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Ops, mi son perso l’universo!

Il modello standard prevede che 13,7 miliardi di anni fa ci fu l’inizio di tutto, quello che chiamiano il Big Bang. Dopo un periodo infinitesimo in cui nacque il tempo e l’energia(?) si formarono in egual misura materia ed antimateria. Fino a poco tempo fa gli scienziati pensavano che la materia avesse caratteristiche leggermente differenti rispetto all’antimateria perchè, in caso contrario, dal loro incontro si sarebbe generato un annichilimento assoluto, un “aborto cosmico”. Ma alla fine dell’anno scorso, un esperimento del Cern, incentrato sulle caratteristiche dell’antiprotone, ha dimostrato che materia ed antimateria sono identiche e speculari (di segno opposto). Che significa? “Ognuna delle nostre osservazioni ha rilevato una completa simmetria tra materia e antimateria ed è per questo che l’universo non dovrebbe esistere“. Insomma, non dovrebbe esserci  nulla, niente, nada, annichilito dall’interazione di particelle ed antiparticelle. “Deve esserci una sproporzione da qualche parte, semplicemente non capiamo dove” ha confessato il coordinatore dello studio Christian Smorra.  Ci si augura che si superi l’empasse ma questo è il genere di notizie che fa sorridere quando viene accostato ad affermazioni di qualche sacerdote scientista del tipo: “Noi sappiamo tutto, dal primo istante , o meglio dall’istante immediatamente successivo al Bing Bang“. ( P. Flores d’Arcais, V. Mancuso, “Il caso o la speranza? Un dibattito senza diplomazia“, p. 27, 2013 ).

Da Aristotele a Newton

Continuiamo nel nostro approfondimento sull’universo e la “stoffa” di cui è fatto, ma stavolta faremo sul serio, tanto che la pagina potrebbe risultare indigesta a coloro che sono completamente a secco di nozioni di fisica. Per aiutare il lettore si cercherà, per quanto possibile, di utilizzare termini semplici e si renderà il testo non troppo lungo, permettendo di ragionare su di un numero limitato di concetti. Continua..

Come è fatto l’universo?

Illuminati noi siamo! Non questa materia grezza!” Così il maestro Yoda istruisce Luke Skywalker nell’Impero colpisce ancora, uno dei più bei film della saga di star Wars. Già, ma la materia, le cose, i corpi celesti, l’universo, di cosa sono fatti? Di  quale “materiale”? Vi sembra banale la domanda? Pensate di saperlo? Non rispondete frettolosamente. Se avrete un po’ di pazienza nel seguire questo approfondimento potrete ricavarne delle sorprese. Leggi tutto.

Cervelli fluttuanti

Ci sono leggende pseudo scientifiche dure a morire perchè rispondono a specifici scopi scientisti. Una delle più fortunate è  l’ “universo di Hawking-Hartle“. Nonostante gli autori stessi lo abbiano presentato nel lontano 1983 solo come “modello” e non come teoria, tale fantasiosa visione continua ad imperversare anche al giorno d’oggi in vari organi d’informazione.

Il cosmologo James Hartley

Prima di continuare è bene sottolineare la differenza tra teoria e modello: ambedue sono ipotesi ma mentre la prima si basa sull’osservazione( dal gr. theoréo =”guardo, osservo”) e prevede almeno qualche speranza di verifica quantitativa, la seconda è invece una congettura che manca delle caratteristiche di verificabilità. Il modello è quindi una “bozza” di teoria, a metà strada tra l’idea e la teoria stessa.

Fatta questa doverosa premessa, il modello in questione prevede un universo originario senza confini invece che un universo originato da una singolarità puntiforme. Dal 1967, infatti, la teoria del Big Bang  divenne quella accettata dal mondo scientifico e tale teoria prevede che tutto il cosmo sia  nato da un singolo punto di caratteristiche peculiari: densità, temperatura, gravità , curvatura, infinite. E’ una sfida intellettuale che mette di fronte ogni uomo ad uno scenario sconcertante: un attimo prima il nulla, un attimo dopo tutto. Si comprende quindi come, in reazione al fatto che il Creatore venga quasi necessariamente chiamato in causa per risolvere una sorta di  non-senso, alcuni abbiamo ideato una visione alternativa, la “no-boundary proposal“.  Secondo la “proposta di Hartle e Hawking, con l’appoggio esterno di T. Hertog, prima del tempo di Plank, il più ficcolo indagabile dalla fisica, c’era una sorta di universo primordiale simile ad un buco nero senza confini spazio-temporali.  Solo dopo i  10-44 s del tempo di Plank sarebbe sopravvenuto il Big Bang  col nostro universo ed il tempo. Ma cosa ha fatto passare lo stato di Hartle alla condizione di Big Bang?  Una fluttuazione quantistica del precedente stato.

Ammasso stellare delle Pleiadi, fonte wikipedia

In questo modo si evita il disagio di dover capire da dove sia sbucato fuori il cosmo, che è, per definizione, originariemante infinito, autosufficiente e autocreato dalle sue stesse leggi (in particolare la gravitazione). Bello no? Avevamo il problema di un universo con un inizio inspiegabile a meno di non ammettere l’esistenza precedente di una un’entità eterna? Lo si risolve inventando un ipotetico universo che racchiude in sè le caratteristiche di ciò che vogliamo negare. “L’idea che spazio e tempo possono formare una superficie chiusa senza bordo, ha profonde implicazioni per il ruolo di Dio“. Tutto fila quindi? No, assolutamente.

Il cosmologo S. Hawking

No, perchè il ragionamento dei nostri eroi dello scientismo procede dalla necessità che prima del Big Bang ci fosse un “vuoto quantistico” e non il “nulla” come prevede la teoria standard.  Per creare un universo, questo stato primordiale non poteva essere veramente “vuoto” ma doveva avere al suo interno dei “quanti” con delle “leggi” che ne regolavano la sussistenza, una cosa che ricorda da vicino l’iperuranio di Platone. Ma la teoria del Big Bang, prima della singolarità iniziale, prevede solo il nulla, niente, nihil, nada, nothing! E questa singolarità iniziale è insondabile, come lo stesso Hawking sostenne negli anni ’70: “Dimostrammo che[…]la scienza poteva predire che l’universo doveva aver avuto un inizio, ma che non poteva predire come l’universo doveva cominciare, poiché tale compito era competenza di Dio“.

A chi dovremmo credere, al primo od al secondo Hawking? La risposta, per fortuna, viene proprio dal cosmologo britannico: “è solo un modello matematico, non ha senso chiedersi se corrisponde alla realtà”. Già, meglio evitare il mal di testa, d’altronde un modello per il quale non ha senso chiedersi se corrisponde alla realtà, non è scienza. Quindi, per sapere come è nato Tutto, evitiamo scienziati che fanno filosofia e prendiamo una Bibbia, apriamo alla Genesi e leggiamo al capitolo 1:  1In principio Dio creò il cielo e la terra. 2 Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. 3 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu».

L’integrità di Feynman

Precisamente l’11 maggio di un secolo fa nasceva a New York Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965. Istrionico, eccentrico, controcorrente divulgatore e scienziato. Ma soprattutto Scienziato, con la “S” maiuscola.

R. Feynman nel 1965

Come tale, non solo diede fondamentali contributi alla conoscenza dell’universo, specialmente nel campo della elettrodinamica quantistica, ma condannò con forza la deriva scientista e pseudo scientifica. Nel commentare la dualità onda- particella ed il principio di indeterminazione, non esitò a definire “assurda ma giusta” la visione  del mondo fisico conseguente all’interpretazione di Coopenhagen. E si consolava in fondo ammettendo i limiti della scienza: “Quello che non posso creare, non lo potrò mai capire.” (cit. in L’universo in un guscio di noce di S. Hawking). L’umiltà sarebbe la naturale conseguenza di questa affermazione se consideriamo che non sappiamo come creare dal nulla la materia, la vita dall’inanimato, la coscienza dall’incoscienza. Nel 1988, anno della sua morte, in “Sta scherzando, Mr. Feyman!” scrive della qualità principale dello scienziato: ” Si tratta dell’integrità scientifica. Un principio del pensiero scientifico che richede totale onestà, una disponibilità totale[…] Occorre fornire tutte le informazioni per aiutare gli altri a giudicare il valore del vostro contributo.” La scienza di oggi è così limpida e disinteressata? Spesso si leggono interi libri su nuove ed indimostrate teorie prima di arrivare alle ultima pagine in cui si dice chiaramente che sono solo speculazioni matematiche e che servono ancora delle vagonate di evidenze difficilmente immaginabili.  Altre volte ci si rifiuta di vedere una realtà ovvia solo per non accettare indizi che potrebbero sostenere tesi contrarie. In altri campi di ricerca poi, come nella medicina, è la ricerca stessa ed essere quasi completamente sovvenzionata da privati che hanno come unica stella polare il profitto. Per chi poi volesse toccare con mano la differenza fondamentale fra chi fa scienza e chi si è iscritto ad una setta, confrontiamo due esempi di affermazioni epistemiologiche di uno scienziato come Feynman e uno scientista come Hawking:

La nostra immaginazione è tesa al massimo; non, come nelle storie fantastiche, per immaginare cose che in realtà non esistono, ma proprio per comprendere ciò che davvero esiste.” (R. Feynman citato dall’inizio di Wheeler, Taylor, Fisica dello spazio-tempo)

è solo un modello matematico, non ha senso chiedersi se corrisponde alla realtà.” (R. Hawkins, The Objections of an Unashamed, 1997, p. 169)

Dei due Richard il primo è proteso alla verità, il secondo fa esercizi di immaginazione e di solito, in questi casi, tali esercizi non sono affatto disinteressati. Applicando in maniera coerente le sue idee, le stesse che dovrebbe avere ogni scienziato,  Feynman fu quindi uno dei maggiori critici della “Teoria delle stringhe”,  la cosidetta “teoria del tutto“: «Non mi piace il fatto che non calcolano alcunché… Non mi piace che non verifichino le loro idee… Non mi piace che quando ci sono disaccordi con un esperimento, essi confezionino una spiegazione, un aggiustamento, per poi dire, “Beh, potrebbe ancora essere giusta”». Grande Richard, la scienza è una cosa seria, ce ne fossero!