Spiegazione divina

il Big Bang «domanda a gran voce una spiegazione divina e infatti si accorda perfettamente con l’idea di un Dio Creatore trascendente. Non riesco a capire come la natura avrebbe potuto crearsi da sé. Solo una forza al di fuori del tempo e dello spazio avrebbe potuto fare una cosa simile»

Francis Collins, il genetista capo del team che ha sequenziato del DNA umano, direttore del National Institutes of Health, (“Il linguaggio di Dio”, 2007, pag. 63)

Tutti sul ponte Morandi

Si scava ancora tra le macerie ma dai  social arrivano rassicuranti commenti assortiti di islamisti misericordiosi. Si parte con «Maometto ha colpito il ponte e ha gettato giù le auto», per passare a  «Questo dopo aver deciso di fermare la costruzione di moschee in Italia».

E’ poi il vicepremier Salvini a dare sfoggio di disinteressato zelo: «Mi aspetto che già da oggi Autostrade sospenda il pagamento dei pedaggi.[…] Atlantia (Autostrade) riesce ancora, con faccia di bronzo incredibile e con morti ancora da riconoscere, a parlare di soldi e di affari».

Infine un rasserenante botta e risposta. Di Maio: “A noi Benetton non pagava campagne“. Renzi: “O è un bugiardo o uno sciacallo

Tutti sul ponte! Per farlo cadere un’altra volta.

Sotto il tappeto, no

Di fatto, non è ancora stata formulata un’interpretazione universalmente condivisa in grado di spiegare gli eventi che hanno determinato l’ominazione”  e i religiosi “attribuiscono invece a Dio la creazione del tutto e sulla base di una tradizionale lettura teologica del primo libro della Bibbia, Genesi, ritengono che ogni forma di vita che oggi osserviamo sia apparsa sulla terra così come Dio la volle in origine“. E siccome il biologo Pietro Buffa nel suo “I geni manipolati di Adamo dimostra di non gradire queste due risposte [le uniche per l’autore che, evidentemente, non ha mai sentito parlare ad esempio di aristotelismo tomista,–ndr] ecco che con la “terza via” propone una variopinta alternativa, ma con colori che ingarbugliano il quadro iniziale. E’ all’incirca questa la ratio del libro segnalatomi da un amico [che si ringrazia], ma che manifesta tutta la sua inutilità (per non dire dannosità) per chiunque voglia trovare risposte.

Da svariati decenni l’ “ipotesi extraterrestre” toglie maldestramente le castagne dal fuoco ad una biologia atea che non riesce a spiegare l’origine della vita e dell’uomo. Così la sconcertante complessità delle prime forme di vita costrinse il confuso astrofisico Fred Hoyle a sostenere «Che quella faccenda complicata e complessa che è una cellula sia nata spontaneamente e per caso sulla Terra ha la stessa probabilità che un tornado, passando su un deposito di rottami, ne tiri fuori un Boeing 747 perfettamente funzionante». Lo scienziato inglese si rifugiò in corner con la “panspermia“, ossia la nascita della vita su altri corpi celesti e la successiva propagazione terrestre. Era chiaramente una soluzione incompleta, perchè spostava altrove i “primordi” e per giunta su luoghi di cui nulla sappiamo. Una risposta completa viene invece fornita dalla Genesi biblica,  ma se decidiamo, come fa Buffa (con improbabili studi glottologici di un biblista senza titoli), che la Bibbia non dice quel che sembra dire, non possiamo fornire un’alternativa che peggiora la situazione antecedente. La nascita dell’uomo da un’operazione d’ingegneria genetica extraterrestre è infatti una risposta a minore contenuto informativo delle prime due ed in maggiore disaccordo con il Rasoio di Ockham. Spieghiamo meglio.

Fred Hoyle

Che la vita venga da Dio è una risposta esaustiva ma il problema nasce se non si crede, forse perchè non ci piace Dio. Che la vita venga dallo spazio, invece che essersi originata sulla terra, non è una vera risposta perchè rende insoluto il problema della sua origine;  ma se anche l’uomo (oltre che la vita) deriva dagli agenti spaziali, come dice Buffa,  non solo rimane insoluto il problema della vita , lo è anche  quello dell’origine biologica di questi esseri e quello dell’origine della loro mente.  Dio in questo modo, lungi dallo sparire, diventa una maggiore necessità per il cosmo. E quest’ultimo poi, chi lo avrebbe creato? Gli stessi ingegneri genetici extraterrestri che si sono dilettati a inventare l’uomo?  “Balle” di cannone come bolle di sapone. E non eravamo certo alla ricerca di qualcuno che aumentasse la nostra confusione! Insomma, se con Hoyle avevamo un problema, con l’ “ipotesi Buffa” ne abbiamo almeno due, un bel regresso netto di conoscenza.

In fondo l’uomo cerca risposte assolute a domande sul senso e non complicazioni nozionistiche, ammesso e non concesso che siano dimostrabili: da dove viene la coscienza? Da dove viene la vita? Da dove viene l’universo? Buffa invece rispondere abbassa il tiro e rimescola le carte: “Le osservazioni che ne derivano non hanno lo scopo di edificare certezze, bensì quello di aprire nuove ipotesi.” Ma se queste iperboliche ipotesi, invece di aiutare la necessaria ricerca del fondamento di tutto, si limitano a “spostare la sporcizia sotto il tappeto”, allora il suo lavoro  può tranquillamente rimanere in libreria. A conclusione del ragionamento ben ci stanno le parole di una famosa atea, parole che incarnano lo spirito di questa tipologia di intellettocrati: «Io, Margherita Hack, preferisco l’atto di fede nel Nulla all’atto di ragione che mi porterebbe a credere in Dio».

L’uomo dell’inizio

Indovinello. Chi è l’uomo raffigurato a fianco? Non lo sapete, eh? Pare un prete, chiaro, gesuita vi anticipo, come l’attuale Papa; ma il nome non lo sapete lo stesso. Suggerimento: era pure scienziato ed ha inventato la teoria dell’ “atomo primigenio”. Ancora niente? E va bene, la teoria fu poi rinominata da chi gli si opponeva col nomignolo di “Big bang”. Non lo sapete ancora? Ma come? Possibile che nei libri scolastici, o sui media sia calato il silenzio su chi ha scoperto non il numero dei peli sulla testa degli elefanti, ma che l’universo ha avuto un inizio? Insomma, possibile che nella nostra società pochissimi sappiano chi ha escogitato la teoria più importante per la nostra conoscenza del cosmo? Ah, direte, era solo un prete, e in un epoca in cui la scienza è la nuova religione, possiamo pure dimenticarcene. E invece no. Stay tuned.

Due pesi e..due privacy

Ad Obama fu permesso di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la campagna elettorale, ma quando lo ha fatto Trump si è gridato allo scandalo.

di Giampaolo Rossi

Carol Davidsen è stata il capo Dipartimento “Media Targeting” dello staff di Obama nelle elezioni del 2012 ed è considerata un’esperta di campagne elettorali online in America. In una conferenza pubblica, tre anni dopo l’elezione di Obama, rivelò qualcosa che allora passò sotto silenzio ma che oggi è dirompente alla luce dello scandalo Cambridge Analityca: “Noi siamo stati capaci di ingerire l’intero social network degli Stati Uniti su Facebook“.
Nello stesso intervento affermò che i democratici acquisirono arbitrariamente i dati dei cittadini americani a cui i Repubblicani non avevano accesso; e questo avvenne con la complicità dell’azienda americana che lo consentì tanto che la Davidsen è costretta ad ammettere che “ci fu uno squilibrio di acquisizione informazioni ingiusto

FACEBOOK CONSENTÌ AD OBAMA DI RUBARE I DATI DEI CITTADINI
Nei giorni scorsi su Twitter, la Davidsen è tornata sulla questione confermando che a Facebook furono sorpresi quando si accorsero che lo staff di Obama aveva “succhiato l’intero social graph” (vale a dire il sistema di connessioni tra gli utenti) “ma non ce lo impedirono una volta capito cosa stavamo facendo“.
Il motivo, aggiunge la Davidsen è che “loro ci dissero che erano dalla nostra parte”.
In altre parole Facebook consentì ad Obama di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la sua campagna presidenziale, in quanto azienda schierata dalla parte dei democratici.
D’altro canto già nel 2012, sul Time, un lungo articolo di Michael Scherer spiegava come Obama si era impossessato dei dati degli americani su Facebook con lo scopo d’intercettare l’elettorato giovanile. Esattamente nello stesso modo in cui lo ha fatto Cambrdige Analytica per la campagna di Trump: attraverso un app che carpì i dati non solo di chi aveva autorizzato, ma anche della rete di amicizie su Facebook ignare di avere la propria privacy violata. Solo che allora la cosa fu salutata come uno dei nuovi orizzonti della politica online e descritta da Teddy Goff, il capo digital della campagna di Obama, “il più innovativo strumento tecnologico” della nuove campagne elettorali.

ZUCKERBERG E DEMOCRATICI
La stretta connessione tra Facebook e il Partito Democratico Usa è continuata anche nelle ultime elezioni come rivelano in maniera implacabile le mail di John Podesta, il potente capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, pubblicate da Wikileaks.
È il 2 gennaio del 2016, quando Sheryl Sandberg, Direttore esecutivo di Facebook e di fatto numero due dell’Azienda, scrive a Podesta una mail di augurio di Buon Anno, affermando: “Sono elettrizzata dai progressi che sta facendo Hillary”.
È il periodo in cui si stanno completando i preparativi per la designazione alle primarie del Partito democratico che partiranno a febbraio; e la risposta del Capo Staff di Hillary non lascia adito a dubbi: “Non vedo l’ora di lavorare con te per eleggere la prima donna presidente degli Stati Uniti”.
Sheryl Sandberg (oggi una delle dirigenti Facebook al centro dello scandalo) è la donna che Zuckerberg volle fortemente nella sua azienda strappandola nel 2008 al diretto concorrente Google.
La manager, da sempre democratica, aveva lavorato nell’amministrazione di Bill Clinton come capo staff di Larry Summers il Segretario del Tesoro, voluto proprio dal marito di Hillary.
Il rapporto tra Podesta e la Sandberg è di vecchia data. Nell’agosto del 2015 lei scrive a lui per chiedergli se fosse disposto ad incontrare direttamente Mark Zuckerberg. Il grande capo di Facebook è interessato ad incontrare persone che “lo aiutino a capire come fare la differenza sulle questioni di politica a cui lui tiene maggiormente” e “comprendere le operazioni politiche efficaci per far avanzare gli obiettivi” tematici a cui lui tiene, come “immigrazione, istruzione e ricerca scientifica”. E chi avrebbe potuto farlo meglio del guru della campagna elettorale di colei che erano tutti convinti, sarebbe diventata il successivo presidente degli Stati Uniti?

CONCLUSIONE
Lo scandalo Cambridge Analytica che doveva essere l’ennesimo attacco contro Trump e la sua elezione si sta trasformando in un boomerang per Democratici e sopratutto per Facebook; l’azienda è oggi al centro del mirino delle polemiche per un modello di business che si fonda proprio sull’accaparramento e la cessione dei nostri dati di privacy che possiede nel momento in cui noi inseriamo la nostra vita, le nostre immagini, le amicizie e la nostra identità all’interno del social media.
Ma la questione è sopratutto politica: quello che oggi è scandalo perché fatto per la campagna elettorale di Trump, fu ritenuta una grande innovazione quando lo fece Obama. Con in più un particolare di non poco conto: che nel caso di Obama, Facebook ne era a conoscenza e consentì la depredazione dei dati degli americani.
Forse, all’interno del suo “mea culpa”, è di questo che Zuckerberg e i vertici di Facebook dovrebbero rispondere all’opinione pubblica.

Titolo originale: Facebook, ecco come Obama violò la privacy degli americani
Fonte: Occhi della Guerra, 22/03/2018
Pubblicato su BastaBugie n. 553 (ad eccezione dell’immagine)

La femminista aspirante

«Occorre un vaso, ermeticamente chiuso, dove si crea il vuoto e dove finisce il contenuto dell’utero che viene aspirato con la cannula. Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto marmellata. Il barattolo viene chiuso con un tappo di gomma che ha tre fori. Da un buco parte il tubo di gomma in cui si inserisce il gommino della pompa da bicicletta (con la valvola interna rovesciata per aspirare aria anziché immetterla); dal secondo buco parte il tubo di gomma….»

Emma Bonino, parlamentare radicale,  spiega sul Settimanale OGGI del 29/7/1976 come provocare l’aborto in casa. In questo modo i suoi “ambulatori” indussero migliaia di aborti per cui non è mai stata processata e condannata grazie all’immunità parlamentare.

Scientismo, in breve

Sappiamo tutto“: “Sappiamo chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Veniamo dall’intera storia della evoluzione, cosmica e poi terrestre“. E’ quanto afferma una bandiera dell’ateismo filosofico nostrano, Paolo Flores d’Arcais in un libro in cui dialoga col Cardinale Angelo Scola. Quella che già a prima vista sembra una “sparata cosmica”, per dirla educatamente, porta come conseguenza per il nostro che mentre “… un tempo le dispute filosofico-teologiche su fede e ragione erano esplicite, si andava alla radice. Oggi, per paura di ferire la sensibilità di chi ha fede, l’ateo è spesso reticente”. E’ tutto chiaro? Gli onniscienti scienziati [il “noi” sottinteso del “sappiamo tutto” -ndr-]  eviterebbero di fare  sfoggio di erudizione per non offendere nella discussione i credenti ignoranti.  Ma veramente sappiamo tutto delle questioni cruciali come da dove viene il cosmo, la vita, la nostra specie, la nostra essenza e cioè l’autocoscienza? Proviamo a farcelo confermare da scienziati rigorosamente atei od agnostici, per evitare “conflitti d’interesse”.

Circa l’origine del cosmo, per iniziare, il grande cosmologo Alexander Vilenkin afferma: “i cosmologi non si posso più nascondere dietro la possibilità di un Universo che si perde in un passato eterno. Non c’è via d’uscita: non resta che affrontare il problema dell’ inizio del cosmo“. ( Un solo mondo o infiniti?, 2006 ). E circa l’inizio cosa si può dire ad oggi? Il fisico Steven Weinberg spiega che : “possiamo tracciare la storia dell’espansione del cosmo indietro nel tempo, fino al […] primo milionesimo di secondo, ma non sappiamo […] chi fu a far partire l’orologio. Probabilmente non lo sapremo mai, come non potremo mai comprendere il perché delle leggi ultime della natura”.

Ma i libri scolastici dicono che sappiamo come è nata la vita, vero? Richard Dawkins, massimo esponente dell’ateismo biologico ammette mestamente che: “nessuno sa come è iniziata…nessuno sa niente“. Ma forse abbiamo certezze su come sia saltato fuori l’Homo Sapiens: “siamo una specie nuova, certo. Ma è altrettanto certo che ci siamo evoluti da specie preesistenti (anche se non conosciamo di preciso tutti i passaggi e forse non li conosceremo mai..)” riferisce con una discreta confusione la paleoantropologa cattedrattica Olga Rickards. Va bene, abbiamo capito che siamo a zero, ma almeno per l’autocoscienza, l’elemento che da solo fa di un primate un uomo, sappiamo da dove diavolo viene? E qui il premio Nobel per la fisica Erwin Schrödinger taglia corto togliendoci ogni speranza: «la coscienza non può essere spiegata in termini fisici e nei termini di nessun’altra cosa» ( General Scientific and Popular Papers”, 1984).

Premesso che tali valutazioni sono dominanti nel mondo scientifico, egregio Flores d’Arcais, è mai pensabile che se Socrate fosse a conoscenza delle splendide “certezze” di cui disponiamo muterebbe dal suo timido“sappiamo di non sapere” in un trionfante “sappiamo tutto”? Eppure il Paolo dell’ateismo nazionale ne rimane convinto, nonostante proprio il filosofo ateniese, ad un certo punto della sua vita, abbia abbandonato lo studio delle “scienze naturali” in quanto studio “del relativo” per approdare alla filosofia, studio “del tutto”, cioè dell’assoluto. Non sappiamo quali misteriose verità sorreggano Flores d’Arcais ma, in ogni caso, l’impressione che dà è d’essere vittima di un “delirio d’onniscienza” col carattere della cronicità.

Perle di progressismo

Centrati a vantaggio dell’intera umanità  i mirabolanti obiettivi dell’aborto e del divorzio facile, del matrimonio omosessuale e dell’utero in affitto, la sinistra progressista dell’Occidente è alla divertita esplorazione del continente del  “sesso strano” e della”gender choice“. L’Italia non fa eccezione e sono diverse le amministrazioni comunali, provinciali e regionali che nel moderno supermetcato dell’orientamento sessuale offrono una variegata offerta a bambini ed adolescenti. Ci sono libri che, grazie ad un cavallo che si sente un cane, insegnano ai bambini che cambiare sesso è divertente: in Svezia con questo metodo i bambini transgender sono aumentati del 100%, che bello! Anche noi, anche noiii. Poi c’è il  teatro per ragazzi che  invita ad essere bambini gender fluid, quella nelle scuole. e quella della Rai che è impegnata a sua volta con video istruttivi. Ma anche per le strade, nelle piazze delle vostre città, è possibile sperimentare quanto eccitante sia uscire dalla “gabbia eteronormativa”.  A Santarcangelo, ad esempio si “spinge”, tra le altre cose, sulla ecosessualità, presentando l’attività di un club ecosessuale (con le piante e/o animali è più bello). Anche a Palerno, un’ illuminata amministrazione ha portato recentemente questa “moda” all’Orto Botanico , totalmente incurante che i bambini  possano o meno accedare ad un filmato chiaramente pornografico.

E se un bambino dovesse mai farsi venire dei dubbi a vedere tutte queste belle ed istruttive cose? Beh, ci pensa lo Stato a prendersene carico, anzi, lo Stato fa in modo che il bambino stesso, prima o poi, decida cosa diventare, facendo da cavia per un farmaco che potenzialmente lo può devastare. Non ci credete? E invece è proprio così. Infatti, la commissione AIFA il 13/7/2018 si è riunita e ha votato a schiacciante maggioranza un documento che  rende legale l’utilizzo di Triptorelina per bloccare lo sviluppo sessuale del bambino “confuso”(viene chiamata Disforia di Genere, DG) in attesa di sviluppi futuri. Vi sembra troppo? E allora in aggiunta sappiate che il testo recita che  “Al momento l’uso del farmaco per DG negli adolescenti è caratterizzato da incertezza: 1) non esistono studi di sicurezza e dati sufficienti di follow-up in grado di rassicurare sulla mancanza di effetti collaterali a breve e a lungo termine. Non risulta sufficientemente provato se l’interruzione della pubertà fisiologica possa avere conseguenze negative sulla crescita, sulla struttura scheletrica, sull’apparato cardio-vascolare, neurologico-cerebrale e metabolico e sulla fertilità. I dati disponibili sono di tipo aneddotico, osservazionale o narrativo per quanto riguarda sicurezza ed efficacia: senza adeguati controlli sperimentali è impossibile un giudizio scientifico sui rischi. 2) Non sono ancora sufficientemente esplorate le conseguenze del blocco dello sviluppo sessuale in rapporto allo sviluppo emotivo-cognitivo che procede. 3) Un punto critico bioetico è la partecipazione e il consenso al programma terapeutico dell’adolescente. Nella somministrazione del farmaco va considerata la condizione di particolare vulnerabilità degli adolescenti sotto il profilo psicologico e sociale. Si pone, dunque, il problema in quali termini un assenso di un minore possa essere espresso in modo realmente libero, valido, senza interferenze esterne, e con la consapevolezza delle informazioni ricevute, per questo caso e in queste condizioni, nelle quali, tra l’altro, la DG, come già ricordato, si accompagna spesso a depressione, ansia, istinti suicidari».

Ci si chiede come, nonostante questi macigni posti dinanzi all’utilizzo di una tale “terapia preventiva” la commissione abbia dato lo stesso parere positivo. Evidentemente il “pensiero unico” non ammette deroghe. Quindi se avete un figlio adolescente che, andando al parco, ad esempio, scopre la propria supposta “confusione” sessuale, potete, col favore dell’AIFA, decidere di bloccargli lo sviluppo  fermandolo in un limbo di ambiguità sessuale, col rischio reale di provocargli enormi danni fisici e psichici. La natura ed il buon senso non solo non vengono tenuti in conto ma vengono calpestati con un farmaco con caratteristiche di sicurezza nulle.

Ci si rende conto che si tratta di persone scosse ed immature quando si affermano cose come: «Attraverso l’ausilio di professionisti del settore, è importante ottenere dal minore un consenso espresso in modo libero e volontario e con la consapevolezza delle informazioni ricevute nelle specifiche condizioni fisiche e psichiche. Durante questo processo è di fondamentale importanza verificare anche che le aspettative esterne, dei genitori e della società, non interferiscano sull’acquisizione di consapevolezza dell’adolescente»?

A volte ci si chiede perchè mai la maggioranza moderata degli Italiani continua ad abbandonare tali sensati paladini del progressismo per gettarsi nelle braccia di pericolosi estremisti populusti. Qualcuno ha, a questo punto, chiara almeno una parte della risposta?

Matematica da Dio

“La consistenza matematica del nostro universo è certamente una ragione per vedere il Dio creatore dell’universo, come ben espresso dal papa Benedetto XVI nel suo discorso. Tuttavia, c’è qualcosa di più. La matematica astratta, in quanto coerente scienza della verità logica, ci rinforza nella certezza della verità assoluta che è Dio. Dio è Creatore, Amore infinito, e Verità infinita”

Enrico Bombieri, matematico vincitore del premio Fields, Tutti i numeri di Dio, Il Foglio quotidiano, 23 aprile 2015

Come è fatto l’universo?

Illuminati noi siamo! Non questa materia grezza!” Così il maestro Yoda istruisce Luke Skywalker nell’Impero colpisce ancora, uno dei più bei film della saga di star Wars. Già, ma la materia, le cose, i corpi celesti, l’universo, di cosa sono fatti? Di  quale “materiale”? Vi sembra banale la domanda? Pensate di saperlo? Non rispondete frettolosamente. Se avrete un po’ di pazienza nel seguire questo approfondimento potrete ricavarne delle sorprese. Leggi tutto.

Schiave senza identità

In Inghilterra quaranta scuole vietano alle alunne di indossare le gonne per non offendere gli alunni “transgender”. Non è uno scherzo. E’ il “progresso”. I progressisti infatti, sono riusciti a piazzare un altro colpo a danno del “naturale”: non esistendo i sessi (stupidi bigotti, il DNA  e la riproduzione sessuata è invenzione dei preti e non della natura!), è giocoforza che tutti i cosiddetti “ex generi” debbano confondersi, per non far sentire in disagio chi è confuso già di suo. Un rappresentante LGBT ha così commentato: «Stiamo semplicemente assicurando che tutti gli studenti siano rappresentati, compresi i giovani che non si identificano come maschi o femmine». Chicche di saggezza.

Ricordate le dita levate al cielo delle donne nei cortei del ’68? E ricordate le loro minigonne? Ecco, quell’ideale  di autodeterminazione si è ridotto ad uno snaturamento della femminilità nel rispetto dell’ideologia “gender” a cui il femminismo stesso da tempo strizza l’occhio. Altro che minigonne, costrette ad anonimi pantaloni! Una perdita netta di  identità, una costrizione ad uniformarsi agli uomini (a loro volta costretti a perdere la loro identità sessuale) od a qualcosa di tetramente intermedio tra i sessi. In fondo nulla di nuovo, si sta continuando sulla strada sessantottina: le “conquiste” del dover lavorare fuori ed in casa, di non potersi tranquillamente dedicare ai figli, a volte di non poter fare figli perchè limitativo della carriera, di dover competere con gli uomini nell’ambiente lavorativo, non sono certo una sottolineatura della specificità della donna. Ma c’è di più.

I paladini del “gender” le hanno addirittura costrette a trasformarsi in “incubatrici a gettone” di pargoli per ricche coppie omosessuali. E qualcuno vede normali queste pratiche anche in Italia  , dove la sinistra “moderata” del PD ha  nominato recentemente responsabile del Dipartimento diritti civili del partito Sergio Lo Giudice, riconosciuto omosessuale favorevole all’utero in affitto (che ha già sfruttato per scopi personali due volte). La linea del PD è finalmente chiara, tanto che alcune iscritte hanno lasciato per protesta il partito; tra queste la parlamentare europea Francesca Marinaro che ha amaramente commentato: “Ho aderito al Pci nel 1976 perché difendeva la dignità umana che per me è stata sempre la priorità.  Ora devo prendere atto che non è più così”. Affrancate dal padre padrone, le donne possono finire schiavizzate e mercificate da ogni individuo che manifesti un “orientamento” sessuale non convenzionale. E i bambini? Innocenti, per la cecità degli adulti, verranno al mondo senza papà o senza mamma. Chi tutela i diritti di questa “minoranza” indifesa?

Matematicamente bravo

A. Figalli

Alessio Figalli ha vinto la Medaglia Fields, una sorta di “Nobel della matematica”. Nuovo lustro per la scienza italiana, anche perchè la cosa si è ripetuta solo un’altra volta, nel lontano 1974, con Enrico Bombieri. Il successo del matematico romano dimostra che in Italia ci sono cervelli d’eccellenza, che ci sono scuole d’eccellenza e che il “classico” continua ad essere una fucina di personaggi di successo. Figalli proviene infatti dal liceo romano Vivona, ma lo stesso prof, Bombieri, il fisico Antonino Zichichi e la direttrice del CERN Fabiola Gianotti, provengono tutti da licei classici italiani (la Gianotti addirittura dalle Orsoline). In un mondo dominato dalla cultura tecno/scientifica è un caso che grandi ricrcatori crescano in mezzo alla filosofia ed alle versioni di latino e greco? C’è da ragionarci su,  anche sul fatto che questi ultimi siano  credenti. Si può evidentemente mettere assieme fede e scienza e non solo in Italia: il matematico francese Laurent Lafforgue ad esempio, altro premio Fields, la mette in questo modo: «La matematica è la prova che tutto obbedisce a Dio»(Intervista nella Biblioteca Nazionale di Francia, 2009). Ma ritornando a noi, doverosi complimenti, prof. Figalli!

Solo balordi di periferia

Presentata per giorni dalla stampa “progressista” come esempio del nuovo clima di razzismo che attenaglia il “bel paese”, l’aggressione all’atleta di colore Daisy Osakue a colpi di uova si è dimostrata una bufala. Si trattava solo di tre balordi che la sera, usando la panda del padre di uno dei tre (consigliere del PD!) si divertivano andavando in giro per le strade dell’annoiata provincia torinese a bersagliare poveri passanti (accertati altre sette episodi). Il padre, costernato si interroga: “Mi chiedo dove ho sbagliato“. Ironizzando si potrebbe rispondere che la sua colpa è di non aver spiegato al figlio di lanciare uova solo a gente di pelle bianca.. Sentiti auguri a Daisy per le imminenti gare.