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Topi a guardia del formaggio

Lo studio dei media è utilissimo per capire l’entroterra culturale del politicamente corretto. Andando a ritroso, ad esempio, ci si imbatte nella trasmissione di Rai3 “Che tempo che fa”, quella in cui, nel dicembre 2011, un tonico Massimo Gramellini affermava che la teoria dell’evoluzione darwiniana funge da antidoto del razzismo: “i razzisti non sono pazzi, sono ignoranti, perché non sanno che la legge dell’ evoluzione umana è l’incrocio”.  In realtà però la teoria della selezione naturale, così chiamata originariamente, si basa su mutazioni casuali e selezione del più adatto. Darwin stesso aveva infatti intitolato il suo libro più famoso : “L’origine delle specie” o “La conservazione delle razze favorite nella lotta per la vita“. La lotta per la sopravvivenza è quindi il mezzo per preservare la “razza”, cosa da sempre piaciuta ai razzisti, più o meno consciamente debitori dell’ideologia darwiniana. L’ “incrocio” come dice Gramellini, pur aumentando la variabilità genetica, non è il “centro” della teoria.

Gramellini imperterrito continuava: “ma perché nelle scuole non le insegniamo queste cose qui? Perché c’è ancora gente che crede nel 2011 che il razzismo sia una cosa vera, appartenente alla natura umana … è esattamente l’opposto della legge di natura“. Abbiamo già avuto modo di occuparci di questa “falla” del pensiero politicamente corretto a cui sfugge che la teoria di Darwin sancisce anche il diritto naturale del più forte (per caso più forte) su chi è (per caso) più debole, meno adatto alla vita. E’ proprio il tribunale naturale che in questo caso elimina il più debole, senza possibilità d’appello. Ma se l’uomo è semplicemente un animale evoluto grazie al caso ed alla necessaria selezione, come facciamo a difendere la dignità umana o, in particolare, un individuo od un’etnia più debole?  Si può immaginare il fraintendimento alla base di tali idee: è possibile che la comune origine dell’umanità (se tale dato sarà ancora confermato in futuro) nel continente nero possa mitigare lo strisciante disprezzo nei confronti degli africani odierni;  e poi il “rimescolamento” genico porta a migliorare la salute degli individui, siamo d’accordo,  ma tali vantaggi sono poca cosa in confronto al rischio di avallare, concedendole un “fondamento biologico”, una guerra per la sopravvivenza dei popoli.

E non era proprio l’Inghilterra di Darwin una delle nazioni che più sfruttò la tratta degli schiavi tra l’Africa e le Americhe? Il darwinismo in tutto questo non forniva una giustificazione a quanto era accaduto? Il più forte domina il più debole e lo sottomette, perchè avere per questo la coscienza in subbuglio? Vogliamo rischiare di ripulire coscienze anche oggi, resuscitando fantasmi del passato? La “competizione” è ormai stata accettata e digerita anche dalla sinistra mondiale in campo economico con la consacrazione del “libero mercato”. Fermimoci qui. Insomma, combattere il razzismo col darwinismo è come combattere una polmonite con un’influenza od affidare ai topi la guardia di una dispensa piena di formaggi. La cosa è pericolosa, oltre che inutile.

Due pesi e..due privacy

Ad Obama fu permesso di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la campagna elettorale, ma quando lo ha fatto Trump si è gridato allo scandalo.

di Giampaolo Rossi

Carol Davidsen è stata il capo Dipartimento “Media Targeting” dello staff di Obama nelle elezioni del 2012 ed è considerata un’esperta di campagne elettorali online in America. In una conferenza pubblica, tre anni dopo l’elezione di Obama, rivelò qualcosa che allora passò sotto silenzio ma che oggi è dirompente alla luce dello scandalo Cambridge Analityca: “Noi siamo stati capaci di ingerire l’intero social network degli Stati Uniti su Facebook“.
Nello stesso intervento affermò che i democratici acquisirono arbitrariamente i dati dei cittadini americani a cui i Repubblicani non avevano accesso; e questo avvenne con la complicità dell’azienda americana che lo consentì tanto che la Davidsen è costretta ad ammettere che “ci fu uno squilibrio di acquisizione informazioni ingiusto

FACEBOOK CONSENTÌ AD OBAMA DI RUBARE I DATI DEI CITTADINI
Nei giorni scorsi su Twitter, la Davidsen è tornata sulla questione confermando che a Facebook furono sorpresi quando si accorsero che lo staff di Obama aveva “succhiato l’intero social graph” (vale a dire il sistema di connessioni tra gli utenti) “ma non ce lo impedirono una volta capito cosa stavamo facendo“.
Il motivo, aggiunge la Davidsen è che “loro ci dissero che erano dalla nostra parte”.
In altre parole Facebook consentì ad Obama di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la sua campagna presidenziale, in quanto azienda schierata dalla parte dei democratici.
D’altro canto già nel 2012, sul Time, un lungo articolo di Michael Scherer spiegava come Obama si era impossessato dei dati degli americani su Facebook con lo scopo d’intercettare l’elettorato giovanile. Esattamente nello stesso modo in cui lo ha fatto Cambrdige Analytica per la campagna di Trump: attraverso un app che carpì i dati non solo di chi aveva autorizzato, ma anche della rete di amicizie su Facebook ignare di avere la propria privacy violata. Solo che allora la cosa fu salutata come uno dei nuovi orizzonti della politica online e descritta da Teddy Goff, il capo digital della campagna di Obama, “il più innovativo strumento tecnologico” della nuove campagne elettorali.

ZUCKERBERG E DEMOCRATICI
La stretta connessione tra Facebook e il Partito Democratico Usa è continuata anche nelle ultime elezioni come rivelano in maniera implacabile le mail di John Podesta, il potente capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, pubblicate da Wikileaks.
È il 2 gennaio del 2016, quando Sheryl Sandberg, Direttore esecutivo di Facebook e di fatto numero due dell’Azienda, scrive a Podesta una mail di augurio di Buon Anno, affermando: “Sono elettrizzata dai progressi che sta facendo Hillary”.
È il periodo in cui si stanno completando i preparativi per la designazione alle primarie del Partito democratico che partiranno a febbraio; e la risposta del Capo Staff di Hillary non lascia adito a dubbi: “Non vedo l’ora di lavorare con te per eleggere la prima donna presidente degli Stati Uniti”.
Sheryl Sandberg (oggi una delle dirigenti Facebook al centro dello scandalo) è la donna che Zuckerberg volle fortemente nella sua azienda strappandola nel 2008 al diretto concorrente Google.
La manager, da sempre democratica, aveva lavorato nell’amministrazione di Bill Clinton come capo staff di Larry Summers il Segretario del Tesoro, voluto proprio dal marito di Hillary.
Il rapporto tra Podesta e la Sandberg è di vecchia data. Nell’agosto del 2015 lei scrive a lui per chiedergli se fosse disposto ad incontrare direttamente Mark Zuckerberg. Il grande capo di Facebook è interessato ad incontrare persone che “lo aiutino a capire come fare la differenza sulle questioni di politica a cui lui tiene maggiormente” e “comprendere le operazioni politiche efficaci per far avanzare gli obiettivi” tematici a cui lui tiene, come “immigrazione, istruzione e ricerca scientifica”. E chi avrebbe potuto farlo meglio del guru della campagna elettorale di colei che erano tutti convinti, sarebbe diventata il successivo presidente degli Stati Uniti?

CONCLUSIONE
Lo scandalo Cambridge Analytica che doveva essere l’ennesimo attacco contro Trump e la sua elezione si sta trasformando in un boomerang per Democratici e sopratutto per Facebook; l’azienda è oggi al centro del mirino delle polemiche per un modello di business che si fonda proprio sull’accaparramento e la cessione dei nostri dati di privacy che possiede nel momento in cui noi inseriamo la nostra vita, le nostre immagini, le amicizie e la nostra identità all’interno del social media.
Ma la questione è sopratutto politica: quello che oggi è scandalo perché fatto per la campagna elettorale di Trump, fu ritenuta una grande innovazione quando lo fece Obama. Con in più un particolare di non poco conto: che nel caso di Obama, Facebook ne era a conoscenza e consentì la depredazione dei dati degli americani.
Forse, all’interno del suo “mea culpa”, è di questo che Zuckerberg e i vertici di Facebook dovrebbero rispondere all’opinione pubblica.

Titolo originale: Facebook, ecco come Obama violò la privacy degli americani
Fonte: Occhi della Guerra, 22/03/2018
Pubblicato su BastaBugie n. 553 (ad eccezione dell’immagine)

Solo balordi di periferia

Presentata per giorni dalla stampa “progressista” come esempio del nuovo clima di razzismo che attenaglia il “bel paese”, l’aggressione all’atleta di colore Daisy Osakue a colpi di uova si è dimostrata una bufala. Si trattava solo di tre balordi che la sera, usando la panda del padre di uno dei tre (consigliere del PD!) si divertivano andavando in giro per le strade dell’annoiata provincia torinese a bersagliare poveri passanti (accertati altre sette episodi). Il padre, costernato si interroga: “Mi chiedo dove ho sbagliato“. Ironizzando si potrebbe rispondere che la sua colpa è di non aver spiegato al figlio di lanciare uova solo a gente di pelle bianca.. Sentiti auguri a Daisy per le imminenti gare.

Ma la complessità?

Prima solo femminicidi, poi solo naufragi nel Mediterraneo, ora solo razzismo. Ma è possibile che i media seguano monotematicamente la realtà italiana? Le violenze sulle donne sono state congelate, in attesa di essere al momento giusto riesumate, così come i gommoni ricolmi di stranieri. Sembra che di moda vada in Italia il “tiro allo straniero”: gli abitanti del “bel paese”, spossati dalla calura estiva, ora sparano ai neri. Possibile, che al di là di stucchevoli consigli su cosa mangiare col caldo e di questo deliberato tipo di cronaca non riescano a darci un quadro complessivo di ciò che avviene? Possibile che succedano grane solo alle minoranze? Possibile che la violenza non colpisca mai un maschio eteresessuale italiano, in regola coi libretti e che lavora nel rispetto di tutte le norme sulla prevenzione degli infortuni? E ai colletti bianchi della bergamasca, ai pescatori di Mazara, agli impresari del tavoliere, non succede mai una pippa? A questi ed ad altri “normali” va sempre tutto bene? E’ solo..fortuna o la cosa non fa notizia? Quelle di questi giorni sono notizie “maculari”, macchie che dovrebbero formare, secondo chi le comunica, qualcosa che abbia un senso o sono solo espressione di confusione, cioè di incapacità di lettura della realtà? O peggio ancora, di dolo? Andreotti diceva che a pensar male..

La vita, per forza

C’è vita su Marte?
Un po’, il sabato sera

Due notizie dal mondo della scienza. La prima, che è stata trovata acqua allo stato liquido su Marte... un lago sotterraneo. La seconda, che alcuni scienziati hanno sviluppato un modello per la nascita della vita basato sulla aggregazione di particolari molecole lipidiche.

Cratere marziano

Sull’onda della prima scoperta, non certo inattesa, molti sembrano avere dato praticamente per certo il fatto che questa pozza sotterranea possa e debba ospitare la vita. Timidamente, direi che uno stagno d’acqua ricco di sali pesanti a più di un chilometro di profondità al polo di un pianeta freddo non è il posto migliore perché la vita come noi la conosciamo possa prosperare. Condizioni simili i microbi terrestri li ammazzano. Davvero la vita è spontanea, inevitabile? Chissà.

Ma la seconda notizia è quella che più intriga. Basandosi solo su modelli al computer da loro sviluppati, questi scienziati “dimostrano” che specifiche composizioni di lipidi, chiamati “composomi”, possono avere mutazioni composizionali, essere soggetti alla selezione naturale in risposta a variazioni ambientali, e persino essere sottoposti a selezione darwiniana. Wow. Non vuol dire un cacchio, ma wow.

Il professor Lancet ritiene che questi lipidi possano associarsi tra loro e “riprodursi” trasferendo le informazioni ai loro successori. Sostiene che queste “scoperte”, insieme a calcoli basati su modelli innovativi, mostrano che la probabilità di nascita spontanea della vita siano relativamente alte, e possano comprendere l’eccitante possibilità che la luna di Saturno Encelado ospiti al presente alcune forme di vita basate sui lipidi.

A me, che qualcosa di modelli computazionali conosco, pare una marea di vaccate fatte per ottenersi qualche pubblicità. Ma ammettiamo per un secondo che possa essere vero.

Mi veniva da pensare: per quale motivo queste molecole dovrebbero sopravvivere, riprodursi, evolvere?
La risposta di quello scienziato è “nessuno”.

Non c’è nessuna ragione per cui una molecola dovrebbe “cercare” di duplicarsi. Una molecola non pensa, non ha uno scopo. L’acqua non vuole evaporare se messa al sole, un sasso non vuole cadere se lanciato. E’ qualcosa che accade perché ci sono le leggi della fisica. Così queste molecole assurdamente improbabili diventando in modo assurdamente improbabile sempre più complesse moltiplicandosi nel frattempo per nessuna finalità.

Una volta che sono diventate vita, organismi semplici eppure incredibilmente complicati, per quale motivo questi competono tra loro, si riproducono? Nessuno.

E quando si siano riuniti in forme ancora più evolute, piante, animali, per quale motivo questi cercano di prosperare e sopravvivere? Nessuno.

E quando poi ci siano degli esseri umani, quel è il fine di viaggiare, conoscere, leggere, scrivere, amare? Nessuno.
Quindi anche la ricerca del professor Lancet non ha un fine, è inutile. Come Encelado, Marte, la rivista che lo pubblica, io, voi; come lui stesso. Perché tanta eccitazione, allora? Questa emozione è solo il ticchettio di un orologio, il cadere di un sasso.

Io invece credo che un fine ci sia. Da cristiano, quella che si chiama “la Gloria di Dio”; e che siamo stati creati per questo. Magari anche con leggi fisiche che ci hanno portato fin qui. Definendomi con questo inspiegabile desiderio del tutto, desiderio di felicità. Come un sasso che cade lanciato verso un bersaglio.

La parola fondamentale è “lanciato”.

Pubbblicato su Berlicche col titolo di “Vita!” il 26 luglio 2018

Batteri extraterrestri!

Non avete letto nei mesi scorsi su varie testate  della disinformazione mondiale che sulla superficie della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si sarebbero formate colonie di batteri provenienti dallo spazio? Sono articoli sensazionali, simili a quelli in cui vanno strombazzando improbabili scoperte di vita “esotica” in meteoriti ed altri corpi celesti. In questo caso, ad esempio, The indipendent ha titolato: “Bacteria found on International Space Station may be alien in origin, says cosmonaut”. Già, sembra essere un astronauta a sostenere l’ipotesi aliena dei microbi. Roba seria penserete. E invece no.

ISS
ISS

Innanzizutto va sottolineato come  una tale scoperta, se fosse reale,  occuperebbe per mesi tutte le TV ed i giornali del mondo: la prima forma di vita sicuramente extraterrestre. Non saremmo soli quaggiù! E invece la notizia non riscalda più di tanto il mondo scientifico. Perchè? Perchè se c’è una spiegazione più semplice,  è meglio puntare su quella, come diceva William of Ockham. Il cosmonatuta russo in questione è Anton Shkaplerov ed ha riferito in una intervista: “..durante le uscite noi prendiamo delle pennellate con dei tamponi d’ovatta sulla parte esterna della stazione..da qualche parte in questi tamponi si sono manifestati dei batteri che non c’erano al lancio della ISS. Perciò, da qualche parte dello spazio devono essere venuti, e si sono posati sulla parte del rivestimento esterno.”  Ma dire che “da qualche parte devono essere venuti” non è come dire che sono extraterrestri. E invece qualcuno ci ha giocato sù per fare bei titoloni.

E’ allora, da dove vengono i microbi? L’ipotesi più semplice è che siano forme di vita terrestri, presenti nelle polveri della residua aria che avvolge la stazione spaziale. Proprio così, la ISS non è completamente nello “spazio profondo” ma con i suoi 400 km di altezza risente ancora del “venticello” del pianeta azzurro.  Sappiamo inoltre che le airlock, le stanze di compensazione, e le tute spaziali sono piene di spore e germi che possono contaminare l’ambiente adiacente alla stazione.

Tardigrado Hypsibius dujardini

Ma voi mi direte: ma come hanno fatto le nostre bestioline a sopravvivere senza umidità, senza ossigeno ed a temperature inimmaginabili per un normale terrestre? E proprio in questo sta l’eccezionalità, di tali notizie: la vita è incredibilmente adattabile, e che anche  nelle situazioni estreme dello spazio (vicino) sono stati in passato trovati batteri, funghi, virus. Non solo gli unicellulari, ma anche esseri complessi come i Tardigradi , un gruppo di invertebrati, possono resistere per pochi minuti a 151 °C, per parecchi giorni a -200 °C (~73K) o per pochi minuti a ~1K.

Hoyle, il nemico del Big Bang

Si inaugura con il commento ad un articolo de La Repubblica la categoria “Malastampa”, tesa a dimostrare come in campo scientifico gli articoli di indottrinamento scientista crescano come i funghi..Il titolo originale dell’articolo è “Fred Hoyle, l’uomo che inventò il big bang” di Franco Prattico, La Repubblica, 23/8/2001

Circa il titolo originale dell’articolo, che sembra ascrivere allo scienziato inglese la grande teoria, possiamo concedere il beneficio d’inventario in quanto lo “slancio giornalistico non sempre è sottoposto a vaglio della ragione. Andiamo all’incipit fiduciosi. E’ morto all’età di 86 anni Fred Hoyle, l’astronomo inglese cui è riconosciuta la paternità del termine Big Bang con cui confutò la teoria che fa risalire l’ origine dell’universo a una grande esplosione. Ecco quindi svelata l’incoerenza del titolo: fu il creatore del termine, non della teoria; circa la confutazione poi, una teoria non può essere confutata da una parola, almeno non in ambito scientifico. O no? L’autore poi continua a deliziarci:«Hoyle può essere ricordato come l’ astronomo che guidò una rivoluzione nell’ astrofisica britannica, contro l’accettazione acritica dell’ ortodossia cosmologica. Fred Hoyle era forse il più grande degli scienziati “eretici” della sua generazione.» Tutto falso. Fu per anni il maggiore oppositore della teoria che si dimostrò vera, l’ “atomo primigenio” del prete gesuita G. E. Lamaitre. Hoyle battezzò malignamente tale teoria “Big Bang”. L’ortodossia allora riconosceva l’universo eterno ed infinito, con tutte le conseguenze filosofiche che esso implicava. Il Big Bang frantumava questa visione dogmatica ed indimostrata. Hoyle fu un coerente sacerdote del fideismo nell’universo eterno. Altro che Eretico! Il big Bang stesso, che egli combatteva, era allora la vera eresia!

Prattico poi è costretto a dire pane al pane e riconosce che “Hoyle era il più ferrato e caustico avversario della teoria del “big bang”. Uno scienziato reazionario e cieco che si opponeva in maniera antiscientifica ad una giusta teoria perchè ideata da un prete. “A questa teoria Hoyle contrapponeva l’ ipotesi dello “Steady State”, di un universo stazionario eguale a se stesso nell’eternità,” un’idea sbagliata che presumeva creazione continua di materia dal nulla quantistico, una patacca inventata ad hoc per opporsi, già dall’indomani della sua presentazione, a quella del Big Bang che creava incubi ad ogni ateo osservante: l‘uomo, per la prima volta della sua storia, provava scientificamente che Tutto aveva avuto un inizio. La più grande scoperta della storia.

Così si difese incalzato sulla sua assurda creazione «Forse è paradossale. Ma non è ancora più paradossale l’ idea che un bel sacco di roba, l’ intero Universo, sia nato in un attimo dal niente?». Lo pseudo-scienziato si smaschera: il suo problema non era la ricerca della verità ma era la paura di introdurre una situazione risolvibile filosoficamente solo con un atto creativo! Pur di evitare l’amaro calice il nostro buon ateo fu disposto a creare una assurdità logica. Viva la scienza!

L’affermazione quindi “Era nemico acerrimo di ogni forma di dogmatismo e di ortodossia” non è degna di essere commentata. Che dire poi dell’appellativo a lui rivolto di buon intellettuale“? E’ questo il modello di intellettuale che vogliamo? Vorremmo sacerdoti del probabile, quelli di Repubblica arruolano invece sacerdoti della Scienza. Scientisti insomma.

Ma l’anatema cadde su di lui, dopo aver perso la controversia cosmica. Divenuto più prudente, “aveva scandalizzato l’establishment paleontologico asserendo che in realtà il fossile di Archeopterix, conservato nel British Museum cioè il reperto che dimostrerebbe il passaggio evolutivo dai rettili agli uccelli era una contraffazione creata da scienziati disonesti“. La cosa era anche sostenuta da scienziati seri, nessuno scandalo quindi. Lo scandalo sussiste solo per un darwinista dogmatico come ad esempio il fondatore de La Repubblica.

Riteneva inoltre che la vita fosse troppo complicata per essere nata sulla terra: «Che quella faccenda complicata e complessa che è una cellula sia nata spontaneamente e per caso sulla Terra ha la stessa probabilità che un tornado, passando su un deposito di rottami, ne tiri fuori un Boeing 747 perfettamente funzionante».

Inizialmente pensò che la vita provenisse dallo spazio, da qualche asteroide, cosa che poi si dimostrò impossibile a causa della troppo limitata durata nello spazio del DNA. E allora come la risolviamo? Con gli extraterrestri! Non abbiamo già detto che fu soprattutto uno scrittore di fantascienza? Purtroppo però non si accorgeva che spostare il problema più in là non lo risolve, né per i biologi né per i filosofi. Ma l’ateismo dogmatico ama mettere la sporcizia sotto il tappeto. Uno scienziato dovrebbe solo dire la verità: non sappiamo come sia nata la vita. Punto.

Ma quali sarebbero gliinestimabili contributi…” che ha dato all’astronomia? Formare altri fanta- scienziati come Stephen Hawking? Sì, Hawking, quello degli infiniti universi inconfutabili che dovrebbero rendere superflua l’esistenza di Dio. Una cosa tipo: Pierino, hai fatto i compiti a casa? No, professore, me li ha mangiati Billy. Pierino, non dire fesserie! Ehm, scusi professore, me li hanno mangiati Billy, Pluto, Dick, Fuffy, Fido, Rintintin e così all’infinito.

“Per le sue posizioni eterodosse venne messo ai margini della comunità scientifica“. E meno male. Da parte nostra speriamo di smettere di sfornare scienziati i cui libri migliori vengono pubblicati nella collana Urania.

Per concludere, caro Scalfari, lo cambiamo ‘sto titolo in “Fred Hoyle, lo scienziato a tempo perso che si oppose all’evidenza dei fatti?