Tutti gli articoli di Agostinus

Un premio per la fede

Il fisico teorico Sergio Ferrara

La teoria premiata, la “Teoria del Tutto”, sarebbe coronamento del sogno di Einsten; è in realtà una teoria moribonda.

Naturalmente non abbiamo nulla contro il connazionale Sergio Ferrara che il giorno 7 agosto ha vinto, assieme ad uno scienziato americano ed un olandese, il premio milionario Breakthrough. Ad maiora per lo scienziato romano! Il premio, foraggiato dai ricconi di Facebook, Google ed Alibaba è strombazzato come “pari al Nobel” e noi ce la beviamo così. Ma ciò che veramente non convince è che i tre scienziati abbiano ideato la teoria della “supergravità” già nel lontano 1976 e che da allora nessun esperimento l’abbia mai confermata. E allora perchè premiarli? Arriviamoci per gradi.

La nostra conoscenza dell’universo si fonda sulla teoria quantistica e sulla teoria della relatività. La prima permette la spiegazione di fenomeni microscopici fino a 10-16 cm e la seconda copre i fenomeni a scala galattica. La relatività einsteniana porta dritto dritto al Big Bang, la nascita del cosmo circa 13,7 miliardi di anni fa, così completando il quadro del “modello standard”, insieme di teorie che permette di fare una miriadi di progressi e previsioni in tutti i campi. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Innanzitutto le due teorie tra di loro sono incompatibili eppoi, pur funzionando con opportuni aggiustamenti nel range suddetto, non danno informazioni a scala più piccola e più grande, ci costringono a convivere con evidenti paradossi e necessitano di interventi ad hoc ( materia ed energia oscura) per far quadrare le formule con ciò che vediamo ai telescopi.

Lo schema SUSY

Per risolvere la debàcle fu proposta, appunto negli anni ’70, la teoria della “supergravità” o “supersimmetria”, o SUSY, o MWT o teoria delle stringhe o multiverso o TOE (teoria del tutto). Alla base c’è la convinzione che ogni fenomeno sconosciuto sia spiegabile con controparti (nuove particelle) “supersimmetriche” di quelle conosciute. I governi decisero di unirsi per verificare questa idea investendo tanti bei quattrini negli esperimenti del Tevatron di Chicago e del Cern di Ginevra. “Se la supersimmetria è un’ipotesi corretta, la vedremo presto confermata”, si pensava nel 2005 di una teoria che prometteva 1 infiniti universi, dimensioni di una Natura infinita ed autosufficiente. I calcoli d’altronde predissero particelle supersimmetriche sufficientemente “leggere” da essere alla portata delle relativamente basse energie disponibili negli esperimenti.. E invece nulla: sia il Tevatron che il Cern non confermarono la teoria. I calcoli furono faticosamente modificati portando le particelle a masse maggiori, furono spesi più soldi per potenziare di dieci volte l’acceleratore del Cern ma nulla, un altro buco nell’acqua. Gli esperimenti in realtà dimostrarono con grande precisione la validità del modello standard (Bosone di Higgs) ma delle particelle supersimmetriche nessuna traccia.

Da qui la crisi della fisica con le teorie alternative si scontrano con un modello standard precisissimo ed inattaccabile che ci restituisce un’immagine innaturale del un cosmo, costruito come un “artefatto”. Di conseguenza la fisica rimane impantanata in decenni di sviluppo di una teoria dalla verifica improbabile. E le sabbie mobili del potenziamento degli esperimenti, ancora oggi perseguito, sembrano sempre più mortifere: i calcoli continuano ad essere rivisti verso masse maggiori ma diviene sempre più improbabile che in futuro si possa trovare qualcosa in quanto le energie necessarie non risultano neanche immaginabili.

E allora? Nonostanque molti tra quelli che ha lavorato dalla prima ora alla teoria asseriscano che “È tempo di pensare a una nuova idea e mettersi al lavoro per svilupparla”, la maggioranza dei fisici è disposta a perseverare con SUSY a tutti i costi. Ecco che vengono riportati alla ribalta coloro che hanno avuto l’idea, premiarli per sostenerne la fideistica speranza in una teoria che “potrebbe non essere una descrizione valida della realtà“. Solo così si potranno chiedere agli stati ancora più soldi, molti di più, per costruire acceleratori sempre più potenti. In ogni caso infatti, anche senza scoperta della supersimmetria, gli esperimenti regaleranno remunerative applicazioni alle multinazionali che avranno sviluppato il programma con soldi pubblici. Il cerchio quindi si chiude: guadagni privati permessi da fondi pubblici e schiere di atei incalliti alla Odifreddi che protranno continuare a coltivare la loro fede nella Natura, benedetti dai social e dai commercianti, tutti politicamente ineccepibili e riuniti dalla speranza del guadagno. La teoria quindi, appare “Too big to fail” come la Lehman Brothers e, come per il suo fallimento di allora, saranno le nostre tasche a coprire ogni buco. D’altronde il nome del premio, Breakthrough, oltre che “passo avanti” significa pure “sfondamento”.

Notes:

  1. Lisa Randall, Warped Passages

Medievale, anzi forse

LA DATAZIONE DELLA SINDONE CON IL METODO DEL RADIOCARBONIO FU UNA TRUFFA Nel 1988 uno studio la datò al Medioevo, ma i dati grezzi furono nascosti: oggi che sono finalmente disponibili si è scoperto che non era affidabile

di Emanuela Marinelli

Non ci sono prove conclusive che la Sindone sia medievale. Nel 1988 fu effettuata una datazione radiocarbonica della Sindone, da molti ritenuta il lenzuolo funerario di Gesù. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, fu chiaro: la Sindone è medievale (1260-1390 d.C.). Fino ad ora, questa conclusione era stata ritenuta dalla maggior parte degli scienziati come una confutazione dell’autenticità del  telo. La nostra nuova analisi statistica, basata sui dati ufficiali e i dati grezzi (pubblicati solo recentemente), dimostra che questa conclusione non è affidabile. La nostra analisi prova che non c’è evidenza definitiva che la Sindone di Torino sia medievale. Questi nostri risultati sono stati pubblicati su una rivista di Oxford, Archaeometry, edita per conto dell’Oxford Research Laboratory for Archaeology and the History of Art.
Fin dalla pubblicazione dell’articolo su Nature, molti ricercatori hanno richiesto, invano, la pubblicazione dei dati grezzi. Infatti, i tre laboratori (Oxford, Tucson, Zurigo) e il British Museum, l’istituzione incaricata dell’analisi statistica, hanno sempre eluso tale richiesta. Nel 2017, per la prima volta, uno dei ricercatori del nostro team, il francese Tristan Casabianca, ha richiesto legalmente (tramite il Freedom of Information Act) al British Museum tali dati, riuscendo a ottenere i report inviati dai tre laboratori all’istituzione.

PROCEDURE SCORRETTE
Fin dal 1988 erano sorti molti dubbi sulle conclusioni della datazione della Sindone al Medioevo. Nel 2013, un’analisi statistica basata sui dati ufficiali mise in dubbio la validità dell’articolo pubblicato su Nature. Ma la questione principale ruotava attorno ai dati grezzi, i dati usati dai laboratori per ottenere le datazioni pubblicate su Nature. Una volta ottenuti questi dati, abbiamo usato diversi strumenti statistici molto potenti per individuare eventuali problemi (analisi della varianza, test di Ward e Wilson, test parametrici e non-parametrici e un software promosso da Oxford usato attualmente dagli analisti che si occupano di datazione al radiocarbonio, l’OxCal). I risultati suggeriscono fortemente che i laboratori hanno prodotto risultati differenti non riconducibili allo stesso fenomeno. Probabilmente, durante il processo di datazione qualcosa è andato storto e la causa andrebbe rintracciata nella non omogeneità dei campioni selezionati.
I nostri risultati sono ulteriormente corroborati dal fatto che i campioni di controllo non hanno mostrato le stesse problematiche. In aggiunta a ciò, i tre laboratori menzionano la presenza di importante materiale eterogeneo non menzionato nell’articolo su Nature, quale antico cotone o fili blu e rossi.
La documentazione rilasciata dal British Museum dipinge un quadro molto più complesso di quanto presentato nell’articolo su Nature. Per esempio, possiamo ora affermare con certezza che uno dei laboratori – quello di Tucson (Arizona) – realizzò otto misurazioni, e che queste misurazioni grezze mostrano eterogeneità. Queste eterogeneità non sono menzionate su Nature. Sulla base di questi risultati, non è possibile continuare ad affermare che la quantità di atomi di C14 nei campioni era costante, il che rappresenta un’assunzione fondamentale per la datazione. Eliminare i valori estremi risulta quindi impossibile, perché ciò si tradurrebbe in una decisione puramente arbitraria.
Le nostre scoperte evidenziano il fatto che le procedure (selezionate dopo più di 10 anni di negoziazioni tra archeologi, esperti di tessuti e Santa Sede) sono state ben lontane dalla perfezione. Questo punto era già stato messo in luce da vari ricercatori, tra cui Harry E. Gove, l’inventore del metodo AMS, il metodo unico e innovativo usato per testare la Sindone. In molti erano preoccupati del fatto che con solo 3 laboratori, se qualcosa fosse andata male in uno di essi, sarebbe stato impossibile sapere quale invece avesse prodotto risultati attendibili. Inoltre, non c’è certezza del fatto che il protocollo sia stato strettamente seguito da tutti i laboratori. Per esempio, un sotto-campione non fu testato e quindi non fu distrutto dal laboratorio in Arizona.

È NECESSARIO UN NUOVO ESPERIMENTO?
Nel 1988, durante una famosa conferenza stampa, gli scienziati rivelarono al mondo che l’età della datazione era compresa negli anni “1260-1390!” (con il punto esclamativo). Il nostro studio rende più che legittimo cambiare questo punto esclamativo in un punto interrogativo. Non si può più dire che le conclusioni della datazione al radiocarbonio sono, con confidenza al 95%, accurate e nemmeno che sono rappresentative dell’intero tessuto. Dai risultati ottenuti nel 1988 nessuno può affermare con certezza che la Sindone abbia origini medioevali.
Una nuova datazione è quindi necessaria, ma dovrebbe essere inserita in un vero processo interdisciplinare e, se possibile, utilizzando tecniche di datazione non distruttive. Questa procedura dovrebbe essere pensata attentamente e applicata impegnandosi preventivamente a rendere liberamente consultabili i dati.
Nel 1988 in molti presentarono la datazione medievale della Sindone come il trionfo della scienza sulla religione o quantomeno come il trionfo della scienza sulle reliquie e sulle affermazioni dei miracoli. La nostra visione è molto più sottile: quando lo strumento di indagine è la rigorosa analisi scientifica, le conclusioni passate, seppur proposte da scienziati, possono e devono essere messe sempre in dubbio, anche dopo 30 anni.
La storia scientifica della Sindone iniziò circa 120 anni fa. La prima fotografia fu realizzata del fotografo astigiano Secondo Pia e la controversia riguardo alla sua veridicità fu rinvigorita. Le nostre scoperte dimostrano che questa storia scientifica non è ancora conclusa e forse non lo sarà mai. La Sindone fu definita il «Vangelo per il XX secolo» e non esiste dubbio sul fatto che sarà anche il Vangelo del XXI secolo. Come affermò san Giovanni Paolo II, la Sindone è «una sfida alla nostra intelligenza».

Nota di BastaBugie: gli autori dello studio e dell’articolo precedente (oltre a Emanuela Marinelli) sono Tristan Casabianca, Giuseppe Pernagallo, Benedetto Torrisi.
Nel seguente video (durata: 7 minuti) Emanuela Marinelli spiega, tra le altre cose, perché l’esame del radiocarbonio (C14) non è attendibile. Il video risale al 20 settembre 2014. Per un video più completo (durata 73 minuti), clicca qui!


NUOVI TEST SULLA SINDONE?
Emanuela Marinelli nell’articolo seguente dal titolo “È giunta l’ora di nuovi test sulla Sindone di Torino?” spiega perché dopo l’articolo di Archaeometry sui dati grezzi dell’analisi radiocarbonica del 1988, servono nuovi, rigorosi, esami multidisciplinari. Il campione prelevato nel 1988 proveniva da un unico angolo, pesantemente inquinato e rammendato, e i risultati di quella ricerca (che datava la Sindone al Medioevo) sono inaffidabili.


Ecco l’articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 4 maggio 2019:
È ora di nuovi test sulla Sindone di Torino? Questo è l’interrogativo che si pone la giornalista Jane Stannus sul Catholic Herald dello scorso 2 maggio dopo aver letto l’articolo, apparso su Archaeometry, che esamina dal punto di vista statistico i dati grezzi dell’analisi radiocarbonica del 1988 e dimostra che i campioni non erano omogenei, dunque non potevano ritenersi rappresentativi dell’intero lenzuolo. Quel test del C14, perciò, non permette di affermare che la Sindone è medievale.
La Stannus ha deciso allora di consultare vari esperti di analisi radiocarboniche per sentire il loro parere in merito. Dalla sua inchiesta emerge un dato certo: quasi tutti, negatori o sostenitori dell’autenticità della Sindone, sono d’accordo sulla necessità che si conducano nuovi esami, rigorosamente pianificati. Oggi per un test attendibile sono sufficienti pochi microgrammi di materiale, da prelevare però in diversi punti del telo. Va ricordato che il campione prelevato nel 1988 proveniva da un unico angolo, pesantemente inquinato e rammendato.
Interessante quanto sottolineato dal dottor Liam Kieser, direttore del laboratorio per le datazioni radiocarboniche dell’Università di Ottawa:  “Per una reliquia come la Sindone, la decontaminazione del campione è fondamentale. È stata maneggiata da molte persone nel corso dei secoli. Ci si dovrebbe preoccupare dell’effetto del sudore delle mani. Inoltre è sopravvissuta a diversi incendi: mentre si può eliminare il danno dovuto al fumo, i vapori organici associati agli incendi possono anche essere assorbiti e incorporati in modo permanente”.
L’esame di una stoffa è estremamente problematico dal punto di vista della contaminazione, perché un tessuto è interamente esposto all’ambiente in cui si trova. Per un osso o un pezzo di legno si può campionare una parte interna, ma questo non è possibile nel caso di un telo.
Un importante laboratorio per le datazioni radiocarboniche, la Beta Analytic di Miami (Florida), pone alcune condizioni per la datazione di tessuti. Una è molto importante: “Beta Analytic non effettua la datazione di tessuti, a meno che questa sia parte di un processo di ricerca multidisciplinare”. Questa necessaria multidisciplinarietà mancò del tutto nell’esame del 1988.
La Beta Analytic sottolinea anche l’importanza del pretrattamento: “È importante comprendere i pretrattamenti che saranno applicati ai campioni, dal momento che questi influenzano direttamente il risultato delle analisi”. E c’è un’importante domanda da considerare: “Tutti i tessuti possono essere datati con precisione?”. Ecco come rispondono: “I campioni di tessuto ben conservati, con una buona struttura e non trattati con materiali conservanti generano risultati precisi. I campioni prelevati da un tessuto trattato con additivi o conservanti generano un’età radiocarbonica falsa. Per assicurarsi che il campione sia databile, si prega di inviare per email al laboratorio una descrizione del tessuto o una foto ad alta risoluzione che consenta una valutazione preliminare”.
La necessità della multidisciplinarietà viene sottolineata di nuovo dalla Beta Analityc poco dopo, quando precisa: “Il laboratorio non esegue la datazione di tessuti o altri oggetti di valore elevato o inestimabile, a meno che il pagamento e l’invio del campione siano effettuati da un ente statale, da un museo o da un altro istituto riconosciuto che stia studiando i materiali all’interno di un processo di ricerca multidisciplinare. È possibile inviare il materiale tramite un archeologo professionista, che dichiari che il campione è adatto per la datazione al radiocarbonio”.
Dunque, non tutti i reperti sono adatti per la datazione radiocarbonica e la Sindone ha tutte le caratteristiche per essere proprio uno degli oggetti che non forniscono datazioni attendibili con questo metodo. Ma allora, perché rifare una datazione radiocarbonica della Sindone? Per comprovarlo una volta per sempre. È bastata l’analisi statistica di un campioncino di pochi centimetri a dimostrare che i suoi frammenti non erano omogenei. Figurarsi cosa emergerebbe dal confronto di campioni prelevati a quattro metri di distanza l’uno dall’altro. Per dedurlo, comunque, se nuovi esami non si faranno, basterà il buonsenso.
  Titolo originale: Esclusivo: Sindone medievale? InaffidabileFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-03-2019 Pubblicato su BastaBugie n. 611

Senso religioso

«Quando miro in cielo arder le stelle; / Dico fra me pensando: / A che tante facelle? / Che fa l’aria infinita, e quel profondo / Infinito seren? che vuol dir questa / Solitudine immensa? ed io che sono?»

G. Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, vv. 84-89

Inseguire il vento

Non ho negato ai miei occhi nulla di ciò che bramavano, né ho rifiutato alcuna soddisfazione al mio cuore, che godeva d’ogni mia fatica; […] Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo durato a farle: ecco, tutto mi è apparso vanità e un inseguire il vento: non c’è alcun vantaggio sotto il sole.

Ecclesiaste 2:10-11

Big Bang sotto l’ombrellone

Teorie alternative per un unica certezza: l’inizio di tutto col suo Creatore

E’ di nuovo estate e la gente ha più tempo per le letture. Quale periodo migliore per usare l’artiglieria pesante dello scientismo? Varie testate scientifiche ripropongono quindi approfondimenti su temi che maggiormente appassionano la gente e quello delle origini del cosmo è naturalmente uno dei più interessanti. Articoli confondenti, ripetitivi, carichi di nulla. Una traduzione in italiano di un articolo di Quanta Magazine, ad esempio, racconta di come il mondo della cosmologia discuta vivacemente dell’origine del cosmo da tempo. Fu un prete cattolico ( e questo deve aver dato parecchio fastidio visto che il nobel non gli è stato mai

Georges Lemaitre

assegnato), Georges Lemaitre, a fare la più grande scoperta dell’umanità, e cioè che c’è stato un inizio di tutto. Nei confronti della sua teoria dell’atomo primigenio, altrimenti detta del Big Bang, il mondo scientifico si divise in supporter credenti e negazionisti atei in quanto, di fatto, un universo finito porta la ragione a considerare l’ipotesi pressante di un creatore. Come lo stesso Einstein sottolineò: «Questa è la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito». Quindi, la scienza “illuministica”, quella che aveva come scopo l’eliminazione del divino come spiegazione dei fenomeni fisici, pareva aver tragicamente fallito. Nonostante tutti i dati confermino un inizio del cosmo con una singolarità (punto di energia caldo e denso), parte della comunità scientifica continua anche oggi a ribellarsi a tale verdetto partorendo fantasiose alternative. L’articolo in questione parla della “teoria senza confini” di Stephen Hawking e James Hartle. Un giochetto matematico che, estrapolando a livello cosmico le interpretazioni della fisica quantistica, immagina un cosmo espresso sotto forma di una funzione d’onda, qualcosa che lo “impacchetta” e lo “congela” in una dimensione senza tempo, permettendogli così di non avere confini e quindi un inizio. Il lettore temerario potrà volendo approfondire, tendendo però in mente che il suo creatore ebbe a dire che «è solo un modello matematico, non ha senso chiedersi se corrisponde alla realtà» 1. Già, avete capito bene,non stiamo più cercando la realtà ma una sua rappresentazione vantaggiosa tanto “ambigua” 2quanto non verificabile. Ma anche chi si oppone a tale modello ne sta ricercando di alternativi, la matematica è d’altronde infinita…

Il numero di Luglio/Agosto di Scienze BBC Italia mi aveva convinto all’acquisto col titolo di testa: “E se non fosse iniziato tutto con il Big Bang?”. Mi aspettavo nuove fantasmagoriche teorie e invece, come al solito, dopo l’esposizione del bruciante disagio del mondo scientifico ler la “follia” di un inizio caotico che porta ad un iniverso ordinato improbabile con leggi improbabili, ecco la solita trita e ritrita teoria dell’universo ciclico. Ed avrebbe dovuto subito mettermi sull’avviso la solita immagine dei telescopi del Polo Sud (la stessa di un articolo di Le Scienze del dicembre 2014), attrezzi dai quali si aspetta uno straccio di prova che non arriva mai. Ad essere messa in dubbio è la storia secondo la quale subito dopo il Big Bang seguì un fenomeno di rapida espansione del cosmo chiamato “inflazione cosmica”, idea di A. Guth. L’accusa è che si tratta di un ipotetico fenomeno senza basi fisiche, senza ragione d’innesco e di fine. Di più, può essere riparametrato “ad hoc” per descrivere i fenomeni che gli astronomi effettivamente osservano, insomma, una scarpa buona per ogni piede. Non sarebbe quindi scienza secondo l’idea popperiana della non falsificabilità ma cè chi sostiene che la scienza possa tranquillamente liquidare questi dettagli 3. Ma al di là dei problemi di metodo che colpissono alla radice la scienza stessa, sono le stesse proposte avanzate dal team critico nei confronti dell’inflazione ad apparire ancora meno probabili. Un bel problema!

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Leesmolin.jpg
Lee Smolin

Infine, Le Scienze ripropone il tema delle nascite alternative e seriali del cosmo pubblicando in allegato un libro di Lee Smolin dal titolo “La Rinascita del tempo” nel quale il fisico e filosofo canadese è lucidissimo nell’ammettere che “l’elenco delle tragedie della cosmologia quantistica è spaventoso“(p. 123). E’ lucido anche nel manifestare il disagio per un cosmo così ordinato apparentemente originato dal caos di una singolarità. Ma per risolvere i problemi di una scienza al palo come quella odiena propone il suo polpettone di universo spiegazione di sé stesso, con leggi in evoluzione, senza causa effetto, tempo reale ed infinito. Il tutto senza prove e minato alla radice da un regresso infinito logico-matematico (p. 302). Ma Smolin avrà mai letto di Kurt Gödel? E non ha letto che questo logico austriaco dimostrò che un qualsiasi sistema non è spiegabile dal suo interno, proprio come tutta la matematica e la logica? La medicina di Smolin pare essere tanto peggio della malattia quanto è assurda ed improbabile la mole di ipotesi circolari che l’autore è costretto ad immaginare per superare l’empassse della fisica moderna. Il libro è in ogni caso illuminante perchè bene tratteggia il deficit di capacità conoscitiva della scienza attuale. Riferendosi alla materia, il fisico Smolin annota che è “qualcosa di cui non sappiamo nulla“, tanto “da dubitare che la scienza possa dirci che cosa è realmente il mondo” (p. 326-7). E ammette pure la malattia dello scientismo di cui è irrimediabilmente affetto: “Se oltre alla scienza esiste un’altra strada per arrivare ad una conoscenza affidabile del mondo, è improbabile che io la segua, perchè la mia vita è incentrata sull’impegno nei confronti dell etica della scienza“. Povero Smolin, condannato per sempre a non capire. E invece, come sarebbe facile aprire un libro più letto e leggere: “Tu hai disposto ogni cosa con misura, calcolo e peso” Sap 11,2

Fa caldo, ma dopo tante letture e tanto fumo negli occhi, sotto l’ombrellone rimane una sola certezza, l’inizio di tutto ed il suo Creatore. E ora ci sta un bel bagno.

Notes:

  1. The Objections of an Unashamed, 1997, p. 169
  2. Secondo Neil Turok “Il problema con l’approccio di Stephen e Jim è che era ambiguo,
    profondamente ambiguo”. Abbiamo scoperto che fallisce miseramente” Quanta Magazine, Physicists Debate Hawking’s Idea…June 6, 2019
  3. Si tratta della epistemiologia di “falsificazione matura” di I. Lakatos

Il regresso

«Avremmo la possibilità di svolgere una vita individuale e sociale di gioia. Sa, da psichiatra vorrei che tutti vivessero bene…». «E invece mi chiedo: perché c’è questo eccesso? Perché il ritorno a queste povertà medievali e a queste ricchezze estreme? E badi che io non ce l’ho con la ricchezza. Ma stiamo regredendo alla pulsionalità, al faccio quello che voglio. Come certi quindicenni, ma questo è un altro problema».

«Lo so che io mi occupo di un uomo alla volta, ed è bellissimo, perché un uomo è un mondo; ma qui è un insieme, una civiltà che sta degenerando. E questi tre segni indicano non che un singolo paziente è matto, bensì che la nostra società intera è in agonia, che sta per morire. Se non si cura, la civiltà crepa. E a me di tornare al mondo selvaggio non va per niente».

Vittorino Andreoli, psichiatra, intervista al Giornale, 26/08/2018

Femminismo radical chic

Tutte quante senza reggiseno. È il bizzarro motto sulla base del quale sabato, quindi domani, avrà luogo nella città di Torino una manifestazione di solidarietà a Carola Rackete, la giovane tedesca balzata agli onori delle cronache internazionali per essere stata la «capitana» dell’imbarcazione della Ong Sea Watch. L’idea di solidarizzare con costei evitando di indossare il reggiseno è nata come risposta a quanti osato notare che, con notevole disinvoltura, la volontaria teutonica si era presentata alla Procura della Repubblica che l’aveva convocata con addosso, appunto, solamente una maglietta. Una scelta di notevole informalità, in altri tempi si sarebbe detto di maleducazione, che – nelle curiose traiettorie di certo odierno femminismo – è stato subito elevata a gesto di ribellione e di rivendicata libertà femminile.

Ora, massimo rispetto per tutti, inclusa la persona della Rackete naturalmente, però viene da chiedersi se veramente ci sia – in questa sorta di femminismo 2.0 – autentica attenzione ai diritti delle donne. Sì, perché se da un lato assistiamo a manifestazioni di solidarietà così come a battaglie politiche di dubbia priorità – si pensi alla parità di genere linguistica, secondo cui sarebbe consigliabile parlare di «sindaca», «ministra» o «capitana», appunto – dall’altro il silenzio, da parte di quelle stesse paladine, è tombale su questioni drammatiche che hanno che vedere con la dignità femminile offesa. Qualche esempio?
Si pensi tanto per cominciare all’aborto selettivo, in applicazione nel quale – soprattutto in Asia, ma non solo – non a centinaia o a migliaia, ma a decine di milioni di donne è stato impedito di nascere. Una tragedia di cui le cronache ci parlando anche in questi giorni. Nell’Uttarkashi, un distretto dell’India settentrionale di 300.000 abitanti, è per esempio emerso come, negli ultimi 3 mesi, in 132 villaggi, siano nati 216 bambini senza nessuna femmina. Neppure una. Un caso assurdo che ha fatto sobbalzare perfino la magistratura indiana – notoriamente non proprio la più attenta ai diritti umani del mondo -, decisa a vederci chiaro. Ora, di questo peraltro ennesimo scandalo indiano, avete sentito forse qualche femminista occidentale lamentarsi con almeno un telegrafico cinguettio su Twitter? Macché, certo che no.
Esattamente come nessuna politica o femminista italiana – eccettuate luminose e marginali eccezioni, s’intende – si è mobilitata in questi anni contro l’utero in affitto, fenomeno che a lato pratico si configura come un business planetario da miliardi di dollari sulla pelle di donne povere e dei loro figli. Ce ne sarebbe decisamente abbastanza, insomma, per indignarsi, eccome: eppure a tutto ciò, così come a manifestazioni di solidarietà verso donne davvero in pericolo (si pensi alla cristiana Asia Bibi e ai suoi 3.420 giorni di galera ingiusta e disumana), si preferiscono sfilate di dubbio gusto per esprimere vicinanza a giovani volontarie che non corrono alcun pericolo e che, per loro stessa ammissione, sono di condizione benestante e privilegiata.
Per un cattolico, tanto più oggi, le preoccupazioni e le priorità sono ben altre, ovvio. Tuttavia, se si potesse idealmente lanciare un messaggio alle sedicenti paladine dei diritti delle donne, non sarebbe male consigliare loro di occuparsi anzitutto del peggior femminicidio mai perpetrato a memoria d’uomo – quello del citato aborto selettivo, appunto – o della mercificazione della maternità di cui sono vittime innumerevoli donne, soprattutto povere, come si diceva. Certo, per occuparsi di tutto ciò occorre sbarazzarsi di certa ideologia sessantottina e radical chic. Il che, per certo femminismo 2.0, non è affatto scontato. Molto più comodo, in effetti, limitarsi a gironzolare senza reggiseno.

Titolo originale: Senza reggiseno per Rackete. Ciò che resta del femminismo. Fonte: Sito del Timone, 26 luglio 2019 Pubblicato su BastaBugie n. 623

La risposta a tutto?

«Tutti i manuali di scienza per le scuole partono da una premessa (o addirittura da una vecchia mitologia) scientista, cioè dalla convinzione che la scienza sia in grado di dare una risposta a tutti i problemi. In tal modo si nega o si nasconde che la scienza si aggira nel mistero e che ogni sua scoperta apre un nuovo mistero.»

Luigi Dell’Aglio cita Giuseppe Sermonti, biologo, genetista e scrittore, Manuali? Ciò che manca è il metodo, in Avvenire 18 agosto 2000

Lo stupore porta a Dio

“..dalla creazione del mondo in poi,
le sue perfezioni invisibili possono
essere contemplate con l’intelletto
nelle opere da lui compiute
,..”

San Paolo, Romani, 18-20

A confermare che l’osservazione meravigliata dell’universo sia una delle strade più dirette per la divinità, arriva ora uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology che sfata anche l’apparente inconciliabilità tra fede e scienza. Leggi su Il Timone..


Scienza contro natura

Scusate, ma ne dovevo parlare.

“Pediatrics”, Aprile 2016, Volume 137, numero 4.
Titolo: “Conseguenze non intenzionali del termine “naturale” nella promozione dell’allattamento al seno
Svolgimento (mia sintesi dove non tra virgolette, corsivi miei): “Medici e organizzazioni di salute pubblica raccomandano l’allattamento al seno per almeno sei mesi, basandosi su prove dei benefici in salute per bambino e madre e sviluppo del bambino. Ma recenti lavori sfidano l’estensione di questi benefici, e sta pure crescendo una critica etica della promozione dell’allattamento al seno come stigmatizzante.”

Comincia qui una trattazione del termine “naturale”, sollevando il timore che si possa associare erroneamente il termine a “più sano”. Mentre in altri contesti, ad esempio la vaccinazione dell’infanzia, ciò a loro parere non è vero.
Segue una lunga dissertazione sui vaccini, partendo dal caso del morbillo e asserendo che i vaccini sono visti da alcuni come innaturali.
“Queste sacche di sentimento antivaccinatorio tendono a sovrapporsi con la fiducia e l’interesse in medicine complementari e alternative, con lo scetticismo sull’autorità istituzionale e un forte interesse e impegno in conoscenze, autonomie e comportamenti salutistici”.
Se il termine”naturale” appare quasi sinonimo di buono e puro, come conseguenza vengono rifiutati i cibi modificati geneticamente per preferire gli “organici”, le tecniche di riproduzione assistita, eccetera.
L’allattamento al seno viene pure definito “naturale”. Ma…
Abbinare natura con maternità, però, può inavvertitamente supportare argomenti biologicamente deterministici sul ruolo di uomini e donne in famiglia (per esempio, che le donne debbano avere la cura primaria dei figli). Fare riferimento al termine “naturale” nella promozione dell’allattamento al seno, quindi, può inavvertitamente promuovere un insieme di valori sulla vita familiare e ruoli di genere, il che sarebbe eticamente inappropriato. Usare il termine “naturale” è anche impreciso perché manca di una chiara definizione. Per simili ragioni, il recente rapporto Nuffield afferma che agenzie pubbliche, governative e che contribuiscono al pubblico dibattito su scienza, tecnologia e medicina “dovrebbero evitare i termini “naturale, innaturale e natura” a meno di non rendere trasparente i valori e le convinzioni che li accompagnano.”
In definitiva, “L’opzione “naturale” non si allinea con consistenza agli obbiettivi di salute pubblica. Se fare quanto è “naturale” è “meglio” nel caso dell’allattamento al seno, come ci si aspetta che le madri ignorino quella potente e persuasiva visione del mondo quando scelgono riguardo ai vaccini?”

***

Questa la sintesi del testo, pubblicato su un’importante rivista di pediatria. Non voglio entrare sulla polemica vaccinale. Però è molto interessante il pensiero delle articoliste: l’etica è ciò che decidono i potenti, e il linguaggio deve evitare di suscitare pensieri indesiderati nelle masse. Cosa sia il vero, o la realtà, non importa: se è inappropriato secondo il pensiero dominante deve essere evitato.
Siamo avvertiti. Dal loro punto di vista, il ragionamento è corretto. Perché mai la donna dovrebbe avere un ruolo primario nell’allattare e allevare i figli, quando è noto che quei cosi li porta la cicogna, o tuttalpiù si comprano?

Da Berlicche, 24/7/2019

Scienza e potere

“E facciamo anche questo: teniamo consultazioni su quali delle scoperte e degli esperimenti fatti debbano essere pubblicati, e quali no; e prestiamo tutti giuramento di segretezza per celare quelli che crediamo giusto tenere segreti, anche se alcuni di questi li riveliamo talvolta allo stato e altri no.”

Francesco Bacone, filosofo, La nuova Atlantide

I “fatti” sono parole

«I fatti non sono frammenti puri e incontaminati di informazione; anche la cultura influenza che cosa vediamo e come lo vediamo. Le teorie, inoltre, non sono inesorabili induzioni dai fatti. Le teorie più creative sono spesso visioni fantasiose imposte sui fatti: anche la fonte di immaginazione è fortemente culturale»

S. J. Gould, scienziato evoluzionista, Intelligenza e pregiudizio, p. 19