In memoria della memoria

In ritardo di un paio di mesi mi decido a pubblicare un post riguardante la gionata della memoria 2018. Può sempre insegnare qualcosa..

Assonnato davanti alla mia tazza di thè, di domenica mattina, decido di fermarmi su Rai1 per farmi svegliare da Unomattina in famiglia, programma diretto dal duo Timperi-Miccitelli. A convincermi in effetti era stato il simpatico faccione del prof. Sabatini: stava egli appunto finendo una delle sue erudite disquisizioni su “curriculum e curriculaquando Timperi lo sprona a parlare di una questione che da giorni stava a cuore al professore. Il buon Sabatini chiarisce allora che nel periodo della “giornata della memoria” era infastidito dal sentir parlare di “razze umane”.

Bravo, Sabatini, anche a me fa senso ‘sta roba.
Ma l’erudito ospite della trasmissione poi si inerpica a spiegare quale, secondo lui, sarebbe il motivo della assoluta infondatezza di tale modo di dire: siamo tutti discendenti dell’unico Homo Sapiens, proveniente dall’Africa e impostosi in maniera travagliata su altre specie, e cita la triste fine dell’uomo di Neanderthal. Nell’invitare i professori della scuola ad utilizzare l’argomento “scientifico” contro il razzismo, intuendo egli stesso il problema che introduce nella discussione, consiglia di “lasciar perdere il modo” con cui il Sapiens si sarebbe imposto. Il buon professore tenta di risolvere questa devianza del genere umano, ponendo l’accento sulla causa che lo ha prodotto. Mi spiego.

Sabatini parla di selezione naturale e l’Homo sapiens fece fuori eliminandolo fisicamente la “razza” neanderthaliana e si capisce benissimo che raccontata così la cosa non è troppo educativa per le nuove generazioni. E quindi egli raccomanda, mentre manda un’occhiataccia a Timperi, di “non spiegare come” il Sapiens si sia
imposto.
Ai nazisti piaceva molto la teoria darwiniana del “più forte sopravvive, il più debole soccombe” e tentarono di selezionare una razza a scapito di altre. Più selezione di così! Furono proprio le idee scientifiche di fine ottocento a creare i presupposti per le carneficine del secolo successivo. “Dio è morto!” gridava Nietzsche, anche grazie alla “selezione naturale” che Darwin introdusse nella
discussione scientifico/filosofica. Darwin non aveva certo questo intento, ma strumentalmente, da quel momento in poi si potè tentare di eliminare intere etnie in nome della “purezza della razza”, oppure intere classi sociali giudicate oppressive in ragione del “progresso dell’umanità”.
Sabatini chiude con un apodittico “Scienza!Scienza! Scienza!” ma siamo sicuri che per eliminare l’olocausto, di qualunque colore esso sia, basti evocare teorie scientifiche prive di anima ed eticità? Può la mera competizione per la sopravvivenza che, ben inteso, agisce anche dentro la specie, aiutarci a non finire infilzati da una
lancia o in un forno crematorio, od al freddo della Siberia? Non stiamo semplicemente cercando di spegnere il fuoco con la benzina?

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