L’intellettuale “impossibile”

La cultura prevalente odierna ci presenta come modello un intellettuale “politicamente corretto” con delle caratteristiche curiosamente simili a quelle di tre ironici supereroi degli anni ’80: Gli Impossibili, The impossibles della versione originale americana. I lettori che navigano già nel mare degli “-anta” se li ricorderanno bene, con i loro variopinti costumi  e i loro fantasiosi “poteri”: il cicciottello “coil man”, “fluid man”,  bruno e con la maschera da sub e “multy man”, quello con la zazzera arancione. Ve li ricordate ora? Io benissimo e ricordo anche che il loro gruppo musicale scimmiottava i Beatles e forniva la copertura alla loro principale attività: salvare il mondo dai cattivoni. Così come i simpatici eroi retrò, anche l’intellettuale “impossibile” combatte cattivoni di ogni sorta, soprattutto la cricca dei credenti, in tutte le sue bacchettonesche declinazioni.  Ma per capire meglio andiamo ad analizzare da vicino i nostri eroi ed i loro superpoteri.

Coil man

Di epigoni del simpatico ed abbondante “uomo molla” ce ne sono a iosa, visto che la capacità di saltare come grilli sul carro delle ideologie vincenti  è fondamentale nella filosofia “impossibile”. Tra chi ricorda maggiormente il motto “Solo chi è folle sfida le sue molle” c’è il giornalista e fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari.  Ammiraglio progressista della flotta giornalistica dal vago retrogusto massonico di De Benedetti, da buon virgulto fascista scrisse che i luminosi imperi che intravedeva all’orizzonte erano “ basati sul cardine di razza, escludendo perciò l’estensione della cittadinanza da parte dello Stato Nucleo alle altre genti”. Persa la guerra e con essa la rotta, l’eroe impossibile azionò la supermolla per saltare sul carro politically correct del progressimo di sinistra, diventandone per decenni uno dei guru più apprezzato come condottiero di Repubblica: da questa posizione privilegiata assicurò che è possibile una morale laica fondata darwinianamente su due istinti, «quello della sopravvivenza dell’individuo e quello della sopravvivenza della specie». Non siamo in grado di verificare in questa sede quali delle due affermazioni del nostro sia meno assurda, ma certo lo strumento utilizzato, il darwinismo sociale, è sempre lo stesso, brandito come una scimitarra ora a dritta, ora a manca, in base a quale carro l’Eugenio nazionale si trova in quel momento a difendere. Gattopardi darwiniani!

Fluid Man

L’intellettuale fluida più famosa nel Bel Paese è la coriacea Emma Bonino, “nascosta in una goccia la forza di una roccia”. E forte Emma ha dimostrato di esserlo nella sua multidecennale di carriera politica di devastatrice di diritti di deboli non votanti. Già, perchè la fiera rappresentante della morale laica, della categoria dei deboli non votanti, feti ed embrioni, non gliene è mai fregato un granchè e anzi, sembra li abbia presi in odio fin dai tempi in cui li sopprimeva aspirandoli con marchingegni ricavati da parti di bicicletta. Perchè meravigliarsi? Azioni naturali per chi non ha mai avuto altro riferimento che l’assenza di riferimenti, la famiglia fluida, l’economia fluida e, naturalmente, la morale fluida. Fino ad un certo punto confinata alla periferia della politica con tutto il plotone pannelliano, è di colpo diventata un nume tutelare della sinistra del terzo millennio, quella che si riconosce sostanzialmente nell’avversione clericale, nel Rolex e nell’effetto serra. E così il suo credo è divenuto quello del governo stesso della nazione, incarnato da altri supereroi “fluid” come Cirinnà e Gasparotto assieme ai quali ha sfornato tante belle leggi “impossibili”. E non si creda che si fermeranno facilmente, difficile limitare i “fluidi” quando hanno già inzuppato tutto col loro nulla. Una piaga!

Multy Man

“È a capo di un plotone la furia di un ciclone”. Mi viene in mente Hawking, proprio lo scienziato inglese in carrozzina mancato poco tempo fa e la sua più ruspante sostenitrice Margherita Hack. Gli scienziati dell’universo impossibile, anzi,  della fiaba infinita dei multi-universi, ci hanno travolto con un ciclone di libri infarciti di nulla. Molti tra i fisici più “seri” ne rimangono irritati: “Su, ragazzi. Basta scherzare, è ora di tornare con i piedi per terra”(Lee Smolin, “The Singular Universe and the Reality of Time: A Proposal in Natural Philosophy, Cambridge University Press 2014). Ma non basta. Poco conta che questi trastulli matematici stridano orribilmente col rasoio di Ochkam, uno dei cardini della scienza moderna, poco conta che non siano verificabili sperimentalmente, poco conta che non siano popperianamente falsificabili e quindi non siano “scienza” nel senso galileiano, essi, oltre ad ingrossare il conto di chi li scrive, hanno  l’inarrestabile e socialmente rilevante merito di permettere a frotte di atei di non porsi domande serie sul perchè esiste un universo che appare costruito su misura per la vita. Fuffa al cubo!

E siccome l’unione fa la forza, le facoltà “impossibili” sono tutte incarnate negli intellettuali “impossibili”, anche se ognuno di essi manifesta maggiormente quella in cui si è specializzato. In conclusione, pensanti di ogni dove, se avete anche solo il minimo sospetto che possa esistere una quanche Verità, in guardia, incombe su voi tutti un qualche “impossibile” intellettuale del nulla! Uomo avvisato..