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La tomba vuota

1 Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. 2 Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. 3 Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?». 4 Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande.

Marco 16: 1-4

«di gran lunga la maggior parte degli esegeti considera affidabili le dichiarazioni bibliche relative al sepolcro vuoto»

Jacob Kremer “Die Osterevangelien–Geschichten um Geschichte”, Katholisches Bibelwerk, 1977, pp. 49-50

«Questo è il motivo per cui, come storico, non riesco a spiegare l’ascesa del cristianesimo primitivo a meno che Gesù sia risorto, lasciando una tomba vuota dietro di lui»

N. T. Wright, letterato e teologo inglese


Cristiani a singhiozzo

Corrado Augias

Martedì 16 aprile Corrado Augias, intervistato nella trasmissione Otto e Mezzo di Lilly Gruber, afferma che il rogo di Notre Dame ha risvegliato il “senti-mento latente” della comune radice europea. E’ vero, come è vero che fornire un’anima culturale comune ad un’Europa che pensa solo a banche e commerci va indubbiamente contro ad ogni forma di sovranismo, vero obiettivo della trasmissione. Ma Augias, noto mangiapreti, è poi constretto ad ammettere che siamo culturalmente “figli della stessa cultura, non foss’altro il Cristianesimo“. Giusto Augias. E bello.

E’ bello sentirlo dire proprio da un esponente di un’area politica che si è battuta per decenni affinché le radici cristiane non fossero riconosciute nella costituzione europea. Ed è questo il punto: come mai il rispetto per la comune cultura religiosa fiorisce proprio ora in bocca ad un progressista? La stessa cattedrale non fu devastata durante la Rivoluzione Francese ed addirittura rinominata “il tempio della ragione”? Augias dovrebbe sapere che grazie al diffuso sentimento anticristiano fomentato dalle avanguardie illuministe/progressiste, nella sola Francianel 2017 sono state ben 878 le chiese cattoliche e protestanti oggetto di atti di vandalismo o di profanazione“. Non si può tentare di estirpare per secoli la comune cultura cristiana e tirare fuori la bandiera crociata solo per arginare il presumibile tonfo degli europeisti alle elezioni per il parlamernto europeo. Dottor Augias, non si può avere l’uovo e la gallina..

’68? Il vaso di Pandora

Sssssst. Parla il Papa emerito Benedetto XVI su Chiesa e pedofilia e lo fa in 18 pagine apparse
sul mensile tedesco Klerusblatt nelle quali, tra le altre cose, ammonisce: “non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi” . Papa Ratzinger pianta dei paletti quando considera la “rivoluzione” (ma meglio sarebbe dire “annullamento”) morale sessantottina non solo come l’origine della decadenza dell’Occidente, ma anche della crisi della stessa Chiesa, pedofilia compresa. La causa è l’assenza di Dio.

Benedetto XVI, in particolare, scrive che “la questione della pedofilia è, per quanto ricordi, divenuta scottante solo nella seconda metà degli anni ’80.” Non nega quindi che essa sia un male antico ma afferma che alla sua esplosione abbia contribuito in maniera decisiva il contagio del relativismo sessantottino.

Ebbene sì, tale esternazione può generare confusione, ma può evitare anche salti nel buio. Infatti la confusione regna sovrana da tempo su alcuni argomenti morali e la speranza dell’ex-Papa di “essere di aiuto in questo mo­mento difficile” la facciamo volentieri nostra.

Di seguito i suggerimenti di Papa Ratzinger. Dobbiamo innanzitutto “comprendere” il messaggio di Dio che ha iniziato con l’uomo un rapporto affettuoso. Dobbiamo essere capaci di abbandonarci a questo amore per essere redenti. Nella società occidentale domina la «morte di Dio» e lo stesso cristiano ha la tentazione di non parlarne, di vivere come se non ci fosse. Tutto cambia se Dio viene anteposto, se siamo quindi rinnovati e dominati dalla fede. La Chiesa è vista spesso solo come “una specie di apparato politico” ma Gesù l’ha assimilata ad “una rete da pesca” con pesci buoni e cattivi, essendo il pescatore (Dio) stesso poi a separarli. E’ il diavolo a suggerire che dentro non vi sono pesci buoni, di più, sostiene che tutta la creazione è piena di miseria e di schifo. Bisogna dire tutta la verita: che esistono i pesci buoni e con essi una “Chiesa santa che è indistruttibile“.

E’ onesto dopo questo breve sunto confessare a chi legge il disgusto e la delusione di chi scrive per vicende che esprimono limpidamente il radicamento del Maligno nella Chiesa. E’ onesto confessare la vergogna di chi ci crede ancora soprattutto per affidamento amoroso a chi l’ha fondata. Si esprime infine profonda vicinanza e rispetto nei confronti delle vittime di questi abomini.



Siamo tutti masochisti

«Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l’essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza. A furia di insistere, dalla Riforma ad oggi, ce l’hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzato nell’autocritica masochista. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci. Invece io, agnostico ma storico che cerca di essere oggettivo, vi dico che dovete reagire, in nome della Verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero vi fosse, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di Cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre»

Léo Moulin, sociologo francese, L’inquisizione sotto l’inquisizione, 1992

Meglio tardi che mai

Il celebre filosofo anticattolico si confessò dichiarando: ''Muoio nella santa Religione Cattolica sperando che Dio si degni di perdonare tutti i miei errori e se ho scandalizzato la Chiesa chiedo perdono anche di ciò''

di Rino Cammilleri

François-Marie Arouet (1694-1778) si firmava con lo pseudonimo Voltaire e si sa quale fosse il suo sport preferito: sparare ad alzo zero contro il cristianesimo. Sua è la celebre frase «Écrasez l’infâme!» (schiacciate l’infame, cioè, soprattutto, la Chiesa cattolica). Tuttavia, come Napoleone (ma anche come Cavour), in fin di vita volle il prete. Sì, perché non si sa mai. Non sarà il primo – e neanche l’ultimo – di quelli che, dopo aver dato il corpo e le opere al diavolo, danno almeno l’anima a Dio. In effetti, comunque, la notizia della sua conversione in articulo mortis è una novità, segnalata dall’agenzia Aleteia.org del 16 novembre 2017.
Se ne è accorto il cattedratico Carlos Valverde, consultando il volume XII di una antica rivista francese: Correspondance littéraire, philosophique ed critique (1753-1793). Nel numero di aprile 1778, alle pagine 87-88, ecco il documento di pugno (o dettato) da Voltaire in persona: «Io sottoscritto dichiaro che avendo vomitato sangue quattro giorni fa, all’età di ottantaquattro anni, e non essendo potuto andare in chiesa, il parroco di Saint Sulpice ha voluto aggiungere alle sue buone azioni quella di inviarmi il signor Gauthier, sacerdote. Mi sono confessato con lui, e se Dio dispone di me, muoio nella santa religione cattolica nella quale sono nato sperando che la misericordia divina si degni di perdonare tutti i miei errori, e se ho scandalizzato la Chiesa chiedo perdono a Dio e a lei. Firmato: Voltaire, 2 marzo 1778 in casa del marchese de Villevielle, alla presenza del signor abbé Mignot, mio nipote, e del signor marchese di Villevielle, mio amico».
Voltaire morì il 30 maggio successivo, e nulla lascia pensare che abbia cambiato idea rispetto a quel 2 marzo. Straordinaria professione di fede di uno che aveva dedicato la vita, con le armi dell’ironia e del sarcasmo, a vomitare odio sulla Chiesa e il cristianesimo. Certo, l’animo umano è insondabile. O forse, semplicemente, la paura fa novanta. Può trattarsi di una bufala, questa conversione sul filo di lana? Non pare, perché la rivista in questione era edita da enciclopedisti come Diderot e Grimm. Poi perché riporta in calce quest’altro documento: «Dichiariamo la presente copia conforme all’originale, rimasto nelle mani del signor abbé Gauthier e che entrambi abbiamo firmato, come il presente certificato. Parigi, 27 maggio 1778. L’abbé Mignot, (il marchese di) Villevielle». La rivista, nel numero che riporta la morte di Voltaire, si spertica in lodi per quest’ultimo, «il più grande, il più illustre, forse l’unico monumento di quest’epoca gloriosa in cui tutti i talenti, tutte le arti dello spirito umano sembravano essersi elevati al più alto grado di perfezione».
Nel numero di giugno compare una lettera del priore dell’abbazia di Scellières al vescovo di Troyes. Questi aveva proibito che Voltaire fosse sepolto nell’abbazia, come richiesto dalla sua famiglia, ma il priore gli fa presente che, essendogli stata presentata la professione di fede che Voltaire scrisse (o dettò) il 2 marzo, non poteva in coscienza respingere la richiesta. Anche questo documento, dunque, conferma la conversione volterriana. Il corpo di Voltaire, comunque, in quell’abbazia rimase poco. Pochi anni dopo, nel 1791, la Rivoluzione trionfante, forse ignara di quanto accaduto il 2 marzo 1778 in casa del marchese di Villevielle, lo portò con tutti gli onori al Pantheon parigino, cioè l’antica chiesa di Sainte Geneviève sconsacrata all’uopo, e lo sistemò di fronte a Rousseau, altro Grande Eroe di quell’ «epoca gloriosa».

Titolo originale: Dalla rivista illuminista spunta un Voltaire cattolico
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/11/2017
Pubblicato su BastaBugie n. 545

Utilità dell’ateo

M. Cacciari

Sì, anche gli atei sono utili per chi crede. Normalmente non ci si pensa ma è proprio così, a ben vedere. Di questo tratta un bel colloquio pubblico del 13/7/2018 fra un lettore e Don Antonio Rizzolo, su Famiglia Cristiana. Il lettore ha partecipato a dibattiti con atei famosi come Odifreddi, Augias e Cacciari, e ne è uscito “rafforzato” nella fede. Di più, afferma che “queste persone siano in qualche modo più meritevoli di noi – cosiddetti credenti – che il più delle volte trasciniamo una fede smorta, priva di domande, mentre in loro la ricerca della verità è a volte un vero tormento.” E purtroppo ha ragione. Ma  anche Don Antonio risponde in maniera interessante: “A volte sono dei veri e propri avversari, perfino persecutori della Chiesa e dei credenti. Quando però si tratta di persone oneste e corrette, il dialogo con loro è particolarmente fruttuoso. Ci fa capire, come sottolinei anche tu, che la nostra non è una fede cieca, non è fideismo. Infatti, con la luce della ragione, partendo dalle cose create, l’uomo può conoscere Dio. Questa capacità deriva dal suo essere creato a immagine di Dio.” E partire dalla cose “create”, dal mondo quindi, se ben si procede, non può che portare a Dio: diceva San Tomaso nella sua Summa contra gentiles che  «sebbene la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i principi naturali della ragione non possono essere in contrasto con codesta verità»
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Può starci ma..

Gesù, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo…».(Matteo 16,23). Pietro, seguace di Gesù, lo “scandalizza” ragionando secondo il mondo. La critica, ribaltata dalla copertina di Famiglia Cristiana a Matteo Salvini, che si confessa credente, può starci: protagonismo, strumentalizzazioni e toni ruvidi non mancano al Ministro dell’Interno, e non sono atteggiamenti cristiani. Ora si attende con fiducia la copertina di FC che si schiera a supporto delle affermazioni del Ministro Fontana a difesa della famiglia naturale, contro la levata di scudi di tutta la Sinistra e dei Cinque Stelle che sostengono diritti inesistenti, anche questi atteggiamenti non cristiani.

Il “folle volo”

Lo maggior corno de la fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando
pur come quella cui vento affatica..

Dante e Virgilio incontrano la “fiamma”di Ulisse

Dante racconta il suo incontro con Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno. L’eroe greco viene descitto in maniera diversa da quanto fatto da Omero originariamente, ma le motivazioni e le differenze  qui non ci interessano. Ciò che ci interessa invece è capire chi si cela dietro il paravento di Ulisse, cioè a quale categoria di uomini Dante si riferiva mettendo il greco tra i dannati. In quel girone dell’inferno venivano puniti per l’eternità i fraudolenti e certo Ulisse poteva annoverarsi tra questi per lo stratagemma della presa di Troia. Ma ciò che il poeta toscano sottolinea di Ulisse è però la sua irrefrenabile voglia di esperienza, di conoscenza, di superamento del limite, a costo di sacrificare vita ed affetti:

né dolcezza di figlio, né la pieta 
del vecchio padre, né ’l debito amore 
lo qual dovea Penelopé far lieta,

vincer potero dentro a me l’ardore 
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto, 
e de li vizi umani e del valore;  

Le motivazioni del viaggio sono buone: seguire la natura umana che si nutre di ciò che la differenzia dagli animali:

Considerate la vostra semenza: 
fatti non foste a viver come bruti, 
ma per seguir virtute e canoscenza.

Ma sono parole vuote: il viaggio diventa subito senza senso perchè la foga viene spesa solo nel ricercare nuove esperienze, con il superamento del limite, del tabù. E’ quindi la negazione stessa di una vita pienamente umana: il “folle volo” è tale in quanto ossessivamente votato al superamento del “limite”;  le virtù, ed in particolare prudenza e temperanza, non vengono tenute in considerazione.

d’i nostri sensi ch’è del rimanente, 
non vogliate negar l’esperienza, 
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Il non negarsi nulla, il non saper limitarsi,  produce una vita sbilanciata, tutta protesa al  provare tutto,  una trasgressione senza freni che genera un solo epilogo: l’essere inghiottiti dalla realtà che risponde ad altre regole:

Tre volte il fé girar con tutte l’acque; 
a la quarta levar la poppa in suso 
e la prora ire in giù, com’altrui piacque, 

infin che ’l mar fu sovra noi richiuso

Ulisse sfugge a Polifemo

Ulisse è colui che infrange proprio quelle regole, che vive un’affannata “vita pericolosa” per dirla alla Vasco, e non se ne pente. Nonostante ci appaia proprio per questo simpatico,  l’eroe pecca d’orgoglio, di narcisistica ed irrefrenabile pulsione all’autosoddisfacimento: la sua curiosità pare voler ingoiare il cosmo intero e digerirne le leggi. Ulisse in definitiva,  non accetta la sua natura di uomo ponendosi al di fuori del paradigma, subendo per questo la punizione divina, la dannazione dell’anima.

Vivesse oggi il poeta toscano cel’avrebbe con chi, in ambito scientifico, pretende con i soli mezzi umani, di penetrare misteri che sfuggono alla ragione. Ma non solo: alzi la mano chi non si è riconosciuto almeno un po’ in Ulisse. Dante lo sapeva bene e , in fondo, ce l’aveva con tutti noi, noi che vogliamo sapere e provare senza limite (trasgredire) …tralasciando obbedienza e spiritualità. Uomo avvisato..