Infinitamente Margherita

M. Hack

L’astronoma Margherita Hack, da buona comunista, radicale, garante scientifica del CICAP, presidente del UAAR, era atea fino al midollo. Invitata in ogni salotto mediatico, con la sua ruvida cadenza toscana e la sua faccia da contadinotta d’altri tempi, ammettiamolo,  bucava lo schermo parlando di universo, stelle e pianeti. Lusingata da continui elogi ed additata come bandiera della scienza nazionale, Margherita Hack ammetteva candidamente: «È un onore, ma non credo di meritarlo, non ho scoperto nulla». Già, non scoprì mai nulla, in compenso con un mare di libri difese il suo “credo” ateo  mantenendo viva una teoria morta e defunta negli anni settanta, quella dell’universo eterno ed infinito. Ma perchè una tale scienziata avrebbe dovuto sostenere fino alla morte sopraggiunta nel 2013 una teoria ormai abbandonata da tutto il mondo scientifico?

Ma prima di rispondere, per capire, facciamo un passo indietro, fino alla Agrigento di venticinque secoli fa; qui infatti visse il filosofo greco Empedocle che, tra le altre cose, si occupò di fisica sostenendo quello che dopo di lui nessuno ha più osato mettere in dubbio e cioè che in natura nulla viene dal nulla ma tutto si trasforma. Chiaro no? Qualcosa di esistente deve [pro]venire da qualcos’altro di esistente. Con l’affermazione del cristianesimo in Occidente, molti pensatori cristiani si misero in testa di sfruttare tale “dogma” filosofico per dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio. L’universo poteva essersi creato da sé stesso? Pareva di no. Era quindi per loro necessario un creatore, una causa non causata perchè qualcosa esistestesse invece che il nulla. Il fatto è che, a rigor di logica, l’universo non deve necessariamente essere “creato” in quanto potenzialmente eterno. In questo caso esisterebbe in sè e si trasformerebbe a partire da sé stesso.

W. of Ockham

L’assenza della necessità logica di un creatore, peraltro sostenuta da Tommaso D’acquino, era un concetto ben chiaro al frate francescano inglese William of Ockham, tanto che, il suo “rasoio” dissuadette molti credenti a sostenere l’esistenza di Dio con una tale scivolosa teoria: se abbiamo due possibili soluzioni per un problema, a parità di fattori(che siano plausibili ambedue) si dovrà preferire quella più semplice. Quindi alla domanda delle domande: “perchè esiste il cosmo invece che nulla?” si può rispondere:

a) il cosmo è infinito, esiste da sempre (risposta non teista)

b) il cosmo è finito e fu creato Dio che è eterno ed infinito (risposta teista)

La seconda risposta introduce un termine in più e quindi il “rasoio di Ockham”la mette da parte perchè meno semplice. Tale principio ebbe grande successo nell’Illuminismo, non solo per chiudere la bocca ai credenti ma anche per far progredire la conoscenza in maniera sana. Che il modo di ragionare  fosse  diventato uno dei pilastri della scienza moderna lo sapeva bene anche il famoso matematico ateo Bertrand Russel che, in una famosa tenzone radiofonica del 1948, capitalizzando il vantaggio regalatogli dal “rasoio”, azzittì il gesuita Coplestone: “L’universo è lì, e questo è tutto“. In quegli anni, infatti, il mondo della cosmologia assisteva allo scontro tra la visione “classica” di un universo infinito(stazionario) e quella”rivoluzionaria” di un universo con un inizio (il Big Bang, evolutivo). Quest’ultima teoria, e qui torniamo alla Hack, sembrò un’inaccettabile assurdità” a molti scienziati[fra i quali lei stessa], soprattutto a quelli che lo vedevano come un ritorno al fiat lux della Bibbia.[..] Si divisero praticamente in due fazioni, a seconda delle loro credenze – atei ed agnostici più favorevoli al modello stazionario, i credenti a quello evolutivo”.(  M. Hack, Il mio infinito, 2011, pp.123-4 ).

A. Penzias

La situazione però si risolse nel 1967 quando i premi Nobel Arno Penzias e Robert Woodrow Wilson scoprirono la prima prova della teoria del Big Bang: la radiazione cosmica di fondo. Gli atei così persero il loro vantaggio filosofico: una delle due risposte alla domanda sul cosmo non era più vera (l’universo aveva avuto un inizio!) e rimaneva in piedi solo la seconda risposta: Dio ha creato l’universoNaturalmente molti, e tra questi la Hack, rifiutarono la realtà ideando ” vie di fuga influenti che cercano di preservare lo status quo nonteista”. ( A. Flew-R.A. Varghese, There is a God, 2007 ).  Nonostante sia «consolidata l’osservazione[…] di una fase primordiale calda dell’universo»( M. Bersanelli, astrofisico dell’Agenzia Spaziale Europea), e cioè di un inizio del cosmo,  la  Margherita nazionale continuò a difendere l’universo infinito ed eterno con affermazioni del tipo: «sarebbe tutto più semplice se fosse così». Commovente “fede” atea.

Ma la dura realtà del Big Bang ed il suo scopritore, il padre gesuita Georges Lamaître, incombono tutt’oggi sulle fantasiose speranze scientiste: il fatto che“che gli astronomi abbiano identificato l’evento della creazione mette veramente la cosmologia vicino al tipo di teologia naturale medioevale che ha cercato di trovare Dio identificando la causa prima». (A. Sandage, astrofisico, citazione da“Solo lo stupore conosce”, BUR 2003, pag. 337).

 

L’idiozia che avvolge tutto

Mi arrendo, spengo la TV. Non la voglio più vedere, non la voglio più sentire.   Come è difficile rimanere in apnea nuotando immersi in un oceano di idiozie mediatiche. Voglio respirare, mi manca l’aria.

Ma è mai possibile che non si possa più imbastire un discorso senza cadere negli estremismi? E’ possibile che l’Occidente non riesca a vedere oltre i suoi errori? E’ possibile che ogni concetto venga strumentalizzato, che lo stereotipo sia la regola? Se sono bianco e non mi sento in colpa non sono per forza un razzista! Se sono contento di essere eterosessuale questo non fa di me un omofobo! Se credo questo non mi porta ad essere automaticamente un bacchettone! Se desidero una politica “morale” non sono populista! Se difendo la mia patria, la mia cultura e ci sono affezionato, non sono di conseguenza xenofobo! Se nego diritti a chi non li merita non sono un fascista! Se ho deciso di non votare a sinistra non significa che io sia egoista!

I progressisti e gli ultrà della sinistra occidentale devono finalmente realizzare che c’è al mondo anche chi la pensa diversamente da loro: il non politicamente corretto viene additato o come il male assoluto o, nel migliore dei casi, come un rozzo troglodita da chi sui media fa pesare una  supposta superiorità ideologica. Si oppongano col rispetto che si deve ad ogni uomo, non cedendo alla facile mistificazione, altrimenti sarà difficile per i più mantenere una posizione moderata, finendo schiacciati tra estremismi acritici. Che Dio salvi l’Occidente dalla sua miopia.

 

Agli albori dell’uomo

Caricatura ottocentesca di C. Darwin

Imbattutomi  in un curioso articolo del 2011 di Oggiscienza che trattava dell’evoluzione umana ho deciso di parlarne anche su Sapiens. Nell’articolo un professore di un liceo romano, durante una lezione in cui spiega l’evoluzione,  viene interrotto da uno studente scettico: “Prof, ma queste cose non sono superate? A me risulta che secondo le ultime scoperte sul DNA l’uomo non sia imparentato con alcun ominide preesistente. È scritto nel nostro libro di storia”. Mi sono incuriosito, lo confesso, anche per la risposta del prof: “Non si tratta solo di enormi stupidaggini. Sono anche scritte in modo molto sapiente, mischiando informazioni più o meno corrette con affermazioni del tutto errate”[…] Se diciamo che Homo sapiens non è parente di nessuno, allora l’unica conclusione logica che possiamo trarre è che sia stato creato”. Il creazionismo è tornato di moda? Che mi sono perso? Ricordo che alle scuole medie mi divertivo, oltre che a prendere a calci il pallone, anche con lo studio della paleontologia, in particolare di quella umana e sull’argomento portai una ricerca all’esame finale, con tanto di disegni a mano libera. Constatando di ricordare pochissimo, ho deciso di approfondire l’argomento in questa sede. Un’occasione per aggiornarci con le nuove scoperte. Le pagine delle varie “puntate” saranno disponibili col nome di Homo# seguito da un numero progressivo.

Homo #1                                                                          Homo #5

Homo #2                                                                          Homo #6

Homo #3

Homo #4

Si sottolinea che tali approfondimenti si possono assimilare ad una review di letteratura scientifica, quindi trattasi non proprio di una lettura “leggera”. Uomo avvisato..

Non sono radical chic!

È abitudine della trasmissione di Rai3 Agorà Estate che alla fine della stessa venga intervistato un ospite, solitamente di sinistra , che, a tu per tu con la conduttrice e senza l’ombra di contraddittorio, elargisce liberalmente il suo oracolo ai telespettatori. Questa mattina il ruolo della guest star è toccato all’attrice Monica Guerritore. Applauso di rito.

La signora ha manifestato fin da subito uno sdegnato rifiuto dell’etimologia con cui viene sottolineato l’attuale scollamento della sinistra dal sentire della gente comune: in particolare, ha attaccato termini come “PDioti”(esecrabile indubbiamente), “radical chic” e “salotti bene”. La nostra attrice ha sostenuto che radical chic e salotti bene siano termini senza significato oltre che invenzioni dei populisti. Insomma, una cosa tipo: “non esistono vampiri ma solo persone che succhiano il sangue”. Devo confessare che avevo un’idea abbastanza vaga su questo tipo di ambienti ma dopo l’intervento della nostra per me tutto è diventato più chiaro.
Bisogna innanzitutto dire che tali espressioni sono state coniate per mettere in evidenza come la sinistra in tutto l’Occidente sia sostenuta ormai da ambienti d’alta borghesia i cui interessi sono in rotta di collisione con le classi disagiate che una volta difendeva. Così la decimata classe operaia (scomparsa completamente per l’attrice) assieme alla parte della borghesia che più ha sofferto la crisi e la globalizzazione in questi ultimi anni, ha trovato nelle destre di ogni tipo una sponda apparentemente più coerente per difendere i propri diritti. Naturale quindi una sorta di antipatia per intellettuali “progressisti” che vivono in dimore lussuose e si spostano in aereo od in elicottero, ma che parlano nei talk show come se fossero filantropi con le scarpe bucate. Di più, il loro sostegno incondizionato alla globalizzazione ed all’emigrazione incontrollata di folle di poveracci verso d’Occidente, risulta addirittura irritante per coloro che riescono a malapena a sbarcare il lunario. Ecco che la Guerritore, con le sue idee e con la sua storia, rappresenta perfettamente il prototipo del radical chic.

L’attrice, da sempre fornita di indubbia bellezza, capacità artistiche e disinvoltura, ha impreziosito di memotabili ed immedesimate interpretazioni film erotici come Sensi e Scandalosa Gilda;  ha quindi sul petto il distintivo del political correct, sicuramente  incline come è alla morale “aperta” che tanto piace all’area Lgbt. Di più, anche grazie ai suoi matrimoni ha scalato la piramide sociale fino a divenire moglie dell’ex direttore della Rai e parlamentare PD Roberto Zaccaria. Quindi, quando la signora dice che non ci sono radical chic ma normali persone che uscite dallo studio televisivo pensano alla vita di tutti i giorni, appare poco credibile, in quanto sembra solo volersi mimetizzare nella folla di “inferiori” di fantozziana memoria. E quando afferma che le critiche al governo di quelli come lei riguardo all’immigrazione sono solo idee di “intellettuali che pensano” (notata la mal celata ostentazione di superiorità ontologica? ), come non tenere conto che lei stessa è sposata con uno che è passato dalla presidenza RAI a quella di una ONG? Non starà forse parlando per difendere la sua posizione? È solo il suo libero e progressista pensiero? Andreotti diceva che a pensar male si commette peccato ma spesso ci si azecca. Decodiamo di ospendere il giudizio ma dopo l’intervista si ha più chiaro il motivo della nascita di tanti epiteti urticanti nei confronti di tali intellettuali. Da parte mia un grosso grazie a Monica, è stata illuminante. Ad altri l’ardua valutazione su quanti voti ha fatto perdere alla sinistra italiana una simile performance.

Crociate: chi ha cominciato?

Quando qualcuno oggi vuole mettere in difficoltà un credente gli parla dei casi di pedofilia dei preti, dello IOR e, se vuole andare indietro nella storia, delle Crociate.
Inizieremo oggi a parlare proprio di queste guerre partendo dal motivo del contendere. La narrazione popolare su di esse dice che un bel giorno, intorno all’anno mille, la Chiesa costrinse tutte le corone europee a sottomettere i pacifici musulmani per conquistarne le terre e depredarne i tesori. Tale offesa, perpetrata a casa dei musulmani ed in nome del Vangelo (ma celante solo avidità), fu la fonte primaria del diffuso risentimento arabo verso tutto l’occidente. Una sorta di peccato originale della cristianità nei confronti del mondo islamico. Ma è così veramente?

Illustrazione di battaglia della seconda crociata. Fonte wikipedia
La “terra santa” e il Jiad

E’ bene innanzitutto sottolineare che la Israele, la cosiddetta “terra santa”, è stata dai tempi di Mosè terra degli ebrei (per i quali era la “terra promessa”), divenendo la terra di Davide. Con la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d. C. e la loro cacciata ad opera dell’imperatore Adriano, nel 146 d.C. ne furono “eredi” i Cristiani (Cristo era ebreo) che ne presero il controllo: divenuta provincia romana e rinominata Palestina, divenne per essi la “terra santa” in quanto luogo di nascita e di morte del Figlio di Dio Gesù Cristo. Nel 380, quando Teodosio decretò la religione cristiana come religione ufficiale dell’impero, la Palestina fu di conseguenza associata politicamente e religiosamente ad esso.

Nel 476 d.C., caduto l’Impero Romano, questa nazione rimase nell’orbita delle terre cristianizzate dell’Impero Romano d’Oriente. Nel VII secolo d.C. con una violenta e sanguinaria conquista da parte dei seguaci di una nuova religione, l’Islam, cade in mano dei seguaci del Corano. In questo testo Maometto, e per volere di Dio stesso, lancia il Jihad, la “guerra santa” contro gli infedeli. Secondo questo principio, tutto il Medio oriente e le coste dell’Africa settentrionale vengono conquistate manu militari ed assoggettate all’Islam. Ma i seguaci del Corano non si fermarono alla conquista delle coste dell’Africa mediterranea, ormai in buona parte cristiane: caddero infatti in loro mano buona parte dell’Impero Romano d’Orente, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica ed il sud della Spagna fino quasi ai Pirenei. Poco o nulla ci si sofferma sui libri scolastici sulla crudeltà e sui delitti interpretati da questi conquistatori, nè tanto meno sulle sofferenze che i Cristiani dovettero partire in quei bui secoli. Con la conquista della Sicilia in particolare, caduta dopo un estenuante periodo di incursioni e razzie iniziate nell’814, i pirati saraceni avevano il completo controllo dell’ex mare nostrum: «I cristiani non possono far galleggiare sul mare neanche una tavola», aveva l’orgoglio di scrivere lo storico arabo ibn Khaldun. Le torri di avvistamento dette “saracene” che circondano ancora oggi le nostre coste furono proprio un tentativo di risposta a questa minaccia incombente. Ma le scorribande islamiche arrivarono ben oltre le coste, come a Lione, alla Svizzera e persino al centro stesso della cristianità, Roma. La città fu saccheggiata due volte, nel IX secolo, e anche S. Pietro venne depredata. Nel 1009 si ebbe la devastazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme, con “la riduzione in povertà dei cristiani che impiegano 40 anni a restaurarlo” (M. Meschini, Il jihad & la crociata, Ares).

Quindi la storia delle crociate inizia il modo del tutto diverso da quello normalmente propagandato, con quattro secoli buoni di angherie subite dai Cristiani ad opera dell’Islam. La prossima puntata vedremo la situazione della Cristianità minacciata e la sua prima risposta.

Ciechi in bicicletta

R. Saviano

A giudicare dalla presenza nei talk show, dove vengono regolarmente santificate, le idee di sinistra e progressiste dovrebbero essere largamente maggioritarie in questo paese. E invece assistiamo ad una ascesa leghista, e meno dei 5Stelle, inarrestabile. Sospendendo per ora il giudizio su queste formazioni politiche, non si può fare a meno di rilevare come i guru del politically correct siano completamente scollati dalla realtà. Certo, difendono posizioni di comodo e, nel farlo, questi lungimiranti intellettuali, nonostante la continua discesa nei consensi, propongono ancora di soppiantare i cosiddetti “populisti” oggi con una politica intrisa di ideologie ormai ampiamente usurate dalla storia. Insomma, chi ha una grave miopia sull’oggi dovrebbe tornare al comando con idee di ieri. Ma si può chiedere alla gente salire di su un autobus il cui conducente è cieco e che, prima della cecità ha studiato una mappa sbagliata della città? La notizia buona è che il club di intellettuali che ha controllato l’informazione dell’intero Occidente dal ’68 ad oggi, non è più in grado di orientare le masse. E’ la realtà stessa a confutare le sue tesi aprendo la strada ad un mondo nuovo. E’ un’opportunità da cogliere in maniera responsabile: se sarà un mondo migliore dipenderà da tutti noi, non certo da loro.