Homo #2

Gli Australopithecus

In questa “seconda puntata” risaliremo alle origini la storia della nostra specie facendo conoscenza con gli antenati che vengono presentati nei libri di scuola come i più antichi degli ominidi, la famiglia di mammiferi a cui appartiene anche l’uomo. Essi appartengono al genere Australopithecus, le “scimmie australi”o “scimmie del sud”. Ardipithecus ramidus,  una scimmia estinta scoperta in Etiopia nel 1994 da White e Wood è vecchia di 4,4 milioni di anni; alta 1,2 metri con  piedi prensili(alluce mobile), scatola cranica minuscola, denti di forma intermedia tra quelli delle scimmie e A. afarensis e, soprattutto, era capace di bipedismo sporadico nonostante normalmente sugli alberi delle foreste.

Australopithecus anamensis un’altra scimmia di 4 milioni di anni fa giudicata capace di bipedismo grazie all’analisi di una sola estremità distale di tibia(!).  A. anamensis, scoperto nel 1995 in Etiopia da Leakey, aveva comunque denti e mascelle da scimmia e questo lo rende evolutivamente arretrato rispetto ad altri australopitechi: dal più vecchio al più recente, anche A. afarensis, A. africanus,  A. aethiopicus e A. robustus e A. boisei(questi ultimi tre estintisi senza eredi evolutivi).

Nel 1950 W. Le Gros Clark descrisse undici criteri che separavano l’uomo dalle scimmie studiando A. robustus ed africanus;  in base a questi il genus australopithecus risultava intermedio tra le scimmie e l’uomo. A. afarensis, la specie di cui ci occuperemo di più in questa sede,  visse da 3.9 a 3 milioni di anni fa. Risultava più scimmia che uomo (Johanson and Edey 1981) m  nonostante ciò fu molto pubblicizzato  il ritrovamento di uno scheletro incompleto di femmina di Australopithecus afarensis ad opera di D. Johanson, in Etiopia nel 1973:

Ricostruzione di Australopithecus Afarensis

a causa di un ginocchio che pareva dimostrare la postura eretta, fu subito dato in pasto ai giornali come l’antenato dell’uomo che si colloca  tra la linea evolutiva dell’uomo e quella delle scimmie. Lucy, così venne soprannominato lo scheletro  datato 3,2 milioni anni, aveva un caranio simile a quello di uno scimpanzè, con una fronte sfuggente,  arcate orbitarie molto pronunciate, una mascella sporgente ed un volume cranico minuscolo (ca 500 cc) rispetto all’uomo moderno; la specie era alta da 107 a 150 cm, aveva braccia e dita proporzionalmente più lunghe di quelle umane.  Seppur di aspetto scimmiesco, secondo gli studiosi, ed in particolare D. Johanson e R. Leakey, la specie di Lucy aveva canini e mani più corti di quelli delle scimmie e fu la prima a scendere dagli alberi passeggiando liberamente  da bipede nelle pianure africane: era quindi a tutti gli effetti, “l’anello mancante” (Stern e Susman,1983), l’ominide antenato dell’uomo.

Nonostante la stampa definisca spesso l’icona Lucy uno dei primi fossili umani, cosa palesemente errata, in ambito scientifico il problema se Lucy sia o meno antenato diretto dell’uomo è ancora discusso. Prima di spiegarne i motivi consiglio la visione del documentario di Alberto Angela sulla scoperta di “Lucy”in cui  la teoria sull’origine dell’uomo è presentata con enfasi e senza menzione di alcun dubbio.

Innanzitutto, siccome  “non esiste un criterio per decidere con assoluta certezza il sesso degli scheletri fossilizzati“,  la chiameremo con il suo numero di rinvenimento: AL 288-1 (AL è più conciso).  Ma al di là di questo dettaglio, le controversie si concentrarono sulla possibilità di ortostatismo bipede dell’animale: camminava bene come un uomo? Poteva camminare a due zampe anche se passava molto tempo sugli alberi? Scendeva raramente giù dagli alberi? Leakey nel 1994 affermava che AL era “indubbiamente bipede“, ma nello stesso anno

Canali semicircolari umani

gli  anatomisti  F. Spoor, B. Wood e F. Zonneveld dissentivano su Nature analizzando  i canali semicircolari dei crani di Australopithecus. Sono queste strutture situate nell’osso temporale  deputate al controllo dell’equilibrio ed il loro orientamento rispetto al cranio ci fornisce importanti informazioni sulla postura del soggetto analizzato. Questi anatomisti affermarono che la specie di AL non camminava eretta ma a quattro zampe come le scimmie attuali. Il criterio non era comunque definitivo e si continuò a discutere.

Nel 1999 fu il periodico scientifico francese Scienze et vie a gettare di nuovo il sasso nello stagno: Lucy(e la sua specie) era solo una scimmia estinta. L’articolo intitolato ” Adieu Lucy ! ” sottolineava come il volume del cranio, la vicinanza degli occhi  e la struttura degli arti facevano pensare più ad una scimmia che ad un uomo. Insomma, AL ed i suoi colleghi dovevano essere tolti dal ceppo a cui apparteneva l’uomo. A dire il vero, a conclusioni simili erano già arrivati studiosi di fama mondiale come Solly Zuckerman e Charles Oxnard( The Place of Australopithecines in Human Evolution: Grounds for Doubt“, Nature, vol. 258, dicembre 1975 ). Le critiche quindi sorsero quasi subito ma ci fu chi rimase convinto dell’importanza di Lucy( Howell, F. C., S. L. Washburn, and R. L. Ciochon, “Relationship of Australopithecus and Homo.” Journal of Human Evolution, 7.2 (1978), p. 127-131;Johanson, Donald, and Maitland Edey. Lucy: The beginnings of humankind. Simon and Schuster, 1990. ) come antenato bipede del genere umano.

Altri paleoantropologi  pubblicarono su Nature nel 2000 un articolo in cui sostenevano che AL “camminava come fanno i gorilla e gli scimpanzè“. Per gli studiosi dell’Università di Tel Aviv che studiarono nel 2007 una mandibola di A. afarensis, AL, “non è diretto antenato dell’uomo“.  Ma a questi risposero con considerazioni opposte Green, D. J., and Zeresenay Alemseged nel 2012  e nel 2013 Ward C. V. Dalle critiche di un bipedismo imperfetto, chi sostiene l’ipotesi classica si difende dicendo che tale evoluzione verso l’uomo era appunto del tutto iniziale e quindi i caratteri tipicamente umani erano sfumati.  Come controbattere? Tutto sommato si può accettare in quanto affermazione non priva di logica.

Per concludere, pur essendo il genere Australopithecus simile alle attuali scimmie, e molto vagamente assimilabile all’uomo , nonostante le numerose opinioni scientifiche avverse, ogni libro di scuola accetta la teoria che l’Australopiteco (per le altre due specie più grosse appartenenti al genere valgono gli stessi dubbi che per l’A. afarensis) fu il nostro primo antenato. E anche noi, se vogliamo continuare la storia della nostra specie, possiamo accettarlo come un dato di fatto. Infatti, tutto l’albero evolutivo della specie Homo sapiens poggia su questo “antenato animalesco”.

Così concludiamo con la citazione di Stern e Susman: “A. afarensis è molto vicino a ciò che può essere definito un “anello mancante”. Possiede una combinazione di tratti del tutto appropriati per un animale che ha marciato a lungo sulla strada verso la bipedialità a tempo pieno..”