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Scienza contro natura

Scusate, ma ne dovevo parlare.

“Pediatrics”, Aprile 2016, Volume 137, numero 4.
Titolo: “Conseguenze non intenzionali del termine “naturale” nella promozione dell’allattamento al seno
Svolgimento (mia sintesi dove non tra virgolette, corsivi miei): “Medici e organizzazioni di salute pubblica raccomandano l’allattamento al seno per almeno sei mesi, basandosi su prove dei benefici in salute per bambino e madre e sviluppo del bambino. Ma recenti lavori sfidano l’estensione di questi benefici, e sta pure crescendo una critica etica della promozione dell’allattamento al seno come stigmatizzante.”

Comincia qui una trattazione del termine “naturale”, sollevando il timore che si possa associare erroneamente il termine a “più sano”. Mentre in altri contesti, ad esempio la vaccinazione dell’infanzia, ciò a loro parere non è vero.
Segue una lunga dissertazione sui vaccini, partendo dal caso del morbillo e asserendo che i vaccini sono visti da alcuni come innaturali.
“Queste sacche di sentimento antivaccinatorio tendono a sovrapporsi con la fiducia e l’interesse in medicine complementari e alternative, con lo scetticismo sull’autorità istituzionale e un forte interesse e impegno in conoscenze, autonomie e comportamenti salutistici”.
Se il termine”naturale” appare quasi sinonimo di buono e puro, come conseguenza vengono rifiutati i cibi modificati geneticamente per preferire gli “organici”, le tecniche di riproduzione assistita, eccetera.
L’allattamento al seno viene pure definito “naturale”. Ma…
Abbinare natura con maternità, però, può inavvertitamente supportare argomenti biologicamente deterministici sul ruolo di uomini e donne in famiglia (per esempio, che le donne debbano avere la cura primaria dei figli). Fare riferimento al termine “naturale” nella promozione dell’allattamento al seno, quindi, può inavvertitamente promuovere un insieme di valori sulla vita familiare e ruoli di genere, il che sarebbe eticamente inappropriato. Usare il termine “naturale” è anche impreciso perché manca di una chiara definizione. Per simili ragioni, il recente rapporto Nuffield afferma che agenzie pubbliche, governative e che contribuiscono al pubblico dibattito su scienza, tecnologia e medicina “dovrebbero evitare i termini “naturale, innaturale e natura” a meno di non rendere trasparente i valori e le convinzioni che li accompagnano.”
In definitiva, “L’opzione “naturale” non si allinea con consistenza agli obbiettivi di salute pubblica. Se fare quanto è “naturale” è “meglio” nel caso dell’allattamento al seno, come ci si aspetta che le madri ignorino quella potente e persuasiva visione del mondo quando scelgono riguardo ai vaccini?”

***

Questa la sintesi del testo, pubblicato su un’importante rivista di pediatria. Non voglio entrare sulla polemica vaccinale. Però è molto interessante il pensiero delle articoliste: l’etica è ciò che decidono i potenti, e il linguaggio deve evitare di suscitare pensieri indesiderati nelle masse. Cosa sia il vero, o la realtà, non importa: se è inappropriato secondo il pensiero dominante deve essere evitato.
Siamo avvertiti. Dal loro punto di vista, il ragionamento è corretto. Perché mai la donna dovrebbe avere un ruolo primario nell’allattare e allevare i figli, quando è noto che quei cosi li porta la cicogna, o tuttalpiù si comprano?

Da Berlicche, 24/7/2019

Lombardia progressista

REGIONE LOMBARDIA: CANI SEPPELLITI CON GLI UOMINI E BAMBINI NON NATI NEI RIFIUTI SPECIALI E poi: Ru486 anche in day hospital, profilattici gratis agli studenti… la Lombardia rinnega il suo passato prolife

di Luca e Paolo Tanduo

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato la Legge di riforma dei servizi cimiteriali e funerari. E’ stato approvato all’unanimità anche un emendamento del Partito democratico, che modifica parzialmente le disposizioni in materia di sepoltura dei bambini non nati, chiamati nell’emendamento «prodotti del concepimento», a seguito di interruzione (volontaria e non) di gravidanza. L’emendamento introduce che ciò dovrà avvenire «esclusivamente su esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione», nel caso ad esempio di minorenni o di persone incapaci di intendere e di volere. La precedente norma imponeva che venisse loro data comunque sepoltura, restituendo ai bambini non nati la dignità di persone invece di essere trattati come rifiuti speciali.
Un’altra modifica significativa introdotta è che si trasferisce «dalla famiglia» alla «sola donna» la decisione.
«Così – avvisa don Maurizio Gagliardini, presidente dell’associazione “Difendere la vita con Maria” creata proprio per dare sepoltura ai bambini abortiti – nel sottolineare il peso decisionale esclusivo della donna, per voler accentuare a tutti i costi la legge 194, in realtà si va a discriminare il ruolo del padre e della genitorialità». Secondo il sacerdote, «il concepito con questo indirizzo diventa proprietà della donna, che infatti con la nuova norma ne potrebbe disporre. Ma non è così: il concepito è autonomo, nella sua vita e nella sua libertà».

UN PASSO INDIETRO
Nell’intervista rilasciata al quotidiano “Avvenire” don Gagliardini sostiene che le cose dovrebbero rimanere come sono ora, con l’obbligatorietà che embrioni e feti siano collocati all’interno dei cimiteri in appositi spazi per chi desidera ricordarli o in luoghi dove già oggi vengono inumati gli altri resti umani. Don Gagliardini afferma: «Mi sembra che la norma sia un passo indietro nonostante rimanga il fatto che embrioni e feti si possano comunque onorare con una sepoltura». Il seppellimento dei bambini non nati, oltre a restituire una dignità a questi bambini, mantiene viva la coscienza sull’aborto che con il seppellimento esce dal nascondimento e lo rende pubblicamente visibile. Cancellare il seppellimento è come voler nascondere quello che è successo e far finta di nulla, ma non è e non sarà mai così perché quello che è avvenuto è la perdita di una vita umana.
La nuova Legge di riforma dei servizi cimiteriali e funerari dà anche la possibilità che gli animali d’affezione siano tumulati con i loro proprietari. L’articolato è stato approvato dal Consiglio regionale con 41 sì e 29 no e specifica che «per volontà del defunto o su richiesta degli eredi, possono essere tumulati in teca separata, previa cremazione, nello stesso loculo del defunto o nella tomba di famiglia».

NESSUN FUNERALE PER GLI ANIMALI
Questa regola porrà molti problemi come già sui social hanno evidenziato alcuni sacerdoti, perché non ci può essere un funerale cristiano per gli animali domestici. La decisione di seppellire insieme uomini e animali prefigura una equiparazione che non è possibile, o il ritorno ad un paganesimo che si leggeva di solito sui libri di storia.
Insomma i cani seppelliti con gli uomini e i bambini non nati come rifiuti speciali. Una vergogna che si aggiunge alla decisione della Giunta regionale della Lombardia dello scorso 17 dicembre 2018 di rendere possibile la somministrazione del composto abortivo Ru486 anche in regime di day hospital. Decisione sbagliata perché favorisce l’uso di queste pillole abortive che lasciano sempre più sole le donne di fronte al dramma dell’aborto e perché questa pillola ha un tasso di mortalità 10 volte superiore all’aborto chirurgico. La deriva della regione Lombardia prosegue con la decisione di promuovere la distribuzione gratuita dei profilattici agli studenti. Insomma i tempi di un’amministrazione pro-life sembrano giunti alla fine.  

Titolo originale: Sulle politiche in difesa della vita passi indietro della Regione Lombardia. Fonte: Cultura Cattolica, 21/02/2019 Pubblicato su BastaBugie n. 603

L’intellettuale “impossibile”

La cultura prevalente odierna ci presenta come modello un intellettuale “politicamente corretto” con delle caratteristiche curiosamente simili a quelle di tre ironici supereroi degli anni ’80: Gli Impossibili, The impossibles della versione originale americana. I lettori che navigano già nel mare degli “-anta” se li ricorderanno bene, con i loro variopinti costumi  e i loro fantasiosi “poteri”: il cicciottello “coil man”, “fluid man”,  bruno e con la maschera da sub e “multy man”, quello con la zazzera arancione. Ve li ricordate ora? Io benissimo e ricordo anche che il loro gruppo musicale scimmiottava i Beatles e forniva la copertura alla loro principale attività: salvare il mondo dai cattivoni. Così come i simpatici eroi retrò, anche l’intellettuale “impossibile” combatte cattivoni di ogni sorta, soprattutto la cricca dei credenti, in tutte le sue bacchettonesche declinazioni.  Ma per capire meglio andiamo ad analizzare da vicino i nostri eroi ed i loro superpoteri.

Coil man

Di epigoni del simpatico ed abbondante “uomo molla” ce ne sono a iosa, visto che la capacità di saltare come grilli sul carro delle ideologie vincenti  è fondamentale nella filosofia “impossibile”. Tra chi ricorda maggiormente il motto “Solo chi è folle sfida le sue molle” c’è il giornalista e fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari.  Ammiraglio progressista della flotta giornalistica dal vago retrogusto massonico di De Benedetti, da buon virgulto fascista scrisse che i luminosi imperi che intravedeva all’orizzonte erano “ basati sul cardine di razza, escludendo perciò l’estensione della cittadinanza da parte dello Stato Nucleo alle altre genti”. Persa la guerra e con essa la rotta, l’eroe impossibile azionò la supermolla per saltare sul carro politically correct del progressimo di sinistra, diventandone per decenni uno dei guru più apprezzato come condottiero di Repubblica: da questa posizione privilegiata assicurò che è possibile una morale laica fondata darwinianamente su due istinti, «quello della sopravvivenza dell’individuo e quello della sopravvivenza della specie». Non siamo in grado di verificare in questa sede quali delle due affermazioni del nostro sia meno assurda, ma certo lo strumento utilizzato, il darwinismo sociale, è sempre lo stesso, brandito come una scimitarra ora a dritta, ora a manca, in base a quale carro l’Eugenio nazionale si trova in quel momento a difendere. Gattopardi darwiniani!

Fluid Man

L’intellettuale fluida più famosa nel Bel Paese è la coriacea Emma Bonino, “nascosta in una goccia la forza di una roccia”. E forte Emma ha dimostrato di esserlo nella sua multidecennale di carriera politica di devastatrice di diritti di deboli non votanti. Già, perchè la fiera rappresentante della morale laica, della categoria dei deboli non votanti, feti ed embrioni, non gliene è mai fregato un granchè e anzi, sembra li abbia presi in odio fin dai tempi in cui li sopprimeva aspirandoli con marchingegni ricavati da parti di bicicletta. Perchè meravigliarsi? Azioni naturali per chi non ha mai avuto altro riferimento che l’assenza di riferimenti, la famiglia fluida, l’economia fluida e, naturalmente, la morale fluida. Fino ad un certo punto confinata alla periferia della politica con tutto il plotone pannelliano, è di colpo diventata un nume tutelare della sinistra del terzo millennio, quella che si riconosce sostanzialmente nell’avversione clericale, nel Rolex e nell’effetto serra. E così il suo credo è divenuto quello del governo stesso della nazione, incarnato da altri supereroi “fluid” come Cirinnà e Gasparotto assieme ai quali ha sfornato tante belle leggi “impossibili”. E non si creda che si fermeranno facilmente, difficile limitare i “fluidi” quando hanno già inzuppato tutto col loro nulla. Una piaga!

Multy Man

“È a capo di un plotone la furia di un ciclone”. Mi viene in mente Hawking, proprio lo scienziato inglese in carrozzina mancato poco tempo fa e la sua più ruspante sostenitrice Margherita Hack. Gli scienziati dell’universo impossibile, anzi,  della fiaba infinita dei multi-universi, ci hanno travolto con un ciclone di libri infarciti di nulla. Molti tra i fisici più “seri” ne rimangono irritati: “Su, ragazzi. Basta scherzare, è ora di tornare con i piedi per terra”(Lee Smolin, “The Singular Universe and the Reality of Time: A Proposal in Natural Philosophy, Cambridge University Press 2014). Ma non basta. Poco conta che questi trastulli matematici stridano orribilmente col rasoio di Ochkam, uno dei cardini della scienza moderna, poco conta che non siano verificabili sperimentalmente, poco conta che non siano popperianamente falsificabili e quindi non siano “scienza” nel senso galileiano, essi, oltre ad ingrossare il conto di chi li scrive, hanno  l’inarrestabile e socialmente rilevante merito di permettere a frotte di atei di non porsi domande serie sul perchè esiste un universo che appare costruito su misura per la vita. Fuffa al cubo!

E siccome l’unione fa la forza, le facoltà “impossibili” sono tutte incarnate negli intellettuali “impossibili”, anche se ognuno di essi manifesta maggiormente quella in cui si è specializzato. In conclusione, pensanti di ogni dove, se avete anche solo il minimo sospetto che possa esistere una quanche Verità, in guardia, incombe su voi tutti un qualche “impossibile” intellettuale del nulla! Uomo avvisato..

Tentativi

Cento persone che si sussurrano un pettegolezzo non rendono quel pettegolezzo vero
Diecimila scienziati che sostengono una teoria non fanno sì che quella teoria sia dimostrata
Un milione di uomini che invocano una legge non la stabiliscono per questo giusta
Cento milioni di elettori che scelgono una parte politica non la rendono per questo la scelta migliore.

Non è il numero che decide del vero e del falso, del giusto o dell’ingiusto.
Il sentire comune, la scienza, la legislazione umana o la democrazia sono solo tentativi di comprensione, che per riuscire presuppongono conoscenza dei fatti, onestà intellettuale, corretto uso della ragione. Ma ciò che è vero è vero.

Se tutta l’umanità intera credesse una menzogna, non per questo essa diverrebbe verità.

Originale pubblicato su Berlicche il 21/1/2019

Topi a guardia del formaggio

Lo studio dei media è utilissimo per capire l’entroterra culturale del politicamente corretto. Andando a ritroso, ad esempio, ci si imbatte nella trasmissione di Rai3 “Che tempo che fa”, quella in cui, nel dicembre 2011, un tonico Massimo Gramellini affermava che la teoria dell’evoluzione darwiniana funge da antidoto del razzismo: “i razzisti non sono pazzi, sono ignoranti, perché non sanno che la legge dell’ evoluzione umana è l’incrocio”.  In realtà però la teoria della selezione naturale, così chiamata originariamente, si basa su mutazioni casuali e selezione del più adatto. Darwin stesso aveva infatti intitolato il suo libro più famoso : “L’origine delle specie” o “La conservazione delle razze favorite nella lotta per la vita“. La lotta per la sopravvivenza è quindi il mezzo per preservare la “razza”, cosa da sempre piaciuta ai razzisti, più o meno consciamente debitori dell’ideologia darwiniana. L’ “incrocio” come dice Gramellini, pur aumentando la variabilità genetica, non è il “centro” della teoria.

Gramellini imperterrito continuava: “ma perché nelle scuole non le insegniamo queste cose qui? Perché c’è ancora gente che crede nel 2011 che il razzismo sia una cosa vera, appartenente alla natura umana … è esattamente l’opposto della legge di natura“. Abbiamo già avuto modo di occuparci di questa “falla” del pensiero politicamente corretto a cui sfugge che la teoria di Darwin sancisce anche il diritto naturale del più forte (per caso più forte) su chi è (per caso) più debole, meno adatto alla vita. E’ proprio il tribunale naturale che in questo caso elimina il più debole, senza possibilità d’appello. Ma se l’uomo è semplicemente un animale evoluto grazie al caso ed alla necessaria selezione, come facciamo a difendere la dignità umana o, in particolare, un individuo od un’etnia più debole?  Si può immaginare il fraintendimento alla base di tali idee: è possibile che la comune origine dell’umanità (se tale dato sarà ancora confermato in futuro) nel continente nero possa mitigare lo strisciante disprezzo nei confronti degli africani odierni;  e poi il “rimescolamento” genico porta a migliorare la salute degli individui, siamo d’accordo,  ma tali vantaggi sono poca cosa in confronto al rischio di avallare, concedendole un “fondamento biologico”, una guerra per la sopravvivenza dei popoli.

E non era proprio l’Inghilterra di Darwin una delle nazioni che più sfruttò la tratta degli schiavi tra l’Africa e le Americhe? Il darwinismo in tutto questo non forniva una giustificazione a quanto era accaduto? Il più forte domina il più debole e lo sottomette, perchè avere per questo la coscienza in subbuglio? Vogliamo rischiare di ripulire coscienze anche oggi, resuscitando fantasmi del passato? La “competizione” è ormai stata accettata e digerita anche dalla sinistra mondiale in campo economico con la consacrazione del “libero mercato”. Fermimoci qui. Insomma, combattere il razzismo col darwinismo è come combattere una polmonite con un’influenza od affidare ai topi la guardia di una dispensa piena di formaggi. La cosa è pericolosa, oltre che inutile.

Jurij non lo disse mai

Jurij Gagarin

Jurij Alekseevic Gagarin (Klušino 1934 – Kirzac 1968) è  un “mito”. Il suo volo nello spazio, il primo della storia,  durò solo 1′ e 48″.  Un breve lasso di tempo in cui la capsula Vostok 1, alla velocità di più di 27 000 Km/h gli fece compiere un’orbita ellittica intorno alla terra, fino all’altezza massima di 302 Km.  Con quelle due ore scarse  iniziò l’avventura dell’uomo nello spazio e l’astronautica ebbe il suo battesimo. In piena guerra fredda il mito andava sfruttato e la propaganda sovietica si mise al lavoro. Così venne attribuita al cosmonauta la celebre frase: “Non vedo nessun Dio quassù“. Veniva così celebrata la vittoria della scienza e della tecnica contro l’Occidente e di ogni forma di religione. Ma Gagarin non disse mai quelle parole, come confermano le registrazioni. L’astronauta era infatti credente,  festeggiava regolarmente Natale e Pasqua, battezzava i figli e si battè per restaurare la Cattedrale di Cristo Salvatore, come hanno testimoniato suoi amici, un colonnello dell’Accademia Aereonautica Militare,  Valentin Vasil’evich Petrov ed un’altro astronautaAleksej Archipovic Leonov. In realtà quelle circa l’assenza di Dio nello spazio erano parole simili a quelle pronunciate da Nikita Krusciov, capo del PCUS,  durante lo svolgimento del Politburo in cui  si discusse su come utilizzare il successo di Gagarin a fini antireligiosi. E quella frase andò in pasto ai giornali di tutto il mondo messa in bocca proprio al “mito”, per annunciare la “buona novella”: la scienza ha accertato che Dio non esiste.

«Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo» Mc, 7, 14-15

Inquietante Casaleggio

L’intervista di Davide Casaleggio alla Verità dà ragione, una volta di più, all’intuizione di Carl Schmitt secondo cui le categorie del politico sono concetti teologici secolarizzati. Il pensiero del figlio ed erede di Gianroberto, ideatore del Movimento 5 Stelle, prima forza politica italiana, ne è la conferma. Un misto di utopismo, ambiguità, confusione, silenzi e banalità con al centro un concetto fuorviante e molto post moderno: la politica è un fatto tecnico, anzi un problema tecnico, che può essere risolto con appositi algoritmi.

D. Casaleggio

Il suo pensiero è articolato, ma si è tentati di dare ragione a Carlo Calenda, il rampante oligarca in quota PD, che a proposito di Casaleggio junior, conosciuto nell’evento semi riservato tenuto a Ivrea, ha commentato che gli è parso più “un ragazzino sprovveduto che un Darth Vader”. Premesso ad uso di chi ignora la saga di Guerre Stellari che Darth Vader è l’eroe negativo dal mantello nero, i giudizi liquidatori sono in genere frutto di arroganza. Il nuovo titolare della Casaleggio & Associati ci appare piuttosto una persona priva di cultura politica, dunque assai pericolosa, tenuto conto del suo ruolo e del controllo che esercita, attraverso la piattaforma informatica Rousseau, sul primo partito italiano.

Il brano dell’intervista che ha suscitato le reazioni più negative è quello in cui teorizza il superamento della democrazia rappresentativa a favore di quella partecipativa incardinata nella Rete. Non sappiamo se sia stata una scelta dell’abile intervistatore, Mario Giordano, ma scrivere rete con la maiuscola ci ha colpito. Sostiene Casaleggio che “Internet che deve essere inteso come un diritto essenziale a cui tutti i cittadini devono avere accesso.” La portata epocale di Internet non sfugge ad alcuno, ma uno strumento non può essere un diritto essenziale.  Grazie alla Rete e alle tecnologie, prosegue Casaleggio, possediamo strumenti di partecipazione più efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile. Il giovanotto si spinge a profetizzare che tra qualche lustro il parlamento non esisterà più.

Per lui, dunque, la formazione del consenso e la conseguente decisione politica si risolvono in un fatto essenzialmente tecnico. La democrazia partecipativa è migliore non in sé, ma in quanto più facilmente in grado, grazie alla connessione informatica, di fondare la volontà generale. Non è per caso che l’invenzione dei Casaleggio, la piattaforma Rousseau, ha questo nome. Noi consideriamo il pensatore ginevrino uno dei personaggi più negativi della filosofia politica moderna. La sua influenza resta uno degli elementi degenerativi più insidiosi da due secoli e mezzo. I capisaldi del pensiero di Jean Jacques Rousseau passati per osmosi a Casaleggio sono il mito dell’uguaglianza naturale, l’utopia della democrazia diretta e l’inganno della volontà generale. La volontà generale russoviana non coincide con la decisione maggioritaria, ma è la realizzazione dell’ambiguo “io comune”, ovvero il volere collettivo degli individui suppostamente costituiti in corpo unico, senza garanzia alcuna per il dissenso e le minoranze. Una teoria dell’acclamazione (eterodiretta). Continua..

Da Riscossa Cristiana, 28/07/2018

 

Due pesi e..due privacy

Ad Obama fu permesso di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la campagna elettorale, ma quando lo ha fatto Trump si è gridato allo scandalo.

di Giampaolo Rossi

Carol Davidsen è stata il capo Dipartimento “Media Targeting” dello staff di Obama nelle elezioni del 2012 ed è considerata un’esperta di campagne elettorali online in America. In una conferenza pubblica, tre anni dopo l’elezione di Obama, rivelò qualcosa che allora passò sotto silenzio ma che oggi è dirompente alla luce dello scandalo Cambridge Analityca: “Noi siamo stati capaci di ingerire l’intero social network degli Stati Uniti su Facebook“.
Nello stesso intervento affermò che i democratici acquisirono arbitrariamente i dati dei cittadini americani a cui i Repubblicani non avevano accesso; e questo avvenne con la complicità dell’azienda americana che lo consentì tanto che la Davidsen è costretta ad ammettere che “ci fu uno squilibrio di acquisizione informazioni ingiusto

FACEBOOK CONSENTÌ AD OBAMA DI RUBARE I DATI DEI CITTADINI
Nei giorni scorsi su Twitter, la Davidsen è tornata sulla questione confermando che a Facebook furono sorpresi quando si accorsero che lo staff di Obama aveva “succhiato l’intero social graph” (vale a dire il sistema di connessioni tra gli utenti) “ma non ce lo impedirono una volta capito cosa stavamo facendo“.
Il motivo, aggiunge la Davidsen è che “loro ci dissero che erano dalla nostra parte”.
In altre parole Facebook consentì ad Obama di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la sua campagna presidenziale, in quanto azienda schierata dalla parte dei democratici.
D’altro canto già nel 2012, sul Time, un lungo articolo di Michael Scherer spiegava come Obama si era impossessato dei dati degli americani su Facebook con lo scopo d’intercettare l’elettorato giovanile. Esattamente nello stesso modo in cui lo ha fatto Cambrdige Analytica per la campagna di Trump: attraverso un app che carpì i dati non solo di chi aveva autorizzato, ma anche della rete di amicizie su Facebook ignare di avere la propria privacy violata. Solo che allora la cosa fu salutata come uno dei nuovi orizzonti della politica online e descritta da Teddy Goff, il capo digital della campagna di Obama, “il più innovativo strumento tecnologico” della nuove campagne elettorali.

ZUCKERBERG E DEMOCRATICI
La stretta connessione tra Facebook e il Partito Democratico Usa è continuata anche nelle ultime elezioni come rivelano in maniera implacabile le mail di John Podesta, il potente capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, pubblicate da Wikileaks.
È il 2 gennaio del 2016, quando Sheryl Sandberg, Direttore esecutivo di Facebook e di fatto numero due dell’Azienda, scrive a Podesta una mail di augurio di Buon Anno, affermando: “Sono elettrizzata dai progressi che sta facendo Hillary”.
È il periodo in cui si stanno completando i preparativi per la designazione alle primarie del Partito democratico che partiranno a febbraio; e la risposta del Capo Staff di Hillary non lascia adito a dubbi: “Non vedo l’ora di lavorare con te per eleggere la prima donna presidente degli Stati Uniti”.
Sheryl Sandberg (oggi una delle dirigenti Facebook al centro dello scandalo) è la donna che Zuckerberg volle fortemente nella sua azienda strappandola nel 2008 al diretto concorrente Google.
La manager, da sempre democratica, aveva lavorato nell’amministrazione di Bill Clinton come capo staff di Larry Summers il Segretario del Tesoro, voluto proprio dal marito di Hillary.
Il rapporto tra Podesta e la Sandberg è di vecchia data. Nell’agosto del 2015 lei scrive a lui per chiedergli se fosse disposto ad incontrare direttamente Mark Zuckerberg. Il grande capo di Facebook è interessato ad incontrare persone che “lo aiutino a capire come fare la differenza sulle questioni di politica a cui lui tiene maggiormente” e “comprendere le operazioni politiche efficaci per far avanzare gli obiettivi” tematici a cui lui tiene, come “immigrazione, istruzione e ricerca scientifica”. E chi avrebbe potuto farlo meglio del guru della campagna elettorale di colei che erano tutti convinti, sarebbe diventata il successivo presidente degli Stati Uniti?

CONCLUSIONE
Lo scandalo Cambridge Analytica che doveva essere l’ennesimo attacco contro Trump e la sua elezione si sta trasformando in un boomerang per Democratici e sopratutto per Facebook; l’azienda è oggi al centro del mirino delle polemiche per un modello di business che si fonda proprio sull’accaparramento e la cessione dei nostri dati di privacy che possiede nel momento in cui noi inseriamo la nostra vita, le nostre immagini, le amicizie e la nostra identità all’interno del social media.
Ma la questione è sopratutto politica: quello che oggi è scandalo perché fatto per la campagna elettorale di Trump, fu ritenuta una grande innovazione quando lo fece Obama. Con in più un particolare di non poco conto: che nel caso di Obama, Facebook ne era a conoscenza e consentì la depredazione dei dati degli americani.
Forse, all’interno del suo “mea culpa”, è di questo che Zuckerberg e i vertici di Facebook dovrebbero rispondere all’opinione pubblica.

Titolo originale: Facebook, ecco come Obama violò la privacy degli americani
Fonte: Occhi della Guerra, 22/03/2018
Pubblicato su BastaBugie n. 553 (ad eccezione dell’immagine)

La femminista aspirante

«Occorre un vaso, ermeticamente chiuso, dove si crea il vuoto e dove finisce il contenuto dell’utero che viene aspirato con la cannula. Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto marmellata. Il barattolo viene chiuso con un tappo di gomma che ha tre fori. Da un buco parte il tubo di gomma in cui si inserisce il gommino della pompa da bicicletta (con la valvola interna rovesciata per aspirare aria anziché immetterla); dal secondo buco parte il tubo di gomma….»

Emma Bonino, parlamentare radicale,  spiega sul Settimanale OGGI del 29/7/1976 come provocare l’aborto in casa. In questo modo i suoi “ambulatori” indussero migliaia di aborti per cui non è mai stata processata e condannata grazie all’immunità parlamentare.

Perle di progressismo

Centrati a vantaggio dell’intera umanità  i mirabolanti obiettivi dell’aborto e del divorzio facile, del matrimonio omosessuale e dell’utero in affitto, la sinistra progressista dell’Occidente è alla divertita esplorazione del continente del  “sesso strano” e della”gender choice“. L’Italia non fa eccezione e sono diverse le amministrazioni comunali, provinciali e regionali che nel moderno supermetcato dell’orientamento sessuale offrono una variegata offerta a bambini ed adolescenti. Ci sono libri che, grazie ad un cavallo che si sente un cane, insegnano ai bambini che cambiare sesso è divertente: in Svezia con questo metodo i bambini transgender sono aumentati del 100%, che bello! Anche noi, anche noiii. Poi c’è il  teatro per ragazzi che  invita ad essere bambini gender fluid, quella nelle scuole. e quella della Rai che è impegnata a sua volta con video istruttivi. Ma anche per le strade, nelle piazze delle vostre città, è possibile sperimentare quanto eccitante sia uscire dalla “gabbia eteronormativa”.  A Santarcangelo, ad esempio si “spinge”, tra le altre cose, sulla ecosessualità, presentando l’attività di un club ecosessuale (con le piante e/o animali è più bello). Anche a Palerno, un’ illuminata amministrazione ha portato recentemente questa “moda” all’Orto Botanico , totalmente incurante che i bambini  possano o meno accedare ad un filmato chiaramente pornografico.

E se un bambino dovesse mai farsi venire dei dubbi a vedere tutte queste belle ed istruttive cose? Beh, ci pensa lo Stato a prendersene carico, anzi, lo Stato fa in modo che il bambino stesso, prima o poi, decida cosa diventare, facendo da cavia per un farmaco che potenzialmente lo può devastare. Non ci credete? E invece è proprio così. Infatti, la commissione AIFA il 13/7/2018 si è riunita e ha votato a schiacciante maggioranza un documento che  rende legale l’utilizzo di Triptorelina per bloccare lo sviluppo sessuale del bambino “confuso”(viene chiamata Disforia di Genere, DG) in attesa di sviluppi futuri. Vi sembra troppo? E allora in aggiunta sappiate che il testo recita che  “Al momento l’uso del farmaco per DG negli adolescenti è caratterizzato da incertezza: 1) non esistono studi di sicurezza e dati sufficienti di follow-up in grado di rassicurare sulla mancanza di effetti collaterali a breve e a lungo termine. Non risulta sufficientemente provato se l’interruzione della pubertà fisiologica possa avere conseguenze negative sulla crescita, sulla struttura scheletrica, sull’apparato cardio-vascolare, neurologico-cerebrale e metabolico e sulla fertilità. I dati disponibili sono di tipo aneddotico, osservazionale o narrativo per quanto riguarda sicurezza ed efficacia: senza adeguati controlli sperimentali è impossibile un giudizio scientifico sui rischi. 2) Non sono ancora sufficientemente esplorate le conseguenze del blocco dello sviluppo sessuale in rapporto allo sviluppo emotivo-cognitivo che procede. 3) Un punto critico bioetico è la partecipazione e il consenso al programma terapeutico dell’adolescente. Nella somministrazione del farmaco va considerata la condizione di particolare vulnerabilità degli adolescenti sotto il profilo psicologico e sociale. Si pone, dunque, il problema in quali termini un assenso di un minore possa essere espresso in modo realmente libero, valido, senza interferenze esterne, e con la consapevolezza delle informazioni ricevute, per questo caso e in queste condizioni, nelle quali, tra l’altro, la DG, come già ricordato, si accompagna spesso a depressione, ansia, istinti suicidari».

Ci si chiede come, nonostante questi macigni posti dinanzi all’utilizzo di una tale “terapia preventiva” la commissione abbia dato lo stesso parere positivo. Evidentemente il “pensiero unico” non ammette deroghe. Quindi se avete un figlio adolescente che, andando al parco, ad esempio, scopre la propria supposta “confusione” sessuale, potete, col favore dell’AIFA, decidere di bloccargli lo sviluppo  fermandolo in un limbo di ambiguità sessuale, col rischio reale di provocargli enormi danni fisici e psichici. La natura ed il buon senso non solo non vengono tenuti in conto ma vengono calpestati con un farmaco con caratteristiche di sicurezza nulle.

Ci si rende conto che si tratta di persone scosse ed immature quando si affermano cose come: «Attraverso l’ausilio di professionisti del settore, è importante ottenere dal minore un consenso espresso in modo libero e volontario e con la consapevolezza delle informazioni ricevute nelle specifiche condizioni fisiche e psichiche. Durante questo processo è di fondamentale importanza verificare anche che le aspettative esterne, dei genitori e della società, non interferiscano sull’acquisizione di consapevolezza dell’adolescente»?

A volte ci si chiede perchè mai la maggioranza moderata degli Italiani continua ad abbandonare tali sensati paladini del progressismo per gettarsi nelle braccia di pericolosi estremisti populusti. Qualcuno ha, a questo punto, chiara almeno una parte della risposta?

Schiave senza identità

In Inghilterra quaranta scuole vietano alle alunne di indossare le gonne per non offendere gli alunni “transgender”. Non è uno scherzo. E’ il “progresso”. I progressisti infatti, sono riusciti a piazzare un altro colpo a danno del “naturale”: non esistendo i sessi (stupidi bigotti, il DNA  e la riproduzione sessuata è invenzione dei preti e non della natura!), è giocoforza che tutti i cosiddetti “ex generi” debbano confondersi, per non far sentire in disagio chi è confuso già di suo. Un rappresentante LGBT ha così commentato: «Stiamo semplicemente assicurando che tutti gli studenti siano rappresentati, compresi i giovani che non si identificano come maschi o femmine». Chicche di saggezza.

Ricordate le dita levate al cielo delle donne nei cortei del ’68? E ricordate le loro minigonne? Ecco, quell’ideale  di autodeterminazione si è ridotto ad uno snaturamento della femminilità nel rispetto dell’ideologia “gender” a cui il femminismo stesso da tempo strizza l’occhio. Altro che minigonne, costrette ad anonimi pantaloni! Una perdita netta di  identità, una costrizione ad uniformarsi agli uomini (a loro volta costretti a perdere la loro identità sessuale) od a qualcosa di tetramente intermedio tra i sessi. In fondo nulla di nuovo, si sta continuando sulla strada sessantottina: le “conquiste” del dover lavorare fuori ed in casa, di non potersi tranquillamente dedicare ai figli, a volte di non poter fare figli perchè limitativo della carriera, di dover competere con gli uomini nell’ambiente lavorativo, non sono certo una sottolineatura della specificità della donna. Ma c’è di più.

I paladini del “gender” le hanno addirittura costrette a trasformarsi in “incubatrici a gettone” di pargoli per ricche coppie omosessuali. E qualcuno vede normali queste pratiche anche in Italia  , dove la sinistra “moderata” del PD ha  nominato recentemente responsabile del Dipartimento diritti civili del partito Sergio Lo Giudice, riconosciuto omosessuale favorevole all’utero in affitto (che ha già sfruttato per scopi personali due volte). La linea del PD è finalmente chiara, tanto che alcune iscritte hanno lasciato per protesta il partito; tra queste la parlamentare europea Francesca Marinaro che ha amaramente commentato: “Ho aderito al Pci nel 1976 perché difendeva la dignità umana che per me è stata sempre la priorità.  Ora devo prendere atto che non è più così”. Affrancate dal padre padrone, le donne possono finire schiavizzate e mercificate da ogni individuo che manifesti un “orientamento” sessuale non convenzionale. E i bambini? Innocenti, per la cecità degli adulti, verranno al mondo senza papà o senza mamma. Chi tutela i diritti di questa “minoranza” indifesa?

Può starci ma..

Gesù, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo…».(Matteo 16,23). Pietro, seguace di Gesù, lo “scandalizza” ragionando secondo il mondo. La critica, ribaltata dalla copertina di Famiglia Cristiana a Matteo Salvini, che si confessa credente, può starci: protagonismo, strumentalizzazioni e toni ruvidi non mancano al Ministro dell’Interno, e non sono atteggiamenti cristiani. Ora si attende con fiducia la copertina di FC che si schiera a supporto delle affermazioni del Ministro Fontana a difesa della famiglia naturale, contro la levata di scudi di tutta la Sinistra e dei Cinque Stelle che sostengono diritti inesistenti, anche questi atteggiamenti non cristiani.

L’idiozia che avvolge tutto

Mi arrendo, spengo la TV. Non la voglio più vedere, non la voglio più sentire.   Come è difficile rimanere in apnea nuotando immersi in un oceano di idiozie mediatiche. Voglio respirare, mi manca l’aria.

Ma è mai possibile che non si possa più imbastire un discorso senza cadere negli estremismi? E’ possibile che l’Occidente non riesca a vedere oltre i suoi errori? E’ possibile che ogni concetto venga strumentalizzato, che lo stereotipo sia la regola? Se sono bianco e non mi sento in colpa non sono per forza un razzista! Se sono contento di essere eterosessuale questo non fa di me un omofobo! Se credo questo non mi porta ad essere automaticamente un bacchettone! Se desidero una politica “morale” non sono populista! Se difendo la mia patria, la mia cultura e ci sono affezionato, non sono di conseguenza xenofobo! Se nego diritti a chi non li merita non sono un fascista! Se ho deciso di non votare a sinistra non significa che io sia egoista!

I progressisti e gli ultrà della sinistra occidentale devono finalmente realizzare che c’è al mondo anche chi la pensa diversamente da loro: il non politicamente corretto viene additato o come il male assoluto o, nel migliore dei casi, come un rozzo troglodita da chi sui media fa pesare una  supposta superiorità ideologica. Si oppongano col rispetto che si deve ad ogni uomo, non cedendo alla facile mistificazione, altrimenti sarà difficile per i più mantenere una posizione moderata, finendo schiacciati tra estremismi acritici. Che Dio salvi l’Occidente dalla sua miopia.

 

Ciechi in bicicletta

R. Saviano

A giudicare dalla presenza nei talk show, dove vengono regolarmente santificate, le idee di sinistra e progressiste dovrebbero essere largamente maggioritarie in questo paese. E invece assistiamo ad una ascesa leghista, e meno dei 5Stelle, inarrestabile. Sospendendo per ora il giudizio su queste formazioni politiche, non si può fare a meno di rilevare come i guru del politically correct siano completamente scollati dalla realtà. Certo, difendono posizioni di comodo e, nel farlo, questi lungimiranti intellettuali, nonostante la continua discesa nei consensi, propongono ancora di soppiantare i cosiddetti “populisti” oggi con una politica intrisa di ideologie ormai ampiamente usurate dalla storia. Insomma, chi ha una grave miopia sull’oggi dovrebbe tornare al comando con idee di ieri. Ma si può chiedere alla gente salire di su un autobus il cui conducente è cieco e che, prima della cecità ha studiato una mappa sbagliata della città? La notizia buona è che il club di intellettuali che ha controllato l’informazione dell’intero Occidente dal ’68 ad oggi, non è più in grado di orientare le masse. E’ la realtà stessa a confutare le sue tesi aprendo la strada ad un mondo nuovo. E’ un’opportunità da cogliere in maniera responsabile: se sarà un mondo migliore dipenderà da tutti noi, non certo da loro.