Archive for January, 2009

Turismo d’elite

Sunday, January 25th, 2009

      Mi spiace per coloro che avendo  tempo,  coraggio e – soprattutto – denaro, avessero voluto fare nei prossimi anni qualcosa di diverso e ben più eccitante che andare alle solite Maldive…

E’ notizia di qualche giorno fa che fra un anno saranno sospesi tutti i viaggi "turistici" verso la IIS, la stazione spaziale internazionale  Alpha in orbita attorno al nostro pianeta. Motivo? Semplice, posti esauriti. Gli astronauti (quelli veri) li hanno prenotati tutti negli anni a venire.

Dal 2001, sei fortunati avevano avuto la possibilità di affrontare quest’avventura. Il prossimo – e forse ultimo – volo è previsto per marzo. Un americano pagherà all’agenzia spaziale un biglietto da ben 35 milioni di dollari, una cifra da farci chissà quante volte il giro del mondo.

Ulteriori dettagli li trovate sulle pagine di Space.com

 

Overdose da videogame

Saturday, January 24th, 2009

              La notizia apparsa sul sito di  techradar.com è definita "shock" ma a me non stupisce più di tanto: dei ricercatori di una università dello Utah hanno fatto un’indagine presso gli studenti che giocano assiduamente ai videogame è l’esito è stato che i soggetti si isolano in se stessi, trascurando i rapporti iterpersonali nel mondo "reale" e abbandonandosi sovente a vizi quali il bere ed i fumare.

L’articolo in questione parla addirittura di 14 ore al giorno passate a giocare (ma studiare, niente?) che sono veramente tante, quanto pasta per stordire chiunque. A me basta vedere già mio figlio – otto anni – che dopo un ora di Star Wars Battlefront sulla pleistescion ci mette qualche minuto a capire che ha smesso i panni dello Jedi ed è tornato alla (triste) realtà :-)

Eat this, not that

Friday, January 23rd, 2009

 

   L’altra settimana, colloquiando con un "teacher" newyorkese del mio corso d’inglese on-line, venne fuori che gli italiani sono conosciuti ed apprezzati in USA ed in altre parti del pianeta principalmente per due cose: la moda ed il cibo.

Effettivamente sono le nostre sole voci che – anche in periodi congiunturalmente negativi – ci tengono abbastanza a galla  nel contesto dell’export-import nazionale. Di altro non ne vedo… a parte forse il turismo in cui la concorrenza è assai forte, sia nel continente che altrove.

L’industria? Se si parla di auto, c’è il mito Ferrari che tiene banco, sebbene tutto il gruppo FIAT, che solo pochi anni fa pareva spacciato, si è ripreso bene e mantiene una discreta fetta di mercato.

L’informatica? Per carità… si era partiti abbastanza bene più di vent’anni fa, vedi per esempio il caso Olivetti. Ma poi, scelte politiche e manageriali sbagliate ci hanno fatto inosorabilmente assumere un ruolo di mere comparse in questo settore.

Torno adesso al discorso con cui avevo iniziato il post, ovvero moda e cibo. Della prima non mi pronuncio, sinceramente non ne capisco granchè… del cibo invece vorrei auspicare una decisa difesa delle specialità nostrane che vantano n tentativi di imitazione e dei sani principi alimentari (alias "piramide alimentare") che ci sono dietro.

Con questo non voglio dire che all’estero si mangia sempre e comunque peggio… anzi, persino in America, globalmente famosa per i suoi fast-food, c’è una certa presa di coscienza riguardo la bontà del cibo, sia esso consumato a casa che al di fuori.

Questo mese è uscito un libro, proposto dal New York Time e da Men’s Health, che ha come titolo "Eat This, Not That!". In buona sostanza vengono evidenziati i venti cibi peggiori che un americano possa mangiare, in relazione ai valori di calorie, sodio e grassi riscontrati. Nell’elenco pure un tipo di pasta e di pizza in vendita nei loro supermercati, che poco hanno a che vedere con quelle "made in Italy".

Il libro dispensa inoltre delle alternative più salutari e indica, per esempio, dove comprare il cheesburger meno indigesto. Insomma, una buona guida alimentare per gli americani, ma anche per gli italiani che si recassero negli States per turismo o per lavoro.

 

Privacy e social network

Monday, January 19th, 2009

 

      Tutto oro quel che luccica? E’ indubbio proclamare che Facebook sia stato il maggior successo nel 2008 tra i social network nel mondo ed anche qui in Italia, ove se ne stente parlare sempre più, tv e carta stampata compresa.

Partito quasi per gioco – come mezzo di aggregazione fra universitari americani – pare che, a detta del suo fondatore, gli utenti registrati siano arrivati ora alla spaventosa cifra di 150 milioni. Piace a tutti – sono 35 le lingue contemplate – e a giovani e meno giovani. La gran parte sono studenti ma pure degli ex, che utlizzano Facebook anche per rintracciare i vecchi compagni di scuola… Una moltitudine che scrive di sè, mostra sue immagini e chatta allegramente.

Naturalmente, un motivo del successo, è tutto gratis. Qualcosa però in realtà paghiamo in termini della perdita della nostra privacy. I regolamento prevede che foto, video, testi ed info di ogni utente siano diventino di proprietà del sito che ha il diritto di venderli a chiunque ne faccia richiesta.

Parecchi si lamentavano di Google che – grazie ai milioni e milioni di parole chiave inserite nel suo motore di ricerca – poteva assumere i connotati di un "Grande Fratello", ma Facebook  ha delle potenzialità quasi maggiori, raccogliendo dati ancor più confidenziali sul singolo individuo. Con il rischio poi, come è successo in altri ambiti simili, che questi dati personali possano essere sottratti illegalmente al proprietario.

Tuttavia, ognuno è libero di scegliere se ne vale la pena. E – come dimostrano i numeri – oggi come oggi  ad un sacco di gente poco importa il discorso privacy a fronte di divertirsi con un bel "giocattolo mediatico".