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Due pesi e..due privacy

Ad Obama fu permesso di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la campagna elettorale, ma quando lo ha fatto Trump si è gridato allo scandalo.

di Giampaolo Rossi

Carol Davidsen è stata il capo Dipartimento “Media Targeting” dello staff di Obama nelle elezioni del 2012 ed è considerata un’esperta di campagne elettorali online in America. In una conferenza pubblica, tre anni dopo l’elezione di Obama, rivelò qualcosa che allora passò sotto silenzio ma che oggi è dirompente alla luce dello scandalo Cambridge Analityca: “Noi siamo stati capaci di ingerire l’intero social network degli Stati Uniti su Facebook“.
Nello stesso intervento affermò che i democratici acquisirono arbitrariamente i dati dei cittadini americani a cui i Repubblicani non avevano accesso; e questo avvenne con la complicità dell’azienda americana che lo consentì tanto che la Davidsen è costretta ad ammettere che “ci fu uno squilibrio di acquisizione informazioni ingiusto

FACEBOOK CONSENTÌ AD OBAMA DI RUBARE I DATI DEI CITTADINI
Nei giorni scorsi su Twitter, la Davidsen è tornata sulla questione confermando che a Facebook furono sorpresi quando si accorsero che lo staff di Obama aveva “succhiato l’intero social graph” (vale a dire il sistema di connessioni tra gli utenti) “ma non ce lo impedirono una volta capito cosa stavamo facendo“.
Il motivo, aggiunge la Davidsen è che “loro ci dissero che erano dalla nostra parte”.
In altre parole Facebook consentì ad Obama di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la sua campagna presidenziale, in quanto azienda schierata dalla parte dei democratici.
D’altro canto già nel 2012, sul Time, un lungo articolo di Michael Scherer spiegava come Obama si era impossessato dei dati degli americani su Facebook con lo scopo d’intercettare l’elettorato giovanile. Esattamente nello stesso modo in cui lo ha fatto Cambrdige Analytica per la campagna di Trump: attraverso un app che carpì i dati non solo di chi aveva autorizzato, ma anche della rete di amicizie su Facebook ignare di avere la propria privacy violata. Solo che allora la cosa fu salutata come uno dei nuovi orizzonti della politica online e descritta da Teddy Goff, il capo digital della campagna di Obama, “il più innovativo strumento tecnologico” della nuove campagne elettorali.

ZUCKERBERG E DEMOCRATICI
La stretta connessione tra Facebook e il Partito Democratico Usa è continuata anche nelle ultime elezioni come rivelano in maniera implacabile le mail di John Podesta, il potente capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, pubblicate da Wikileaks.
È il 2 gennaio del 2016, quando Sheryl Sandberg, Direttore esecutivo di Facebook e di fatto numero due dell’Azienda, scrive a Podesta una mail di augurio di Buon Anno, affermando: “Sono elettrizzata dai progressi che sta facendo Hillary”.
È il periodo in cui si stanno completando i preparativi per la designazione alle primarie del Partito democratico che partiranno a febbraio; e la risposta del Capo Staff di Hillary non lascia adito a dubbi: “Non vedo l’ora di lavorare con te per eleggere la prima donna presidente degli Stati Uniti”.
Sheryl Sandberg (oggi una delle dirigenti Facebook al centro dello scandalo) è la donna che Zuckerberg volle fortemente nella sua azienda strappandola nel 2008 al diretto concorrente Google.
La manager, da sempre democratica, aveva lavorato nell’amministrazione di Bill Clinton come capo staff di Larry Summers il Segretario del Tesoro, voluto proprio dal marito di Hillary.
Il rapporto tra Podesta e la Sandberg è di vecchia data. Nell’agosto del 2015 lei scrive a lui per chiedergli se fosse disposto ad incontrare direttamente Mark Zuckerberg. Il grande capo di Facebook è interessato ad incontrare persone che “lo aiutino a capire come fare la differenza sulle questioni di politica a cui lui tiene maggiormente” e “comprendere le operazioni politiche efficaci per far avanzare gli obiettivi” tematici a cui lui tiene, come “immigrazione, istruzione e ricerca scientifica”. E chi avrebbe potuto farlo meglio del guru della campagna elettorale di colei che erano tutti convinti, sarebbe diventata il successivo presidente degli Stati Uniti?

CONCLUSIONE
Lo scandalo Cambridge Analytica che doveva essere l’ennesimo attacco contro Trump e la sua elezione si sta trasformando in un boomerang per Democratici e sopratutto per Facebook; l’azienda è oggi al centro del mirino delle polemiche per un modello di business che si fonda proprio sull’accaparramento e la cessione dei nostri dati di privacy che possiede nel momento in cui noi inseriamo la nostra vita, le nostre immagini, le amicizie e la nostra identità all’interno del social media.
Ma la questione è sopratutto politica: quello che oggi è scandalo perché fatto per la campagna elettorale di Trump, fu ritenuta una grande innovazione quando lo fece Obama. Con in più un particolare di non poco conto: che nel caso di Obama, Facebook ne era a conoscenza e consentì la depredazione dei dati degli americani.
Forse, all’interno del suo “mea culpa”, è di questo che Zuckerberg e i vertici di Facebook dovrebbero rispondere all’opinione pubblica.

Titolo originale: Facebook, ecco come Obama violò la privacy degli americani
Fonte: Occhi della Guerra, 22/03/2018
Pubblicato su BastaBugie n. 553 (ad eccezione dell’immagine)

La femminista aspirante

«Occorre un vaso, ermeticamente chiuso, dove si crea il vuoto e dove finisce il contenuto dell’utero che viene aspirato con la cannula. Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto marmellata. Il barattolo viene chiuso con un tappo di gomma che ha tre fori. Da un buco parte il tubo di gomma in cui si inserisce il gommino della pompa da bicicletta (con la valvola interna rovesciata per aspirare aria anziché immetterla); dal secondo buco parte il tubo di gomma….»

Emma Bonino, parlamentare radicale,  spiega sul Settimanale OGGI del 29/7/1976 come provocare l’aborto in casa. In questo modo i suoi “ambulatori” indussero migliaia di aborti per cui non è mai stata processata e condannata grazie all’immunità parlamentare.

Perle di progressismo

Centrati a vantaggio dell’intera umanità  i mirabolanti obiettivi dell’aborto e del divorzio facile, del matrimonio omosessuale e dell’utero in affitto, la sinistra progressista dell’Occidente è alla divertita esplorazione del continente del  “sesso strano” e della”gender choice“. L’Italia non fa eccezione e sono diverse le amministrazioni comunali, provinciali e regionali che nel moderno supermetcato dell’orientamento sessuale offrono una variegata offerta a bambini ed adolescenti. Ci sono libri che, grazie ad un cavallo che si sente un cane, insegnano ai bambini che cambiare sesso è divertente: in Svezia con questo metodo i bambini transgender sono aumentati del 100%, che bello! Anche noi, anche noiii. Poi c’è il  teatro per ragazzi che  invita ad essere bambini gender fluid, quella nelle scuole. e quella della Rai che è impegnata a sua volta con video istruttivi. Ma anche per le strade, nelle piazze delle vostre città, è possibile sperimentare quanto eccitante sia uscire dalla “gabbia eteronormativa”.  A Santarcangelo, ad esempio si “spinge”, tra le altre cose, sulla ecosessualità, presentando l’attività di un club ecosessuale (con le piante e/o animali è più bello). Anche a Palerno, un’ illuminata amministrazione ha portato recentemente questa “moda” all’Orto Botanico , totalmente incurante che i bambini  possano o meno accedare ad un filmato chiaramente pornografico.

E se un bambino dovesse mai farsi venire dei dubbi a vedere tutte queste belle ed istruttive cose? Beh, ci pensa lo Stato a prendersene carico, anzi, lo Stato fa in modo che il bambino stesso, prima o poi, decida cosa diventare, facendo da cavia per un farmaco che potenzialmente lo può devastare. Non ci credete? E invece è proprio così. Infatti, la commissione AIFA il 13/7/2018 si è riunita e ha votato a schiacciante maggioranza un documento che  rende legale l’utilizzo di Triptorelina per bloccare lo sviluppo sessuale del bambino “confuso”(viene chiamata Disforia di Genere, DG) in attesa di sviluppi futuri. Vi sembra troppo? E allora in aggiunta sappiate che il testo recita che  “Al momento l’uso del farmaco per DG negli adolescenti è caratterizzato da incertezza: 1) non esistono studi di sicurezza e dati sufficienti di follow-up in grado di rassicurare sulla mancanza di effetti collaterali a breve e a lungo termine. Non risulta sufficientemente provato se l’interruzione della pubertà fisiologica possa avere conseguenze negative sulla crescita, sulla struttura scheletrica, sull’apparato cardio-vascolare, neurologico-cerebrale e metabolico e sulla fertilità. I dati disponibili sono di tipo aneddotico, osservazionale o narrativo per quanto riguarda sicurezza ed efficacia: senza adeguati controlli sperimentali è impossibile un giudizio scientifico sui rischi. 2) Non sono ancora sufficientemente esplorate le conseguenze del blocco dello sviluppo sessuale in rapporto allo sviluppo emotivo-cognitivo che procede. 3) Un punto critico bioetico è la partecipazione e il consenso al programma terapeutico dell’adolescente. Nella somministrazione del farmaco va considerata la condizione di particolare vulnerabilità degli adolescenti sotto il profilo psicologico e sociale. Si pone, dunque, il problema in quali termini un assenso di un minore possa essere espresso in modo realmente libero, valido, senza interferenze esterne, e con la consapevolezza delle informazioni ricevute, per questo caso e in queste condizioni, nelle quali, tra l’altro, la DG, come già ricordato, si accompagna spesso a depressione, ansia, istinti suicidari».

Ci si chiede come, nonostante questi macigni posti dinanzi all’utilizzo di una tale “terapia preventiva” la commissione abbia dato lo stesso parere positivo. Evidentemente il “pensiero unico” non ammette deroghe. Quindi se avete un figlio adolescente che, andando al parco, ad esempio, scopre la propria supposta “confusione” sessuale, potete, col favore dell’AIFA, decidere di bloccargli lo sviluppo  fermandolo in un limbo di ambiguità sessuale, col rischio reale di provocargli enormi danni fisici e psichici. La natura ed il buon senso non solo non vengono tenuti in conto ma vengono calpestati con un farmaco con caratteristiche di sicurezza nulle.

Ci si rende conto che si tratta di persone scosse ed immature quando si affermano cose come: «Attraverso l’ausilio di professionisti del settore, è importante ottenere dal minore un consenso espresso in modo libero e volontario e con la consapevolezza delle informazioni ricevute nelle specifiche condizioni fisiche e psichiche. Durante questo processo è di fondamentale importanza verificare anche che le aspettative esterne, dei genitori e della società, non interferiscano sull’acquisizione di consapevolezza dell’adolescente»?

A volte ci si chiede perchè mai la maggioranza moderata degli Italiani continua ad abbandonare tali sensati paladini del progressismo per gettarsi nelle braccia di pericolosi estremisti populusti. Qualcuno ha, a questo punto, chiara almeno una parte della risposta?

Schiave senza identità

In Inghilterra quaranta scuole vietano alle alunne di indossare le gonne per non offendere gli alunni “transgender”. Non è uno scherzo. E’ il “progresso”. I progressisti infatti, sono riusciti a piazzare un altro colpo a danno del “naturale”: non esistendo i sessi (stupidi bigotti, il DNA  e la riproduzione sessuata è invenzione dei preti e non della natura!), è giocoforza che tutti i cosiddetti “ex generi” debbano confondersi, per non far sentire in disagio chi è confuso già di suo. Un rappresentante LGBT ha così commentato: «Stiamo semplicemente assicurando che tutti gli studenti siano rappresentati, compresi i giovani che non si identificano come maschi o femmine». Chicche di saggezza.

Ricordate le dita levate al cielo delle donne nei cortei del ’68? E ricordate le loro minigonne? Ecco, quell’ideale  di autodeterminazione si è ridotto ad uno snaturamento della femminilità nel rispetto dell’ideologia “gender” a cui il femminismo stesso da tempo strizza l’occhio. Altro che minigonne, costrette ad anonimi pantaloni! Una perdita netta di  identità, una costrizione ad uniformarsi agli uomini (a loro volta costretti a perdere la loro identità sessuale) od a qualcosa di tetramente intermedio tra i sessi. In fondo nulla di nuovo, si sta continuando sulla strada sessantottina: le “conquiste” del dover lavorare fuori ed in casa, di non potersi tranquillamente dedicare ai figli, a volte di non poter fare figli perchè limitativo della carriera, di dover competere con gli uomini nell’ambiente lavorativo, non sono certo una sottolineatura della specificità della donna. Ma c’è di più.

I paladini del “gender” le hanno addirittura costrette a trasformarsi in “incubatrici a gettone” di pargoli per ricche coppie omosessuali. E qualcuno vede normali queste pratiche anche in Italia  , dove la sinistra “moderata” del PD ha  nominato recentemente responsabile del Dipartimento diritti civili del partito Sergio Lo Giudice, riconosciuto omosessuale favorevole all’utero in affitto (che ha già sfruttato per scopi personali due volte). La linea del PD è finalmente chiara, tanto che alcune iscritte hanno lasciato per protesta il partito; tra queste la parlamentare europea Francesca Marinaro che ha amaramente commentato: “Ho aderito al Pci nel 1976 perché difendeva la dignità umana che per me è stata sempre la priorità.  Ora devo prendere atto che non è più così”. Affrancate dal padre padrone, le donne possono finire schiavizzate e mercificate da ogni individuo che manifesti un “orientamento” sessuale non convenzionale. E i bambini? Innocenti, per la cecità degli adulti, verranno al mondo senza papà o senza mamma. Chi tutela i diritti di questa “minoranza” indifesa?

Può starci ma..

Gesù, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo…».(Matteo 16,23). Pietro, seguace di Gesù, lo “scandalizza” ragionando secondo il mondo. La critica, ribaltata dalla copertina di Famiglia Cristiana a Matteo Salvini, che si confessa credente, può starci: protagonismo, strumentalizzazioni e toni ruvidi non mancano al Ministro dell’Interno, e non sono atteggiamenti cristiani. Ora si attende con fiducia la copertina di FC che si schiera a supporto delle affermazioni del Ministro Fontana a difesa della famiglia naturale, contro la levata di scudi di tutta la Sinistra e dei Cinque Stelle che sostengono diritti inesistenti, anche questi atteggiamenti non cristiani.

L’idiozia che avvolge tutto

Mi arrendo, spengo la TV. Non la voglio più vedere, non la voglio più sentire.   Come è difficile rimanere in apnea nuotando immersi in un oceano di idiozie mediatiche. Voglio respirare, mi manca l’aria.

Ma è mai possibile che non si possa più imbastire un discorso senza cadere negli estremismi? E’ possibile che l’Occidente non riesca a vedere oltre i suoi errori? E’ possibile che ogni concetto venga strumentalizzato, che lo stereotipo sia la regola? Se sono bianco e non mi sento in colpa non sono per forza un razzista! Se sono contento di essere eterosessuale questo non fa di me un omofobo! Se credo questo non mi porta ad essere automaticamente un bacchettone! Se desidero una politica “morale” non sono populista! Se difendo la mia patria, la mia cultura e ci sono affezionato, non sono di conseguenza xenofobo! Se nego diritti a chi non li merita non sono un fascista! Se ho deciso di non votare a sinistra non significa che io sia egoista!

I progressisti e gli ultrà della sinistra occidentale devono finalmente realizzare che c’è al mondo anche chi la pensa diversamente da loro: il non politicamente corretto viene additato o come il male assoluto o, nel migliore dei casi, come un rozzo troglodita da chi sui media fa pesare una  supposta superiorità ideologica. Si oppongano col rispetto che si deve ad ogni uomo, non cedendo alla facile mistificazione, altrimenti sarà difficile per i più mantenere una posizione moderata, finendo schiacciati tra estremismi acritici. Che Dio salvi l’Occidente dalla sua miopia.

 

Ciechi in bicicletta

R. Saviano

A giudicare dalla presenza nei talk show, dove vengono regolarmente santificate, le idee di sinistra e progressiste dovrebbero essere largamente maggioritarie in questo paese. E invece assistiamo ad una ascesa leghista, e meno dei 5Stelle, inarrestabile. Sospendendo per ora il giudizio su queste formazioni politiche, non si può fare a meno di rilevare come i guru del politically correct siano completamente scollati dalla realtà. Certo, difendono posizioni di comodo e, nel farlo, questi lungimiranti intellettuali, nonostante la continua discesa nei consensi, propongono ancora di soppiantare i cosiddetti “populisti” oggi con una politica intrisa di ideologie ormai ampiamente usurate dalla storia. Insomma, chi ha una grave miopia sull’oggi dovrebbe tornare al comando con idee di ieri. Ma si può chiedere alla gente salire di su un autobus il cui conducente è cieco e che, prima della cecità ha studiato una mappa sbagliata della città? La notizia buona è che il club di intellettuali che ha controllato l’informazione dell’intero Occidente dal ’68 ad oggi, non è più in grado di orientare le masse. E’ la realtà stessa a confutare le sue tesi aprendo la strada ad un mondo nuovo. E’ un’opportunità da cogliere in maniera responsabile: se sarà un mondo migliore dipenderà da tutti noi, non certo da loro.

Aristotele antifascista

L. Canfora

Qualche giorno fa La Repubblica ha riportato che il professor Luciano Canfora, commentando la versione di greco somministrata ai maturandi del liceo classico, si è così espresso: “è davvero un’ottima scelta perché è stata pensata per fare un dispetto al pessimo ministro dell’Interno che attualmente abbiamo[…] Aristotele era un uomo che la sapeva lunga; bravi. Al ministero hanno scelto un brano che da inizio alla resistenza contro il nuovo fascismo“. Orbene, qualcuno di destra potrebbe arrabbiarsi per il fatto che il noto grecista esprima il suo plauso ad un’operazione di indottrinamento scolastico, per orientare migliaia di studenti. Ma andiamo oltre. Canfora ci informa candidamente che il ministero(ora in mano grillina?) fa politica. Si dovrebbe avere pudore a dire ciò, ma non siamo ipocriti, sappiamo che  la cultura si schiera e fa politica. Non strappiamoci le vesti. Di più, ogni stato usa la cultura per difendere le sue fondamenta. La scuola quindi è, e lo sarà sempre, uno strumento di indottrinamento a sostegno del pensiero prevalente(di sinistra, in questo caso).

Quello che lascia invece interdetti è la scelta di un filosofo per nulla adatto allo scopo. Non è stato naturalmente scelto un brano “qualunque” , il rischio sarebbe stato grosso: Aristotele fu infatti, ed il prof. Canfora lo sa, il precettore di Alessandro Magno, sostenitore di una famiglia rigidamente patriarcale (Politica 1.2-3 e 1.5), teorico come altri filosofi greci, della superiorità degli Elleni rispetto a tutti gli altri popoli, sostenitore, grazie a questa presunta superiorità razziale (Pol 7.7), dell’ l’invasione dell’Asia persiana. Arrivò il nostro a teorizzare giustezza della schiavitù per “natura”. Non ci credete? Ecco il testo: “In realtà, l’essere che può prevedere con l’intelligenza è capo per natura, è padrone per natura, mentre quello che può col corpo faticare, è soggetto e quindi per natura schiavo” (Pol 2 . 1). Siamo forse oltre il nazismo, con lo sguardo moderno. E’ stato somministrato invece un brano sull’amicizia, cosa in generale, assolutamente encomiabile . Si spera che gli studenti, per farsi un’idea complessiva sull’autore, conoscano il resto della filosofiia aristotelica ed il suo pensiero politico che non può certo essere considerato agli antipodi rispetto a quello fascista. Insomma, ammesso e non concesso che quello di Salvini lo sia(non esiste una magistratura che in questo caso dovrebbe intervenire?)  il brano, non solo è stato utilizzato in maniera sfacciatamente strumentale ma, dato il pensiero politico di Aristotele, anche il fine  di  combattere contro ipotetici rigurgiti fascisti è stato clamorosamente mancato. Canfora infondo ci scalda col ghiaccio. O forse no, perché la sparata del professore confida nell’ignoranza degli Italiani.

Tutti hanno a cuore i bambini

Matteo Renzi

Negli ultimi giorni diversi accadimenti e pronunciamenti meritano di essere considerati insieme al fine di interrogarci sul valore dell’ “umano” in Occidente. Iniziamo dal braccio di ferro che il ministro dell’interno, Matteo Salvini, ha ingaggiato con l’Unione Europea per ottenere maggiore assistenza dagli stati membri circa il problema degli sbarchi dei migranti. Ha duramente criticato il suo operato l’altro Matteo “nazionale, Matteo Renzi che, non solo lo ha accusato di aver ”fatto il bullo” con alcune centinaia di poveracci, ma anche di continuare la campagna elettorale mettendo a rischio vite di donne e bambini: “un milione di “I like”, non vale la vita di un solo bambino”, ha dichiarato il politico fiorentino. Tali parole si possono sottoscrivere in nome della sacralità della vita umana ma, in questo caso nessuno ha attentato ad essa: la nave Acquarius è stata scortata in Spagna e nessuno dei suoi passeggeri ha mai rischiato la vita. Sono semplicemente stati dirottati su una destinazione alternativa, rifocillati e scortati da navi della nostra Marina Militare .

Saltando al di là dell’oceano, un giudice canadese ha concesso di registrare all’anagrafe un bambino come “figlio di tre genitori”, due uomini ed una donna. I tre vivono “normalmente” insieme da tempo e dopo la nascita del rampollo la madre non ha voluto conoscere l’identità del padre biologico, facendo valere il principio dell’ “amore” vicendevole a tre. Il giudice, in barba alla legge che non prevede due papà, ha decretato creativamente la tri-genitorialità “nell’interesse del bambino”. E altrettanto interessata ai bambini appare Melania Trump, la moglie del presidente americano, che ha auspicato politica meno inumana. Una politica che permette di separare i bambini messicani dai loro genitori clandestini è naturalmente inaccettabile e si tratta quindi di un parere su cui si può convenire grazie alla sacralità del rapporto genitore-figlio, ma che lascia interdetti circa le modalità: non avrebbe potuto la signora Trump parlare col marito circa la questione invece che strombbazzarla su tutti i media? La cosa puzza molto di vendetta nell’ambito di un matrimonio ampiamente in crisi.

Papa Francesco

E proprio di matrimonio e bambini, questa volta senza alcun secondo fine prevedibile, ha parlato il Papa ieri al forum delle famiglie. Lo ha fatto con particolare chiarezza e passione, tipica di chi capisce che l’Occidente ha perso la rotta. Ha paragonato la nostra società al Nazismo ed ai popoli antichi che si disfacevano dei bimbi malati per difendere “la razza”. Quale Matteo, quale Melania, quale giudice difende quei bambini? Chi difende tutti e sempre i bambini? Ed il fatto di eliminare migliaia di bambini“ coi “guanti bianchi” perché forse affetti da patologia non ci rende meno colpevoli. Ha poi, naturalmente, parlato di famiglia, di matrimonio e della sua sacralità, del perdono necessario perché duri, dell’amore necessario perché cresca, dell’unione di uomo e donna ad immagine di Dio. E, si badi, è stato netto il Papa: questa è l’unica “formula” familiare con il copyright divino: uomo e donna, stop. Accusato anche all’interno della Chiesa di essere un pontefice troppo “progressista”, Francesco si dimostra in questo frangente l’unico vero baluardo contro l’assurdità “progressista”; e quanto ha bisogno l’Occidente di riscoprire principi tanto elementari quanto fondanti, per evitare di continuare a scivolare verso la strumentalizzazione, l’opportunismo, la falsità, figli prediletti dell’egoismo!

Troppo facile

In pieno crisi per il caso ”Acquarius” tra Francia e Italia irrompono nella discussione politica anche i giudizi negativi che ricadono sugli Italiani “cattivi” perché respingono chi è in difficoltà. Lo ha fatto un pezzo grosso della Chiesa cattolica citando un brano del Vangelo e lo ha fatto anche Jacopo Fo durante la trasmissione Agorà di Rai 3 richiamando i Cristiani ai loro principi di accoglienza, pena la discesa automatica all’Inferno. Sì, avete capito bene, proprio Fo, rampollo ormai attempato di una delle famiglie più importanti dell’intellighenzia di sinistra, richiama la Cristianità italiana ai propri principi, quei principi che egli ed i suoi compagni ha tentato di soffocare in ogni modo, sognando un’Europa ed un mondo de-cristianizzato. Ma hanno tentato, lui ed i suoi genitori, di richiamare l’Italia alle comuni radici cristiane quando di doveva votare il divorzio? E per l’aborto come si sono schierati? E per i cosiddetti “diritti civili” sono stati dalla parte dei più deboli (i bambini) o si sono schierati dalla parte dell’egoismo? Ma allora che diritto ha ora il signor Fo, e chi come lui è una bandiera del buonismo, a richiamare questi principi? Nessuno, e infatti l’interesse per la cristianità è solo strumentale: egli prende dal cesto del nemico solo il frutto che gli piace..

Fermo restando che la coscienza di un cristiano deve sempre essere sollecitata da tali accadimenti, interventi come questo rischiano di  irritare chi invece, onestamente, si è sempre battuto per un mondo migliore basato sui cardini della cultura cristiana.   Lo aveva ammesso lo stesso Fo in un suo libro che “dobbiamo in gran parte al Cristianesimo se oggi il mondo ci appare meno inumano, sadico e violento che in passato.” quindi stia sereno che di Cristiani impegnati  se ne troveranno sempre, ma certo non perchè lui li chiama a raccolta..

L’oppio di Marx

Uno degli sloagan più conosciuti e, ahimè osannati, è “La religione è l’oppio dei popoli“.

La frase è del filosofo tedesco Karl Marx (1818-1883) e sostiene in pratica che la situazione sociale disagiata ha portato la gente ad “inventarsi” una serie di credenze per provare sollievo, per sopportare il sopruso, l’alienazione, la fatica.

Tralasciando in questa sede le “magnifiche sorti e progressive” che la sua ideologia regalerà al mondo, di primo acchito, di fronte a cotanta apodittica affermazione, si può rimanere attoniti. Avete sentito dire: “La grande muraglia cinese si vede dalla luna”! E’ una cosa simile. Ragionando solo sulla lunghezza della muraglia, la cosa non appare poi così irragionevole. Ma se si considera la larghezza della costruzione le cose cambiano.. Tornando al nostro discorso, cosa si cela veramente dietro alla frase di Marx?

Innanzitutto la fede in qualcos’altro. Sissignori, è il modus tollens, un procedimento logico efficacissimo se le credenze su cui ci si basa sono vere: se si dubita di P è perchè si crede fermamente in x, y e z che sono per loro natura incompatibili con P. Nel nostro caso, se si dubita della coerenza della fede cristiana(P) –a questo si riferiva il nostro filosofo ateo– è perchè si crede nell’infinità dell’universo (x), nel materialismo assoluto (y) e nella completezza della scienza (z). Marx inoltre credeva che x, y e z , allora come ora tutt’altro che dimostrate, fossero incompatibili con la coerenza della fede cristiana. Egli, come tutti noi, “credeva” in qualcosa. Persino gli scienziati, come diceva Michael Polany, devono credere per capire, proprio come Agostino di Ippona: credo ut intelligam è infatti necessario al processo cognitivo.

Il problema è cosa credere e, dal suo punto di vista il buon Karl, immerso nell’ambiente culturale ottocentesco, percepiva vividi i fasti dello scientismo illuminista, la tecnologia che stava cambiando il mondo, ma anche il capitalismo selvaggio ed alienante. Aveva insomma delle attenuanti dovute a ciò che il suo tempo gli poneva dinanzi. Le credenze a quel punto gli apparvero come legacci non solo del progresso, ma della libertà stessa dell’uomo. Sapeva forse della meccanica quantistica? Sapeva forse del dualismo onda particella, dei teoremi di Gödel, del Big Bang? Tutti questi “fatti” scientifici si concretizzarono solo negli anni ’30 del secolo successivo nella “crisi della scienza”, crisi tutt’ora perdurante, nonostante la dilagante propaganda scientista.

Quindi, l’errore del nostro filosofo fu di scommettere la sua “fede” su un mucchietto di vane illusioni umane. Probabilmente avrebbe cercato altri modi per aiutare le masse di oppressi, se solo fosse nato un secolo dopo. La sua affermazione (La religione è…) è quindi legata al suo tempo, secolarizzata, una “verità ad orologeria” e come tale con respiro irrimediabilmente corto rispetto a quelle della cristianità: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno“.