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Procedere per intuito

«Io vedo la cosa nel modo seguente:

1) Ci sono date le E (esperienze immediate).

2) A sono gli assiomi da cui traiamo le conclusioni.

Dal punto di vista psicologico gli A poggiano sulle E. Ma non esiste alcun percorso logico che dalle E conduca agli A; c’è solamente una connessione intuitiva (psicologica) e sempre “fino a nuovo ordine”.

3) Dagli A si ricavano, con procedimento deduttivo, enunciati particolari Sche possono pretendere di essere veri.

4) Gli S sono messi in relazione con le E (verifica per mezzo dell’esperienza).»

A. Einstein, Lettera a Solovine, 7 maggio 1952

Siamo tutti masochisti

«Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l’essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza. A furia di insistere, dalla Riforma ad oggi, ce l’hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzato nell’autocritica masochista. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci. Invece io, agnostico ma storico che cerca di essere oggettivo, vi dico che dovete reagire, in nome della Verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero vi fosse, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di Cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre»

Léo Moulin, sociologo francese, L’inquisizione sotto l’inquisizione, 1992

Dentro..la vita

“La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. […] Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro. ”

Gilbert Keith Chesterton (1874 – 1936), scrittore inglese, Ortodossia

Agostino l’evoluzionista

“Nel granello dunque erano già presenti invisibilmente tutti insieme gli elementi che nel corso del tempo si sarebbero sviluppati per formare l’albero; allo stesso modo dobbiamo immaginare il mondo, quando Dio creò simultaneamente tutte le cose, conteneva simultaneamente tutti gli elementi creati in esso e con esso quando fu fatto il giorno[…] .

Conteneva inoltre gli esseri che l’acqua e la terra produssero virtualmente e causalmente, prima che comparissero nel corso dei tempi e che noi ora conosciamo come opere che Dio continua a compiere fino al presente”

Agostino d’Ippona, De Genesi ad litteram, V, 23, 24

 

La scienza dell’incertezza

"Se, d’accordo con il Teorema di Godel, qualunque sistema assiomatico contiene proposizioni indecidibili; se, d’accordo con la relatività di Einstein, non esistono più lo spazio e il tempo assoluti; se, d’accordo con la fisica quantistica, la scienza è solo in grado di offrire vaghe e casuali approssimazioni del cosmo; se, d’accordo con il principio di indeterminazione, la causalità non serve più a predire con certezza il futuro; e se gli individui possono accedere solo a verità parziali, individuali, allora tutti noi che siamo stati modellati con la stessa materia degli atomi, siamo fatti d’incertezza".

Jorge Luis Volpi Escalante, accademico saggista, In cerca di Klingsor – Mondadori, Milano 2000, p.378

L’ottimismo dello scienziato

«Il credente ha forse il vantaggio di sapere che l’enigma ha una soluzione, che la scrittura soggiacente è, tutto considerato, l’opera di un essere intelligente, che il problema della natura può essere risolto e che la sua difficoltà è senza dubbio proporzionata alla capacità presente o futura dell’umanità. Tutto ciò non gli darà forse delle nuove risorse nella sua ricerca, ma contribuirà a mantenerlo in un sano ottimismo, senza il quale non si può conservare a lungo un forte impegno»

(Georges LamaÎtre, prete, fisico, astronomo belga, ideatore della teoria del Big Bang e della Legge di Hubble, Direttore della Pontificia Accademia delle Scienze, citato da O. Godart & M. Heller, in Les relations entre la science et la foi chez Georges Lemaitre, Pontificiae Academiae Scentiarum Commentarium, vol. III, n. 21, p.21).