Sereno suicidio

Ma come è possibile che si decreti la Finlandia il posto più felice della terra (l’Italia sarebbe molto sotto alla classifica) senza neanche considerare il numero di suicidi? Ma possibile mai che un paese da sempre riconosciuto, come tutte le socialdemocrazie subpolari, efficentissimo ma depresso, venga osannato per la sua gaiezza? Cosa si vuole far passare con questi titoli all’opinione pubblica? Basta analizzare i tassi di suicidi infatti per rendersi conto che queste nordiche patrie “di belle persone che cantano canzoni felici in appartamenti modernisti eleganti” sono tutt’altro che felici. Ma se questi “Nearly Perfect People” sono così sereni, perchè mai sono ai primi posti del consumo di antidepressivi? Per non parlare di un rapporto tra uomo e donna tanto sproporziato a favore del gentil sesso (si può ancora dire?) da garantire i numeri più alti di violenze sessuali. Sarà pure tutta contentezza inespressa ma rimangono i dubbi. Non è che i media “del progresso” li additano a modello per pura propaganda politica, incuranti di pubblicizzare un efficientismo laicista che ha distrutto la spiritualità umana? Non si è forse pagata l’eliminazione del disagio sociale con una perdita di senso dell’esistenza? Non è che maggiormente in quei paesi l’uomo stesso è diventato ingranaggio di un sistema che continua a curare l’avere ed a trascurare l’essere?

La sciocca pretesa

Sono stupefatto che la visione scientifica del mondo reale intorno a me sia così deficitaria. Ci dà tante informazioni fattuali, dispone tutta la nostra esperienza in un magnifico ordine coerente, ma è orribilmente silenziosa su tutte le diverse cose vicine al nostro cuore, su tutte le cose che contano davvero. Non può dirci una sola parola sul rosso e sul blu, sul dolce e l’amaro, sul dolore e la gioia fisica; non sa nulla del bello e del brutto, del bene e del male, di Dio e l’eternità. La scenza pretende qualche volta di rispondere a domande in questi ambiti, ma le sue risposte sono spesso così sciocche che non siamo disposti a prenderle seriamente.”

Erwin Shrodinger, premio Nobel per la Fisica 1933

Fede necessaria alla scienza

«Chi ha veramente collaborato a costruire una scienza sa per propria esperienza interiore che sulla soglia della scienza sta una guida apparentemente invisibile, ma indispensabile: la fede che guarda innanzi. Non c’è principio che abbia recato maggior danno, per l’equivoco a cui si presta, che quello dell’assenza di premesse nella scienza».

Max Plank, Nobel per la Fisica, conferenza del 1930, su La conoscenza del mondo fisico

Giorno dei Santi

Alla fine, essere santi non vuol dire fare tutte le cose giuste.
Vuol dire dare tutto, offrire tutto, anche quel pezzettino che ci tiene ancorati allo scoglio del mondo.
L’abitudine dalla quale non ci possiamo staccare, ciò a cui pensiamo di non poter rinunciare, e quel timore che ci trattiene dall’offrire tutto noi stessi perché sappiamo che la nostra offerta sarà accettata. Il peccato è un “non”: non volere essere interi.

Vedo che mi converrebbe, ma non ci riesco. No, neanche a chiederlo. Ho paura della Grazia di cambiare. Forse accadrà domani. Ma oggi, non sono santo.

Pubblicato da Berlicche, titolo originale: Oggi non sono Santo