Aperta, ma non sempre

Ieri, alla trasmissione de La7 L’aria che tira, Myrta Merlino ha intervistato lo scrittore Gianrico Carofiglio che, dopo aver diligentemente prensentato il suo libro, ha iniziato a sciorinare massime di Einstein. Quella meno propriamente attribuibile allo scienziato era: “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.” Chissà se Carofiglio sa che proprio Einstein ha dimostrato con alcune delle sue vicende che la massima è proprio vera?

Nel 1927 il cosmologo e prete belga Jeorges Lemaitre gli presentò l’idea che l’universo fosse in espansione. «I tuoi calcoli sono corretti, ma la tua comprensione della fisica è abominevole», fu la risposta di Albert, convinto in maniera preconcetta dell’infinità del cosmo. La mente del grande scienziato continuò a rimanere chiusa anche quando Mons. Lemaitre iniziò a sostenere che l’universo avesse avuto un inizio che egli chiamò “atomo primigenio”. Einstein ribattè infastidito che «Questa faccenda somiglia troppo alla Genesi, si vede bene che siete un prete» e solo nel 1933 l’inventore della Relatività cedette alla futura teoria del Big Bang di Lemaitre, ammettendo ad una presentazione del cosmologo belga che «Questa è la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito».
Ci vollero quindi cinque anni perchè il “paracadute” di Einstein si aprisse e quella frase, probabilmente non sua, forse non l’avrebbe neanche mai ripetuta, per non vergognarsene.

Esplosioni fortunate

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Star-expl.jpg

Il fine tuning dell’ universo proveniente dalla caotica singolarità che chiamiamo impropriamente “Big Bang” è inconcepibile. Sappiamo che anche la nascita della prima forma di vita sulla terra fu un evento estremamente improbabile. Ora una simulazione al computer del Politecnico di Zurigo asserisce che anche l’ “ambiente” spaziale che ha permesso alla terra di essere abitabile fu molto improbabile: prima del sole, una stella gigante deve essere esplosa “innaffiando” la terra di elementi radiottivi che hanno permesso superficie solida e clima favorevole. “Sembra che siamo stati straordinariamente fortunati”, ha detto il coordinatore dello studio, Tim Lichtenberg. Fortunati anche perchè dopo la prima cellula una serie di miracoli in successione hanno portato all’uomo ed alla sua inspiegata coscienza. Ma siamo fortunati o solo ottusi a continuare a pensare in questo modo? Questa è conoscenza? E facciamocela qualche domanda ogni tanto!

DNA..tamagotchi

Struttura del DNA “naturale”

Viene presentato come una meraviglia in grado di “sostenere un’evoluzione di tipo darwiniano” che “ suggerisce anche che su altri mondi la vita potrebbe essersi evoluta lungo linee affini, ma differenti, a quelle seguite sulla Terra”, il DNA ad otto basi (invece delle normali quattro) detto Hachimoji, è in realtà solo un giochino degli scienziati della Florida. Il perchè dell’ “invenzione” non è chiaro: è “non autosufficiente” e quindi non utilizzabile per la vita. A voler ben pensare si spera non faccia danni e che possa almeno servire alla medicina.

Agostino l’evoluzionista

“Nel granello dunque erano già presenti invisibilmente tutti insieme gli elementi che nel corso del tempo si sarebbero sviluppati per formare l’albero; allo stesso modo dobbiamo immaginare il mondo, quando Dio creò simultaneamente tutte le cose, conteneva simultaneamente tutti gli elementi creati in esso e con esso quando fu fatto il giorno[…] .

Conteneva inoltre gli esseri che l’acqua e la terra produssero virtualmente e causalmente, prima che comparissero nel corso dei tempi e che noi ora conosciamo come opere che Dio continua a compiere fino al presente”

Agostino d’Ippona, De Genesi ad litteram, V, 23, 24

 

La realtà irreale

Max Planck, premio Nobel per la Fisica

Abbiamo visto nella prima puntata come sia impossibile assolutizzare la matematica per colpa dell’indecidibilità dei suoi fondamenti introdotta da Gödel. Ma la realtà sembra essere davanti a noi oggettiva e sappiamo dalle nostre scoperte che pare rispondere al principio della causa-effetto (determinismo); possiamo quindi ancora verificare (osservatore distinto dall’oggetto) che i risultati dei modelli matematici corrispondano a tali “fatti” (realismo). La fiducia in tale metodo fu il dogma di Albert Einsten, e lo è ancora per molti. Leggi tutto..