korzybsky; un essere ad “immagine e somiglianza di Dio”, dice la Bibbia; non è quindi un animale, almeno non solo! Abbiamo senz’altro una componente animale, biologica, ma perdiamo di vista l’unicità di questo essere se tralasciamo la sua peculiarità. Inoltre è pericoloso che a ridurlo a semplice animale sia proprio uno scienziato. L’uomo occidentale medio considera la scienza come la nuova religione, e tali pronunciamenti hanno un peso drammatico: dobbiamo ricordare come le storie del Lombroso e del Nazismo razzista abbiano insegnato quanto sia pericoloso strumentalizzare la scienza per annullare la dignità umana. Ad una tale critica Tozzi potrebbe rispondere che, seppure animale, l’uomo ha pur sempre la sua dignità di unico essere pensante, per quanto ne sappiamo. Il problema è che la sua visione nega di substrato filosofico la dignità umana. La pensa proprio così il biologo ateo R. Dawkins: “Noi, e tutti gli altri animali, siamo macchine create dai nostri geni […] robot programmati ciecamente per preservare le molecole egoistiche conosciute come geni “.

E quali diritti umani si possono difendere con tali premesse? In definitiva, può esistere una sottostante morale universale per un tale essere automatico? T. H. Engelhardt, uno dei più  grandi bioeticisti al mondo, ritiene di no in quanto siamo approdati “allo  sganciamento della morale e dell’autorità dello stato da qualsiasi allusione a un significato ultimo. Poiché la cultura laica dominante del nostro tempo si colloca dopo Dio, la riflessione morale laica non può che occuparsi di ogni cosa come se essa non venisse da nessuna parte, non andasse da nessuna parte e non avesse alcuno sbocco finale[..]Il punto non è semplicemente che in un universo senza Dio non esiste alcuna sanzione necessaria nemmeno per atti di malvagità enormi. Tutto è in definitiva assolutamente privo di senso”(Dopo Dio. Morale e bioetica in un mondo laico, 2014). Come l’uomo si opporrà alla dittatura, ai regimi illiberali e, in definitiva, ai vari mali del mondo? Con una morale basata sull’assenza di senso? Ad esempio, con l’assenza di senso possiamo opporci all’assurdità trumpiana di bambini allontanati dai genitori perché questi sono clandestini, come succede in questi giorni negli USA? Per fortuna oltre a letterati e religiosi ci sono grandi scienziati che hanno un’altra visione

J. C. Eccles

dell’uomo. Per citarne uno, il grande neurofisiologo premio Nobel per l la medicina J. C. Eccles, la scienza «..non ha alcuna spiegazione per la prima – in ordine temporale – evoluzione (l’abiogenesi), né per l’ultima (la comparsa di Homo sapiens e del linguaggio simbolico insieme ad esso).» L’uomo ha quindi anche delle caratteristiche che non derivano dal mondo fisico-biologico, uniche e metafisiche. No, non siamo solo animali ed abbiamo una dignità ed una morale da opporre alla prevaricazione. Basta che l’Occidente se ne ricordi per mettere una pezza alle sue storture.

 

Tutti hanno a cuore i bambini

Matteo Renzi

Negli ultimi giorni diversi accadimenti e pronunciamenti meritano di essere considerati insieme al fine di interrogarci sul valore dell’ “umano” in Occidente. Iniziamo dal braccio di ferro che il ministro dell’interno, Matteo Salvini, ha ingaggiato con l’Unione Europea per ottenere maggiore assistenza dagli stati membri circa il problema degli sbarchi dei migranti. Ha duramente criticato il suo operato l’altro Matteo “nazionale, Matteo Renzi che, non solo lo ha accusato di aver ”fatto il bullo” con alcune centinaia di poveracci, ma anche di continuare la campagna elettorale mettendo a rischio vite di donne e bambini: “un milione di “I like”, non vale la vita di un solo bambino”, ha dichiarato il politico fiorentino. Tali parole si possono sottoscrivere in nome della sacralità della vita umana ma, in questo caso nessuno ha attentato ad essa: la nave Acquarius è stata scortata in Spagna e nessuno dei suoi passeggeri ha mai rischiato la vita. Sono semplicemente stati dirottati su una destinazione alternativa, rifocillati e scortati da navi della nostra Marina Militare .

Saltando al di là dell’oceano, un giudice canadese ha concesso di registrare all’anagrafe un bambino come “figlio di tre genitori”, due uomini ed una donna. I tre vivono “normalmente” insieme da tempo e dopo la nascita del rampollo la madre non ha voluto conoscere l’identità del padre biologico, facendo valere il principio dell’ “amore” vicendevole a tre. Il giudice, in barba alla legge che non prevede due papà, ha decretato creativamente la tri-genitorialità “nell’interesse del bambino”. E altrettanto interessata ai bambini appare Melania Trump, la moglie del presidente americano, che ha auspicato politica meno inumana. Una politica che permette di separare i bambini messicani dai loro genitori clandestini è naturalmente inaccettabile e si tratta quindi di un parere su cui si può convenire grazie alla sacralità del rapporto genitore-figlio, ma che lascia interdetti circa le modalità: non avrebbe potuto la signora Trump parlare col marito circa la questione invece che strombbazzarla su tutti i media? La cosa puzza molto di vendetta nell’ambito di un matrimonio ampiamente in crisi.

Papa Francesco

E proprio di matrimonio e bambini, questa volta senza alcun secondo fine prevedibile, ha parlato il Papa ieri al forum delle famiglie. Lo ha fatto con particolare chiarezza e passione, tipica di chi capisce che l’Occidente ha perso la rotta. Ha paragonato la nostra società al Nazismo ed ai popoli antichi che si disfacevano dei bimbi malati per difendere “la razza”. Quale Matteo, quale Melania, quale giudice difende quei bambini? Chi difende tutti e sempre i bambini? Ed il fatto di eliminare migliaia di bambini“ coi “guanti bianchi” perché forse affetti da patologia non ci rende meno colpevoli. Ha poi, naturalmente, parlato di famiglia, di matrimonio e della sua sacralità, del perdono necessario perché duri, dell’amore necessario perché cresca, dell’unione di uomo e donna ad immagine di Dio. E, si badi, è stato netto il Papa: questa è l’unica “formula” familiare con il copyright divino: uomo e donna, stop. Accusato anche all’interno della Chiesa di essere un pontefice troppo “progressista”, Francesco si dimostra in questo frangente l’unico vero baluardo contro l’assurdità “progressista”; e quanto ha bisogno l’Occidente di riscoprire principi tanto elementari quanto fondanti, per evitare di continuare a scivolare verso la strumentalizzazione, l’opportunismo, la falsità, figli prediletti dell’egoismo!

Troppo facile

In pieno crisi per il caso ”Acquarius” tra Francia e Italia irrompono nella discussione politica anche i giudizi negativi che ricadono sugli Italiani “cattivi” perché respingono chi è in difficoltà. Lo ha fatto un pezzo grosso della Chiesa cattolica citando un brano del Vangelo e lo ha fatto anche Jacopo Fo durante la trasmissione Agorà di Rai 3 richiamando i Cristiani ai loro principi di accoglienza, pena la discesa automatica all’Inferno. Sì, avete capito bene, proprio Fo, rampollo ormai attempato di una delle famiglie più importanti dell’intellighenzia di sinistra, richiama la Cristianità italiana ai propri principi, quei principi che egli ed i suoi compagni ha tentato di soffocare in ogni modo, sognando un’Europa ed un mondo de-cristianizzato. Ma hanno tentato, lui ed i suoi genitori, di richiamare l’Italia alle comuni radici cristiane quando di doveva votare il divorzio? E per l’aborto come si sono schierati? E per i cosiddetti “diritti civili” sono stati dalla parte dei più deboli (i bambini) o si sono schierati dalla parte dell’egoismo? Ma allora che diritto ha ora il signor Fo, e chi come lui è una bandiera del buonismo, a richiamare questi principi? Nessuno, e infatti l’interesse per la cristianità è solo strumentale: egli prende dal cesto del nemico solo il frutto che gli piace..

Fermo restando che la coscienza di un cristiano deve sempre essere sollecitata da tali accadimenti, interventi come questo rischiano di  irritare chi invece, onestamente, si è sempre battuto per un mondo migliore basato sui cardini della cultura cristiana.   Lo aveva ammesso lo stesso Fo in un suo libro che “dobbiamo in gran parte al Cristianesimo se oggi il mondo ci appare meno inumano, sadico e violento che in passato.” quindi stia sereno che di Cristiani impegnati  se ne troveranno sempre, ma certo non perchè lui li chiama a raccolta..

Attenti al “dimorfismo”

Il fenomeno biologico della differenza morfologica legata al sesso nell’ambito della stessa specie si chiama dimorfismo. Al di là del nome esotico tutti ne abbiamo esperienza. Il dimorfismo è quindi tipico della riproduzione sessuata e si manifesta con dimensioni e caratteri fenotipici differenti: il fagiano maschio, ad esempio, è caratterizzato da dimensioni maggiori ed una livrea più variopinta rispetto alla femmina, così come il leone è più grosso e presenta una criniera rispetto alla leonessa. Alche nella specie umana è presente un netto dimorfismo: gli studenti in medicina del primo anno imparano a conoscere il fatto che il volume cranico maschile è maggiore, che i muscoli sono più sviluppati, che le ossa sono più dense a fronte di una maggior quantità di acqua nell’intero organismo. Il tutto è regolato, naturalmente, dai geni che danno ragione delle differerenze, a loro volta giustificate da divergenti produzioni proteico-ormonali.

Orbene, tradizionalmente, gli organizzatori di manifestazioni sportive hanno tenuto ben presente tali differenze ed infatti, le discipine sono divise in base ai generi di sesso. Voi fareste correre i 100 metri piani a uomini e donne insieme? Fareste scontrare a football due squadre di sesso diverso? E che dire poi degli sport in cui ci si picchia a vicenda? Pensereste mai a combattimenti misti? No eh?

Ebbene qualcuno ci ha pensato accettando l’iscrizione del transgender Fallon Fox alla UFC. Si tratta di un’amena variante di combattimento in cui pochi sono i colpi vietati, quindi si possono dare testate, calci, pugni, ginocchiate etc.. Insomma, i combattenti possono darsele di santa ragione! Ecco che nel 2013 il nostro transgender riesce a farsi accreditare nella disciplina femminile, iniziando una brillante carriera. E’ accettabile? Vi sembra possibile che qualche maschio, dopo un intervento chirurgico che ha eliminato”qualcosa” ottenga  la “patente” di picchiare una donna? Sì? Proviamo a chiederlo a chi ha assaggiato i colpi del nostro/a atleta? “Ho combattuto contro molte donne e non ho mai sentito la forza che ho sentito in un combattimento come quella che ho fatto quella notte. Non posso rispondere se è perché è nata o non è nata così perché non sono un dottore. Posso solo dire che non mi sono mai sentita così sopraffatta in vita mia, e sono una femmina anormalmente forte da parte mia “, Così si è espressa la campionessa UFC nel 2014 Tamikka Brents dopo aver rimediato una frattura dell’orbita e vari punti di sutura al capo .” La sua presa era diversa, di solito potevo svincolarmi da essa contro altre femmine, ma non potevo affatto muovermi nella presa di Fox … “. Nel video del combattimento la campionessa è costantemente sovrastata dal transgender che la massacra di pugni.

Pensate che siano americanate? In Italia, in serie A2, gioca da qualche anno nella Lega Femminile Volley la/lo transgender Tifanny Pereira da Abreu. Siccome si tratta di una schiacciatrice, le avversarie non sprizzano gioia nel sapere che dovranno rispondere a schiacciate da parte di chi, è cresciuta nell’ “ambiente ormonale”maschile. Possiamo ritenere che sia una donna a tutti gli effetti? Lei viene difesa affermando che “Prima schiacciava a 3,60 metri, ora a 3,15”, ma le sue ossa, i muscoli e l’agonismo sono diventate identiche a quelle femminili? “Nello sport non fanno vincere le gambe lunghe, i muscoli possenti, e gli scatti fulminei” dice la Tifanny, ma è proprio vero? E se fosse vero il contrario? “Cosa succede se andiamo in Brasile, ingaggiamo tre trans e le portiamo a giocare nel campionato di A2 femminile? Vinciamo il campionato.”,  ha tuonato il direttore generale di una squadra avversaria, Emanuele Catania. E vogliamo sentire le parole di una pallavolista “donna”? «Stanno barando: fanno giocare un uomo al posto di una donna, contro altre donne. [..]Non ci sono operazioni od ormoni che tengano. E, detto da una donna, non è cavalleresco che un uomo schiacci (su) una donna. E’, in definitiva, un gesto da vigliacchi“.

Per non essere vigliacchi si dovrebbe saggiamente mettere da parte l’ideologia gender per tornare a principi che tengono in conto della biologia..e del buon senso.

Profondo rosso

Il novanta per cento dei casi di omicidio di cui sono vittima bambini sotto i sei anni avviene per mano della madre.” In questo modo agghiacciante esordisce un articolo di ottobre del 2016  in  fanpage.it . Nonostante l’infanticidio sia solo la punta dell’iceberg della violenza sui più indifesi, ne avete sentito parlare in mezzo al bombardamento mediatico riguardo alla violenza sulle donne? Qualcuno sul red carpet di Cannes ha tuonato contro le violenze sui bambini da parte delle madri? La Boldrini se ne sta occupando? Premi letterari contro l’infanticidio ce ne sono? E marce pro-bambini? Le vittime scampate alle violenze vengono ricevute dal Presidente della Repubblica? Noo? Come mai?

Certamente le violenze sulle donne da parte degli uomini sono da condannare, e le condanniamo anche noi. Certamente sono raccapriccianti  i crimini perpetrati da preti e maestre sui bambini. Ma se dobbiamo fare una scala di scelleratezze voi mettereste questi reati davanti alle violenze delle madri, coloro che che generano la vita e la dovrebbero promuovere? La vita nega sè stessa, c’è qualcosa di peggiore? E nonostante questi casi non siano pochi(più di uno al mese) gli infanticidi non hanno mai ottenuto un contatore che ricordi alla gente quanti ne sono avvenuti nel corso dell’anno. Non è l’uomo nero incappucciato a fare del male ai bambini, ma chi gli ha dato la vita, chi li ha accuditi, curati e amati fin dalla nascita“.  Ne parliamo? Lo evitiamo? “L’omicidio dei bambini rappresenta la forma più grave, ed irreversibile, di violenza, secondo l’OMS e la Convenzione dell’ONU“, ciononostante l’impegno mediatico per risolvere il fenomeno è minimo rispetto a quello profuso in difesa della donna. Forse perchè l’oggetto del crimine è totalmente indifeso? Forse perchè si dovrebbe riesaminare quale modello la civiltà occidentale si è dato per la donna “moderna”? Che fine potrà fare l’istinto materno se le ragazzine vengono lusingate da modelli che spaziano dalla shopping girl all’astronauta, dalla donna in carriera all’eroina sul piede di guerra? Continueremo con politiche che dedicano scarsa attenzione alla donna madre ed alla famiglia in genere? Continueremo con la cultura dell’indipendenza femminile a tutti i costi?

Nessun dubbio? Ma provate solo a ricordare! Quando eravate piccoli, tutti voi, persino le femministe ed i politically correct lo sono stati, avevate solo bisogno di accudimento e sensibilità, non di unghie lunghe o colpi da Karate. Non vi ho convinti, eh? Eccerto, i bambini non votano e non acquistano. Meglio l’estinzione che perdere le elezioni.

 

Nel trituratore

«È tardi. Arriva la mia ultima paziente. Dai suoi esami emergono cattive notizie. Il tumore è cresciuto. So come comportarmi in questi casi. […] io non provo niente. Non piango, non sono triste. Spiego con calma quali dovranno essere i passaggi successivi, sperando disperatamente che lei non colga il vuoto che c’è dietro le mie parole». E’ la confessione di un’oncologa irlandese che scrive al The Guardian.

“The doctor”, Luke Fildes

Lo scopo è denunciare un disagio cronico legato al funzionamento di sistemi sanitari che, in nome della ottimizzazione dei servizi e l’appropriatezza prescrittiva, trasformano medico e paziente in vittime.  “ Il tempo da dedicare a pazienti con bisogni complessi è minimo. E se lo dilatiamo risultiamo inefficienti. Se proviamo a riorganizzare gli appuntamenti il management ci chiede perché sprechiamo così tanto tempo. L’umanità è rimossa, negata ai pazienti e prosciugata nei medici». Si chiama burnout e tale atteggiamento è associato ad una maggiore probabilità di commettere errori da parte medica e da una acuita insoddisfazione da parte del paziente.

Anche i medici, oltre ai pazienti, sono trattati come numeri – continua […], ci si aspetta che lavorino oltre le loro possibilità“. Ci si aspetta che invece di pensare esclusivamente ai bisogni di salute , ottemperino a obblighi burocratici infiniti, tengano conto di cavilli legislativi in continua ed incalzante evoluzione. E se le cose non girano per il verso giusto chi gestisce il sistema sentenzia che ” Non è ammissibile che quel carico di lavoro non sia gestibile“.  E’ venuto il momento che la popolazione dei paesi occidentali prenda coscienza di quale strada hanno imboccato i sistemi sanitari che sostiene con i propri contributi. Il sistema deve prevedere i tempi per l'”umanità”. Così non va bene.

Le Guerre Greco-Puniche

Furono le più durature guerre dell’antichità mediterranea ma a scuola non si studiano e gli stessi addetti ai lavori spesso non le conoscono nella loro globalità. Un libro le riporta alla ribalta, ne struttura la cronologia e fornisce loro un nome: Guerre Greco-Puniche.

Le più grandi civiltà mediterranee prima di Roma, i Greci ed i Fenici di Cartagine, utilizzarono per questi scontri genti provenienti da tutto il Mediterraneo configurando, in un certo senso, il primo conflitto mondiale che la storia ricordi. Vi presero parte le più grandi metropoli del tempo e grazie ad esse sorse il primo impero d’Occidente, un embrione di stato ellenistico, modello per quello macedone. Eserciti oceanici, ingrossati dalla nascita del mercenariato di massa, ed imponenti flotte, di navi mai viste così grandi, invasero l’intero scacchiere del Mediterraneo occidentale. Le fortificazioni più vaste della classicità furono costruite appositamente. Il primo scontro tecnologico della storia occidentale, con invenzioni assolute nel campo delle armi e della tattica bellica, fu allora tanto fondamentale quanto ora è misconosciuto.

Aldo Ferruggia, Le guerre senza nome, l’epico scontro tra Greci e Cartaginesi, NEOS Edizioni, 2014

In futuro esamineremo quali conseguenze sociali e politiche portò questo “nodo” della storia. Stay tuned.

Hamilton il cattolico

E chi l’avrebbe detto che nel circus della Formula 1, un ambiente in cui gli squali col casco (e senza) nuotano in un mare di denaro, c’è un campione del mondo credente? Ce lo racconta in una vecchiotta intervista di Avvenire Lewis Hamilton, pilota inglese che può vantare quattro titoli mondiali.

 Meglio di lui solo Fangio e Schumacher, ma il nostro ha anche altri miti: «Papa Francesco è un mito, sono stato a un passo da lui. Ho visitato con la mia fidanzata la Cappella Sistina. Che emozione». Sembra sincero il fighetto della “freccia d’argento”.  Quindi non sarebbe solo un grande campione, ma anche un credente cattolico. E vuota il sacco: «Sono sempre stato cattolico praticante».  Sono basito ma da buon tifoso della Ferrari vorrei incalzarlo. Va bene Lewis, ma come la mettiamo con la tua aggressività in gara? «Faccio beneficenza, ma non in pista. In gara, il prossimo è un avversario, mai però un nemico». Ed il segno della croce prima della gara, paura della Rossa eh? «La fede non è scaramanzia. Ho anche una croce tatuata…». Ok, ci credi veramente, ma non ci verrai mica a dire che ogni tua manovra in pista è ispirata al Vangelo? Mi ricordo benissimo del tuo rallentamento al GP di Baku 2017, dietro la safety car, hai distrutto l’alettone anteriore di Vettel. Te possino, sei stato diabolico in quel frangente! «Se accade, poi mi confesso». L’inglesino mi smonta ma la mia fede ferrarista mi fa bollire. Però, se penso che lo stesso Sebastian in pista non fa sconti, quanto agli altri del circus…«Ci sono molti più credenti di quanto non sembri», confessa Lewis. Ah, sì? E perchè non ne parlano? «Forse per paura». Ma allora istituiamo un bel confessionale ai box, obbligatorio dopo la gara! E tu non hai paura Lewis, in fondo lavori a 300 all’ora? «Ho Gesù dalla mia parte». Se la metti così, ti perdono..ma bada a te per il futuro! Non diteglielo, ma mi piacerebbe vederlo in rosso.