Tutti gli articoli di Agostinus

Tirando le somme

Ma noi, non specialisti? Cosa dedurre da questa full immersion nella fisica e nella cosmologia? Aspettiamo che venga costruito un acceleratore da 500 GeV sulla luna nel 2231? Qualcosa di certo c’è già ora. E’ indubbio per esempio, che la scoperta della natura dei pianeti, dei sistemi stellari e delle galassie rappresenti una conoscenza che ha contribuito molto a delineare la reale collocazione dell’uomo nel cosmo. Ancora di più, la scoperta del Big bang, dell’origine del “tutto” è una pietra miliare nella storia della conoscenza umana, continua..

Com’è che siamo uomini?

Ne abbiamo già parlato in qualche modo nella serie di approfondimenti  “Homo”, che invito a rivedere, ma un articolo del 2013 di Ines Adornetti, dell’ Università Roma 3, ci fornisce la possibilità di riflettere più approfonditamente sui modelli che hanno la pretesa di spiegare l’unicità umana nel mondo naturale. I due modelli presi in considerazione hanno in comune l’utilizzo della capacità simbolica/linguaggio come guida per definire un essere vivente Homo sapiens. Leggi di più..

Un universo impossibile

Esperimento ATLAS, 2012

Abbiamo visto nella precedente puntata come la “Supersimmetria”, se confermata,  risolverebbe molti dei problemi della fisica. Vediamo in questa puntata come spiegherebbe quello della minuscola massa del bosone di Higgs.  Per dare conto del fenomeno, in trent’anni di duro lavoro, i fisici hanno immaginato l’esistenza di decine di “superpaticelle” che, marcando stretto la loro controparte “standard”, fornirebbero durante l’interazione col campo di Higgs una “guida” precisa per sottrarre ed aggiungere massa al campo. Continua..

L’ottimismo dello scienziato

«Il credente ha forse il vantaggio di sapere che l’enigma ha una soluzione, che la scrittura soggiacente è, tutto considerato, l’opera di un essere intelligente, che il problema della natura può essere risolto e che la sua difficoltà è senza dubbio proporzionata alla capacità presente o futura dell’umanità. Tutto ciò non gli darà forse delle nuove risorse nella sua ricerca, ma contribuirà a mantenerlo in un sano ottimismo, senza il quale non si può conservare a lungo un forte impegno»

(Georges LamaÎtre, prete, fisico, astronomo belga, ideatore della teoria del Big Bang e della Legge di Hubble, Direttore della Pontificia Accademia delle Scienze, citato da O. Godart & M. Heller, in Les relations entre la science et la foi chez Georges Lemaitre, Pontificiae Academiae Scentiarum Commentarium, vol. III, n. 21, p.21).

L’armonia dal caos

Peter Higgs

I cosmologi coi loro calcoli possono mandare indietro la storia del cosmo come una moviola fino a una frazione microscopica di secondo dopo il Big Bang usando le equazioni di Albert Einstein e i cinque parametri (numeri indipendenti che abbiamo visto essere aggiustati ad arte), della costante lambda, della densità di materia ordinaria, della Materia Oscura e di Energia oscura, coniugandole con delle fluttuazioni quantistiche dell’universo iniziale. Continua..

Topi a guardia del formaggio

Lo studio dei media è utilissimo per capire l’entroterra culturale del politicamente corretto. Andando a ritroso, ad esempio, ci si imbatte nella trasmissione di Rai3 “Che tempo che fa”, quella in cui, nel dicembre 2011, un tonico Massimo Gramellini affermava che la teoria dell’evoluzione darwiniana funge da antidoto del razzismo: “i razzisti non sono pazzi, sono ignoranti, perché non sanno che la legge dell’ evoluzione umana è l’incrocio”.  In realtà però la teoria della selezione naturale, così chiamata originariamente, si basa su mutazioni casuali e selezione del più adatto. Darwin stesso aveva infatti intitolato il suo libro più famoso : “L’origine delle specie” o “La conservazione delle razze favorite nella lotta per la vita“. La lotta per la sopravvivenza è quindi il mezzo per preservare la “razza”, cosa da sempre piaciuta ai razzisti, più o meno consciamente debitori dell’ideologia darwiniana. L’ “incrocio” come dice Gramellini, pur aumentando la variabilità genetica, non è il “centro” della teoria.

Gramellini imperterrito continuava: “ma perché nelle scuole non le insegniamo queste cose qui? Perché c’è ancora gente che crede nel 2011 che il razzismo sia una cosa vera, appartenente alla natura umana … è esattamente l’opposto della legge di natura“. Abbiamo già avuto modo di occuparci di questa “falla” del pensiero politicamente corretto a cui sfugge che la teoria di Darwin sancisce anche il diritto naturale del più forte (per caso più forte) su chi è (per caso) più debole, meno adatto alla vita. E’ proprio il tribunale naturale che in questo caso elimina il più debole, senza possibilità d’appello. Ma se l’uomo è semplicemente un animale evoluto grazie al caso ed alla necessaria selezione, come facciamo a difendere la dignità umana o, in particolare, un individuo od un’etnia più debole?  Si può immaginare il fraintendimento alla base di tali idee: è possibile che la comune origine dell’umanità (se tale dato sarà ancora confermato in futuro) nel continente nero possa mitigare lo strisciante disprezzo nei confronti degli africani odierni;  e poi il “rimescolamento” genico porta a migliorare la salute degli individui, siamo d’accordo,  ma tali vantaggi sono poca cosa in confronto al rischio di avallare, concedendole un “fondamento biologico”, una guerra per la sopravvivenza dei popoli.

E non era proprio l’Inghilterra di Darwin una delle nazioni che più sfruttò la tratta degli schiavi tra l’Africa e le Americhe? Il darwinismo in tutto questo non forniva una giustificazione a quanto era accaduto? Il più forte domina il più debole e lo sottomette, perchè avere per questo la coscienza in subbuglio? Vogliamo rischiare di ripulire coscienze anche oggi, resuscitando fantasmi del passato? La “competizione” è ormai stata accettata e digerita anche dalla sinistra mondiale in campo economico con la consacrazione del “libero mercato”. Fermimoci qui. Insomma, combattere il razzismo col darwinismo è come combattere una polmonite con un’influenza od affidare ai topi la guardia di una dispensa piena di formaggi. La cosa è pericolosa, oltre che inutile.

Finemente equilibrato

Si deve ammettere che l’argomento del “fine tuning” trattato nella precedente puntata non è un argomento risolutivo rispetto alla necessità di una “mente” superiore che indirizza il corso del cosmo. Chi non accetta tale impostazione può infatti uscire dall’angolo ribattendo che noi viviamo nell’unico universo fra i tanti fra quelli che ne esistono in cui ci sono proprio quelle condizioni che rendono possibile la nostra esistenza. Staremmo insomma scambiando causa con effetto. Leggi tutto…

Il Big Bang ed il “fine tuning”

G. Lamaitre

Iniziamo questa ennesima puntata di approfondimento sulla natura dell’universo con una domanda che può apparire fuori luogo: perchè il cielo di notte è scuro? In pochi ci pensano ma dalla risposta deriva una grande verità. All’inizio dell’800 se lo chiese anche l’astronomo tedesco Heinrich Wilhelm Olbers: con l’universo infinito e pieno di infinite stelle il cielo sarebbe dovuto essere zeppo di luce di stelle e non scuro. Fu stranamente uno un letterato, Edgar Allan Poe a mettere in dubbio che l’universo fosse infinito, leggi tutto..

Dimenticare noi stessi

L’OCCIDENTE CHE SI ODIA RIMUOVE LE CROCI E LE STATUE DI COLOMBO
Le battaglie di libertà, o in nome di diritti, o per l’autodeterminazione, nascondono la volontà di colpire un solo obiettivo, cioè la presenza di Dio nel mondo
da Berlicche

Lo sapete, è una mia idea un po’ fissa. Cioè che tante di quelle battaglie che qualcuno chiama “di libertà”, o in nome di “diritti”, autodeterminazione e così via, nascondano in realtà la volontà di colpire un singolo obbiettivo, cioè la presenza reale di Dio nel mondo. Che siano, detto altrimenti, dei travestimenti per le zanne e gli artigli di un potere occulto e maligno. Come in un certo libro e ora film di successo, dove il male si traveste da clown che dona palloncini. Sfortunato, e imbecille, chi cade nella trappola.
Così, ad esempio, tutto il movimento iconoclasta che ha piede ora negli Stati Uniti. Credevate che si fermasse alle statue dei generali confederati, scrittori, esploratori come Colombo? No: il prossimo bersaglio sono le croci. Come quella che campeggia su un memoriale a soldati caduti nella prima guerra mondiale, che qualcuno vorrebbe abbattere in nome di una pretesa laicità; sostituendola, cioè, con il nulla di cui quel qualcuno è rappresentante. Un Nulla ben preciso, ovviamente.
C’è da dire che chi volesse difendere quella croce in nome di valori o tradizioni sbaglierebbe in maniera altrettanto decisiva; anzi, in fondo si schiererebbe con il nemico. La croce che campeggia su quelle lapidi, o su quelle tombe, non è una pia tradizione, un segno scaramantico, una bandiera da difendere; rappresenta la memoria di cosa è l’uomo, il senso stesso della sua vita e della sua morte. Senza di quella croce non ci sarebbe ragione di ricordare quei caduti, perché ci sarebbe solo il presente, un perenne istante fuggevole senza significato, in cui ci si sbrana vicendevolmente. Definirla valore o tradizione è averla già abbattuta nel proprio cuore.
La croce proclama che ogni vita vale qualcosa. Così anche le leggi come quelle sull’aborto o come quella sul fine vita attualmente in discussione al Parlamento non sono altro che tentativi di colpire la vita per distruggere la croce. Quando si obbligheranno anche gli ospedali cattolici e i medici ad ammazzare i pazienti, quella croce dovrà essere tolta dalle corsie e dai cuori, se non si vorrà perderla. E dopo scopriremo quanto quella libertà, quei diritti, quella autodeterminazione valgano davvero per chi si riempie di essi la bocca. Già lo potremmo, se volessimo.
Ma dovremmo volere vedere oltre il travestimento.

Per capire quale situazione trovarono gli europei che arrivarono in America si può vedere Apocalypto, il film capolavoro di Mel Gibson.
Per tutte le informazioni sul film e per vedere il trailer, clicca nel link.

Titolo originale: Il travestimento
Fonte: Berlicche, 27/10/2017
Pubblicato su BastaBugie n. 531  con diversa iconografia e con una nota riguardante la Nuova Bussola quotidiana

Jurij non lo disse mai

Jurij Gagarin

Jurij Alekseevic Gagarin (Klušino 1934 – Kirzac 1968) è  un “mito”. Il suo volo nello spazio, il primo della storia,  durò solo 1′ e 48″.  Un breve lasso di tempo in cui la capsula Vostok 1, alla velocità di più di 27 000 Km/h gli fece compiere un’orbita ellittica intorno alla terra, fino all’altezza massima di 302 Km.  Con quelle due ore scarse  iniziò l’avventura dell’uomo nello spazio e l’astronautica ebbe il suo battesimo. In piena guerra fredda il mito andava sfruttato e la propaganda sovietica si mise al lavoro. Così venne attribuita al cosmonauta la celebre frase: “Non vedo nessun Dio quassù“. Veniva così celebrata la vittoria della scienza e della tecnica contro l’Occidente e di ogni forma di religione. Ma Gagarin non disse mai quelle parole, come confermano le registrazioni. L’astronauta era infatti credente,  festeggiava regolarmente Natale e Pasqua, battezzava i figli e si battè per restaurare la Cattedrale di Cristo Salvatore, come hanno testimoniato suoi amici, un colonnello dell’Accademia Aereonautica Militare,  Valentin Vasil’evich Petrov ed un’altro astronautaAleksej Archipovic Leonov. In realtà quelle circa l’assenza di Dio nello spazio erano parole simili a quelle pronunciate da Nikita Krusciov, capo del PCUS,  durante lo svolgimento del Politburo in cui  si discusse su come utilizzare il successo di Gagarin a fini antireligiosi. E quella frase andò in pasto ai giornali di tutto il mondo messa in bocca proprio al “mito”, per annunciare la “buona novella”: la scienza ha accertato che Dio non esiste.

«Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo» Mc, 7, 14-15